Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

L’enigma della bega Macron – Pierre de Villiers.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-21.

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Mr Macron ha iniziato da poco ad esercitare la funzione di Presidente della Francia.

In realtà di lui e del suo reale programma sappiamo ben poco, al di là di pochi elementi certi:

Grand Orient de France. 2017-04-13. Sept Obédiences maçonniques lancent un Appel Républicain pour les élections présidentielles – 13 avril 2017.

I massoni francesi esortano al voto. Domenica conteremo quanto valgono.

La massoneria francese indica in Mr Macron il proprio uomo, uomo che ha brillantemente lavorato in ruoli direttivi nella Banca Rothschild.

Non è un giudizio, ovviamente, bensì una constatazione: tutti gli esseri umani hanno fatto la gavetta da qualche parte. Ognuno ha le sue amicizie.

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Gli esordi sono stati alquanto tumultuosi.

Macron il Minimo. Il Ministro Ferrand sotto inchiesta per frode.

French prosecutor probes Macron ally Ferrand over deal

Macron, come Riccardo III ed il fedele Buckingham.

Putin incontra Macron. Il gatto ed il topolino.

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Il problema attuale è molto complesso, ma cercheremo di ridurlo a pochi statement.

– La Francia nel 2009 aveva un budget militare di 67.136 miliardi di Euro, scesi nel 2017 a 55.7 miliardi. Cifra che tiene conto sia dell’armamento nucleare, sia dei quattro sottomarini atomici della classe Le Triomphant, sia del resto delle forze armate. Uno stanziamento modesto, anche tenendo presente che la Cina ha un budget di 215 miliardi.

– La Francia ha una congerie di attività militari in atto, sia tra le forze di pace sia in teatri operativi exta-continentali: si richiedono quindi personale e mezzi.

– Il generale Pierre de Villiers ha un curriculum invidiabile. Ha combattuto la guerra in Kosovo, quella in Afganistan, quella nel Mali, oltre che nelle guerre civili nel Centro Africa, Iraq e Siria. Ha un’esperienza invidiabile.

– In udienza parlamentare, il gen de Villiers ha aspramente criticato la scelta di ridurre ulteriormente il budget militare francese.

– Mr Macron ha ribattuto: “I do not consider it honorable to put certain debates on public display”.

– «If something puts the chief of the armed forces at odds with the president of the republic, the chief of the armed forces changes»

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Al di là della bega personale, possibile, verosimilmente Mr Macron sente l’urgenza di riaffermare la propria personalità in un clima politicamente instabile, resta ancora tutto da scoprire quale sia l’orientamento del Presidente Macron sulle forze armate.

La destituzione di un capo di stato maggiore è sempre un evento traumatico.

Se è vero che riafferma il potere politico su quello militare, è anche vero che se ne aliena lealtà e simpatie.

È caratteristica delle democrazie sottovalutare il problemi militari in tempo di pace, e lasciare troppo spazio ai militari in tempo di guerra.

*

Una azione di tale portata potrebbe ricevere spiegazioni da diverse ottiche.

Il neoformato Governo francese ha già perso numerosi ministri appena nominati ed ha rimosso quelli che non erano strettamente incardinati nel partito di Mr Macron. Mosse politiche comprensibili, ma che indeboliscono. Il buon politico coagula consensi non genera ulteriori divisioni. Una cosa è dirigere una branca, sia pure importante, di una grande banca ed una molto differente è guidare politicamente una nazione.

Le destituzioni fatte affrettatamente possono sortire effetti contrari a quelli desiderati.

Sembrerebbe essere verosimile che la situazione finanziaria ed economica lasciata da Mr Hollande sia molto meno performante di quanto detto. Di qui la necessità di tagliare anche situazioni indispensabili.

La situazione interna della Francia è infatti molto instabile: la nazione si è impoverita. Non ha tanto mollato il pil medio pro capite, quando piuttosto un numero sempre maggiori di francesi è arretrato nel fascia della indigenza.

Le rivolte ed i tumulti per la situazione agricola e per il maldestro tentativo di riforma del mercato del lavoro sono ancora vivi nella memoria.

L’impressione è che terminate le tornate elettorali in Europa, Germania in settembre ed Austria in ottobre, la situazione continentale si infiammi.

In ogni caso, gli onori che i militari hanno riservato al gen. Pierre de Villiers sembrerebbero raccontarla lunga sul clima che si sta respirando nelle forze armate: non sarà facile restaurare una collaborazione fattiva.

