Pubblicato in: Banche Centrali, Unione Europea

Rep Ceka. Dopo essersi sganciata dall’euro alza il tasso repo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-08-04.

Praga 001

Tutti parlano di Europa Unita e di Eurozona, ma intanto la Banca Centrale Europea fa nei fatti gli interessi di tedeschi e francesi. Qualche briciolotto ai paesi mediterranei, ma solo e soltanto briciole.

Ed i governi dell’eurozona ci vanno alla grande.

Per nostra disgrazia, l’Ecb è succube di questi politici che formano la dirigenza europea.

Il coraggio dei paesi del Visegrad è ammirevole.

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«Ricordiamo come nell’aprile scorso la divisa ceca sia stata sganciata dall’euro, dopo essere stata ancorata alla moneta unica per tre anni onde evitare un eccessivo rialzo della corona»

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«Mentre la Bce prende tempo sulla sua exit strategy, dichiarando che una riduzione del Qe è prematura perché l’inflazione non morde, nella Ue c’è qualcuno che ha fatto la prima storica mossa sul fronte tassi»

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«La Banca Centrale della Repubblica Ceca ieri ha dato il via alla stretta monetaria europea, aumentando il tasso repo a due settimane allo 0,25%, con un incremento di 0,20 punti percentuali»

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«L’ultima mossa rialzista in Europa era stata fatta dalla Banca centrale polacca nel 2012»

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«Nel Paese con il minor tasso di disoccupazione della Ue, il costo della vita galoppa infatti al di sopra del 2%, accompagnato da un inevitabile aumento dei salari»

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«Si tratta comunque di un passo storico, perché «rappresenta l’inizio di una graduale stretta monetaria, …. c’è una crescente possibilità di assistere a un secondo rialzo dei tassi cechi entro la fine dell’anno»

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«L’istituto centrale ceco ha anche aggiornato le sue previsioni di crescita economica per il 2017 dal 2,9 al 3,6% e migliorato le stime per il prossimo anno dal 2,8 al 3,2 per cento. La sua previsione di crescita per il 2019 è del 3,1 per cento.»

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Considerazioni.

– Le nazioni che si sono elette governi onesti e capaci non possono far altro che andare bene: una crescita economica del 3.6 non è un traguardo irraggiungibile, anzi. Basta solo volerlo.

– La Banca Centrale Europea è la dimostrazione vivente dell’incongruità di una banca centrale a gestire in modo unitario una realtà socioeconomica marezzata. È semplicemente impossibile fare una politica monetaria che soddisfi simultaneamente i paesi del nord e quelli del sud Europa: essi hanno esigenze divergenti.

– Gli organismi dell’Eurozona sono succubi dei desideri tedeschi e francesi: ma questa egemonia franco-tedesca sta massacrando il resto dell’Europa.


Sole 24 Ore. 2017-08-04. Praga inaugura la nuova era sui tassi: in Repubblica Ceca prima stretta monetaria nella Ue

Mentre la Bce prende tempo sulla sua exit strategy, dichiarando che una riduzione del Qe è prematura perché l’inflazione non morde, nella Ue c’è qualcuno che ha fatto la prima storica mossa sul fronte tassi. La Banca Centrale della Repubblica Ceca ieri ha dato il via alla stretta monetaria europea, aumentando il tasso repo a due settimane allo 0,25%, con un incremento di 0,20 punti percentuali: è la prima volta dopo 9 anni. I nuovi tassi di interesse sono in vigore da oggi, 4 agosto. L’ultima mossa rialzista in Europa era stata fatta dalla Banca centrale polacca nel 2012.

Immediata la reazione della corona ceca, che si è rafforzata sui massimi da tre mesi toccando la soglia psicologica di 26 corone per euro. Ricordiamo come nell’aprile scorso la divisa ceca sia stata sganciata dall’euro, dopo essere stata ancorata alla moneta unica per tre anni onde evitare un eccessivo rialzo della corona. Una politica di difesa del cambio simile a quella portata avanti dalla Banca nazionale svizzera fino al gennaio 2015.

Ma torniamo al primo rialzo dei tassi Ue: è stata in particolare la corsa dell’inflazione ad armare la mano della Banca centrale Ceca. Nel Paese con il minor tasso di disoccupazione della Ue, il costo della vita galoppa infatti al di sopra del 2%, accompagnato da un inevitabile aumento dei salari. La mossa di Praga era quindi abbastanza scontata, anche se solo la metà di un panel di analisti interpellato da Bloomberg l’aveva prevista così presto. «A differenza dell’eurozona qui i salari corrono – ha spiegato il Governatore della Banca centrale Ceca, Jiri Rusnok – anche in virtù di livelli record di occupazione». E con un Pil che si prevede cresca quest’anno del 3,6%, quasi il triplo di quello italiano, per Rusnok era difficile restare inattivo.

Si tratta comunque di un passo storico, perché «rappresenta l’inizio di una graduale stretta monetaria», come sottolinea da Londra Liam Carson, analista di Capital Economics, aggiungendo che «c’è una crescente possibilità di assistere a un secondo rialzo dei tassi cechi entro la fine dell’anno». Praga comunque si muoverà con cautela, spiega Natalia Kornela Setlak, analista di Nordea Markets, «ma grazie al rialzo dei tassi dovrebbe riuscire a raffreddare il rialzo dei prezzi e l’apprezzamento della corona». L’istituto centrale ceco ha anche aggiornato le sue previsioni di crescita economica per il 2017 dal 2,9 al 3,6% e migliorato le stime per il prossimo anno dal 2,8 al 3,2 per cento. La sua previsione di crescita per il 2019 è del 3,1 per cento.

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