Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Economia e Produzione Industriale, Unione Europea

Germania. Come assassinare l’industria automobilistica tedesca.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-19.

Deserto __001 libia_deserto_2010

Il deserto è morto. È ecologicamente puro.


«More than 600,000 jobs could be at risk in Germany by 2030 from a potential ban on combustion engine cars, the Ifo economic institute said in a study on Tuesday»

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«A switch to sales of zero-emission cars would threaten 436,000 car manufacturing jobs, with the rest coming from related industries, such as suppliers»

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«Many German cities, including Munich and Stuttgart, have considered banning some diesel vehicles, blaming emissions for causing increased respiratory disease»

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«Pollution from diesel engines has become a sensitive subject since VW’s emissions tests cheating scandal broke in September 2015»

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«It is important that climate policy proceeds in a neutral fashion by setting climate protection goals without prescribing the technologies that have to be used to achieve them»

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Diesel vehicles will disappear sooner than expected, says EU industry chief

The death of diesel: has the one-time wonder fuel become the new asbestos?

Urban access Regulation in Europe.

Diesel ban in Germany one step closer after court decision

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«Il dieselgate fa male alla Germania? Certo, molto male, vista la centralità delle quattro ruote nel sistema industriale tedesco. Ma la ragnatela di subforniture transnazionali e di interscambi commerciali europei conferma che anche il resto del Vecchio continente non ha molto da sorridere.

Qualche numero aiuta a capire meglio. Un’auto al mondo su cinque è tedesca. Una su dieci porta sulla carrozzeria uno dei marchi del gruppo Volkswagen (come Skoda, Seat, Audi, ma anche Lamborghini e Ducati per le moto).

L’automotive è la maggiore industria tedesca, con un fatturato di circa 384 miliardi di euro, pari a un quinto dell’intero manifatturiero nazionale (secondo i dati forniti dalla Vda, l’associazione industriale del settore auto tedesco).

Gli occupati nell’automotive sono 775mila, sparsi in 43 impianti produttivi. Le quattro e due ruote rappresentano il 20% delle esportazioni mondiali tedesche. Ma la Germania è anche il maggior produttore e utilizzatore europeo di auto: secondo i dati Acea, il 30% delle auto costruite nel Vecchio Continente è made in Germany (5,6 milioni di vetture), così come quasi il 20% delle immatricolazioni (3,04 milioni). Il 77% delle vetture costruite in Germania è destinato ai mercati esteri.

In Germania la spesa in Ricerca & Sviluppo del settore (17,6 miliardi di euro) è pari a un terzo del totale, e solo nel R&S auto lavorano qualcosa come 93mila addetti.» [Sole 24 Ore]

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Si dovrebbe considerare a fondo la seguente frase:

«Gli occupati nell’automotive sono 775mila, sparsi in 43 impianti produttivi. Le quattro e due ruote rappresentano il 20% delle esportazioni mondiali tedesche»

Imporre restrizioni politiche alla produzione automobilistica, oltre quelle già adesso in vigore, potrebbe concorrere a togliere dal mercato l’automotive prodotto in Germania.

Se è vero che il 77% delle autovetture costruite in Germania è destinato all’esportazione, è altrettanto vero che esse rendono il 20% delle esportazioni totali: questo è un risultato tecnologico ottenuto in oltre un secolo di lavoro. Prima di disperderlo sarebbe a parere di molti proficuo meditarci sopra.

Sicuramente parte della produzione potrebbe essere portata all’estero, cosa che per esempio VW sta perseguendo da tempo.

Germania, Russia e sanzioni. VW amplierà il mega impianto a Mosca.

Ma è anche vero che gli impianti locati all’estero sono politicamente vulnerabili: nessuno potrebbe dare garanzie assolute che in un domani nonpossano essere nazionalizzati.

In conclusione, quando l’ideologia offusca la mente fino ad erodere il comune buon senso non si preannunciano tempi facili.

Senza poi tener conto che in Germania già adesso la crisi demografica inizia a mordere, e ferocemente.

Germania. Sassonia. La realtà travolge i tedeschi. Ed è solo l’inizio.

Il Ministro delle Finanze Sassoni ha fatto presente che a fronte di 60,000 pensionamenti la Sassonia dispone di solo 30,000 rimpiazzi, e di questi non tutti hanno le competenze necessarie per subentrare dei posti lasciati liberi.

Resta davvero difficile cercare di comprendere dove voglia andare la Germania.

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Lungi da noi l’idea di fare fantapolitica. Ci sono troppi fatti storici per fantasticare.

Ma nella storia ci sono davvero molti precedenti. Il Doge Marino Falier ne potrebbe essere un esempio, ma anche Benedict Arnold e Vidkun Quisling non scherzarono affatto.

«Kim Phily, da sempre comunista, fu al servizio dell’NKVD e del KGB dall’interno del Military Intelligence e del corpo diplomatico del Regno Unito. Nel secondo dopoguerra fu, per due anni, a capo della sezione controspionaggio R5 del Secret Intelligence Service (SIS).  Fu poi trasferito come capo della stazione MI6 in Turchia e, in seguito, fu ufficiale di collegamento per l’intelligence SIS presso l’Ambasciata britannica a Washington. Si noti che era un integralista islamico.»

I traditori esistono: sono una triste realtà. Philby tradiva la sua Patria perché era convinto che la sua vera Heimat fosse il comunismo. Gli ideologi considerano Patria la propria ideologia, non la terra dove sono nati.


Reuters. 2017-07-17. Car engine bans in Germany would put 600,000 jobs at risk: Ifo

BERLIN (Reuters) – More than 600,000 jobs could be at risk in Germany by 2030 from a potential ban on combustion engine cars, the Ifo economic institute said in a study on Tuesday.

A switch to sales of zero-emission cars would threaten 436,000 car manufacturing jobs, with the rest coming from related industries, such as suppliers, Ifo said in the study commissioned by the VDA auto industry association.

The VDA, representing carmakers such as Volkswagen (VOWG_p.DE), Daimler (DAIGn.DE) and BMW (BMWG.DE), is in discussions with the government on a plan to reduce pollution from older diesel cars that the industry hopes will avert complete bans on diesel engines in certain German cities.

Many German cities, including Munich and Stuttgart, have considered banning some diesel vehicles, blaming emissions for causing increased respiratory disease.

Pollution from diesel engines has become a sensitive subject since VW’s emissions tests cheating scandal broke in September 2015.

“It is important that climate policy proceeds in a neutral fashion by setting climate protection goals without prescribing the technologies that have to be used to achieve them,” Ifo president Clemens Fuest said at a news conference.

Representatives from Germany’s federal government, states where carmakers are headquartered and automakers will meet on Aug. 2 to find ways to curb pollution from diesels.

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