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Rosatellum bis. Gli strani effetti della nuova legge elettorale.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-08.

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Non esiste una legge elettorale ‘giusta‘ o perfetta.

Le sia pur dotte disquisizioni in materia avranno sicuramente una grande valenza culturale, ma corrono il serio pericolo di esitare in una legge che alla fine rende ingovernabile il paese.

Si rovesci il problema e ci si domandi:

“a cosa serve un sistema elettorale?”

Se la risposta fosse quella di poter avere un governo stabile, allora la risposta sarebbe sequenziale e senza traumi.

Ed il problema della ingovernabilità abita di casa nei paesi dell’Unione europea: dalla Spagna all’Olanda per finire alla Germania.

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Questo problema si era posto in Francia alla fine degli anni cinquanta: lo stato era ingovernabile.

Il sistema a doppio turno obbliga la congerie dei partiti, piccoli e grandi, a coalizzarsi. A ciò consegue che partiti anche percentualmente ben rappresentati alla fine possano trovarsi con uno sparuto manipolo di deputati, mentre una coalizione di piccoli partiti possa conseguire la maggioranza assoluta dei seggi.

Questo sistema elettorale privilegia l’obbligo alla coalizione: se rende possibile un governo stabile numericamente non ne assicura affatto la stabilità politica, essendo i partiti quanto di più litigioso possa esserci.

Altri sistemi elettorali sono ancor più pratici: il partito che ottiene la maggioranza relativa dei voti va al governo, essendogli riconosciuto un ampio premio di maggioranza.

Questo sistema privilegia la coesione politica. I suoi critici fanno notare che dovrebbe governare la maggioranza assoluta, non quella relativa.

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Il premio di maggioranza può però essere contrabbandato in modo elegante, istituendo collegi elettorali ove risulta eletto il candidato che abbia ottenuto la maggioranza relativa dei voti.

Il problema si sposta quindi alla percentuale di seggi attribuiti sulla base dei collegi e quelli attribuiti invece in via proporzionale.

Il Rosatellum bis stabilisce che il 37% dei seggi (232 alla camera e 116 in senato) siano attribuiti con sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali. Il 61% dei seggi (386 alla camera e 193 in senato) sono invece assegnati con criterio proporzionale su base nazionale, fatta salva una soglia di sbarramento.

Se è vero che in linea generale il 37% di seggi uninominali è troppo poco per garantire una stabile maggioranza nel caso di alta framentazione partitica, è altrettanto vero che nessuna forza politica avrebbe voluto una quota maggiore.

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Calcolando cosa sarebbe successo in Sicilia se si fosse votato con il Rosatellum bis, la compagine di Centro – destra conquisterebbe 19 dei venti seggi. Ma tenendo conto del voto proporzionale, raggiungerebbe una maggioranza risicata.

Quando si andrà a votare in primavera su scala nazionale potrebbe anche essere che il paese resti ancora ingovernabile.

Strani effetti della nuova legge elettorale.


Corriere. 2017-11-08. In Sicilia centrodestra pigliatutto. «Così alle politiche 19 collegi su 20».

La simulazione dell’Istituto Cattaneo: i voti dati dai siciliani alle regionali applicati alla parte uninominale del Rosatellum. Il centrosinistra dovrebbe unirsi o sarebbe a zero.

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Le elezioni delle prossima primavera come quelle del 2001, quando la coalizione guidata da Silvio Berlusconi portò a casa tutti i collegi uninominali dell’isola, nel famoso 61-0? In base a una simulazione dell’Istituto Cattaneo, se gli elettori votassero alle politiche come hanno fatto alle regionali, il centrodestra porterebbe a casa quasi tutti i collegi (dove è eletto il candidato che ottiene anche solo un voto in più): potrebbe finire 19 a 1, con il Movimento 5 Stelle che riesce a vincere solo a Siracusa.

Il confronto

Questo accadrebbe «se gli stessi elettori siciliani che si sono recati ai seggi domenica scorsa per le elezioni regionali congelassero le loro preferenze e votassero allo stesso modo anche in occasione delle prossime politiche». Un «se» che necessita delle dovute cautele, come sottolinea lo stesso Cattaneo: da qui alle politiche potrebbero cambiare gli orientamenti di voto, le coalizioni e i programmi; varierà l’elettorato; un sistema elettorale diverso innescherà strategie diverse di scelta o «voto utile»; gli stessi collegi potrebbero essere ridisegnati.

Vince il centrodestra

Ma, fatte le dovute premesse, il risultato prevede una schiacciante vittoria del centrodestra, che otterrebbe 19 dei 20 collegi se il centrosinistra si presentasse diviso. Se invece il Pd riuscisse a stringere un’intesa con i partiti alla sua sinistra, il risultato subirebbe una variazione lieve: il centrosinistra riuscirebbe a conquistare il collegio di Sciacca e se la potrebbe giocare (anche se al momento è sotto) a Trapani, Enna e Palermo.

La capacità dei leader di aggregare

Lo studio si basa sui voti di lista: il candidato del Movimento, Giancarlo Cancelleri, ha ottenuto circa 200 mila voti della lista 5 Stelle e i grillini potrebbero essere quindi più competitivi. Ma il vantaggio netto del centrodestra rimane. «In una situazione tripolare, bastano infatti poche variazioni di voto tra i partiti o lo spostamento di una forza politica da uno schieramento all’altro per determinare l’esito di un’elezione in un collegio uninominale — si legge nello studio firmato da Marco Valbruzzi e Michelangelo Gentilini —. Molto dipenderà dalla campagna elettorale, dalle tematiche che verranno proposte, dalle qualità/abilità dei candidati e anche dalla maggiore o minore mobilitazione degli elettori a favore di uno o più schieramenti. In parte, però, l’esito nei collegi uninominali dipenderà anche dalle capacità aggregative dei leader nazionali e dalla loro volontà di creare coalizioni in grado di essere potenzialmente competitive su tutto il territorio 4 italiano. Ed è questo forse il più grosso “se” che potrebbe condizionare nella prossima primavera il risultato elettorale nei collegi uninominali». I collegi del Rosatellum — che prevede che 232 deputati siano eletti in collegi uninominali, gli altri con metodo proporzionale — devono essere ancora disegnati. Lo studio ha ricalcato quelli utilizzati al Senato per l’elezione del 2001.

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