Pubblicato in: Sistemi Politici, Unione Europea

Populismo. Cosa sia e come lo quantizzi il Populism Index (Epicentric)

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-16.

2017-07-21__Populismo__001

In Europa il “populismo” vale circa 55 milioni di voti, governa in Polonia, Ungheria e Grecia ed è nei governi di nove stati dell’Unione. È sottorappresentato nei parlamenti rispetto alla sua presenza percentuale a causa dei sistemi elettorali, ma ancora un qualche incremento e la situazione si rivolterà: saranno i “populisti” a godere dei premi di maggioranza. Ed allora si toglieranno i sassolini, piccoli e grandi, dalle scarpe.


*

Questa è la definizione che ne da Treccani.

«populismo s. m. [dall’ingl. populism (der. di populist: v. populista), per traduz. del russo narodničestvo]. – 1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizî del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale. 2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione. In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra

*

Questa invece è la definizione che ne da il dizionario de Il Corriere della Sera.

«1 Atteggiamento o movimento politico tendente a esaltare il ruolo e i valori delle classi popolari

2 spreg. Atteggiamento demagogico volto ad assecondare le aspettative del popolo, indipendentemente da ogni valutazione del loro contenuto, della loro opportunità

3 Movimento rivoluzionario russo della fine del sec. XIX, che propugnava l’emancipazione delle classi contadine e dei servi della gleba attraverso la realizzazione di una sorta di socialismo rurale

4 In ambito artistico, raffigurazione idealizzata del popolo, presentato come modello etico positivo»

*

Differente ancora la definizione data da Wikipedia.

«Il populismo (dall’inglese populism, derivato da populist tramite traduzione del russo народничество: narodničestvo) instaura “una relazione diretta, non tradizionale, tra le masse e il leader, che porta a quest’ultimo sia la fedeltà delle prime, sia il loro sostegno attivo nella sua ricerca del potere, e questo in funzione della capacità carismatica del leader di mobilitare la speranza e la fiducia delle masse nella rapida realizzazione delle loro aspettative sociali nel caso in cui egli acquisti un potere sufficiente” ….

Il largo uso che i politici e i mass media fanno del termine “populismo” ha contribuito a diffondere la tendenza – spesso a scopo denigratorio – a definire “populisti” attori politici dal linguaggio poco ortodosso e aggressivo, i quali demonizzano le élite ed esaltano “il popolo” come fonte unica di legittimazione del potere. Tale legittimazione è considerata di per sé sufficiente a giustificare un superamento dei limiti di diritto posti dalla Costituzione all’esercizio del potere politico stesso ….

Tuttavia per altri, la parola conserva il senso dispregiativo sinonimo di demagogia.»

* * * * * * * *

Come si constata, il termine populismo è utilizzato con accezioni anche molto diverse e ben raramente chi lo usa si perita di definire a cosa effettivamente si riferisca. Fatto questo che genera soltanto confusione in un campo già ben confuso. Spesso gli rimarrebbe difficile.

Si noti come anche i termini “sinistra” e “destra” risultino essere obsoleti, atti a descrivere eventi del secolo scorso.

In linea generale, si potrebbe tentare di definire il populismo come

«movimento politico privo di ideologia od idee preconcette, che si rifà soltanto alle esigenze che emergono dalla gente comune piuttosto che dalle élite.»

Va di conserva come il populismo così definito non possa riconoscersi nelle socialdemocrazie e nei partiti popolari, ossia in quelli che furono i partiti tradizionali europei, e dei quali esitano i resti.

Denominare anti-establishment i populisti è comodo ma riduttivo: la caratteristica dei populisti è quella di personificare un metodo di pensiero ed azione empirico, non supervisionato.

Resta dunque facile comprendere lo sconcerto dei partiti tradizionali al suo emergere e l’incomunicabilità tra le due sponde.

Altro tratto peculiare dei populisti è quello di rifarsi alle tradizioni popolari religiose, storiche, culturali, privilegiando l’attenzione alla condizione economica della gente comune: nessuno misconosce l’importanza ed il ruolo dei ricchi, ma i populisti sono più attenti alle esigenze delle classi reddituali medio – basse. E questo costituisce un punto di forza nelle nazioni dove si vota a suffragio universale: anche i meno benestanti votano.

Questi due elementi caratteristici rendono i populisti diametralmente opposti ai partiti tradizionali, liberal o socialisti. Poi, ovviamente, in ogni nazione essi hanno assunto connotazioni peculiari, ma questa è una differenziazione applicativa, che non intacca i principi di base.

Un grande elemento di sconcerto è determinato dal fatto che per i partiti tradizionali resta impossibile distinguere tra azione e motivazione: danno per scontato che ogni azione sia stata fatta in ossequio ad una teoria. Ci spiegheremo con un esempio. Nazionalizzare o privatizzare un’azienda per i partiti tradizionali sarebbe manovra tipica della sinistra la prima, della destra la seconda. Per un partito empirista, la scelta dipende esclusivamente dalle esigenze attuali del sistema. Questo è il motivo per cui i populisti sono etichettati come se fossero simultaneamente di sinistra o di destra, mentre in realtà non appartengono ad alcuna di queste due categorie mentali.

