Pubblicato in: Cina

La ‘casa’ di Shanghai. Capire cosa sia la Cina di oggi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-30.

2017-09-21__La 'casa' di Shanghai. Capire cosa sia la Cina.

Il caso è semplice, ma anche da manuale.

Shanghai decide di costruire un’importante arteria di comunicazione a quattro corsie, la North Huting Road, ed inizia i lavori. I proprietarie di una casa messa proprio a cavaliere del tracciato progettato si rifiuta di vendere l’immobile, e la bega legale dura quattordici anni. La fotografia dovrebbe essere di per sé evidente.

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È strabiliante la superficiale leggerezza con la quale l’Occidente crede di conoscere la Cina.

Quasi invariabilmente nessuno si è mai curato di studiarne costumanze e leggi, retaggio religioso, storico e culturale, ovvero diritto e giurisprudenza attuali. Solo un piccolo manipolo di occidentali si è peritato di fare un viaggio di studio in Cina.

Il risultato è una crassa ignoranza di cosa sia effettivamente la Cina: spesso, quando si sentono alcuni proferire giudizi, ci si domanda di cosa mai stiano parlando.

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Di tutto questo enorme discorso vorremmo mettere in evidenza un unico aspetto.

«La Cina, ufficialmente la Repubblica Popolare Cinese, è uno Stato sovrano situato nell’Asia orientale e il più popolato del mondo, con una popolazione di oltre 1,385 miliardi di persone.

La Cina è una Repubblica popolare in cui il potere è esercitato dal solo Partito Comunista Cinese. Il governo ha sede nella capitale Pechino ed esercita la propria giurisdizione su ventidue province, cinque regioni autonome, quattro municipalità direttamente controllate (Pechino, Tientsin, Shanghai e Chongqing) e due regioni amministrative speciali (Hong Kong e Macao) parzialmente autonome. ….

Dal 1949 il Partito Comunista Cinese è l’unico soggetto politico alla guida del Paese. Esso è il più grande partito del mondo con più di 85 milioni di membri.

Alla sua fondazione la Repubblica Popolare Cinese era uno Stato socialista con un’economia pianificata, votato alla realizzazione del socialismo reale. Dopo la morte di Mao Zedong nel 1976 il Partito Comunista Cinese sotto la guida del nuovo segretario generale Deng Xiaoping iniziò una serie di riforme economiche che segnarono il passaggio al cosiddetto socialismo con caratteristiche cinesi o socialismo di mercato» [Fonte]

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Queste righe sono altamente fuorvianti: corrette nella espressione formale, incorrette nella sostanza.

La Cina ne esce dipinta come una dittatura a partito unico, dittatura a carattere socialista. Cosa che nella realtà non esiste.

Partito Comunista Cinese.

Il Pcc altro non è che la rediviva scuola mandarinica. La discussione politica è fatta nel suo interno, e nel suo interno si confrontano le diverse correnti di pensiero politico, che alla fine esprimono le persone che occuperanno cariche pubbliche. Gli 85 milioni di iscritti sono gli elementi politicamente attivi in Cina. Stranamente, nessuno si scandalizza del fatto che negli Stati Uniti serva il farsi registrare per partecipare alle elezioni, ma l’iscrizione al Pcc svolge esattamente lo stesso ruolo.

Come da tradizioni plurimillenaria, la scuola mandarinica è caratterizzata da una meritocrazia esasperata: il livello di istruzione della classe dirigente che ne emerge è ordini di grandezza maggiore rispetto a quella dei leader occidentali, la sua capacità deve essere comprovata sul campo per poter procedere nel cursus honorum.

Mentre in Occidente un politico deve essere fotogenico e ben curato, Mr Macron spende 28,000 euro al mese per il suo maquillage, ed impiega molto del suo tempo in campagne pre e post elettorali, ed alla fine resta eletto quello che meglio la sa raccontare, in Cina questo aspetto formale semplicemente non esiste.

Quello che in Occidente potrebbe essere compendiato nel termine “democrazia” è del tutto alieno alla mentalità cinese: la conoscono, ne vedono la caratteristiche, e non ne vogliono sapere. Della “democrazia” occidentale i cinesi proprio non sanno cosa farsene, e la temono peggio della peste bubbonica, perché ne vedono l’attuale grado di corruzione.

I cinesi giustamente temono una “democrazia“, tipo quella vigente in Occidente, che si attui senza un contesto metagiuridico inequivocabilmente definito.

Comunismo e socialismo di mercato.

Quando l’occidentale medio sente questi termini, quasi invariabilmente li recepisce nella loro accezione formulata dall’idealismo dialettico e storico. Per comunismo intende l’ideologica della ex Unione Sovietica del periodo stalinista e per socialismo quello definito “reale” della ex-Ddr.

Nulla di più errato.

Indipendentemente dalle etichette che gli occidentali le hanno voluto dare, la politica cinese è improntata ad un empirismo pragmatico refrattario alle ideologie, con una cospicua caratteristica. Se per l’occidentale medio il pragmatismo denota l’arte di ottimizzare il presente, di sfruttare le occasioni che si presentino nell’immanente, quasi che siano i fatti a guidare una persona senza scopi e progetti, il cinese è pragmatico vivendo costantemente il suo futuro strategico: la sua visione temporale travalica l’oggi. Il grande vantaggio di disporre di una scuola mandarinica consiste proprio nel fatto di poter formulare piani e progetti che si articolano sui decenni.

