Pubblicato in: Unione Europea

Francia. Macron oggi sia gioca le elezioni al senato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-24.

Luxembourg Palace. Palazzo Lussemburgo

Anche se a molti resta particolare sconosciuto, in Francia esistono sia l’Assemblea Nazionale sia il Senato.

L’Assemblea Nazionale è rinnovata solitamente nello stesso giorno delle elezioni presidenziali, e l’evento richiama l’attenzione di tutti.

Il Senato invece è ad elezione indiretta, che ogni tre anni rinnova la metà dei suoi membri. I senatori restono in carica sei anni.

Ma per governare in modo efficiente la Francia serve che la stessa formazione politica abbia sia la Presidenza, sia l’Assemblea Nazionale, sia, ovviamente, il Senato. È sufficiente che uno schieramento abbia il controllo di uno solo di questi tre elementi per condizionare de iure e de facto l’intero assetto politico.

Il Senato è escluso dal diritto di voto di fiducia all’esecutivo, ma ciò non toglie che ben poco al suo potere.

Ed oggi si svolgono le elezioni per il rinnovo di metà del Senato. Qui vedremo quanto vale politicamente Mr Macron e quanto valgono gli ambienti che lo hanno espresso.

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«Secondo la Costituzione francese, in materia di iniziativa legislativa il Senato ha praticamente gli stessi poteri dell’Assemblea Nazionale. I disegni di legge possono essere presentati dal governo (projets de loi) o da una delle due camere del Parlamento (propositions de loi); solo in tema di bilancio viene riservata un’iniziativa all’Assemblea, mentre al Senato va quella in tema di enti locali. Perché una legge sia promulgata, essa deve essere approvata da entrambe le camere.

Poiché in sede di esame parlamentare ambedue le camere, così come lo stesso governo, possono modificare il testo di un disegno di legge, può essere necessario che ques’ultimo passi in diverse letture prima che si trovi un accordo tra l’Assemblea Nazionale e il Senato. Se le due camere non riescono ad approvare un testo che abbia identici contenuti, per uscire dall’impasse il Primo ministro o i presidenti delle due camere possono convocare una commission mixte paritaire (commissione mista paritaria) formata da sette deputati e da sette senatori, la cui appartenenza ai gruppi politici sia proporzionale alla composizione delle due assemblee. Il testo così concordato è poi trasmesso alle due camere, dove esso sarà sottoposto a eventuali emendamenti parlamentari o governativi e quindi approvato definitivamente. Se la commissione mista non riesce ad accordarsi su di un nuovo testo, il Primo ministro può domandare all’Assemblea Nazionale di esaminare il testo nella formulazione in cui si trovava allorquando esso le era stato trasmesso prima del passaggio davanti alla commissione mista. Tale articolato potrà essere sottoposto a eventuali emendamenti presentati dal governo o dai deputati, e quindi sarà approvato in via definitiva dall’Assemblea Nazionale.

Questa procedura non viene intrapresa frequentemente: di solito le camere trovano un accordo oppure il governo ritira il progetto di legge. Tuttavia in questo modo si assicura all’Assemblea Nazionale un potere dominante nella formazione delle leggi, particolarmente importante perché è l’Assemblea Nazionale a esprimere la fiducia al governo e a potergliela negare con una mozione di censura. Quando l’Assemblea e il Senato hanno maggioranze di diversa tendenza, ci si attende che il Senato tenda ad adeguarsi alle posizioni dell’Assemblea, in modo da ridurre il pericolo di aperti conflitti tra le due camere.» [Fonte]

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«Fino al settembre 2004 il Senato aveva 321 senatori, eletti per un periodo di nove anni. Da allora il mandato è stato ridotto a sei anni, mentre il numero dei senatori è aumentato progressivamente fino a raggiungere 346 nel 2010 per adeguarsi all’aumento demografico. Ogni tre anni si procedeva all’elezione di un terzo dei senatori; anche questo aspetto è in progressivo cambiamento fino ad arrivare al rinnovo di metà Senato ogni tre anni, in base alla ripartizione dei dipartimenti metropolitani in due gruppi (chiamati série 1 e 2). Per ora il numero dei senatori è di 348.

I senatori sono eletti a suffragio indiretto. I 12 senatori in rappresentanza dei francesi residenti all’estero sono scelti dai 155 membri dell’Assemblea dei francesi all’estero. I restanti senatori sono eletti su base dipartimentale da un collegio elettorale composto da:

– deputati e senatori appartenenti a quel dipartimento;

– consiglieri regionali appartenenti alla sezione dipartimentale corrispondente al dipartimento in questione;

– i consiglieri dipartimentali;

– i delegati dei consigli municipali, o i loro supplenti. Questo gruppo di elettori rappresenta il 95% del collegio elettorale.

