Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Tim – Telecom, addio. Sono di Vivendi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-13.

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«L’Authority delle comunicazioni ha preso atto del piano per sterilizzare il 20% dei diritti di voto in Mediaset, senza recedere però sul punto fondamentale: entro il 18 aprile dell’anno prossimo la triangolazione vietata con Telecom va rimossa»

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«E dunque la media company che fa capo a Vincent Bolloré dovrà scendere sotto il 10% nel Biscione se avrà ancora la quota nell’incumbent delle tlc»

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«Una quota, pari al 23,94% del capitale ordinario, che proprio ieri la Consob ha ritenuto debba essere qualificata come «partecipazione di controllo di fatto ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile e dell’articolo 93 del Tuf, oltre che della disciplina in materia di operazioni con parti correlate»

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In parole poverissime, Vivendi si è presa Mediaset ed adesso Tim – Telecom.

Vivendi si muove avendo Mr Macron alle spalle, mentre il Governo Gentiloni fa da palo. Nessuno se ne era accorto prima: proprio nessuno.

Non esprimiamo il nostro punto di vista per non incorrere in una denuncia penale.


La Stampa. 2017-09-13. Consob: Vivendi controlla di fatto Tim-Telecom

L’esito dell’istruttoria sul ruolo dei francesi nel gruppo telefonico. Tim annuncia che farà ricorso.

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«Ad esito di una approfondita analisi della normativa in vigore e degli elementi di fatto la Consob ha concluso che la partecipazione di Vivendi in Tim debba essere qualificata come una partecipazione di controllo di fatto».  

Così la Consob, che in un comunicato sintetizza l’esito dell’istruttoria sulla posizione del gruppo francese in Tim-Telecom. L’autorità di controllo dei mercati è arrivata ad una conclusione opposta a quella di Vivendi, che sosteneva trattarsi di semplice «direzione e coordinamento».  

In serata, Tim ha emesso un comunicato in cui annuncia il ricorso: «Da un preliminare esame, si rileva che il provvedimento si discosta in maniera rilevante dalla consolidata interpretazione in materia di controllo societario, cui TIM (e ragionevolmente il mercato intero) si è sempre costantemente e rigorosamente attenuta. 

La Società porrà in essere le azioni legali a propria tutela nelle sedi competenti, sicura della correttezza dei propri comportamenti e della solidità delle proprie argomentazioni». 


Sole 24 Ore. 2017-09-13. Consob: Vivendi controlla di fatto Tim-Telecom. La replica: «Faremo ricorso»

Vivendi sotto il fuoco incrociato di Consob e Agcom. L’Authority delle comunicazioni ha preso atto del piano per sterilizzare il 20% dei diritti di voto in Mediaset, senza recedere però sul punto fondamentale: entro il 18 aprile dell’anno prossimo la triangolazione vietata con Telecom va rimossa. E dunque la media company che fa capo a Vincent Bolloré dovrà scendere sotto il 10% nel Biscione se avrà ancora la quota nell’incumbent delle tlc. Una quota, pari al 23,94% del capitale ordinario, che proprio ieri la Consob ha ritenuto debba essere qualificata come «partecipazione di controllo di fatto ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile e dell’articolo 93 del Tuf, oltre che della disciplina in materia di operazioni con parti correlate».

Con una serie di conseguenze di non poco conto. Da una parte, finchè non sarà stata ceduta la partecipazione in eccesso, nessun accordo tra Vivendi, Telecom e Mediaset potrà essere autorizzato dall’Agcom: così stando le cose, sfuma la possibilità di un’offerta congiunta per i diritti del calcio all’asta di fine anno. Dall’altra Vivendi dovrà probabilmente consolidare l’ingente debito Telecom (circa 25 miliardi al netto della cassa, mentre a luglio la posizione netta di Vivendi era già negativa per 1,8 miliardi), un obbligo che dovrà essere fatto valere dall’Amf, l’Autorità di mercato transalpina con la quale la Consob è già in contatto.

Ma soprattutto, a questo punto, scatterà, senza più alcun dubbio, l’obbligo di notifica al Governo del controllo di Vivendi su Tim, aprendo il vaglio della procedura golden power per l’eventuale esercizio dei poteri speciali, una fase che potrebbe prolungarsi per tre mesi e durante la quale è dubbio che possano essere compiuti atti di esercizio del controllo.

Telecom, da parte sua, ha già preannunciato ricorso contro la decisione della Consob, mentre analoga presa di posizione è arrivata da Parigi in tarda serata. «Da un preliminare esame – sottolinea la nota della società di tlc presieduta da Arnaud de Puyfontaine (che è anche ceo di Vivendi, nonchè ad di Tim ad interim) – si rileva che il provvedimento si discosta in maniera rilevante dalla consolidata interpretazione in materia di controllo societario, cui Tim (e ragionevolmente il mercato intero) si è sempre costantemente e rigorosamente attenuta. La società porrà in essere le azioni legali a propria tutela nelle sedi competenti, sicura della correttezza dei propri comportamenti e della solidità delle proprie argomentazioni».