Questa caratteristica resta quasi incomprensibile all’occidentale abituato da due secoli ad un sistema che ragiona sull’arco temporale che intercorre tra le tornate elettorali. I dirigenti cinesi perseguono una linea politica che tiene quasi in non cale quali siano le persone che poi la realizzeranno.

Occorre fare molta attenzione.

Una cosa è compiere una determinata azione perché così richiede l’ideologia, ed una totalmente differente fare la stessa cosa perché più conveniente nello sviluppo futuro e, magari, anche nell’immediato.

Sicuramente in Cina lo stato, talora direttamente il partito, sono proprietari di molte realtà economiche e sociali. Ma questa proprietà non ha assolutamente il contenuto marxista: è solamente la soluzione più conveniente, e nulla vieta che essa venga mutata. Non solo, ma la meritocrazia applicata nella scuola mandarinica si trasmette anche alla gestione di quanto gestito dallo stato. Mentre in Occidente la cosa pubblica è vista come opime spoglia che i partiti a turno colonizzano e sfruttano, in Cina essa deve sottostare alla regola della produttività spinta alle estreme conseguenze.

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Non solo.

La Cina è talmente “comunista” da ammettere, tutelare e proteggere la proprietà privata. Al punto tale che non esiste in Cina la possibilità giuridica che lo stato possa espropriare una proprietà privata. Se la vuole per i suoi scopi, se la deve comprare con denaro sonante, e sotto la condizione che il proprietario acconsenta alla vendita.

Il caso di questa casa che per ben quattordici anni è rimasta nel bel mezzo di una superstrada, obbligando ad una strettoia apparentemente assurda, è da manuale. La Cina è talmente autoritaria da dover sopportare per quattordici lunghi anni la situazioni in cui il proprietario non ne vuole sapere di vendere allo stato l’immobile.

È necessaria una grande dose di intrinseca disonestà mentale per affermare che la Cina sia “comunista” oppure “socialista“.

La Cina è la Cina: non rientra nelle categorie mentali occidentali.

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Il gusto del particolare.

Un altro elemento che caratterizza il pensiero occidentale sulla Cina, e che porta inevitabilmente a grossolani errori di valutazione, è il gusto sofistico del particolare instillato da due secoli di illuminismo prima, idealismo dopo.

Fateci caso. Mentre i media occidentali riportano costantemente negli articoli una qualche intervista a personaggi sconosciuti e quindi generalizzano il loro pensiero quasi fosse verità universale, i media orientali e cinesi in particolare sono quanto mai parchi di interviste.

È del tutto ovvio che su di un miliardo e quattrocento milioni di persone se ne trovi una corrotta e disonesta. Ma ciò non implica che tutti i cinesi siano corrotti e disonesti. Né, tanto meno, che il sistema cine sia corrotto e disonesto.

In Occidente il Movimento degli Ombrelli, peraltro voluto e fomentato dagli occidentali stessi, era presentato come un movimento di massa, che avrebbe coinvolto tutti i cinesi.

Sarebbe come se uno guardasse Padre Pio da Pietrelcina e quindi ne deducesse che tutti gli occidentali siano cattolici e di vita santa: sbaglierebbe, e sbaglierebbe di grosso.

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Conclusione.

Strano, stranissimo comunismo, oppure socialismo, quello cinese, che prevede e tutela la proprietà privata fino a non avere una legge di esproprio, e che ha dovuto adattarsi all’idea che per ben quattordici anni il proprietario di una casa non avesse voluto vendere allo stato.

Strano, stranissimo comunismo quello cinese, quello in cui Mr Xu Jun può diventare un proprietario immobiliare.

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Ma siamo anche certi che nessun argomento logico, nessuna evidenza fattuale riuscirà mai a smuovere quanti parlano in malafede.


China Org. 2017-09-19. Shanghai house in road torn down after 14-year battle

Old residential houses surrounding the building were torn down several years ago to widen North Huting Road to four lanes.

The owners of the house-known as a nailhouse, which describes a building whose owners hold out against developers-didn’t reach an agreement for compensation with the relocation authority. So the four lanes, two in each direction, had to be reduced to two lanes to go around the structure.

Zhang Xinguo, the son-in-law of 89-year-old Xu Jun, who owned the house, said the family paid a big price in their everyday lives for standing their ground.

“It’s noisy around the clock and particularly late at night when trucks come and go. My mother-in-law died of a heart attack three years ago,” said Xu, who lived in the house with his wife, father-in-law, son’s family of three and a married daughter.

Despite the noise, dust and safety risks, there was also tremendous psychological pressure, Xu said, adding that the family moved to a rented apartment nearby on Friday before going to relocation homes offered by the government.

“I didn’t take pride in being the one to live in the middle of the road,” he said. “There have been three traffic accidents because drivers who were not familiar with the road were not able to make a sudden turn to avoid the building.”

Xu said the family didn’t want to inconvenience the public but remained in the house since 2003 because they didn’t agree with the amount of compensation they were offered.

“In the 1950s when the houses were built, my father-in-law held two certificates to show that the family owned two pieces of land for farmers to build residences on. But the relocation authority said one of them had expired,” Xu said.

In the end, family members thought they would not be able to get as much compensation as they had wished, so they agreed to be relocated on Aug 21.

Lu Hui, head of the relocation office of the Jiuliting subdistrict, said representatives talked to the family face to face and by phone dozens of times to try to persuade them to consider the safety and convenience of passing vehicles and pedestrians.

The family was awarded four apartments with a total area of around 400 square meters as compensation. The location of the apartments was not revealed.

 

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