* * * * * * * *

«Uno studio fotografa l’ascesa delle forze anti sistema: superati anche i liberali. E prevede un aumento: il loro numero crescerà dopo il voto in Italia e Austria»

*

«On average, around a fifth of the European electorate now vote for a left- or right-wing populist party. In other words, 55.8 million people voted for these parties during European countries’ latest general elections»

*

«Hungary, Poland and Greece are the European countries where anti-establishment parties are the strongest»

*

«At the same time, nine European countries (including seven EU Member States) have populist parties in government»

*

«Più di 1300 seggi parlamentari, un piede (a volte anche due) in nove governi in carica e un quinto degli elettori sotto le proprie bandiere»

*

«La crisi economica e quella dei rifugiati – sottolinea il report – hanno aiutato questi movimenti a guadagnare il “momentum”».  

*

«Chi considera la questione chiusa con le elezioni in Francia e Olanda è meglio che cambi idea»

* * * * * * * *

Sarà infatti ben difficile che il populismo declini fino a tanto che sussisteranno situazioni economiche disperanti quale queste esposte a seguito.

2017-07-29__Populismo__005

Il 16.3% della popolazione dell’Europa a 28 giace in fascia di povertà. Si. Anche la Germania non sta per nulla bene: 17.1% contro il 18.1% del Portogallo.

Ma il dato diventa drammatico se si considerano i disoccupati. Giacciono sotto la soglia di povertà il 47.2% nell’Europa 28, il 67.4% in Germania, il 50.5% in Bulgaria. Si noti con attenzione come la Germania sia conciata peggio della Bulgaria così come di tutte le altre nazioni dell’Unione.

Questi pochi, semplici dati, la contano lunga sul perché sia nato e debba crescere il populismo: verosimilmente la sua crescita seguirà passo passo quello del numero di persone sotto la fascia di povertà.

I partiti tradizionali hanno fallito. Le ideologia non sono commestibili.

*

A molti sembrerebbe sfuggire come la marea crescente del populismo in Europa sia stata momentaneamente fermata in via amministrativa, non in via politica. Il sistema elettorale francese, oltre ovviamente alla abilità dimostrata da Mr Macron, ha sicuramente permesso la elezione di un presidente e di un governo legale e stabile dando al Front National solo 8 seggi parlamentari, ma basterebbe uno spostamento minimale di voti e la situazione si ribalterebbe.

La situazione europea è fluida e contraddittoria.

Se le elezioni tedesche appaiono tranquille con una riconferma di Frau Merkel a Bundeskanzlerin e con buona tenuta della Union, ossia l’unione tra Cdu e Csu, i socialdemocratici sono proiettati in calo al 24%, un severo ridimensionamento dovuto in gran parte al ritorno sulle scene domestiche di Herr Schulz. Una nuova edizione della Große Koalition sembrerebbe essere poco probabile. AfD si stabilizzerebbe attorno all’8% in sede nazionale, avendo conseguito il 4.7% nel 2013.

In Austria, ove si vota ad ottobre, le più recenti proiezioni indicherebbero l’Spö al 24%, l’Övp al 33%, Fpö al 24%, ed i Grüne all’8%. Una riedizione della Große Koalition sembrerebbe essere poco verosimile, anche per problemi di rapporti personale. Segnaliamo questo annuncio: «The SPÖ announces they are willing to enter a coalition with the far-right FPÖ, under certain conditions».

*

Ma il primo sommovimento istituzionale lo si potrebbe vedere le prossime elezioni europee, ove si voterà con il proporzionale secco. L’attuale gruppo socialista, 189 deputati, sulle attuali proiezioni dovrebbe scendere a meno di 40, mentre i populisti dovrebbero dispiegare il loro 20% – 25%, salendo a 120 – 150 deputati. Non è ancora stato annunciato a quale gruppo afferiranno i deputati eletti in Francia.

Sui dati attuali, la situazione sembrerebbe essere quella della ingovernabilità.


Epicenter. 2017-07-15. Populism Index 2017 Summary.

The 2017 TIMBRO Authoritarian Populism Index is the only Europe-wide comprehensive study that aims to shed light on whether populism poses a long-term threat to European ‘liberal’ democracies. The Index explores the rise of authoritarian populism in Europe by analysing electoral data from 1980 to summer 2017.

As the data show, Authoritarian-Populism has overtaken Liberalism and has now established itself as the third ideological force in European politics, behind Conservatism/Christian Democracy and Social Democracy.

Hungary, Poland and Greece are the European countries where anti-establishment parties are the strongest. At the same time, nine European countries (including seven EU Member States) have populist parties in government.

On average, around a fifth of the European electorate now vote for a left- or right-wing populist party. In other words, 55.8 million people voted for these parties during European countries’ latest general elections.


