Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Prosegue con forza il linciaggio di Herr Kurz,

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-18.

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«In the run-up to Sunday’s Austrian elections, German media had accused frontrunner Sebastian Kurz of “fishing for far-right votes,” whipping up anti-Muslim sentiment and shifting his People’s Party (ÖVP) closer to the far-right Freedom Party (FPÖ).»

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«Following his victory, German satirical magazine Titanic sparked an uproar in Austria after it published an image of Kurz with a target over his chest and the caption: “Finally possible: Killing baby Hitler!”»

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«The Austrian news website os24.de published an article on the incident with the headline, “Scandal: Satire magazine calls for the murder of Kurz,” while the daily tabloid newpaper Kronen Zeitung said the tweet was “unbelievable” and “tasteless.”» [Deutsche Welle]

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Queste sono alcune delle tante foto composizioni che da qualche tempo stanno fiorendo in internet.

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Ma la scritta “Finally possible: Killing baby Hitler!” compare in moltissimi articoli pubblicati sui giornali liberal e socialisti. È un aperto invito all’assassinio politico.

Così, se qualcuno pubblicasse il suo sommesso parere che gli immigrati islamici siano troppi è immediatamente tacciato di xenofobia, razzismo, nazismo, anti – democrazia e via quant’altro, ma i liberal socialisti incitano all’assassinio di Herr Kurz equiparandolo ad Hitler, bene, allora è cosa buona, santa, retta, massimo segno della tolleranza democratica.

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Il problema è dolorosamente semplice.

Liberal e socialisti hanno la comune matrice culturale e politica dei giacobini, degli idealisti dialettici e storici, del comunismo.

Sono strutturalmente dei rivoluzionari, e la rivoluzione consiste nella presa violenta del potere da parte di una ristretta minoranza. Sono il perfetto contrario della democrazia.

Fino a tanto che liberal e socialisti erano al potere, ossia riuscivano ad irretire gli elettori a votarli, inneggiavano la democrazia ed il suffragio universale.

Adesso che l’Elettorato ha voltato loro le spalle per gli eccessi perpetrati, aborriscono il risultato elettorale.

Con questo uso e misuso, termini ben definiti e grevi quali “xenofobia“, “razzismo“, “nazismo“, “fascismo”  hanno perso il loro originario substrato logico per terminare ad essere gli insulti generici con i quali i liberal socialisti identificano tutti coloro che non la pensassero come loro.

«Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è il ritorno di una grande e forte Mitteleuropa, dobbiamo guardare anche ad Est. Ovviamente abbiamo anche bisogno di buoni rapporti con la Germania e con la Francia, ma dobbiamo irrobustire questa parte centrale dell’Europa»

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«bisogna distinguere tra profughi che hanno veramente bisogno di essere protetti e i migranti economici»

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Son forse queste frasi nazionalsocialiste?

Son forse queste frasi xenofobe oppure razziste?

Ma cosa mai sarebbe una democrazia se non vi esistesse una opposizione? E se questa non potesse esprimersi?

Non è forse la democrazia uno strumento ideato per generare cambiamenti della classe dirigente senza dover ricorrere alla violenza?

Herr Kurz, come tutte le persone che lo hanno votato, ha una visione dell’Europa differente da quella di Mr Juncker, Mr Macron e Frau Merkel: è forse questo un reato? È forse questa una eresia?

Non si vorrebbe dover andare a parole pesanti, ma i liberal socialisti sono tirannici.

“Onda nera”? Bene: se per onda nera si intende una qualsiasi cosa uscita dalle elezioni che sia né liberal né socialista, allora va perfettamente bene.


Adnk. 2017-10-17. Onda nera sull’Europa, avanza la destra

L’Austria va a destra. Il partito dei popolari ‘Oevp’ – guidato da Sebastian Kurz (31 anni, a breve il più giovane capo del governo in Europa) – ha ottenuto più del 31% dei voti, oltre sette punti in più rispetto alle ultime elezioni. I nazionalismi stanno però continuando a sedurre una parte della popolazione di diversi Paesi del Vecchio Continente, facendo di temi quali anti-immigrazione e anti-Europa il proprio punto fermo.