    Nei comuni con meno di 9000 abitanti i consigli municipali eleggono tra i loro membri:

          1 delegato per i consigli municipali aventi dai 7 agli 11 membri (fino a 500 abitanti);

        3 delegati per i consigli municipali composti da 15 membri (fino a 1500 abitanti);

        5 delegati per i consigli municipali composti da 19 membri (fino a 2500 abitanti);

        7 delegati per i consigli municipali composti da 23 membri (fino a 3500 abitanti);

        15 delegati per i consigli municipali aventi dai 27 ai 29 membri (fino a 9000 abitanti).

    Nei comuni con almeno 9000 abitanti tutti i consiglieri municipali sono delegati di diritto. Inoltre, nei comuni con almeno 30000 abitanti, i consigli comunali eleggono delegati supplementari in proporzione di 1 ogni 800 abitanti eccedenti i 30000. È pratica diffusa che i delegati supplementari siano: i membri dei rispettivi partiti, i militanti o simpatizzanti, i collaboratori di chi è stato eletto, i loro parenti ed amici..

Questo sistema elettorale provoca uno sbilanciamento politico nella composizione dei senatori, poiché privilegia le zone rurali della Francia, storicamente più a destra delle zone urbane. L’effetto è che, durante la Quinta Repubblica, la maggioranza del Senato è stata continuamente di centro-destra fino al 2011, anche quando l’Assemblea Nazionale, eletta a suffragio diretto, aveva maggioranze di sinistra. Con il parziale rinnovo nel 2011 la sinistra vi ha ottenuto la maggioranza per la prima volta dal 1958, anno dell’istituzione del Senato.» [Fonte]

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Il problema odierno è semplice.

Il Senato è attualmente composto da 143 senatori dei Les Républicains, 112 socialisti, 42 dell’Udi-Uc più quelli di formazioni minori: 29 di questi sono transfughi.

Mr Macron ha fondato questa primavera il partito La République en marche!: di conseguenza non ha nessuno dei suoi iscritti presenti tra gli odierni elettori. Può sicuramente contare su di un certo numero di transfughi verso la diaspora del potere, ma quantizzarli appare davvero molto difficile.

«LREM currently has 29 senators, who defected from other parties»

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«Macron has plans that are unpopular with many local councilors»

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«Sunday’s election is expected to consolidate the Senate’s conservative majority, now composed of 142 members of The Republicans party, confirming the Senate as a counterweight to Macron, even if the National Assembly, where Macron has a clear majority, has the final say on legislation»

Non sembrerebbe infatti coerente stimare che gli elettori socialisti o repubblicani votino in massa i candidati proposti da Mr Macron: sarebbe il loro suicidio politico. Non solo: ma nelle scarpe non hanno sassolini, bensì macigni incandescenti.

Aspettiamo quindi con grande curiosità i risultati, ma non ci si stupirebbe di dover constatare che Mr Macron diventi un lame duck.

 


Reuters. 2017-09-24. France renews half of senate in test for Macron.

PARIS (Reuters) – France on Sunday renews half of its senators’ seats, in a vote that is important for President Emmanuel Macron’s reform plans and will be a test of his declining popularity, just four months after his election in May.

Macron’s Republic on the Move (LREM) is not expected to win majority, both because of the electoral system — only mayors and regional councilors elected before 17-month old LREM even existed vote, not the general public — and because Macron has plans that are unpopular with many local councilors.

What is at stake instead, is whether LREM and allies will win enough seats to give Macron a three-fifths majority vote in both houses of parliament, which he needs for constitutional reforms, including plans to overhaul parliament.

There are 171 out of 348 senate seats up for renewal and the three fifth majority question may not be immediately clear on Sunday as it might require talks with other groups, including some senators who would break away from The Republicans’ conservative party to create their own faction, as they did in the lower house of parliament.

The election comes as Macron’s approval ratings have dropped considerably in opinion polls, dragged down by labour reforms and planned budget cuts, including a decrease in housing aid for students.

Besides, a number of local officials are unhappy with Macron’s plans to cut subsidies to local authorities.

LREM currently has 29 senators, who defected from other parties.

It has set itself modest goals for Sunday, hoping to reach 40-50 senators, and will be counting on alliances with lawmakers from other parties to back the government on a case by case basis. His party would need 180 seats in the Senate to reach the three-fifths majority in parliament.

Sunday’s election is expected to consolidate the Senate’s conservative majority, now composed of 142 members of The Republicans party, confirming the Senate as a counterweight to Macron, even if the National Assembly, where Macron has a clear majority, has the final say on legislation.

Jean-Luc Melenchon’s far-left party ‘France Unbowed,’ which staged a large protest march against Macron on Saturday, has 17 deputies in the National Assembly but is not presenting any candidate to the Senate.

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