Pubblicato in: Persona Umana

Era talmente ricco da potersi permettere la dentiera.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-09.

Edentulia

Caratteristica della grande ritrattistica a partire dall’epoca rinascimentale è quella di raffigurare le persone a bocca chiusa. Il motivo era semplicemente banale: la gran parte delle persone nel migliore dei casi aveva perso un buon numero di denti, ma molti erano del tutto edentuli.

È con l’avvento delle protesi dentarie che si iniziano a vedere i sorrisi, quasi sempre artificiali nella sostanza ed anche nell’umore delle persone: sorrisi di circostanza. Ma con le protesi dentarie è anche aumentato il numero di mele consumate sulle tavole imbandite.

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Le prime protesi dentali degne di quel nome risalgono al 1770. Erano fatte di porcellana e vennero applicate per la prima volta dal francese Alexis Duchâteau di Saint-Germain-en-Laye.

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«Oltre ad essere stato il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington fu anche una delle prime persone a portare una protesi mobile. Cominciò a perdere i suoi denti quando era ancora molto giovane: già al ventiquattresimo anno di vita non aveva più denti.

Si crede sia accaduto a causa della malattia parodontale. Il presidente inoltre soffriva forti dolori dovuti alle afte e agli ascessi, ai quali seguiva quasi sempre l’estrazione del dente di turno.

Questa mancanza di denti preoccupava molto George Washington a tal punto che in occasione della sua investitura, durante il ritratto ufficiale, mise del cotone all’interno delle labbra così da non far notare la mancanza dei denti.

Per risolvere i suoi problemi dentali frequentò diversi dentisti, che però gli proposero sempre dentiere scomode e poco funzionali. Quando George incontrò John Greenwood, trovò finalmente il suo dentista di fiducia. Il Dr. Greenwood ha la fama di essere il fondatore dell’odontoiatria scientifica negli Stati Uniti.

Lui disegnò una delle prime protesi dentali con i denti in avorio d’elefante e ippopotamo fissati in oro. Greenwood ne realizzò diverse per il presidente, che le considerava così preziose a tal punto che fu sepolto con indosso una dentiera.»  [Fonte]

Nel 1800 divennero disponibili i denti in porcellana, i quali rimpiazzarono i denti umani nella costruzione delle dentiere. Inoltre nel 1850 grazie all’invenzione della vulcanite si riuscirono a costruire dentiere con basi di appoggio non adattate alla anatomia del paziente. L’utilizzo della vulcanite abbassò il prezzo delle dentiere di 2/3 rispetto alla base in oro.

Nel 1900 con l’avvento delle resine acriliche tutto è cambiato per semplicità, estetica, durabilità, adattabilità, comfort, facilità costruttiva.

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Il grande problema attuale delle dentiere non è più quello meramente tecnico, bensì quello economico.

Se è vero che vi siano offerte mirabolanti, con prezzi riportati a partire da seicento euro oppure cure all’estero a prezzi stracciati, è altrettanto vero che ben difficilmente il costo finale di una dentiera scende sotto i cinquemila euro.

In altri termini, gli italiani si portano in bocca un investito di quasi ottanta miliardi e che richiede una continua manutenzione.

Sono costi non riconosciuti dal Servizio Sanitario Nazionale.

L’Istat ha rilasciato il 13 luglio un interessante Report.

«Nel 2016 si stima siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742mila individui.

Nel 2016 l’incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con tre o più figli minori, coinvolgendo nell’ultimo anno 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016).

Anche la povertà relativa risulta stabile rispetto al 2015. Nel 2016 riguarda il 10,6% delle famiglie residenti (10,4% nel 2015), per un totale di 2 milioni 734mila, e 8 milioni 465mila individui, il 14,0% dei residenti (13,7% l’anno precedente).

Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%).

La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani: raggiunge il 14,6% se la persona di riferimento è un under35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne

L’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%)»

Riassumendo: circa dodici milioni di persone sono in Italia esclusi dalla protesistica dentale per motivi economici. Ma sembrerebbe essere molto verosimile che il loro numero sia decisamente maggiore.

«Stando alle rilevazioni dell’Istat, nel 2014 il 12% degli italiani di età superiore a 13 anni non ha potuto andare dal dentista per motivi economici. È inoltre aumentato dal 24% al 29,2% il numero di persone che ha scelto di dilazionare le visite odontoiatriche in un arco temporale più lungo, da uno a tre anni»

Ma nel 2017 la situazione è ben peggiorata.

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Ma l’impossibilità a masticare regolarmente non costituisce soltanto un severo tribolo personale.

Esso comporta anche ampie conseguenze sociali.

La prima e più evidente è la malnutrizione che consegue al deficit masticatorio: la persona riduce per forza di cose la fase fisiologica di digestione orale dei cibi. Con tutte le relative conseguenze.

La seconda e meno evidente è la ripercussione sul mercato alimentare.

Quanti masticano male o non riescono affatto a masticare e devono orientarsi per forza di cose su cibi semisolidi o stracotti, evitando gli alimenti consistenti o francamente duri. Ben difficilmente un edentulo può permettersi di mangiare una bistecca, sia pur essa una chianina: sarebbe impossibile masticarla. Similmente, ben difficilmente un edentulo potrebbe guastarsi delle noccioline o delle noci. Si pemsi anche solo al mercato del torrone.

Conclusione.

Il volume di affari dei tecnici odontoiatri e dei dentisti in rapporto alla popolazione costituisce un indice indiretto ma efficace sul reale livello di ricchezza di una nazione. E, diciamolo pure francamente, l’Italia non brilla.

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