Pubblicato in: Agricoltura, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Qualcuno ha mastrussato i carpelli delle clementine.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-14.

Clementina ibridizzata«La clementina (Citrus × clementina) è un agrume, appartenente al gruppo degli ibridi fra mandarini e arance dolci. Per questo motivo è anche comunemente conosciuta col nome di mandarancio.

Le prime menzioni scritte dell’ibrido risalgono al 1902.

Secondo alcune fonti, l’origine della clementina sarebbe accidentale, e il primo frutto fu scoperto da Fra Clément Rodier (da cui avrebbe anche preso il nome) nel giardino del suo orfanotrofio a Misserghin, Algeria. Si fa strada inoltre l’ipotesi che l’ibrido sia molto più antico e provenga dalla Cina o dal Giappone; il religioso algerino l’avrebbe solo introdotto nel Mediterraneo.

Dopo le prime ibridazioni agli inizi del secolo XX, fu presto evidente che si trattava di una nuova specie di Citrus (Citrus reticulata Blanco), dato che le caratteristiche rimanevano inalterate nel tempo e la riproduzione sistematica dell’agrume non dava alcun problema. Dopo decenni di coltivazione sperimentale i frutti conservavano le qualità dei primi ibridi, ed erano sempre più richiesti dal consumatore. Dal 1940 la clementina è uno degli agrumi stabilmente presenti sul mercato italiano e, negli ultimi decenni, il frutto più venduto dopo le arance.» [Fonte]

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Quindi, la clementina è un frutto ogm, sia pure per ibridazione, ma anche gli stretti osservanti anti – ogm non se ne curano più di tanto.

Questo pregevole frutto ha però dei nemici, elenco che riprendiamo da Arance Trizzino.

Afide verde degli agrumi (Aphis citricola) attacca soprattutto arancio, mandarino e clementine, provocando accartocciamenti fogliari, deperimenti vegetativi, colatura dei fiori ed ostacolando lo sviluppo dei germogli. Particolarmente dannoso nei vivai su piante in allevamento, su piante reinnestate. Afide del cotone infesta soprattutto aranci, mandarini, clementine, provocando danni limitati. Afide bruno degli agrumi provoca docciatura e la deformazione delle foglie, senza accartocciamenti vistosi. È responsabile della diffusione di virosi.

Mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata). Le specie più colpite sono l’arancio, il clementino, il mandarino. I danni sono legati alle punture di ovideposizione che sui frutti verdi provocano aree giallastre, rotondeggianti, sui quelli in fase di maturazione hanno margine verdastro e vanno soggetti a cascola. I danni si verificano sui frutti e sono provocati:

– Dalle punture di ovideposizione che determinano la comparsa di aree zonate e mollicce (Agrumi) soggette, successivamente, a marcescenza;

– Dall’attività delle larve che si sviluppano in modo gregario dentro ai frutti; esse si nutrono della polpa provocando anche il disfacimento molle della polpa stessa che successivamente viene attaccata anche da agenti di marciumi fungini, determinando la completa degenerazione del frutto.

– Ragnetto rosso tessitore (Tetranychus urticae). Si sviluppano, ammassati in colonie, soprattutto sui giovani germogli, sulla pagina inferiore delle foglie e lungo le nervature, e compiono più generazioni all’anno. Le loro punture provocano decolorazioni degli organi attaccati e anomalie nel loro regolare sviluppo. Gli attacchi degli acari sono favoriti da climi caldi e secchi.

Acari: Ragnetto rosso tessitore (Tetranychus urticae); Panonico o Ragnetto rosso degli agrumi (Panonychus citri) Acaro rugginoso (Aculops pelekassi) Acaro dell’argentatura (Polyphagotarsonemus latus): danneggiano le foglie e i frutti.
Gommosi batterica (fungo – Phytophtora spp.). Il sintomo caratteristico è la presenza sulla base del tronco di una macchia di umido sulla corteccia che poi tende a fessurarsi con fuoriuscita di essudati gommosi. Sulla parte aerea si nota deperimento generale con clorosi diffusa, caduta delle foglie, scarsa fioritura.

