Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Summit di Tallinn. Poche idee ma ben confuse.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-10-01.

Merkel e Juncker

La Presidenza di Mr Trump, la sconfitta di Mr Macron al senato e la débâcle elettorale di Frau Merkel hanno cambiato il volto dell’occidente e dell’Unione Europea.

Questo nuovo clima è palpabile ed evidente nella riunione in corso a Tallinn tra i capi di stato dei ventotto.

I titoli dei media sono eufemistici: “Merkel più debole” significa “Merkel che non conta più quasi nulla“, e con lei le sue idee.

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Merkel più debole e il rischio di uno stallo nella riforma dell’Eurozona

«I primi numeri usciti dalle urne ci dicono che la formazione del governo tedesco sarà difficile, …. sarà teso e con momenti di ferocia politica e recriminazione mai visti nella Germania del dopoguerra. ….

ha lasciato parecchio scoperto il fianco destro al populismo, al razzismo, e all’antieuropeismo…

la cancelliera ne esce indebolita. ….

Nelle linee generali (creazione di un budget dell’Unione monetaria, di un ministro unico delle Finanze e di un Parlamento ad hoc che dia al progetto legittimità politica) è finora il progetto più ambizioso delineato da un leader europeo. ….

i liberali di Christian Lindner sono un animale politico decisamente diverso dal partito di Hans-Dietrich Genscher o più semplicemente di Guido Westerwelle. Sono contrari a trasferimenti di risorse dagli Stati più ricchi a quelli meno ricchi dell’eurozona, non vogliono maggiore integrazione e sono anzi piuttosto euroscettici. Infine, fosse per loro, la Grecia dovrebbe essere fuori già da un pezzo dall’Unione monetaria.»

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Perché Bruxelles teme i liberali al governo in Germania

«Un bilancio della zona euro – il presidente Macron parla di più punti di Pil, il che significherebbe per la Germania più di 60 miliardi di euro – tale per cui i soldi arriverebbero in Francia per la spesa pubblica o in Italia per riparare agli errori di Silvio Berlusconi, sarebbe per noi impensabile», ha detto Christian Lindner ….

Secondo il programma dell’esecutivo comunitario, Bruxelles presenterà misure per trasformare il Meccanismo europeo di stabilità in un Fondo monetario europeo»

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Macron: un bilancio comune per l’euro.

«la creazione di un bilancio per Eurolandia, con un ministro unico delle Finanze, un forte controllo parlamentare»

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«I padri fondatori hanno costruito l’euro al riparo dal popolo»

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«Noi non possiamo far avanzare l’Europa malgrado il popolo. Abbiamo forzato la mano, e siamo entrati in una glaciazione».

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Cerchiamo di sintetizzare, anche a costo di essere ultrariduttivi.

Nel Regno Unito prima, in Francia ed in Germania dopo, i “populisti” non hanno conseguito il governo, ma hanno rotto gli equilibri passati: condizionano.

Il progetto di Juncker, Merkel ed Hollande di arrivare ad un stato europeo è fallito, per nostra grande fortuna, ed è fallito per il semplice motivo che erano così boriosamente superbi da voler ignorare ciò che i popoli volevano e sentivano.

«Noi non possiamo far avanzare l’Europa malgrado il popolo. Abbiamo forzato la mano, e siamo entrati in una glaciazione».

Juncker, Macron e Merkel cercheranno di fare qualche marchingegno, ma la risultante sarà solo lo spianare la strada ad un’Unione Europea a mo’ di confederazione di stati nazionali e sovrani.

Sempre che la crisi economica dell’Europa, quella crisi di cui nessuno osa parlare, non li spazzi via totalmente ed in modo definitivo.

Merkel signals support for Macron’s EU reform

EKRE to picket during Merkel visit in Tallinn

Macron’s EU vision will bolster Franco-German axis: Merkel

Let’s talk about the EU’s future (just not yet)

«When European Union leaders meet in the Estonian capital on Thursday evening, they won’t discuss any giant leaps forward for the bloc, or what things will be like after the U.K. has left. Instead, the leaders will talk about when to start talking.

French President Macron laid out his vision of the future of the EU on Tuesday. European Commission President Jean-Claude Juncker offered up his view of how the bloc should evolve two weeks ago. And British Prime Minister May gave a big Brexit speech in Florence last week.

