Pubblicato in: Amministrazione, Trump

America. Elezioni di mezzo termine 2018.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-11.

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«Le elezioni di metà mandato o medio termine (dall’inglese Midterm Elections) si tengono negli Stati Uniti e riguardano il Congresso, le assemblee elettive dei singoli Stati, e alcuni dei governatori dei singoli Stati. Non riguardano l’elezione del presidente degli Stati Uniti.

Tale tornata elettorale si tiene il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre degli anni pari e riguarda i 435 membri della Camera dei rappresentanti e un terzo dei 100 membri del Senato (alternativamente 33 o 34). Le elezioni di metà mandato si tengono a metà del mandato presidenziale (4 anni), e da ciò deriva la loro denominazione.

Le elezioni di metà mandato riguardano anche i governatori di trentasei dei cinquanta Stati membri degli Stati Uniti: trentaquattro Stati infatti eleggono il loro governatore per un mandato quadriennale durante le elezioni midterm, mentre il Vermont ed il New Hampshire eleggono i propri governatori per un mandato biennale in concomitanza, quindi, una volta con le elezioni presidenziali, e una volta con le midterm elections. Vengono eletti inoltre in questa occasione i membri delle assemblee legislative degli Stati membri e degli organi di contea per un mandato di due anni.

Le ultime elezioni di metà mandato per la Camera dei rappresentanti, per il Senato e per i governatori degli Stati membri si sono tenute il 4 novembre 2014, mentre le prossime si terranno il 6 novembre 2018.» [Fonte]

Ricapitolando.

Il 6 novembre 2018, tra poco più di un anno, negli Stati Uniti di America si terranno elezioni per:

– rinnovare tutti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti;

– eleggere il Delegato per il Distretto di Columbia ed i delegati dei territori, eccetto il Commissario residente di Puerto Rico.

– rinnovare 33 dei 100 seggi senatoriali;

– rinnovare 39 governatori di stati o territori;

– rinnovare un elevato numero di deputati e senatori di stati;

– eleggere un certo quale numero di giudici locali e federali.

Nota.

– Gli stati dispongono di un numero di deputati alla Camera dei Rappresentanti grosso modo proporzionale alla popolazione: per esempio, la California eleggerà 53 deputati, essendo lo stato più popolato degli Stati Uniti.

– Ogni stato ha diritto ad essere rappresentato in Senato da due senatori: tale numero è fisso e non dipende quindi dalla popolosità dello stato. Così, sia l’Alaska sia la California hanno ciascuno due senatori.

– Ogni stato vota in accordo alla sua propria legge elettorale. Mentre in alcuni vige il sistema proporzionale, in altri vige invece il criterio di collegio. Lo stato è diviso in zone territoriali, con denominazioni varie (collegi, distretti, etc), che eleggono ciascuna il proprio deputato. Di conseguenza, il numero assoluto dei voti presi in uno stato da un partito non corrisponde necessariamente al numero di eletti attribuiti.

Nota lessicologica.

Il termine “trifecta” indica la condizioni in cui un partito abbia conquistato sia il governatorato sia il parlamento dello stato.

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Al momento attuale assistiamo ad una ridda di sondaggi che porgono risultati conflittuali: sarebbe troppo prematuro per stabilire quali possano essere reali. Tutti i sondaggi dei media sarebbero concordi nel dire che la popolarità del Presidente Trump sia ai livelli di quelli che aveva a suo tempo Mrs Hollande.

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Per contro, nelle cinque tornate elettive suppletive Mr Trump ha sempre conquistato la vittoria elettorale, ed anche con buone maggioranze, vittoria che potrebbe anche ripetersi nelle elezioni del 15 in Alabama.

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Non solo, constatiamo che

Il Governatore democratico della West Virginia passa ai repubblicani.

Constatiamo infine anche che

«Over 1,000 seats have been lost nationally by Democrats, including the U.S. Senate, U.S. House and state chambers across the country»

In parole poverissime: i dati elettorali disponibili smentirebbero vistosamente le previsioni fatte dai media liberal democratici.

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United States House of Representatives elections, 2018

435 seggi, 218 la maggioranza. Ad oggi 241 repubblicani e 194 democratici.

