Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Unione Europea

Diktat Eu alla Ungheria. Un mese di tempo per la legge sulle ong di Soros.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-07-14.

Diavolo-di-Michelangelo-nel-Giudizio-Universale-della-Cappella-Sistina

Prepariamoci: posizioni inconciliabili alla fine si arrivano sempre a scontri duri. Con quelli vince il più forte, non certo chi abbia ragione. Né è detto che anche nell’Unione Europea si attui quella sorta di guerra civile che al momento è in corso negli Stati Uniti. Poi, c’è di mezzo Mr Soros, grande punto di riferimento dell’élite dell’Unione Europea.

Diversi sono i Leitmotiv del contendere.

In primo luogo, i trattati costitutivi dell’Unione Europea sono altamente ambigui e contradditori nello stabilire quali siano le competenze dell’Unione Europea e quali siano quelle dei singoli stati. Data e non concessa la buona fede, questa situazione sembrerebbe essere stata determinata a posta per fomentare un intenso contenzioso.

In secondo luogo, la componente politica che fa capo a Mr Juncker, Mr Macron ed a Frau Merkel vorrebbe imporre una visione di Unione Europea con caratteristiche di stato in senso stretto, altamente centralizzato, svuotando de facto gli stati membri di ogni residua sovranità nazionale. I paesi del Visegrad, al contrario, ossia Polonia, Repubblica Ceka, Slovakia ed Ungheria ritengono che l’Unione Europea né possa né debba interferire con la loro sovranità nazionale. In un certo qual senso si scontra una visione federale con una confederale.

In terzo luogo, in questa contesa molti stati europei afflitti da debiti sovrani ingestibili e da situazioni economiche sinistrate non possono fare altro che rimettersi ai voleri di quanti al momento siano i più potenti: in parole poverissime, sono facilmente ricattabili. E queste situazioni vanno a rafforzare e sostenere la visione di Mr Juncker e sodali.

In quarto luogo, da Trattati e consuetudine resta del tutto dubbio chi e come possa dare direttive vincolanti agli stati membri e tanto meno su quali materie esista una tale competenza. Si scontrano due concezioni giuridiche opposte e non conciliabili: purtroppo sono epifenomeni di due differenti concezioni politiche.

In quinto luogo, il sistema delle Corti di Giustizia europeo è stato strutturato e concepito in modo tale da essere esclusivamente il gruppo di fuoco dell’attuale classe egemone nell’Unione. Quanti non fossero pienamente allineati al quanto prescritto dall’élite, sarebbe immediatamente condannato senza possibilità di appello, proprio come a suo tempo gli ebrei davanti ai tribunali nazionalsocialisti.

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Un ulteriore aspetto che non dovrebbe essere sottovalutato consiste nel fatto che i paesi dell’est europeo, specialmente quelli del Gruppo Visegrad, sono stati membri della Nato. Essi hanno accondisceso ad ospitare sul loro territorio armamenti e truppe Nato, ivi compresi armamenti atomici. Questo fatto ha consentito a Francia e Germania di far spostare missili e bombe nucleari in quei paesi, con grande beneficio strategico e tattico. Ma soprattutto Francia e Germania non sarebbero più obiettivo primario in caso di conflitto, onere che ricadrebbe interamente sui paesi Visegrad. Proprio per questo la Nato si fece a suo tempo garante nei loro confronti di numerose facilitazioni, allungando così la lunga lista di promesse fatte ma non mantenute.

Infine non può essere taciuto il clima fortemente teso che stanno vivendo gli Stati Uniti. Se è vero che i liberal democratici hanno perso le elezioni presidenziali, quelle per il Congresso e per il Senato, se poi nelle cinque elezioni suppletive che si sono svolte da novembre a giugno hanno subito altrettante débâcle  urenti, è altrettanto vero che al momento l’America è travagliata da una sorta di guerra civile, perché i liberals democratici non riescono ad elaborare il lutto della sconfitta. Questo non è un affare strettamente americano. Mr Juncker, Mr Macron ed a Frau Merkel sono infatti liberal, ne seguono le sorti e ne hanno completamente assimilato i metodi.

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Se messi debitamente a fuoco codesti aspetti, allora il motivo del contendere diventa semplice e chiaro.