Consob però la vede diversamente: la sua posizione è articolata in una motivazione protocollata di 22 pagine dalle quali emerge anche che il collegio sindacale di Telecom si è dissociato dal consiglio, sostenendo argomentazioni che hanno portato alle stesse conclusioni della commissione presieduta da Giuseppe Vegas. In particolare, il 5 settembre scorso, i sindaci Telecom hanno inviato alla Consob una nota con la quale hanno comunicato di aver terminato l’istruttoria volta a verificare la sussistenza del controllo di Vivendi «ai fini degli articoli 93 del Tuf e 2359 del codice civile, nonchè ai fini dell’Ifrs 10». «All’unanimità», è scritto, «il collegio sindacale ritiene che ricorrano le condizioni per qualificare Vivendi come controllante di Telecom Italia», valutazioni che «discendono da e trovano conferma nel concorso di diverse circostanze riscontrate riconducibili al periodo precedente l’assemblea del 4 maggio (nella quale Vivendi ha nominato 10 consiglieri su 15, ndr), agli esiti della stessa e alla situazione attuale».

Ad ogni modo Consob si è richiamata al concetto dell’articolo 2359 del codice civile nel quale si definisce come controllante anche un soggetto in grado di esercitare un’influenza dominante su una società. In questo caso, con il meccanismo del voto di lista e l’azionariato frazionato di Telecom, l’Authority ha sottolineato come il titolare di una partecipazione di maggioranza relativa come quella di Vivendi sia in grado di esprimere la maggioranza dei consiglieri, dal momento che i fondi presentano solo liste “corte”, non essendo il loro intervento finalizzato al controllo della società. Oltretutto, per la Consob, l’attività di direzione e coordinamento, ufficializzata il 27 luglio su Tim da De Puyfontaine, «non è esercitabile senza disporre del controllo ex articolo 2359 del codice civile».L’elenco delle “prove indiziarie” è lungo.

Nel documento Consob si citano le seguenti. Tre amministratori dei dieci di designazione Vivendi ricoprono ruoli dirigenziali di vertice nel gruppo francese (il ceo De Puyfontaine, il direttore finanziario Hervè Philippe, il capo del legale Frèdèric Crépin). La nomina di presidente esecutivo di De Puyfontaine. La ricostituzione del comitato strategico con due consiglieri su cinque che fanno parte del top management di Vivendi e un solo consigliere di minoranza. La composizione dei comitati interni al cda, caratterizzata dalla presenza maggioritaria di consiglieri tratti dalla lista di Vivendi. L’impegno assunto da Vivendi con la Ue, nell’ambito dell’iter autorizzativo ai fini antitrust per il controllo di fatto su Tim, a far sì che quest’ultima ceda la quota in Persidera (la società che detiene i mux, i canali tv per la trasmissione in digitale terrestre).

La risoluzione del rapporto con il precedente ad Flavio Cattaneo «su esclusiva iniziativa del consigliere De Puyfontaine, a seguito di una discussione con il dottor Cattaneo avente ad oggetto cambiamenti nel management con il possibile coinvolgimento di Amos Genish (manager del gruppo Vivendi) quale direttore generale con deleghe». La decisione del cda di attribuire temporaneamente le deleghe di ad a De Puyfontaine. L’ingresso nel management di Tim di Genish, quale direttore operativo. La sottoscrizione da parte del consigliere De Puyfontaine di un «dettagliatissimo term sheet con Canal Plus».

La circostanza che rilevanti delibere del cda di Tim in materia organizzativa a partire dal 4 maggio siano state adottate sempre a maggioranza, pare di capire perciò col dissenso costante dei consiglieri di minoranza espressi dai fondi.Sul versante Agcom, il consiglio dell’Auhtority delle comunicazioni si è invece limitato a «prendere atto delle integrazioni alla proposta di piano di Vivendi». Il piano è stato reso pubblico, dopo aver consultato la Consob, ed è disponibile sul sito dell’Agcom. Una nota Agcom spiega che «il piano indica le condizioni per individuare il soggetto indipendente il cui nominativo sarà previamente sottoposto all’Autorità unitamente al relativo mandato. A tale soggetto dovranno essere trasferite le quote di partecipazione in Mediaset eccedenti il decimo del totale dei voti esercitabili nell’assemblea degli azionisti della società».

L’Autorità, dunque, «vigilerà sulla concreta attuazione dell’impegno a rimuovere la posizione vietata, entro il termine fissato dalla citata delibera». «Resta ferma, in ogni caso, l’attività di monitoraggio di Agcom volta a verificare che Vivendi SA non eserciti comunque un’influenza notevole su Mediaset, ai sensi dell’art. 2359 comma 3 del codice civile».

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