That should have been more than enough to keep the leaders occupied. But European Council President Donald Tusk won’t allow a free-for-all.

Ahead of EU summits, Tusk normally highlights items he wants to put on the front-burner. But in his invitation letter to the leaders’ dinner on Thursday, he focused on what they are not supposed to discuss: No “ideas on governance” of the eurozone, please, as that will be dealt with at a meeting in December. Don’t mention tensions with Turkey. And no EU budget talk before the U.K. formally agrees on a financial settlement»

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«No ideas on governance»


Sole 24 Ore. 2017-09-29. Ventotto riuniti a Tallinn, la Ue rafforza la cybersicurezza

Tra cena informale ieri sera e vertice europeo questa mattina, i Ventotto tornano a riunirsi questa settimana, a Tallinn. Due i temi in discussione: la rivoluzione digitale e il futuro dell’Europa, dopo i recenti discorsi nei quali il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il presidente francese Emmanuel Macron hanno tratteggiato la loro visione dell’Unione nei prossimi anni. La Germania ha dato un primo cauto appoggio alla strada tracciata dal leader francese.

Ieri sera, prima di una cena informale a Ventotto dedicata al futuro dell’Unione, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron. Parlando alla stampa, la signora Merkel ha definito il recente discorso del leader francese un buon «impulso». Ha spiegato che tra Germania e Francia vi è «un ampio consenso» sulla direzione in cui deve andare l’Europa. «Dobbiamo ancora parlare dei dettagli», ha però precisato, riferendosi in particolare alla zona euro.

“Dal discorso di Macron buon impulso, lo accolgo positivamente per lo sviluppo dell’integrazione Ue” Angela Merkel, cancelliera tedesca.

La presa di posizione è parsa a molti qui a Tallinn di prammatica. In pieno negoziato per la formazione di un nuovo governo, la signora Merkel non ha voluto prendere impegni. Martedì, in un discorso alla Sorbona, Emmanuel Macron ha illustrato varie proposte per rafforzare l’Unione – alcune ambiziose, altre già avviate, ma è rimasto significativamente cauto sul futuro dell’unione monetaria, consapevole delle potenziali divergenze con la Germania (si veda Il Sole 24 Ore di mercoledì).

Quanto alla rivoluzione digitale, i lavori di oggi prevedono due sessioni. La prima è dedicata alla sicurezza cibernetica. Un esponente della presidenza estone dell’Unione ha sottolineato che «la fiducia è un aspetto cruciale nell’efficace uso dell’informatica». La seconda sessione sarà invece riservata all’impatto che l’informatica sta avendo sulla società e sull’industria. Secondo uno studio comunitario, il valore economico dei dati passerà in Europa da 300 miliardi nel 2016 a 739 miliardi di euro nel 2020.

A proposito di sicurezza cibernetica, secondo le ultime statistiche comunitarie gli attacchi informatici sono aumentati del 300% dal 2015. L’80% delle imprese europee ha subito almeno un incidente cibernetico durante l’anno scorso. In alcuni Paesi membri, il 50% di tutti i crimini è informatico, tanto che nei sondaggi l’87% dei cittadini europei considera il crimine cibernetico una sfida importante per la sicurezza interna dell’Unione.

Come detto, i Ventotto discuteranno anche della digitalizzazione dell’industria. Il fenomeno è in piena crescita. Nel 2016, il mercato mondiale dei robot industriali è cresciuto del 16% rispetto all’anno precedente. Tre quarti dei robot costruiti a livello mondiale sono destinati a cinque Paesi: la Cina, il Giappone, gli Stati Uniti, la Germania e la Corea del Sud. La digitalizzazione e la robotizzazione sono positivi per l’economia, ma nascondono inevitabili minacce per l’occupazione.

L’Italia è in grave ritardo sul fronte informatico. Il Paese «occupa la 25a posizione nella classifica dei 28 e nel corso dell’ultimo anno ha realizzato nel complesso progressi leggermente più rapidi rispetto alla media dell’Unione», si legge in un recente rapporto della stessa Commissione. Nella classifica 2017 che tiene conto di connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali, l’Italia è davanti solo alla Grecia, alla Bulgaria, e alla Romania.