L’Ungheria reclama un suo diritto a mantenere la sua sovranità nazionale. Essa non è incardinata nell’Eurogruppo e mantiene quindi la divisa nazionale, il fiorino ungherese Huf.

«Hungary’s parliament passed legislation requiring NGOs to declare themselves as “foreign agents” on their websites and documentation if they receive funding from political sources abroad.» [The Guardian]

Molte organizzazioni non governative sono infatti finanziate dall’estero, e dall’estero prendono le direttive comportamentali. Agiscono apertamente contro l’attuale Governo ungherese, regolarmente eletto da libere elezioni. Il vero nodo è che queste ogn [Ngo] sono di proprietà di mr Soros.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Orban contro Soros. Nuova legge sulle Ong.

«Groups receiving more than €24,000 ($26,000; £21,000) will have to register as “foreign-supported organisation”»

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«The law targets three groups in particular, according to government chancellor Janos Lazar: Transparency International, the Hungarian Helsinki Committee, and the Civil Liberties Union»

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«The law passed by 130 votes to 44 in the 199-seat parliament»

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Adesso:

«The European Union issued a one-month ultimatum to Hungary on Thursday to address its concerns over an education law it says runs counter to the bloc’s values or face possible sanctions in court»

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«Orban’s “illiberal” brand of democracy has already earned him a tongue-in-cheek greeting of “Hello Dictator!” from the head of the executive, European Commission President Jean-Claude Juncker»

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L’élite europea bolla Mr Orban come antidemocratico e dittatoriale. Parole grosse, specie tenendo conto che la legge è passata con 144 voti a favore e soli 44 contrari. Un particolare gustoso: questa legge ungherese è stata fatta sulla falsariga delle omologhe leggi in Germania ed in Francia.

Ma è prassi corrente dei liberals marchiare con antidemocratici ed illiberali tutti coloro che non la pensassero come loro e non porgessero il capo la gioco loro imposto. In questo hanno assimilato fino al midollo il modello comportamentale d ideativo di Göbbels.

Adesso staremo a vedere come evolvano le situazioni.

Nota.

Il titolo di Reuters parla di una “education law“.

Questa è una lampante fake news.

La legge in oggetto verte le ong, non l’educazione.

Le menzogne hanno le gambe corte.


Reuters. 2017-07-13. EU gives Hungary a month to revise education law or face court

BRUSSELS (Reuters) – The European Union issued a one-month ultimatum to Hungary on Thursday to address its concerns over an education law it says runs counter to the bloc’s values or face possible sanctions in court.

European Commission deputy head Frans Timmermans called for the Hungarian government to respond within a month to Brussels’ criticism that the Higher Education Law could shut down a Budapest university founded by U.S. financier George Soros.

The EU executive has long been exasperated by what it sees as Prime Minister Viktor Orban’s authoritarian tendencies.

“We expect a reaction from the Hungarian authorities within a month,” Timmermans said in a statement. “If the response is not satisfactory, the Commission can decide to go to the Court.”

In a “reasoned opinion” issued on Thursday, the second step in legal action against a member state for breaching EU rules, the Commission said the law “runs counter to the right of academic freedom, the right to education and the freedom to conduct a business”.

The Commission also sent a letter to Hungary saying a new law governing foreign-funded non-government organizations did not comply with EU legislation, the first step toward legal action by the 28-country EU.

While Brussels can open cases against EU states violating common rules, they are lengthy and often have little impact. That means the EU executive has limited leverage over Orban, who has been in office since 2010.

Orban has often bashed the EU and repeatedly clashed with non-governmental organizations sponsored by Soros, who promotes a liberal and internationalist world view that the nationalist-minded Hungarian leader dislikes.

A recent anti-migrant billboard campaign by Orban’s government that features an image of Soros, a Hungarian-born Jew, has been criticized by Jewish groups and others for fomenting anti-Semitism.

The threat of legal action comes after months of dialogue between the Commission and Hungary over grievances that go beyond the higher education law.

Orban’s “illiberal” brand of democracy has already earned him a tongue-in-cheek greeting of “Hello Dictator!” from the head of the executive, European Commission President Jean-Claude Juncker.

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