Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Un possibile problema istituzionale.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-21.

Berlino Porta Brandemburgo

Le elezioni di domenica prossima sono un rebus tedesco ed anche europeo.

Alla ridda di proiezioni, anche molto discordanti, fa riscontro l’emergere di un problema già noto, ma del quale ben poco si potrebbe parlare.

Così scrive un giornalista dell’Aska.

«Se, come lasciano credere gli ultimi sondaggi, l’AfD (Alternative fuer Deutschland) dovesse risultare la terza forza politica in Germania, con il 12% dei voti, questo avrebbe conseguenze non solo simboliche nel panorama politico tedesco, ma molto concrete da un punto di vista della struttura istituzionale del Paese.

Se infatti il partito di estrema destra risultasse, dopo il 24 settembre, la prima forza di opposizione in Germania – e nel caso molto probabile che non ci siano altre coalizioni possibili oltre a quella tra la Cdu e la Spd, la cosiddetta Grosse Koalition – all’Afd spetterebbe di prassi la presidenza della Commissione Bilancio del Bundestag, la camera bassa del Parlamento.»

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Molti gli spunti su cui ripensare a fondo.

In primo luogo, AfD riceve l’etichetta di “estrema destra”: data la testata questa definizione assume la connotazione fortemente negativa. Come se il sostenere il peso della tradizione religiosa, storica, culturale e sociale tedesca sia azione da reato, da nemici del popolo.

In secondo luogo, se tutti i partiti tedeschi vedono in AfD una specie di corpo estraneo, ciò significa che sono tutti simili tra di loro. Se non ci fosse AfD, in Germania non esisterebbe opposizione. Ma l’esistenza di una opposizione è caratteristica essenziale di ogni democrazia degna di tal nome: senza opposizione vivono solo le dittature, le tirannidi.

In terzo luogo, se AfD è stata ammessa alla presentazione delle liste elettorali, ciò significa che personaggi e programmi siano conformi alla carta fondamentale tedesca. È del tutto incorretto dare etichette che rievocano spettri passati, che vivono solo nell’immaginario liberal, a realtà approvate dai giudici che accolgono il deposito delle liste.

In quarto luogo, perché Linke o Grüne sarebbero andati bene a guidare la Commissione Bilancio del Bundestag, mentre un rappresentante di AfD non lo sarebbe? Eppure la Linke altro non è che il cascame storico del comunismo tedesco, ed il comunismo è la quintessenza dell’illiberalità.

In quinto luogo, cosa mai avrebbe da nascondere di così vergognoso il Bundestag da opporsi in modo così plateale alla consolidata tradizione di dare la presidenza della Commissione Bilancio del Bundestag al primo partito di opposizione? Devono essere segreti ben scabrosi ed oscuri.

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La Germania dice a parole di essere democratica, ma nei fatti si diporta da quello che è: una dittatura dolce e larvata che ha in odio ogni qualsivoglia forma di opposizione, che afferma di essere ciò che non è. La classe dirigenta tedesca è liberal fino nel midollo.

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