Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Energie Alternative, Problemia Energetici

Enea. Gas aumentato al 38%, rinnovabili calate di -7%.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-16.

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L’Enea, Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha rilasciato il Report:

Energia: ENEA, gas verso i massimi nel mix energetico (38%) e rinnovabili in calo (-7%), disponibile anche in versione pdf.

Anche se ne riportiamo ampi estratti delle parti più significative, suggeriremmo di leggere l’originale per intero.

Sintesi.

«Secondo la stima preliminare ENEA nel II trimestre 2017 i consumi di energia primaria sono rimasti sullo stesso livello dell’anno precedente, nonostante che dalle principali variabili guida (PIL, produzione industriale, temperatura, prezzi) sia venuta una lieve spinta alla domanda di energia. Il dato cumulato relativo all’intero primo semestre dell’anno mostra invece una crescita dello 0,6%.»

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«In termini di fonti primarie si è registrato un nuovo incremento significativo del gas naturale (+1,2 Mtep, +11% rispetto al II trimestre 2016) e un nuovo calo dei combustibili solidi (-9%) e del petrolio (-1%). Un nuovo calo subiscono anche le fonti energetiche rinnovabili, che scendono di 0,5 Mtep (-7%)»

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«Nella generazione elettrica è aumentata ancora la generazione da gas naturale (+5,6TWh), …. È ancora in calo il ricorso al carbone, con un -11% che segue il -11% del I trimestre e il -13% dell’intero 2016, anche per il perdurare degli elevati prezzi del carbone sui mercati internazionali.»

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«I prezzi dell’energia elettrica risultano in aumento per tutte e tre le fasce di consumo analizzate. Nel caso della piccola impresa italiana, dopo il +1,3% del II trimestre, la stima ENEA è di un aumento del 3,7% nel III trimestre»

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«I prezzi del gas risultano in aumento nell’insieme del primo semestre 2017 (+9% per le piccole utenze), ma si stima una nuova flessione nel III trimestre 2017, che dovrebbe essere sufficiente a riportare i prezzi sui valori del II semestre 2016. Resta il problema del differenziale positivo di prezzo tra piccole e grandi utenze, che si mantiene elevato, attestandosi intorno all’84%.»

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«la quota di gas naturale sull’energia primaria potrebbe tornare vicino al massimo storico del 38%.»

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«La ripresa dell’economia italiana si riflette sullo scenario energetico nazionale con l’aumento (+1,6%) dei consumi finali di energia nei primi sei mesi del 2017; questa crescita, tuttavia, ha prodotto anche un aumento delle emissioni di anidride carbonica (+1,9%) con il conseguente rallentamento del percorso di decarbonizzazione. A evidenziarlo è l’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata dall’ENEA, che individua tra le cause dell’aumento delle emissioni fattori di natura congiunturale come la ridotta piovosità che ha fortemente ridimensionato il contributo dell’idroelettrico.

Per l’intero comparto delle rinnovabili, l’Analisi rileva per il secondo trimestre una diminuzione del 7%, con il risultato che a fine 2017, per la prima volta dopo diversi anni, la quota nel mix energetico di queste fonti potrebbe fermare la sua crescita. Dall’Analisi emerge anche un ulteriore calo dei combustibili solidi (-9%) e del petrolio (-1%) e un nuovo significativo incremento sia dei consumi (+11% rispetto allo stesso periodo 2016) che delle importazioni di gas naturale (+10% nel primo semestre 2017). Questo aumento, insieme alla costante e strutturale diminuzione della produzione nazionale, fa sì che a fine anno la nostra dipendenza dal gas estero potrebbe superare il 92%, un nuovo record, con un ritorno ai massimi storici del peso del gas sull’energia primaria totale (38%).

