Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Macron e Merkel. Vogliono uno stato europeo, con loro egemoni.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-09-05.

France's President Emmanuel Macron Hosts Joint Cabinet Meeting With Germany's Chancellor Angela Merkel

Volenti o nolenti per molti anni la Francia sarà governata da Mr Macron e la Germania da Frau Merkel.

Se nell’Unione Europea queste due nazioni possono esercitare un grande peso, in sede internazionale ogni giorno che passa stanno perdendo terreno. Questa discrasia porta come conseguenza alla divergenza degli interessi strategici, elemento cardine degli insuccessi politici ed economici delle nazioni.

Non è solo questione di differenze di vedute e differenze caratteriali: il vero fatto è che gli interessi francesi differiscono da quelli tedeschi, anzi, vi si oppongono.

– Se la Francia vorrebbe un’Unione Europea governata dai francesi, La Germania vorrebbe un’Unione Europea governata dai tedeschi.

«For electoral purposes, a rhetorical alliance based on constructive ambiguity is fine. In building a stronger Europe, France and Germany will need real innovations and a genuine meeting of minds.»

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«Two very different ideas about the EU’s future are in contention.»

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«The first, advanced by France’s new president, Emmanuel Macron, calls for closer fiscal integration — in effect, to align European governance more closely with the demands of the single-currency system»

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«The other, preferred by Merkel’s Christian Democratic Union and its allies, pays lip service to the EU ideal of “ever closer union” but opposes fiscal-policy integration and the big new EU budget that would go with it.»

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«Merkel told reporters recently that she supports the idea of a euro-zone finance minister and a euro-zone budget»

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«Consistent with this idea, Merkel also expressed support for a European Monetary Fund, modeled on the International Monetary Fund, which would provide financial aid — conditional on policy reform — to distressed economies»

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«Without it, economic prospects will diverge too widely from country to country — as Europe’s experience since the crash shows. Those divergences then become a source of acute political stress.»

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Il problema evidenziato dall’articolista di Bloomberg è reale e severo.

Se da una parte alla fine sarà risolto con un compromesso, dall’altra questo compromesso risulterà essere del tutto insufficiente a redimere la situazione politica ed economica dell’Unione Europea, della Francia e della Germania.

Un’ultima considerazione.

Correttamente il giornalista si è focalizzato nel cercare di spiegare il problema in termini europei, ma ciò non toglie che esso trascenda i confini dell’Unione.

L’Eurozona vive ed agisce in un contesto mondiale in rapidissima evoluzione e che non si ferma certo per aspettare che i tempi maturino in Europa.

Sarebbe davvero opportuno razionalizzare come l’Eurozona valga il 10% del sistema economico mondiale, misurato in termini di pil ppa, ossia di potere reale di acquisto. È sicuramente un valore di tutto rispetto, ma non di portata tale da poter condizionare il restante 90%.

Questa semplice considerazione indurrebbe a ritenere che molto verosimilmente alla fine l’Unione Europea sarà costretta dai fatti ad assumere le iniziative così come saranno suggerite più dalle realtà a lei esterne che in base ai propri interessi.


Bloomberg. 2017-09-01. Getting Serious About Europe’s Fiscal Future

Constructive ambiguity isn’t good enough.

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In her re-election campaign, which seems to be going well, German Chancellor Angela Merkel has so far succeeded in avoiding controversy over a potentially divisive issue: the European Union’s fiscal prospects. After the election, this question will refuse to be ignored.

Two very different ideas about the EU’s future are in contention. The first, advanced by France’s new president, Emmanuel Macron, calls for closer fiscal integration — in effect, to align European governance more closely with the demands of the single-currency system. The other, preferred by Merkel’s Christian Democratic Union and its allies, pays lip service to the EU ideal of “ever closer union” but opposes fiscal-policy integration and the big new EU budget that would go with it.

Sooner or later, this fundamental disagreement will have to be resolved.

Merkel told reporters recently that she supports the idea of a euro-zone finance minister and a euro-zone budget. The new minister’s job would be confined to making EU policy-making more coherent, and the budget would be used to disburse limited funds to countries undergoing economic reform. Consistent with this idea, Merkel also expressed support for a European Monetary Fund, modeled on the International Monetary Fund, which would provide financial aid — conditional on policy reform — to distressed economies.

These aren’t bad ideas. But they fall far short of the system that would be needed to let the EU function well as a single-currency area. The real fiscal counterpart to the euro’s fixed-exchange-rate system is a so-called “transfer union” of the kind that spans the U.S. and that operates within the euro area’s separate national economies.

Such a system requires, for instance, a common unemployment-insurance program, enabling stabilizing flows of resources from regions doing well to regions doing less well. Lacking the flexibility afforded by movable exchange rates within the euro bloc, this kind of deeper fiscal integration is crucial. Without it, economic prospects will diverge too widely from country to country — as Europe’s experience since the crash shows. Those divergences then become a source of acute political stress.