Le previsioni attuali prevedrebbero che i repubblicani possano mantenere la maggioranza.

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United States Senate elections, 2018

100 seggi, 51 la maggioranza. Ad oggi 52 repubblicani e 46 democratici. Sono da rinnovare 33 dei 100 seggi senatoriali. 23 seggi sono al momento democratici ed 8 repubblicani: i restanti indipendenti.

Le previsioni attuali prevedrebbero che i repubblicani possano mantenere la maggioranza, aumentando a 54 – 56 senatori.

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United States gubernatorial elections, 2018

Si debbono rinnovare 39 governatori di stati o territori.

Al momento, 26 trifecta sono repubblicani e 6 trifecta sono democratici. La maggior quota di candidati governatori democratici dovrà concorrere in stati che alle elezioni presidenziali avevano votato repubblicano.

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Conclusione.

Questa sembrerebbe essere la situazione odierna. In un anno di tempo il clima politico potrebbe essere anche nettamente differente, per cui al momento azzardare previsioni sembrerebbe essere del tutto prematuro.

Forse, l’unico elemento che potrebbe essere preso in considerazione, ma con tutte le cautele, è quello economico: usualmente, in termini medi, gli americani privilegiano alle elezioni i candidati di partiti che hanno conservato il loro potere di acquisto, soprattutto quello locale. Da questo punto di vista sono una nazione a pelle di leopardo.

Se però, come potrebbe sembrare verosimile, Mr Trump potesse conservare la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, eliminando i personaggi ambigui e facendo eleggere persone più affidabili, nei due anni rimanenti di mandato potrebbe davvero cambiare la storia degli Stati Uniti, e con loro del mondo occidentale.

Nota.

Il lessico potrebbe giocare brutti scherzi.

Il termine “vittoria” dovrebbe essere riservato al partito che riesce a fare eleggere il proprio candidato che subentra ad uno di parte avversa.

Il mero subentro prende nome di “conservazione“, ed ha un significato politico del tutto differente.


Independent Journal Review. 2017-08-11. The 10 Senate Seats Most Likely to Switch Parties in 2018 Should Terrify Democrats.

There are many polls out declaring doom and gloom for Republicans this mid-term election.

But Eric Bradner of CNN has grim news for Democrats: Don’t expect an easy ride in 2018. In fact, if you’re a betting man, bet on Democrats losing ground. Bradner handicapped the top 10 Senate races in the country most likely to flip this year.

According to his analysis:

«The across-the-board primary battles are complicating what should be a hugely advantageous map for Republicans. Democratic senators are running for re-election in 10 — that’s right, 10 — states that President Donald Trump won in 2016. The GOP, meanwhile, only has two members who currently look like they could be in real jeopardy

At stake is control of the Senate, where the GOP currently holds 52 of 100 seats.

Democrat Senate seats most likely to flip:

– Missouri: Sen. Claire McCaskill

– Indiana: Sen. Joe Donnelly

– West Virginia: Sen. Joe Manchin

– Montana: Sen. Jon Tester

– North Dakota: Sen. Heidi Heitkamp

– Wisconsin: Sen. Tammy Baldwin

– Ohio: Sen. Sherrod Brown

– Florida: Sen. Bill Nelson

Republican Senate seats most likely to flip:

– Nevada: Sen. Dean Heller

– Arizona: Sen. Jeff Flake

I’d encourage you to read the analysis here.

Democrats are on their heels out of pocket in 2018. According to David Wasserman, writing at FiveThirtyEight, Democrats could run the board in swing districts and still be in a terrible position:

«Even if Democrats were to win every single 2018 House and Senate race for seats representing places that Hillary Clinton won or that Trump won by less than 3 percentage points — a pretty good midterm by historical standards — they could still fall short of the House majority and lose five Senate seats.

This is partly attributable to the nature of House districts: GOP gerrymandering and Democratic voters’ clustering in urban districts has moved the median House seat well to the right of the nation. Part of it is bad timing. Democrats have been cursed by a terrible Senate map in 2018: They must defend 25 of their 48 seats1 while Republicans must defend just eight of their 52

Democrats must defend 23 seats in the Senate in 2018.

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