Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Stati Uniti, Trump

Trump. Proposta di tagliare le tasse dal 35% al 20%.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-11-04.

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Questa riportata sarebbe la proposta del Presidente Trump per una prima riduzione delle tasse negli Stati Uniti.

Dovrà passare il vaglio dapprima dei repubblicani, quindi del Congresso: saranno quindi possibili variazioni anche sostanziali, che dipenderanno dalla reciproca capacità e peso contrattuale.

«I democratici non hanno i voti per bocciare la riforma, considerata sotto speciali regole di budget che consentono l’approvazione a maggioranza semplice al Senato anziché di 60 voti su cento»

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«una legge che riscrive le aliquote e prevede sgravi netti per 1.500 miliardi di dollari in dieci anni»

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«non ridurre le tasse menomerebbe il potenziale di crescita»

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«Tax Cuts and Jobs Act»

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«Per le imprese la proposta prescrive un taglio permanente delle aliquote al 20% dal 35 per cento»

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«Per le multinazionali Usa viene creata l’una tantum sui profitti già accumulati all’estero, che forzi il loro rimpatrio. La tassa sarà del 12% su asset liquidi e del 5% su quelli illiquidi»

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«Un’imposta globale minima del 10% verrà invece formulata anzitutto per le controllate estere considerate ad alto tasso di profitti»

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«Per famiglie e individui, le aliquote verranno ridotte da sette a quattro»

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«Rimarrà la più alta, al 39,6%, per i redditi milionari delle coppie e sopra il mezzo milione per gli individui. Le altre saranno fissate al 12%, per redditi individuali tra i 24mila e i 90mila dollari, al 25% fino a 250mila dollari, e al 35% fino al milione»

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«La tassa di successione verrà applicata solo su eredità superiori a 11 milioni»

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Tenendo conto della situazione, questa proposta sembrerebbe essere ragionevolmente equilibrata.

Sicuramente delusi quanti si sarebbero aspettati miracoli, altrettanto delusi quanti siano fieri sostenitori della tassazione.

In ogni caso si constata come il 20 gennaio il debito pubblico totale ammontasse a 19,947.305 miliardi di dollari, mentre al 28 luglio fosse sceso a 19,844.885 miliardi Usd. Lo scorso anno, sotto l’Amministrazione Obama, nello stesso periodo il debito pubblico totale era salito di 700 miliardi circa.

Mr Trump dovrà infatti gestire il minor gettito fiscale con la riduzione del debito pubblico.


Sole 24 Ore. 2017-11-03. Imprese Usa, tasse dal 35 al 20%. Meno sconti per i contribuenti

I repubblicani, con l’appoggio dell’amministrazione Trump, hanno sollevato il sipario su una radicale legislazione di riforma della tasse, che ha l’ambizione di diventare la più profonda trasformazione del regime fiscale americano dalla metà degli anni 80 quando governava Ronald Reagan. La presentazione era stata ritardata di un giorno, segno delle difficoltà che restano sulla strada di una legge che riscrive le aliquote e prevede sgravi netti per 1.500 miliardi di dollari in dieci anni. Ma al battesimo del fuoco, i leader conservatori della Camera che hanno messo a punto i dettagli di un progetto finora emerso solo a grandi linee hanno rivendicato molte e significative svolte, con tagli generalizzati alle imposte di aziende e famiglie, dai ceti medi ai redditi più alti.

I repubblicani sperano di riuscire ad approvare il progetto e spedirlo a Trump – che ieri l’ha definito uno storico «regalo di Natale agli americani» – per la firma prima di fine anno. Con il messaggio, lanciato dallo speaker della Camera Paul Ryan, che «non ridurre le tasse menomerebbe il potenziale di crescita» e che il piano «renderà l’America competitiva nel mondo». Il nome stesso della legislazione rende omaggio a simili obiettivi di rilancio: Tax Cuts and Jobs Act. Il disegno, però, oltre a essere osteggiato dall’opposizione democratica come troppo favorevole ai più abbienti e alle grandi aziende, soffre anche di irrisolte perplessità su costi ed effetti, tuttora da stimare con precisione. Gli stessi mercati finanziari hanno reagito senza entusiasmi.

Per le imprese la proposta prescrive un taglio permanente delle aliquote al 20% dal 35 per cento. Una serie di business particolari quali le partnership, chiamati pass-through perché le imposte sono pagate sulle aliquote individuali, scenderebbero al 25 per cento. Le aziende perderebbero al contrario la deducibilità di alcune spese per compensi di dirigenti sopra il milione. Gran parte dei business – con l’eccezione di gruppi immobiliari e piccole società – vedranno ulteriori limiti alle deduzioni. Per le multinazionali Usa viene creata l’una tantum sui profitti già accumulati all’estero, che forzi il loro rimpatrio. La tassa sarà del 12% su asset liquidi e del 5% su quelli illiquidi. Un’imposta globale minima del 10% verrà invece formulata anzitutto per le controllate estere considerate ad alto tasso di profitti. Passi, anche se parziali, verso un approccio “territoriale” alla tassazione, dove gli utili siano tassati dove vengono generati.

Per famiglie e individui, le aliquote verranno ridotte da sette a quattro. Rimarrà la più alta, al 39,6%, per i redditi milionari delle coppie e sopra il mezzo milione per gli individui. Le altre saranno fissate al 12%, per redditi individuali tra i 24mila e i 90mila dollari, al 25% fino a 250mila dollari, e al 35% fino al milione. La tassa di successione verrà applicata solo su eredità superiori a 11 milioni, doppie rispetto alle attuali, per essere cancellata nel 2024. Per i ceti medi, le deduzioni standard saranno raddoppiate a 24mila dollari (le coppie) o 12mila (i single); un credito d’imposta per figli a carico salirà del 60% a 1.600 dollari e nascerà un credito per anziani a carico da 300 dollari. Non ci saranno riduzioni nei popolari contributi esentasse ai piani privati di risparmio pensionistico. Verrà piuttosto ridimensionata la deducibilità di imposte locali: solo quelle sugli immobili rimarranno con tetti a diecimila dollari, nonostante le proteste dalle regioni più progressiste del Paese con elevate tasse statali quali New York e California. Un limite a mezzo milione verrà istituito sul valore delle case comprate in futuro per poter dedurre interessi sui mutui. Eliminate infine le deduzioni per spese mediche, molto usate dai ceti medi.

Il prossimo appuntamento per la complessa e tuttora provvisoria legislazione prevede ora un’accesa discussione in Commissione alla Camera, dove dalla prossima settimana saranno analizzate esatte stime economiche e fiscali e probabili emendamenti – il cosiddetto markup del progetto.

Toccherà poi al Senato fare propria la versione dei deputati o alterarla, allungando i tempi per concordare una versione finale. I democratici non hanno i voti per bocciare la riforma, considerata sotto speciali regole di budget che consentono l’approvazione a maggioranza semplice al Senato anziché di 60 voti su cento. Ma divisioni nella maggioranza repubblicana potrebbero ancora far deragliare le ambizioni della Casa Bianca. E la polemica promette di rimanere dura sui veri beneficiari della riforma.

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