GERMANIA – A fine settembre l’ultradestra di ‘Alternative fuer Deutschland’ (Afd) guidata da Alexander Gauland è entrata in Parlamento dopo aver dimostrato di essere il terzo partito del Paese. L”Afd’ – fondata appena 4 anni fa – è uscita dalle elezioni federali con il 12,6% dei voti, assicurandosi una rappresentanza di oltre 80 deputati al Bundestag.

UNGHERIA – Viktor Orban è stato eletto per il suo terzo mandato a maggio 2014 con i voti favorevoli dei 130 deputati del suo partito ‘Fidesz’ e degli alleati Cristiano-democratici; contrari i 57 deputati dell’opposizione. Il voto gli ha permesso di confermare la maggioranza dei due terzi dei seggi che ha usato nel precedente mandato.

FRANCIA – La presidente del ‘Front National’ Marine Le Pen – dopo aver sfidato Emmanuel Macron alle presidenziali (prendendo circa 3 milioni di voti al primo turno) – è entrata per la prima volta all’Assemblea nazionale, eletta nel seggio parlamentare di Pas-de-Calais con circa il 58% dei voti. In Assemblée Nationale, ‘Fn’ ha 7 seggi grazie agli oltre 2 milioni e 900mila voti presi alle elezioni.

REPUBBLICA CECA – Con il voto fissato al 20 e 21 ottobre per rinnovare la Camera dei deputati, come già avvenuto in Germania e Austria, sembra che anche nella Repubblica Ceca si stia avvicinando una svolta a destra con il partito ‘Ano 2011’ (‘Azione dei Cittadini Insoddisfatti’) sostenuto da una parte dell’opinione pubblica stanca dell’ondata migratoria degli ultimi anni. Fondato nel 2012 da Andrej Babis, ha ottenuto un ottimo risultato alle elezioni parlamentari del 2013 con il 18,7% e 47 deputati.

POLONIA – C’è il governo nazionalista di Beata Szydlo controllato da ‘Diritto e Giustizia’ (PiS), partito di destra ed euroscettico a cui appartiene il presidente polacco Andrzej Duda. Il movimento conservatore anti-Ue fondato nel marzo 2001 dai gemelli Lech e Jarosław Kaczynski si è imposto alle parlamentari dell’ottobre 2015 ottenendo circa il 39% dei voti.


Rai News. 2017-10-17. Austria, volano i popolari di Kurz. Juncker: “Auguri per un governo pro-Ue

Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha scritto una lettera di congratulazioni al vincitore delle elezioni austriache Sebastian Kurz. “Gli ha augurato successo per la formazione di un governo pro-europeo”, ha risposto il portavoce della Commissione Margaritis Schinas, a chi gli chiedeva se Juncker fosse preoccupato dall’eventuale ingresso al governo del partito di estrema destra Fpoe. Dopo il voto di ieri, il presidente della Repubblica austriaca Alexander van der Ballen darà l’incarico a Sebastian Kurz di formare il governo, non prima di venerdì prossimo, stando a der Standard. Quindi inizieranno le consultazioni con i possibili partner di coalizione. Kurz, il giovane leader dell’Oevp risultato vincitore delle elezioni, ha già fatto sapere di voler parlare con tutti, prima di iniziare le trattative. L’ultima volta ci vollero 78 giorni per mettere in piedi il governo, mentre nel 1999, per la coalizione nero-blu (popolari e destra oltranzista Fpoe) ce ne vollero 124. Stando agli esiti del voto, le coalizioni possibili (almeno dal punto di vista teorico) sono tre: una riedizione della Grosse Koalition uscente fra Oevp e Spoe; una coalizione dei popolari con la destra Fpoe di Heinz Christian Strache, e infine un esecutivo dei socialdemocratici con la destra Fpoe, politicamente non plausibile.