Virosi (citrus tristezza virus). Chiamata tristezza degli agrumi, la malattia si manifesta soprattutto su piante innestate su specie sensibili come l’arancio amaro. Le piante attaccate manifestano riduzione di sviluppo, perdita delle foglie e disseccamento dei rami.

Tripide (Heliothrips haemorrhoidalis). È un isetto di colore nero, con gli ultimi due segmenti addominali bruno-rossicci; è dotato di ali strette e frangiate. Le neanidi sono di colore giallognolo.

Il Tripide degli agrumi e delle serre è una specie polifaga che si adatta a climi caldi e di conseguenza molto diffusa nelle serre; vive prevalentemente nella pagina inferiore delle foglie.

Il danno si manifesta sulle foglie; tuttavia sugli Agrumi (limone) anche sui frutti, mentre su alcune piante da fiore (Gladiolo) colpisce anche i fiori.

Il danno è determinato dalle punture trofiche e dagli escrementi puntiformi e nerastri che imbrattano foglie e frutti; sulle foglie si manifesta con argentature del lembo, necrosi e successiva filloptosi.

Sui frutti degli Agrumi, soprattutto del limone, provoca una caratteristica rugginosità, in seguito alla suberificazione dei tessuti; la rugginosità assume colore biancastro, sui frutti maturi, mentre è di colore marroncino, sui frutti verdi.
La rugginosità può essere causata anche dall’attacco di Acari come Panonychus citri ed altri.

Mosca bianca (Aleurothrixus floccosus). L’ Aleirode (o Aleurodideo Mosca bianca fioccosa degli agrumi) fioccoso è diffuso nelle zone agrumicole dell’Italia Centro-meridionale, delle Isole ed in Liguria; è un insetto di recente introduzione nei nostri areali. I danni, simili a quelli di Dialeurodes citri, sono causati dagli adulti e dagli stadi giovanili; essi sottraggono linfa provocando il deperimento della pianta. Le neanidi formano colonie che possono incrostare completamente la pagina inferiore delle foglie; inoltre producono abbondante melata che, insieme alla produzione cerosa, invischia anche i frutti e su cui si instaurano abbondanti fumaggini. I frutti, soprattutto i mandarini, così colpiti appaiono ricoperti da una patina nerastra che li deprezza commercialmente.

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I parassiti possono anche rendere totalmente improduttiva una piantagione e sono ben pochi i rimedi per tenerli lontani o neutralizzarli. Quelli che sarebbero di maggiore buon senso e maggiormente potenti sono stati proibiti nella presunzione che avrebbero potuto essere nocivi. In realtà per mettere fuori mercato le colture nord africane.

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Sono stati tentati molti approcci per cercare di rende queste piante più resistenti: alla fine qualche buon risultato è stato ottenuto con ulteriori ibridizzazioni e con manipolazioni genetiche. Tutta roba chiaramente ogm, ma siccome l’aspetto esteriore non cambia in modo sostanziale, sono state messe in commercio senza far poi troppi complimenti.

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Per riconoscere le nuove clementine vi sono vari sistemi.

Il più semplice è sbucciarle e contare il numero degli spicchi: otto per le clementine tradizionali, numero variabile per gli ibridi. Non solo, ma le piante ibride hanno quasi sempre frutti con differenti numeri di spicchi. In pratica, trovare ancora delle clementine ad otto spicchi richiede rapporti più che buoni con il fruttivendolo.

Un metodo più raffinato e meno invasivo consiste nel togliere delicatamente il residuo del picciolo.

Immediatamente viene alla vista la corona circolare di macrosporofili ove si possono contare, tipicamente puntini biancastri, i carpelli. Un carpello per ogni spicchio. Il metodo richiede un minimo di allenamento: sono infatti possibili fenomeni apocarpici ed eusincarpici.

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Il prezzo degli ibridi dovrebbe essere consistentemente più basso di quello della pianta tradizionale, poiché questa ultima richiede un uso estensivo di trattamenti chimici, molto costosi. Ma non sempre è così dal banco della frutta.

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