There’s no disguising that a fiscal system of this kind might involve persistent infusions from the union’s most successful economies — Germany, above all — to its least successful economies, including Greece, Portugal, and lately Italy. That’s why resistance to the idea in Germany is strong, and why Merkel and Macron are talking about two different things when they say “a budget for the euro area.”

A European fiscal union as far-reaching as America’s may be unattainable for the foreseeable future. But deliberate steps in that direction — bigger steps than creating a minister with little power and a budget with hardly any money — will be required to let the union prosper as it should. In the interim, moreover, greater fiscal flexibility than Germany prefers should at least be entertained for countries stuck on a path of slower growth.

For electoral purposes, a rhetorical alliance based on constructive ambiguity is fine. In building a stronger Europe, France and Germany will need real innovations and a genuine meeting of minds.

[Traduttore automatico]

Ottenere un’immagine seria del futuro fiscale dell’Europa

Nella sua campagna di rielezione, che sembra andare bene, la Cancelliera tedesca Angela Merkel è riuscita finora ad evitare controversie su una questione potenzialmente divisoria: le prospettive fiscali dell’Unione europea. Dopo le elezioni, la questione non sarà più ignorata.

Sono in discussione due idee molto diverse sul futuro dell’UE. La prima, avanzata dal nuovo presidente francese Emmanuel Macron, richiede una maggiore integrazione fiscale, in effetti, per allineare maggiormente la governance europea alle esigenze del sistema della moneta unica. L’altra, preferita dall’Unione Cristiana Democratica e dai suoi alleati di Merkel, è a favore dell’ideale dell’Unione europea di “unione sempre più stretta”, ma si oppone all’integrazione della politica fiscale e al nuovo bilancio dell’Unione europea che ne deriverebbe.

Prima o poi, questo disaccordo fondamentale dovrà essere risolto.

Merkel ha recentemente dichiarato ai giornalisti di sostenere l’idea di un ministro delle Finanze della zona euro e di un bilancio della zona euro. Il compito del nuovo ministro si limiterebbe a rendere più coerente la politica dell’UE e il bilancio verrebbe utilizzato per erogare fondi limitati ai paesi in via di riforma economica. Coerentemente con questa idea, Merkel ha anche espresso sostegno a un Fondo monetario europeo, sul modello del Fondo monetario internazionale, che fornirebbe un aiuto finanziario – condizionato alla riforma delle politiche – alle economie in difficoltà.

Queste non sono idee cattive. Tuttavia, sono ben al di sotto del sistema che sarebbe necessario per consentire all’UE di funzionare bene come un’area a moneta unica. La contropartita fiscale reale del sistema di cambio fisso dell’euro è una cosiddetta “unione di trasferimento” del tipo “transfer union” che attraversa gli Stati Uniti e che opera all’interno delle economie nazionali separate dell’area dell’euro.

Un sistema di questo tipo richiede, ad esempio, un programma comune di assicurazione della disoccupazione, che permetta di stabilizzare i flussi di risorse dalle regioni che vanno bene alle regioni che fanno meno bene. Senza la flessibilità offerta dai tassi di cambio mobili all’interno del blocco euro, questo tipo di integrazione fiscale più profonda è fondamentale. Senza di essa, le prospettive economiche divergeranno troppo ampiamente da un paese all’altro, come l’esperienza dell’Europa dopo il crollo dimostra. Tali divergenze diventano poi fonte di forte stress politico.

Non c’è nulla che nasconda che un sistema fiscale di questo tipo potrebbe comportare persistenti infusioni dalle economie più riuscite dell’Unione – la Germania, soprattutto – alle sue economie meno riuscite, tra cui la Grecia, il Portogallo e ultimamente l’Italia. Ecco perché la resistenza all’idea in Germania è forte, e perché Merkel e Macron parlano di due cose diverse quando dicono “un bilancio per l’area dell’euro”.

Un’unione fiscale europea di portata quanto quella americana potrebbe essere irraggiungibile nel prossimo futuro. Ma i passi deliberati in quella direzione – passi più grandi rispetto alla creazione di un ministro con poco potere e un bilancio con quasi tutti i soldi – saranno necessari per permettere al sindacato di prosperare come dovrebbe. Nel frattempo, inoltre, una maggiore flessibilità fiscale rispetto alla Germania dovrebbe essere almeno prevista per i paesi bloccati su un percorso di crescita più lenta.

A fini elettorali, un’alleanza retorica basata su un’ambiguità costruttiva va bene. Per costruire un’Europa più forte, Francia e Germania avranno bisogno di innovazioni reali e di un vero incontro di vedute.

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