Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Austria. Il 15 ottobre elezioni politiche.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-17.

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Con le elezioni politiche austriache del 15 ottobre terminerà la kermesse elettorale europea.

Il quadro politico è quelle endemico in Europa: partiti socialisti in piena devoluzione  e nessuna formazione politica in grado di raggiungere la maggioranza governativa.

Fare coalizioni in questa situazione risulterà essere non facile.

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I sondaggi prospetterebbero la maggioranza relativa all’ÖVP, Partito popolare di centro-destra, con circa il 30% dei suffragi.

Il partito socialdemocratico (SPÖ) e l’FPÖ si attesterebbero ambedue attorno al 25%.

Potrebbe quindi sembrare verosimile che alla fine Herr Kurz possa scegliere il membro junior di governo, secondo opportunità. Questa scelta potrebbe essere determinante sull’indirizzo politico austriaco in seno all’Unione Europea.

Di certo, guardando la grafica, dovrebbe risultare evidente come l’Austria abbia operato una significativa opzione verso la destra, contenendo verdi e socialisti ai loro minimi storici. Sarà difficile che Herr Kurz possa ignorare questo messaggio popolare.

Si dovrebbe però notare come alla fine di questo anno elettorale in tutta Europa la componente socialista apparirebbe estromessa dai governi. È del tutto ovvio e naturale che a questa scomparsa dai governi non faccia un seguito immediato la rivoluzione politica che molti si sarebbero attesa. Tutto matura con il tempo.

Si deve però notare come la composizione politica della Commissione Europea sia mutata profondamente.

Se è vero che Francia e Germania cercheranno di operare in modo concertato verso la formazione di uno stato europeo, è altrettanto vero che non sarà facile che riescano ad ottenere costantemente la maggioranza dei voti in seno la Commissione. Nel caso specifico dell’Austria, è alquanto difficile prevedere come voterà Herr Kurz.

Si preannuncia un periodo di turbolenze politiche.


Voto Finish. 2017-09-12. Elezioni in Austria, la situazione a 40 giorni dal voto

Mancano 40 giorni alle elezioni anticipate in Austria del 15 ottobre, e la campagna elettorale sta entrando nella sua fase cruciale.

Il panorama politico del paese è cambiato radicalmente nello scorso mese di maggio, quando Sebastian Kurz, ministro degli Esteri nell’attuale governo di grande coalizione, è stato acclamato leader del Partito popolare di centro-destra (ÖVP) al posto dell’uscente Reinhold Mitterlehner. L’equilibrio politico che sembrava essersi attestato, con la destra radicale (FPÖ) in largo vantaggio nonostante la sconfitta di misure alle elezioni presidenziali dello scorso anno, è improvvisamente crollato. L’ÖVP nei sondaggi è tornato a salire ben sopra il 30%, a percentuali che non raggiungeva da dieci anni. Kurz ha accumulato in questi anni da ministro degli Esteri (e soprattutto a partire dalla crisi dei rifugiati del 2015) un capitale politico ed elettorale consistente, assecondando le opinioni della maggioranza della popolazione: il suo vantaggio nei sondaggi dipende tutto da lì. Se non commetterà errori nella sua prima campagna elettorale da leader, si prepara a diventare il nuovo e più giovane cancelliere della storia austriaca.

La vera sfida è quella per il partito che arriverà secondo, provando ad accreditarsi come partner di coalizione per l’ÖVP. Il partito socialdemocratico (SPÖ) del cancelliere in carica Christian Kern, e l’FPÖ guidato da Heinz-Christian Strache sono ormai da mesi appaiati nei sondaggi intorno al 25% dei voti. I socialdemocratici sono consapevoli di essere alle prese con una campagna elettorale tra le più dure degli ultimi anni. Kern, tuttavia, confida nei dibattiti televisivi per spostare l’attenzione dell’elettorato sui temi del lavoro, dell’economia e dell’istruzione, su cui i suoi due sfidanti appaiono meno preparati.

Ma le elezioni austriache dovranno essere seguite anche, forse soprattutto, dopo il 15 ottobre. Tutte le ipotesi sulla formazione del nuovo governo sono infatti sul campo. La coalizione tra Partito popolare e destra radicale sarebbe l’opzione più coesa, in particolare sul tema dell’immigrazione; ma l’FPÖ rischierebbe di vedere ulteriormente vampirizzato il proprio consenso a vantaggio di Kurz, che da cancelliere potrebbe incamerare personalmente i consensi derivanti dai controlli alle frontiere. Resta perciò aperta anche la strada di una coalizione tra socialdemocratici e destra radicale, anche laddove l’OVP diventasse il primo partito; SPÖ e FPÖ, del resto, già governano insieme dal 2015 la regione del Burgenland. Paradossalmente, ad oggi, l’opzione meno probabile risulta essere quella che ha governato l’Austria quasi ininterrottamente negli ultimi trent’anni, ovvero la grande coalizione classica tra socialdemocratici e popolari.

Poco spazio per gli outsider. I Verdi, che candidano a cancelliere l’eurodeputata Ulrike Lunacek, sono reduci da una scissione interna che ha portato alla fondazione di un altro partito guidato dal fuoriuscito Peter Pilz. Il partito liberale ed europeista Neos dovrebbe confermare la propria pattuglia di deputati ottenendo tra il 4 e il 5% dei voti. Anche in Austria, infine, scende in campo un attore comico, Roland Düringer, con il suo partito anti-establishment G!LT, che sceglierà i suoi candidati al Parlamento tramite sorteggio.

 

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