La Stampa. 2017-07-15. L’inarrestabile ondata in Europa, i populisti sono il terzo partito

Uno studio fotografa l’ascesa delle forze anti sistema: superati anche i liberali. E prevede un aumento: il loro numero crescerà dopo il voto in Italia e Austria.

*

Più di 1300 seggi parlamentari, un piede (a volte anche due) in nove governi in carica e un quinto degli elettori sotto le proprie bandiere. L’onda populista – o anti sistema, ma la definizione del fenomeno con un solo termine rischia di essere riduttiva – ha raggiunto il suo apice in Europa. Per il momento. Perché nessuno studio è in grado di prevedere se la parabola è destinata a diventare discendente o ascendente.  

Chi considera la questione chiusa con le elezioni in Francia e Olanda è meglio che cambi idea. Vero, i partiti «anti» sono stati spazzati via dalle vittorie dei liberali Emmanuel Macron e Mark Rutte. Ma non andrebbe sottovalutato il fatto che forze come il Front National e il Partito della Libertà di Geert Wilders hanno subìto un’impennata nei consensi rispetto alle precedenti elezioni. «Non ci sono segnali che il sostegno per questi partiti possa diminuire a breve termine» si legge nel report del centro studi Epicenter, che per il secondo anno ha realizzato uno studio che misura l’indice del «populismo autoritario» in Europa. Anzi, si legge nel report, «è probabile che il numero di partiti populisti al governo aumenti nel prossimo futuro, visto che Paesi come Austria e Italia andranno presto al voto». 

L’analisi parte da lontano, dal 1980 ai giorni nostri. E negli anni questa «famiglia politica» ha scalato posizioni fino a diventare la terza forza a livello continentale, alle spalle dei conservatori-cristianodemocratici e dei socialdemocratici, superando i liberali. L’Indice di Epicenter ha misurato i voti reali ottenuti nelle recenti elezioni da questi movimenti in 33 Paesi (i 28 dell’Ue più Islanda, Montenegro, Serbia, Norvegia e Svizzera) e il conteggio ha toccato quota 55,8 milioni. L’esplosione del fenomeno è recentissima, basti pensare che tra il 1980 e il 2000 il loro sostegno era cresciuto solo dell’1%. Negli ultimi dieci anni, invece, è praticamente raddoppiato. Il vero salto è iniziato dopo il 2009: «La crisi economica e quella dei rifugiati – sottolinea il report – hanno aiutato questi movimenti a guadagnare il “momentum”».  

Ma c’è anche un altro fattore che non andrebbe sottovalutato e a cui l’istituto parigino Jeacques Delors ha dedicato un recente studio: il rapporto con i social network, la cui evoluzione ha seguito la stessa linea temporale. Oggi «il 50% degli adulti ha un profilo Facebook e il 50% degli under 35 lo usa per informarsi». Si sta trasformando, dicono gli esperti, in una «piattaforma per un dibattito politico anarchico». Anonimato, mancanza di oggettività, scarsità di regole e poca attenzione da parte dei «lettori» sono gli ingredienti che trasformano l’agorà digitale in terreno fertile per il consenso verso questi movimenti. Il pericolo, secondo lo studio, è che «le forme di dibattito democratico istituzionale, il processo decisionale e di supervisione democratica ne escano indeboliti».  

Quando si parla di «populismo-autoritario» (questa la definizione oggetto dello studio di Epicenter) bisogna però considerare che si ha a che fare con un universo molto vasto. Si tratta di movimenti estremamente diversi tra di loro. Gli studiosi dell’Epicenter hanno provato a definire così ciò che li lega: «Sfidano il cosiddetto consenso europeo che ha dominato le politiche del continente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale». I nemici dello «status quo», per usare un’altra espressione, dovrebbero riconoscersi almeno in uno dei seguenti punti: lotta anti-casta, promozione della democrazia diretta, insofferenza verso lo Stato di diritto, uso di «un linguaggio rivoluzionario che promette cambiamenti drammatici», richiesta di uno Stato e di un esercito più forti, spinta per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese, scetticismo verso l’Ue, l’immigrazione, la Nato, la globalizzazione e il commercio libero. 

A sua volta, il «calderone» potrebbe essere spaccato in due grandi sottocategorie: il populismo di estrema destra e quello di estrema sinistra. Che hanno registrato notevoli differenze nell’evoluzione del loro consenso. La sinistra radicale nel 1980 era al 10%, poi il declino che l’ha portata al minimo storico del 3,7% nel 2010. Negli ultimi sette anni, però, il trend è in salita: ora vale il 6.3%. Grecia, Cipro e Spagna sono gli Stati in cui è più forte, tre Paesi fortemente colpiti dalla crisi economica. Totalmente diverso il trend dell’estrema destra, che nel 1982 valeva l’1% a livello europeo e oggi è oltre il 12%. Con punte del 64-65% in alcuni Paesi post-sovietici come Polonia e Ungheria, dove le svolte autoritarie dei rispettivi governi stanno diventando un problema europeo. 

Annunci