Pubblicato in: Banche Centrali, Economia e Produzione Industriale, Sistemi Economici

Liquidità. Uno dei grandi problemi dell’Occidente.

Giuseppe Sandro Mela

2017-09-09.

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Quello della liquidità è uno dei maggiori problemi dell’Occidente.

Se non si leggono con attenzione le contabili, non si avrebbe la percezione né della sua esistenza né della sua entità né, infine, dei pericoli che racchiude.

Bank of America ha calcolato che le ventiquattro maggiori aziende americane detengono circa 1,010 miliardi Usd di liquidità, depositata per la maggior quota all’estero, fuori dagli Stati Uniti.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg.

In Occidente aziende e privati detengono un po’ più di 10,000 miliardi sostanzialmente liquidi ed altrettanto sostanzialmente fuori dalle lunghe mani del fisco locale.

È una cifra immane, che si aggira come l’Olandese Volante nelle piazze finanziarie alla ricerca di una impossibile collocazione. Mobilissima nel fuggire ogni forma di imposta e balzello, timorosa come un leprotto, ma all’occasione vorace come una tigre affamata. In poche parole è un elemento di instabilità.

Anche con tutti gli artifizi della finanza creativa non riesce a trovare un posto ove riposare in pace, rendendo il giusto in un’allocazione tranquilla.

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Se solo si potesse parlare tralasciando il politicamente corretto e dicendo almeno uno straccetto di verità, il problema sarebbe davvero semplice.

Negli ultimi trenta anni, ma soprattutto nell’ultimo decennio, in Occidente la produzione è stata severamente penalizzata da una lunga serie non solo di tasse e balzelli, ma anche e soprattutto di normative che hanno messo in moto un moloch burocratico che ne impedisce la nascita, la crescita e la sopravvivenza. Le multinazionali sopravvivono solo ripartendo oculatamente gli utili nelle diverse zone di investimento, ed andando a produrre altrove. E ci riescono anche molto bene grazie soprattutto all’impotenza di una burocrazia sclerotica quanto ipertrofica, provinciale e, tutto sommato, sommamente ignorante.

In poche parole, imprendere in Occidente non conviene più. Conviene solo ed esclusivamente se sovvenzionati dallo stato.

Sia il micro investitore, sia quello mini oppure medio hanno gli stessi identici problemi dei grandi investitori: quando l’investimento finanziario rende più di quello nel comparto produttivo la scelta risulta essere obbligata.

In parte ciò è dovuto all’immane quantità di denaro che Fed ed Ecb hanno immesso nel sistema, ancorché in modo anomalo. Queste cifre da capogiro che non potevano per definizione arrivare alla produzione.

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Il Presidente Trump ha iniziato, cautamente, a deburocratizzare gli Stati Uniti. Siamo solo agli inizi: sarebbe ingenuo sperare in risultati immediati ed eclamptici.

Ma la strada è stata tracciata.


Sole 24 Ore. 2017-09-03. Le aziende Usa scoppiano di liquidità: oltre mille miliardi $, Apple in testa.

Complice un trimestre che ha fatto il pieno di utili come non si vedeva da oltre un decennio, i big della Corporate America continuano a mettere in cascina liquidità. Stando ai calcoli fatti da Bank of America sulla base dei risultati del secondo trimestre, 24 delle maggiori aziende americane hanno superato i mille miliardi di dollari di cash, in gran parte detenuto all’estero. E per buona pace di Donald Trump, che aveva ventilato l’idea di un condono per il rimpatrio degli utili, questa montagna di dollari non sembra al momento pronta per rientrare in patria.

Nel secondo trimestre 2017 le 24 aziende hanno ulteriormente aumentato il livello di liquidità nelle loro casse, raggiungendo 1,01 trillioni di dollari, per più dell’80% detenuti all’estero.

A guidare la classifica del cash sono i big dell’hi-tech, con in testa ancora una volta Apple con un portafoglio di liquidità che arriva a 261,5 miliardi di dollari, per il 94% parcheggiati al di fuori dei confini Usa. La società della mela tiene a netta distanza Microsoft (133 miliardi, 96% all’estero), Alphabet, la casa madre di Google (94,7 miliardi, 61%), Cisco (68 miliardi, 96%) e Oracle (66,1 miliardi, 82%). In totale le prime cinque società, tutte appartenenti al mondo hi-tech, valgono 623 miliardi di liquidità, pari a più della metà delle prime 24.

Per trovare la prima società non tecnologica bisogna arrivare alla sesta posizione, dove si trova General Eletric, con cash per 44 miliardi di dollari, dei quali “solo” il 78% si trova all’estero.

La liquidità è in netta maggioranza detenuta sotto forma di bond, sia societari che titoli pubblici, il che fa concludere a Bank of America che le aziende non si stanno preparando a riportarla in patria: «Dal momento che il 70% degli incasi del secondo trimestre è stato investito in corporate bond, non c’è nessuna evidenza che le aziende stiano rendendo più liquide le loro posizioni cash in vista di un possibile rimpatrio delle liquidità all’estero», afferma la banca.

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