Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Geopolitica Mondiale

Putin inizia a reagire alle sanzioni. Per il momento radia 755 diplomatici.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-31.

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«Russian President Vladimir Putin has announced that 755 staff must leave US diplomatic missions, in retaliation for new US sanctions against Moscow»

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«The decision to expel staff was made on Friday, but Mr Putin has now confirmed the number who must go by 1 September»

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«It brings staff levels to 455, the same as Russia’s complement in Washington»

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«This is thought to be the largest expulsion of diplomats from any country in modern history»

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«Mr Putin suggested he could consider more measures»

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«We have waited long enough, hoping that the situation would perhaps change for the better. But it seems that even if the situation is changing, it’s not for anytime soon»

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Era da molto tempo che ci si domandava fino a quando Mr Putin e la Russia avrebbero avuto pazienza.

Con questo provvedimento, estremamente severo dal punto di vista politico e diplomatico, ma ininfluente su tutti i restanti aspetti relazionali, il Kremlin dichiara esplicitamente che il momento di portare pazienza è terminato.

Ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria: per il momento la Russia risponde con una manovra diplomatica senza precedenti nella storia delle relazioni russo – americane. Per il momento, però.

Considerazioni.

– La cultura liberal, che negli Stati Uniti pervade interamente lo schieramento democratico e, parzialmente, anche quello repubblicano, propugna una visione ideologica, in accordo alla quale non è lecito contrarre rapporti di alcun tipo con persone od entità che non condividano pienamente la sua propria Weltanschauung. E questa cultura è anche quella al momento dominante l’establishment europeo, massimamente quello tedesco e francese. Ma gli scollamenti tra classe dirigenziale e popolazione sono sempre più evidenti, ancorchè politicamente non rilevanti.

– Quando l’Occidente liberal dominava il mondo sia dal punto di vista economico, sia politico, sia culturale, esso aveva la possibilità concreta di imporre la propria volontà.

– Se negli anni cinquanta l’Occidente rendeva ragione di oltre il 90% del pil mondiale, ad oggi supera a stento la quota del 40%: i paesi “emergenti” sono emersi sia economicamente, sia politicamente, sia culturalmente, sia anche militarmente. Ed inoltre stanno coordinandosi tra di loro: sono oramai la maggioranza e reclamano il loro spazio vitale. Chiedono di essere rispettati.

– Il resto del mondo non condivide per nulla la Weltanschauung liberal: è una realtà della quale sarebbe molto opportuno prendere atto. Ciò non significa che non abbia valori circa i “diritti umani” e la “democrazia“: solo che questi valori sono semplicemente opposti a quelli dei liberal occidentali, specie nei loro criteri attuativi.

– Se gli Stati Uniti sono sempre una grande superpotenza, specie poi dal punto di vista militare, Russia e Cina sono anche esse superpotenze militari. Ma gli equilibri stanno cambiando velocemente. La Cina si è riappropriata del Mar Cinese del Sud: nei fatti la flotta americana è interdetta in tale zona. Cina e Russia accordano alla Korea del Nord una sorta di protezione che rende vani ed irrealistici i lamenti americani. Anche un paese come l’Iran può permettersi di fronteggiarli, anche esso coperto da Russia e Cina.

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Qui si arriva adesso al cuore della questione.

La rigidità ideologica dei liberals porta inevitabilmente ad uno scontro, scontro dal quale ben difficilmente potrebbero uscirne vittoriosi.

Buon senso e Realpolitik suggerirebbero sempre di perseguire la via diplomatica per appianare le inevitabili controversie: ma la Realpolitik impone anche e soprattutto di accettare la realtà così come essa è. Ciò non significa astenersi dall’operare a proprio vantaggio, sarebbe solo un’altra utopia: significa solo smussare gli angoli ed evitare lo scontro. Le ideologie si propongono, non si impongono. In politica tutto è contrattabile.

Così come in altri tempi l’Occidente fu obbligato a prendere atto dell’esistenza di una Korea divisa in una nazione a Nord ed una a Sud, così come prese atto di aver perso il controllo dell’Indonesia, e del Vietnam in modo specifico, così dovrebbe prendere atto che la situazione ukraina è oramai cristallizzata. Prendere atto non significa minimamente condividere: significa non farne un casus belli.

L’attuale posizione del Senato Americano è troppo rigida, da questo punto di vista,  per consentire un margine di trattative, né sfugge il fatto che sia più condizionata da fattori di politica interna che di politica estera.

Stesso ragionamento sarebbe da estendersi alle posizioni della Bundeskanzlerin Frau Merkel e dell’Unione Europea in senso lato. Sarebbe errore severo considerare le sanzioni votate dal Senato americano disgiunte da quelle approvate dall’Unione Europea.

Una ultima ma ben importante considerazione sarebbe la constatazione di una profonda incoerenza dell’ideologia liberal occidentale, ben riscontrabile nel comportamento tedesco, propaggine europea dei liberal democratici americani. Se Frau Merkel è strenua sostenitrice dei valori liberal e di sanzioni sempre più aspre nei confronti della Russia, ma nel contempo ne è sempre più dipendente almeno dal punto di vista energetico. E lo è al punto tale dal volere fortemente il Nord Stream 2. Né ci si illuda che le tensioni ideologiche nei confronti dei paesi del Visegrad siano ininfluenti sul quadro globale.

Per usare una frase forte, quasi al limite della volgarità, ma che ben renderebbe l’idea, non è produttivo sputare nel piatto ove si mangia.

