Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Polonia. Persino Mr Tusk ha partecipato alla festa nazionale.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-13.

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Nelle elezioni parlamentari del 25 ottobre 2015 il PiS aveva conseguito il 37.6% dei voti, mentre Piattaforma Civica (CP) aveva ottenuto il 24.1%: il partito di Jarosław Kaczyński aveva conquistato 235 / 460 deputati e 64 / 100 senatori, ossia la maggioranza assoluta dei seggi in ambedue le camere.

Le prospezioni elettorali sono concordi nell’indicare che se si tornasse a votare oggi il PiS otterrebbe tra il 38% ed il 40%, mentre CP flotterebbe tra il 18% ed il 20%. Il partito di Mr Kaczynski ha aumentato i consensi, mentre quello di Mr Tusk ne ha persi.

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Piattaforma Civica è fortemente liberal, totalmente pro-Europa nel senso che condivide appieno le idee di quella che è l’attuale dirigenza dell’Unione Europea: il suo leader è Donald Tusk, attuale Presidente del Consiglio europeo, votato da tutti tranne che dai polacchi, che lo considerano un traditore della Patria.

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La Polonia è in rotta di collisione con l’attuale dirigenza pro tempore dell’Unione Europea.

Intanto è uno dei pochi paesi della Nato che versa regolarmente il suo contributo del 2% del pil: ed è proprio per la sua adesione e per il permesso dato che sul suo territorio nazionale stazionino armamenti a corto e medio raggio che gode o, meglio, dovrebbe godere per gli accordi presi di un trattamento di riguardo. La posizione polacca verso la Nato è opposta a quella professata dalla Bundeskanzlerin Frau Merkel e, quindi, dalla dirigenza dell’Unione.

Non solo.

L’Unione Europea e la Germania avversano la Polonia ed i paesi del Visegrad per questi sono palesemente cristiani e ne riconoscono i valori come retaggio religioso, storico e culturale, perché sostengono l’idea di una Europa delle nazioni e non quella dello stato europeo, perché non hanno aderito alla politica immigratoria di Frau Merkel, ed infine perché l’Unione Europea ha avversato la loro riforma della giustizia, che peraltro sarebbe la fotocopia dell’ordinamento tedesco.

Polonia. Voci insistenti che Kaczynski sostituirebbe Beata Szydlo.

Mrs Ursula von der Leyen. Ora attacca bega con la Polonia.

Polonia. Referendum costituzionale. Un gran bel problema per tutti.

Polonia. Da oggi riceve il gas naturale liquefatto degli Usa.

Polonia. Sta nascendo un nuovo polo finanziario europeo.

Visegrad. Una realtà che condizionerà l’Unione Europea.

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Il 2017 è stato un anno di grandi mutamenti.

Il venti gennaio è entrato in carica Mr Trump, che aveva vinto le elezioni presidenziali americane contro la liberal democratica Mrs Hillary Clinton.

Alle elezioni in Francia il partito socialista è crollato dal pregresso 62% all’attuale 8%, e Mr Macron alle elezioni per il rinnovo del senato ha ottenuto solo 22 seggi su 171: sembrerebbe essere una sconfitta, checché ne dica Mr Macron.

Il 24 settembre alle elezioni politiche in Germania l’Union (Cdu e Csu) è crollata da 311 a 217 deputati, l’Spd è franata da 193 a 134 deputati, mentre l’Fdp ha guadagnato 70 deputati ed AfD ne ha conquistati 88. La Große Koalition ha perso 153 deputati: 94 seggi li ha persi l’Union e 59 i socialdemocratici. È stata una débâcle storica. Questo il verdetto degli Elettori.

Il 15 ottobre nelle elezioni politiche in Austria l’Övp di Herr Sebastina Kurz ha ottenuto il 31.6% dei voti, 62 deputati, l’Fpö il 26.0%, 51 deputati, mentre l’Spö del cancelliere uscente socialdemocratico è arrivato a stento al 26.9%.

Il 21 ottobre nelle elezioni per il rinnovo del parlamento della Repubblica Ceka Ano 2011 di Mr Andrej Babiš ha conquistato il 31.53% dei voti, mentre l’Spd di Mr Sobotka, eurofilo, è crollato al 7.8%.

Il 5 novembre in Slovakia lo Smer del presidente Fico, socialista, ha perso nelle elezioni regionali la maggioranza in quattro regioni, crollando dal 44.4% al 28.3%%: Mr Fico ha ricevuto alle urne una sfiducia degna di menzione.

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Che gli Elettori occidentali non ne vogliano più sapere dei liberal e dei socialisti ideologici dovrebbe essere evidente anche al più sprovvido dei commentatori.

