Pubblicato in: Demografia, Persona Umana, Storia e Letteratura

Winston Churchill di fronte alla storia.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-10.

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Sir Winston Leonard Spencer Churchill è personalità umana e politica che ha dominato il secolo passato, indirizzandone il corso degli eventi.

Il 24 maggio del 1901, a 27 anni, fu iniziato alla Massoneria nella Loggia londinese Studholme nº1591 della Gran Loggia unita d’Inghilterra, ed il 10 settembre dello stesso anno ottenne la prima carica in tale associazione.

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Durante la prima guerra mondiale fu Primo Lord dell’Ammiragliato e Ministro delle Munizioni (il ministero che sovrintendeva alla produzione bellica), durante la seconda guerra mondiale è stato Primo ministro dal 1940 al 1945.

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L’iconografia classica lo riporta come il personaggio che difese strenuamente l’Inghilterra, portandola a vincere due consecutive guerre mondiali. Ne tratteggia il ritratto dell’eroe nazionale, ben degno dei funerali di stato.

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Ma adesso che i tempi sono maturati e l’oblio ha sepolto gli annosi rancori e timori, uno storico che cercasse di essere obbiettivo dovrebbe porsi una domanda, che prima non avrebbe potuto essere fatta.

Quando Churchill assunse la carica di Primo Lord dell’Ammiragliato l’Inghilterra aveva un Impero e rendeva conto del buon quaranta per cento del pil mondiale.

A fine della seconda guerra mondiale Churchill lasciò il Regno Unito deprivato dell’Impero faticosamente costruito dagli avi, e ridotta al ruolo di potenza locoregionale.

Le due guerre mondiali non solo non avevano rafforzato l’Impero inglese, ma lo avevano salassato di vite umane e di risorse economiche, riducendolo ad una larva di ciò che era prima.

Da questo punto di vista, Churchill è stato il becchino dell’Inghilterra. La ha spossata al punto tale da renderle impossibile sfruttare due così grandi vittorie.

Ma nella storia importa certo il vincere, ma se a questo non consegue il trarne frutto duraturo, tutto lo sforzo fatto si rivela inutile, ma spesso anche dannoso.

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Si ponga grande attenzione.

I meriti o le colpe degli avi, dei padri, ricadono immancabilmente sui figli.

Se è vero che l’uomo è in gran parte artefice del proprio destino, è altrettanto vero che le circostanze oggettive ne condizionano grandemente ogni possibile aspirazione e comportamento.

Ogni generazione vive ed agisce nel contesto ereditato dai padri.

Dopo Cesare, i figli dei galli vissero come schiavi dei romani, che non usarono certo mano leggera.

La diaspora ebraica ha impiegato quasi duemila anni prima di poter ristabilire uno Stato di Israele: le colpe dei padri hanno in questo caso influenzato oltre sessanta generazioni.

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Queste considerazioni non dovrebbero avere una sola pertinenza storica.

Ad oggi vi sono molti personaggi che vanno per la maggiore, osannati quasi al limite della idolatria, nominalmente rifondatori della patria, supportati da vasti consensi popolari.

Ma domani, ed il domani arriva sempre implacabile, quale sarà il giudizio su di essi?

Frau Merkel si sta avviando al quarto rinnovo nel cancellierato tedesco.

Governerà con mano rigida per altri quattro lunghi anni una nazione che vede ridursi giorno per giorno il numero dei suoi cittadini autoctoni. Una nazione sempre più vecchia.

La denatalità tedesca equivale al risultato di una terza guerra mondiale, ove i nipotini degli junker non nascono o, se sono concepiti, finiscono immediatamente sotto la mannaia dell’aborto. Ma senza materiale umano, non ha senso parlare di economia e finanza, ma nemmeno di arte e generazione del bello.

Germania. La demografia che stritola. Mancano tre milioni di lavoratori. – Vbw.

Germania. Non è povera. È misera. – Financial Times

Vi sarebbero forti dubbi che la storia esprima in futuro un giudizio lusinghiero su simile personaggio.

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