“Questi fattori hanno determinato un nuovo peggioramento dell’indice ISPRED che misura l’andamento di sicurezza, prezzi e decarbonizzazione nel nostro Paese. Se nel primo trimestre 2017 abbiamo rilevato un calo dell’indice del 10% su base annua, ora siamo a -17%, con -4% rispetto al trimestre precedente”, spiega Francesco Gracceva l’esperto ENEA che ha coordinato l’Analisi. “Il nuovo peggioramento è legato in particolare all’aumento delle emissioni, il terzo consecutivo dopo il +5% del IV trimestre 2016 e il +2,5% del I trimestre 2017. In questo scenario gli obiettivi europei di riduzione dei gas serra al 2020 restano comunque a portata di mano, ma il cambiamento della traiettoria di decarbonizzazione a partire dal 2015 rende più problematico il raggiungimento degli obiettivi al 2030”, conclude Gracceva.

Nello specifico, l’indice ISPRED segnala un peggioramento sul lato sicurezza sia degli indicatori del sistema elettrico che del gas, in uno scenario che negli ultimi anni ha visto riemergere alcune fragilità del passato. Sul lato prezzi, l’Indice evidenzia un peggioramento del 14% per effetto principalmente del prezzo del gasolio che, seppur in discesa, risulta il più caro dell’intera Ue (“primato negativo” in condominio con la Svezia e legato alla diminuzione della fiscalità in altri Paesi membri). Allo stesso tempo, aumentano i prezzi dell’energia elettrica per le piccole imprese (+1,3% del II trimestre con una stima di +3,7% nel III trimestre 2017) e del gas per le piccole utenze (+9% nel I semestre).»

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«Nel secondo trimestre 2017 la domanda di gas naturale in Italia è ammontata a circa 13,5 miliardi di m3, in aumento di circa 1,3 miliardi di m3 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (Figura 39), pari a un incremento dell’11%. Si tratta del quinto incremento tendenziale consecutivo, e negli ultimi dieci trimestri, cioè a partire dal I trimestre del 2015»

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«Dal lato dell’offerta, nel secondo trimestre dell’anno le importazioni hanno seguito la crescita della domanda, aumentando del 9,5% (+1,5 miliardi di m3) rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (Figura 41).

La Russia resta ampiamente il primo fornitore di gas italiano. Dopo che in due degli ultimi tre trimestri il peso delle importazioni dalla Russia era sceso al di sotto del 40%, nell’ultimo trimestre tale peso è tornato a rappresentare quasi la metà dell’import totale. La forte crescita dei flussi al punto di entrata di Tarvisio (+1,4 miliardi di m3, +20% rispetto all’anno precedente) ha infatti quasi completamente compensato la notevole riduzione dei flussi al punto di entrata di Mazara (-1,7 miliardi di m3, -31%).»

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«Nell’insieme dei Paesi europei si sono registrate tendenze simili a quelle viste per l’Italia. Dopo i massimi raggiunti nel 2016 dall’export di gas russo verso l’Europa (N.B.: Turchia inclusa), grazie a prezzi ai minimi degli ultimi dodici anni e inferiori ai prezzi spot, le esportazioni russe verso l’Europa sono continuate ad aumentare sia nel I sia nel II trimestre 2017, in concomitanza con un prezzo del gas russo sostanzialmente allineato ai prezzi spot»

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«Come nei due trimestri precedenti anche nel II trimestre 2017 le emissioni di CO2 del sistema energetico italiano sono aumentate in termini tendenziali (cioè rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), sebbene in modo meno marcato»

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«D’altra parte, nei due trimestri precedenti le emissioni erano state spinte da un importante fattore congiunturale, la crescita della generazione termoelettrica necessaria per rimpiazzare le ridotte importazioni dalla Francia»

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«La conseguenza è che i dati degli ultimi due anni hanno cambiato in modo significativo la traiettoria di decarbonizzazione italiana, allontanandola dagli obiettivi di più lungo periodo, cioè quelli relativi al 2030 (riduzione del 33% per i settori non- ETS e del 43% per l’insieme dei settori ETS europei)»

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Una cosa resta inspiegata ed apparentemente inspiegabile

I prezzi degli energetici sono denominati in dollari americani.

Se il rapporto euro / dollaro il 20 dicembre dello scorso anno valeva 1.04, ad oggi esso quota 1.1836.

Sarebbe sembrato sequenziale che i prezzi degli energetici fossero variati di conserva, cosa che non è stata.

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