Non lo è ancora però ai giornalisti dei media di regime, che proseguono imperterriti, come se nulla fosse successo, a demonizzare chiunque non la pensasse come loro: sono gli ultimi di Moicani.

«Tens of thousands of nationalists have marched through Warsaw to mark Poland’s independence day, throwing red smoke bombs and carrying banners with such slogans as “white Europe of brotherly nations”.»

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«the march organised by far-right groups was one of many events marking Poland’s rebirth as a nation in 1918»

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«Police estimated 60,000 people took part. Many were young men»

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«Those marching chanted “God, honour, country” and “Glory to our heroes”, while a few people also shouted xenophobic phrases like “pure Poland, white Poland” and “refugees get out”.»

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«God, honour, country».

Tutto ciò che i liberal ed i socialisti odiano visceralmente.

Ma il vero segno che i tempi sono cambiati è questo.

«Earlier in the day, the president, Andrzej Duda, presided over state ceremonies also attended by the European Union president, Donald Tusk, a former Polish prime minister »

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«Tusk’s appearance comes at a time when Warsaw has been increasingly at odds with Brussels because of the PiS government’s controversial court reforms, large-scale logging in a primeval forest and refusal to welcome migrants»

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Mr Donald Tusk è uno che sa ben fiutare dove tira l’aria.

Non solo gira la gabbana con la velocità di Fregoli, ma all’occorrenza la caccia anche via: per Mr Tusk esiste solo il potere e per averlo e mantenerlo non esita minimamente a rinnegare persino sé stesso.

Dove c’è Mr Tusk lì c’è il potere.


The Guardian. 2017-11-12. ‘White Europe’: 60,000 nationalists march on Poland’s independence day

Xenophobic phrases, far-right symbols and religious slogans mark event also attended by families and branded ‘a beautiful sight’ by the interior minister.

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Tens of thousands of nationalists have marched through Warsaw to mark Poland’s independence day, throwing red smoke bombs and carrying banners with such slogans as “white Europe of brotherly nations”.

The march organised by far-right groups was one of many events marking Poland’s rebirth as a nation in 1918, overshadowing official state observances and other patriotic events.

Police estimated 60,000 people took part. Many were young men, some with their faces covered or with beer bottles in hand, but families and older Poles also participated.

Those marching chanted “God, honour, country” and “Glory to our heroes”, while a few people also shouted xenophobic phrases like “pure Poland, white Poland” and “refugees get out”.

Some participants marched under the slogan “We Want God”, words from an old Polish religious song that the US president, Donald Trump, quoted during a visit to Warsaw earlier this year. Speakers spoke of standing against liberals and defending Christian values.

Many carried the national white-and-red flag as others set off flares and firecrackers, filling the air with red smoke. Some also carried banners depicting a falanga, a far-right symbol dating to the 1930s.

The march has become one of the largest such demonstration in Europe and drew far-right leaders from elsewhere in Europe, including Tommy Robinson from Britain and Roberto Fiore from Italy. It also attracted a considerable number of supporters of the governing conservative Law and Justice (PiS) party.

State broadcaster TVP, which reflects the conservative government’s line, called it a “great march of patriots”, and in its broadcasts described the event as one that drew mostly regular Poles expressing their love of Poland, not extremists.

“It was a beautiful sight,” the interior minister, Mariusz Blaszczak, said. “We are proud that so many Poles have decided to take part in a celebration connected to the Independence Day holiday.”

A smaller counter-protest by an anti-fascist movement also took place. Organisers kept the two groups apart to prevent violence. However, there was one incident in which the nationalists pushed and kicked several women who chanted anti-fascism slogans and had a banner saying “Stop Fascism”.

“I’m shocked that they’re allowed to demonstrate on this day. It’s 50 to 100,000 mostly football hooligans hijacking patriotism,” said 50-year-old Briton Andy Eddles, a language teacher who has been living in Poland for 27 years. “For me it’s important to support the anti-fascist coalition and to support fellow democrats, who are under pressure in Poland today.”

But main march participant Kamil Staszalek warned against making generalisations and said he was marching to “honour the memory of those who fought for Poland’s freedom”.

“I’d say some people here do have extreme views, maybe even 30 per cent of those marching, but 70 per cent are simply walking peacefully, without shouting any fascist slogans,” he said.

Earlier in the day, the president, Andrzej Duda, presided over state ceremonies also attended by the European Union president, Donald Tusk, a former Polish prime minister.

Tusk’s appearance comes at a time when Warsaw has been increasingly at odds with Brussels because of the PiS government’s controversial court reforms, large-scale logging in a primeval forest and refusal to welcome migrants. Relations between PiS and Tusk have been so tense that Poland was the only country to vote against his re-election as EU president in March.

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