Conclusione.

La storia evidenzia molto chiaramente come tutte le situazioni di chiusura ideologica si risolvano alla fine in situazioni conflittuali: che vada bene, guerre fredde, ma se qualcosa non dovesse funzionare a dovere, in guerre guerreggiate.

Siamo chiari: meglio un Realpolitik magari insoddisfacente piuttosto che un missile atomico sulla testa.


Bbc. 2017-07-31. Russia’s Putin orders 755 US diplomatic staff to leave

Russian President Vladimir Putin has announced that 755 staff must leave US diplomatic missions, in retaliation for new US sanctions against Moscow.

The decision to expel staff was made on Friday, but Mr Putin has now confirmed the number who must go by 1 September.

It brings staff levels to 455, the same as Russia’s complement in Washington.

This is thought to be the largest expulsion of diplomats from any country in modern history, says the BBC’s Laura Bicker in Washington.

The number includes Russian employees of the US diplomatic missions across Russia, the BBC’s Sarah Rainsford in Moscow adds.

Staff in the embassy in Moscow as well as the consulates in Ekaterinburg, Vladivostok and St Petersburg are affected, she says.

The US said the move was a “regrettable and uncalled for act”.

“We are assessing the impact of such a limitation and how we will respond to it,” a state department official said.

Mr Putin did strike a conciliatory note, saying he did not want to impose more measures, but also said he could not see ties changing “anytime soon”.

Mr Putin told Russian television: “More than 1,000 people were working and are still working” at the US embassy and consulates, and that “755 people must stop their activities in Russia.”

Russia has also said it is seizing holiday properties and a warehouse used by US diplomats.

Mr Putin suggested he could consider more measures, but said: “I am against it as of today.”

He also noted the creation of a de-escalation zone in southern Syria as an example of a concrete result of working together.

However, in terms of general relations, he added: “We have waited long enough, hoping that the situation would perhaps change for the better.

“But it seems that even if the situation is changing, it’s not for anytime soon.”

The new US sanctions were in retaliation both for Russia’s annexation of Crimea in 2014 and Russian interference in the US election.

In December, the Obama administration ordered the seizure of two Russian diplomatic compounds and expelled 35 Russian diplomats in response to alleged hacking of the US Democratic Party and Hillary Clinton’s campaign.

The new US sanctions on Russia were overwhelmingly approved by both houses of Congress, despite objections from President Donald Trump who wants warmer ties between the two countries.

The White House said on Friday that he would sign the sanctions bill after fears he could veto it.

Mr Trump was believed to be particularly concerned about a provision in the new bill that limits his ability to lift sanctions – forcing him to consult Congress first.

Some European countries are also angry because the new law could penalise European companies that invest in big Russian oil and gas projects such as the new Nord Stream II pipeline.

US intelligence agencies believe Russia tried to sway the election in favour of Mr Trump and now there are several investigations looking into whether anyone from his campaign helped.

Russia has always denied interfering and Mr Trump insists there was no collusion.


Ansa. 2017-07-31. Putin caccia 755 diplomatici americani da Mosca

Vladimir Putin caccia 755 diplomatici americani dalla Russia in ritorsione alle sanzioni contro Mosca approvate dal Congresso statunitense. L’annuncio del presidente russo conferma il pugno duro di Mosca e arriva nonostante il provvedimento non sia entrato ancora in vigore.

Il testo del progetto di legge e’ infatti sul tavolo del presidente Donald Trump che, pur essendosi impegnato a firmarlo, ancora non lo ha fatto. “Ha detto chiaramente che lo farà” precisa il vice presidente Mike Pence, smorzando le critiche.

In un’intervista a Rossiya 1, Putin parla di pazienza esaurita: “abbiamo aspettato per un po’” un cambiamento e un miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti, “ma giudicando da tutto, se qualcosa cambierà non sarà a breve” afferma il presidente russo. I diplomatici americani dovranno lasciare la Russia entro l’1 settembre: a partire da quel momento gli Stati Uniti potranno contare al massimo 455 diplomatici nelle loro rappresentanze in Russia, cioe’ esattamente quanti ne ha il Cremlino fra ambasciata e consolati americani.

”E’ venuto il momento di mostrare agli Stati Uniti che non lasceremo le loro azioni senza risposta. Washington ha assunto posizioni che peggiorano i nostri rapporti bilaterali e possiamo mettere in campo anche altre misure per rispondere” aggiunge Putin, confermando le parole del vice ministro degli esteri Sergei Ryabkov. In un’intervista ad Abc, Ryabkov ha parlato di ”varie opzioni” a disposizione di Mosca, senza sbilanciarsi sui dettagli. L’annuncio di Putin rappresenta un’escalation negativa nei rapporti con Washington, nonostante il dialogo ”costruttivo” fra Trump e il presidente russo ad Amburgo a margine del G20.

Non è escluso che Mosca possa inasprire ulteriormente la sua ritorsione contro gli Stati Uniti per sanzioni ritenute ingiustificate. Sanzioni criticate duramente anche dall’Unione Europea. E accolte con scetticismo anche da Trump: il provvedimento approvato dal Congresso non impone solo sanzioni alla Russia, ma limita allo stesso tempo l’autorità del presidente su una loro eventuale abolizione. Pur non convinto Trump ha assicurato che firmerà il progetto, decidendo cosi’ di non aprire un nuovo fronte di scontro con il Congresso sulla Russia, che già è al centro delle indagini che vendono coinvolto il presidente

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