Da ultimo ma non certo per ultimo: senza forze armate è semplicemente impossibile svolgere un ruolo, sia pur minimo, in politica estera. Forse potrebbe essere possibile che Mr Macron tenda ad affidarsi sempre più alla Germania ed all’Unione Europea, nel tentativo di trasformarla in un’Europa unita politicamente, ovviamente sotto la supervisione francese.

 


Ansa. 2017-07-20. Francia: si dimette capo esercito

PARIGI – Il capo di Stato maggiore dell’esercito, il generale Pierre de Villiers, ha presentato le sue dimissioni al presidente Macron. Lo scorso 12 luglio de Villiers aveva duramente criticato le proposte sul bilancio della Difesa annunciate dal governo.


The New York Times. 2017-07-20. France’s Top General Resigns in Dispute Over Military Spending

PARIS — A public fight between President Emmanuel Macron and France’s chief military officer over proposed cuts in military spending led Wednesday to the first high-profile resignation of a public servant since Mr. Macron was elected in May.

In an unusual move, the military chief, Gen. Pierre de Villiers, offered his resignation after Mr. Macron said publicly that he would be the one to determine military policy and implicitly criticized General de Villiers for questioning the government’s proposed budget cuts.

The president’s seemingly unshakable confidence in his judgment, and his reluctance to brook any dissent, could signal potential difficulties ahead as Mr. Macron tries to shrink government spending.

The dispute with General de Villiers was raised in Mr. Macron’s annual speech to the armed forces on July 13, the day before France’s imposing Bastille Day military parade.

In that speech, the president referred to concerns the general had raised in a closed parliamentary hearing about the cuts. The general’s remarks were later leaked to the news media.

 “I do not consider it honorable to put certain debates on public display,” Mr. Macron had said.

“I am your chief. The commitments that I have made to our citizens, to the army, I stick to them,” he said, adding that he did not need any “pressure” or “commentary.”

Mr. Macron has committed his government to meeting the European Union requirement that member governments keep their budget deficits to less than 3 percent of gross domestic product.

The blunt language used in his speech last week suggested the president was angry at having his policy questioned, and he hammered that point home in an interview three days later in the weekly newspaper Le Journal du Dimanche, saying that if there was a disagreement, the army chief would have to go.

“If something puts the chief of the armed forces at odds with the president of the republic, the chief of the armed forces changes,” Mr. Macron said in the interview.

In his resignation letter submitted to Mr. Macron on Wednesday, General de Villiers, a career military man, noted his loyalty to the French nation and its political authority, but added, “I viewed it as my responsibility to let them know my reservations, on several occasions, behind closed doors in all transparency and truth.”

Now, however, with the spending cuts being proposed, he said he could not guarantee “the protection of France and of the French today and tomorrow.”

The military is being asked to shoulder about 20 percent of the total anticipated cuts to the French budget this year, which would mean a reduction of 850 million euros, about $979 million, in military spending.

While that is a relatively small part of the military’s budget of €32 billion, it comes after several years of increasing demands on the armed forces, especially in the fight against terrorism.

It also appeared at odds with Mr. Macron’s commitment to increase military spending to 2 percent of G.D.P. — the amount that NATO countries are required to spend on defense — by 2025.

Mr. Macron has said that this year’s proposed cuts are temporary and that he plans to increase spending in 2018. Currently, France spends about 1.78 percent of its G.D.P. on the military.

After General de Villiers’s resignation, Mr. Macron endeavored to reassure ministers during a cabinet meeting that the proposed level of spending would be sufficient “to protect the country,” according to a spokesman.

Vincent Desportes, a retired general and former director of France’s École de Guerre Économique, or School of Economic Warfare, writing in the newspaper Le Monde, said that the head of state of the civilian government had not taken stock of how much the role of the military had changed.

“During the Cold War, the central role played by nuclear deterrence and the limited number of external operations had made defense into an essentially political exercise and reduced the role of the military in the nation,” Mr. Desportes wrote.

Now, however, the “professionalization, the multiplication of external operations, the real war and its procession of dead and wounded” have changed the situation, and he added that the government “has not wanted to recognize” it.

Mr. Macron replaced General de Villiers with another career officer, Gen. François Lecointre, who has served in the former Yugoslavia and in Rwanda.

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