Tra i temi che verranno discussi ci sarà anche la tassazione delle imprese digitali. I Ventotto hanno deciso che entro fine anno decideranno come tassare queste aziende (si veda Il Sole 24 Ore del 17 settembre). Parlando ai leader durante la cena informale dedicata ieri sera al futuro dell’Europa, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha spiegato che «per sfruttare pienamente la trasformazione digitale dobbiamo investire di più in ricerca, innovazione, e in lavoratori particolarmente istruiti».


Sole 24 Ore. 2017-09-29. Macron: un bilancio comune per l’euro

Molte proposte. Tra queste, anche la creazione di un bilancio per Eurolandia, con un ministro unico delle Finanze, un forte controllo parlamentare. Nel discorso del presidente francese Emmanuel Macron c’è però, soprattutto, il tentativo di rispondere alla sfida dei populismi, ricostruendo consenso attorno a un progetto europeo meno elitario: «I padri fondatori hanno costruito l’euro al riparo dal popolo», ha detto, avvertendo subito: «Noi non possiamo far avanzare l’Europa malgrado il popolo. Abbiamo forzato la mano, e siamo entrati in una glaciazione».

La stessa creazione di un bilancio per Eurolandia ha, nella visione di Macron, sia un obiettivo di potere europeo, la creazione o il rafforzamento di una «potenza economica mondiale» – e finora l’euro è stato immaginato, anche dalla Bce, come una moneta solo regionale – ma anche uno strumento per creare occupazione, soprattutto verso i giovani. Una misura da integrare con un salario minimo differenziato da paese a paese ma convergente nel lungo periodo.

Nemerose le proposte di Macron. Spaziano dalla difesa comune, con l’apertura delle forze armate a volontari stranieri e la creazione di una forza d’intervento, un bilancio e una dottrina comuni; dalla sicurezza, con la creazione di una forza europea di protezione civile e la lotta comune contro la criminalità organizzata e il terrorismo; dall’immigrazione, con la creazione di un’agenzia unica per le richieste d’asilo, sul modello tedesco, l’istituzione di una polizia delle frontiere e l’applicazione di politiche per una vera integrazione; degli aiuti allo sviluppo, da finanziare con una tassa sulle transazioni finanziarie; dall’energia e l’ecologia, con la fissazione di un prezzo minimo per il carbone e l’introduzione di dazi verso l’esterno; dall’informatica, con l’introduzione della web tax;, all’alimentazione; e all’istruzione, con la creazione di un’Università europea. Sono tutte concepite dal presidente francese come momenti per costruire una sovranità europea, contemperata dai valori di unità e democrazia. Il tentativo di sottrarre ai populisti una parola d’ordine importante (e molto “francese” nelle sue origini).

Macron quindi punta in alto. Il suo discorso è politico non semplicemente amministrativo. Al di là della retorica “popolare” – ma Macron riconosce che è un errore «chiedere, alla fine, un sì o un no u un testo illegibile», con un riferimento alla costituzione europea bocciata dal referendum francese nel 2005 – la sua proposta è di creare per le prossime elezioni europee nel 2019 liste sovranazionali, a cui destinare subito i seggi lasciati “vuoti” dai britannici e, nel 2024, la metà del Parlamento. Di ridurre quindi lo spazio dei nazionalismi nelle istituzioni europee, riducendo per esempio la commissione da 30 a 15 membri. La Francia, ha promesso Macron, è pronta a rinunciare a un proprio componente nell’organismo.

Come far correre questo progetto, e non lasciarlo lettera morta? Macron ha una proposta ambiziosa: un vero mercato unico, con regole uguali, tra Francia e Germania, che lui propone quindi come motore di questa nuova Europa: «La spinta franco-tedesca è decisiva e concreta». Benvenuta è in ogni caso la partecipazione di altri paesi membri: Macron propone un Gruppo di rifondazione europea per dar slancio alla nuova Unione. Senza dimenticare la Gran Bretagna: «Non immagino che il Regno Unito non trovi posto» nella nuova Unione che «permetterà differenziazioni maggiori» e vuole essere più semplice e meno burocratica.

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