Il leader Fpoe: “Dobbiamo impegnarci a blindare le frontiere esterne dell’Ue”

“Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è il ritorno di una grande e forte Mitteleuropa, dobbiamo guardare anche ad Est. Ovviamente abbiamo anche bisogno di buoni rapporti con la Germania e con la Francia, ma dobbiamo irrobustire questa parte centrale dell’Europa”. Lo afferma a Repubblica, Norbert Hofer, uno dei leader dell’Fpoe. Alla domanda se preferiscano Budapest a Bruxelles, Hofer replica: “Siamo politici di mondo, dobbiamo parlare con tutti”. Quindi, sulla preoccupazione diffusasi in Italia per l’eventualità che emergano nuove tensioni al Brennero, Hofer spiega: “Anzitutto dobbiamo impegnarci a blindare le frontiere esterne dell’Unione europea. E’ l’unico modo per garantire Schengen in quelle interne”. C’è ancora il rischio che il suo partito si batta per un referendum per chiedere l’uscita dell’Austria dalla Ue? “Non discutiamo affatto di questo – risponde -. Dobbiamo discutere, invece, di come rafforzare questa Ue molto indebolita”, “bisogna distinguere tra profughi che hanno veramente bisogno di essere protetti e i migranti economici. Tutto questo va verificato all’origine. I flussi vanno controllati meglio”.

L’Austria svolta a destra

Con il 31,4% dei voti e i suoi 31 anni, dunque, a scrutini quasi finiti l’ex ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz si appresta a diventare il primo millennial a capo di un Paese europeo. Tuttavia, il suo partito non raggiunge una maggioranza tale da poter governare da solo. L’estrema destra del Fpoe di Heinz Christian Strache si attesta al secondo posto con il 27,4%, i socialdemocratici finora al governo con il partito popolare di Kunz si fermano al 26,7%.

Kurz: lotterò con tutte le mie forze per cambiare il Paese

“Vi posso promettere che da oggi lotterò con tutte le mie forze per cambiare questo Paese”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e leader dei popolari dell’Övp Sebastian Kurz, in una prima reazione all’esito del voto che assegna al suo partito il 31,7% dei consensi. “Accetto questa responsabilità con grande umiltà”, ha continuato il 31enne prossimo cancelliere. Il voto, ha aggiunto Kurz, è “un chiaro mandato per realizzare le riforme e i cambiamenti voluti dai cittadini”. Ma ha voluto lasciarsi diverse possibilità aperte: “Mi piacerebbe di certo formare un governo stabile. Se questo non sarà possibile ci sono altre opzioni”, ha detto, chiarendo che intende parlare con tutti i partiti presenti in Parlamento ma che prima aspetterà il conteggio dei voti per corrispondenza, che comincia oggi.

I possibili scenari: probabile coalizione blu-nera Kurz-Strache

Le proiezioni delle elezioni legislative austriache disegnano due possibili scenari per il prossimo governo: la più probabile è la riedizione come nel 1999 di una coalizione blu (Övp del vincitore odierno Kurz) – nera (i nazionalisti xenofobi dell’Fpö di Strache). I due partiti avrebbero insieme 112 seggi, nettamente sufficienti a governare. Teoricamente possibile anche nuova Grosse Koalition

Sulla carta, però, malgrado l’astio tra popolari e socialdemocratici, potrebbe anche formarsi una nuova Grosse Koalition. L’Spö non è andato male: ha conquistato 52 deputati (gli stessi dell’ultimo voto) e con i 62 di Kurz potrebbe tornare al governo del Paese, come nella coalizione uscente, ma questa volta a guida popolare e non socialdemocratica.

Il rebus dei partiti minori

Male i Verdi che con solo il 3,9% circa resterebbero fuori dal Parlamento a causa della scissione e della nascita della lista ambientalista di Sebastian Pilz, che invece supererebbe la soglia del 4% e otterrebbe 8 seggi. Bene i liberali di Neos con 10 seggi (1 in più). Ma per capire la realtà dei numeri bisognerà aspettare i dati definitivi.

Vienna più vicina al gruppo ‘eurotiepido’ di Visegrad

Un’alleanza tra Kurz e Strache potrebbe avvicinare l’Austria ai partner centro-europei del gruppo di Visegrad, come auspicato dal Fpö. Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia, del resto, sposano anche la posizione dura sui migranti che il ministro degli Esteri Kurz ha portato avanti nel suo mandato.

Merkel: Kurz non è un esempio per la Germania

La vittoria di Sebastian Kurz non va imitata. Lo ha detto Angela Merkel a Berlino, rispondendo a una domanda in conferenza stampa. Il risultato delle urne non è un segnale del fatto che “i problemi si risolvono se si fa come in Austria”: “Io non trovo lì una formazione politica che possa immaginare come esempio da imitare per la Germania”, ha affermato.

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