Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Hillary Clinton si ripropone alle elezioni del 2020. Lista dei supporter milionari.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-21.

Clinton Hillary

«Hillary Clinton pensa ancora di potersi prendere la rivincita presidenziale nel 2020, come peraltro Joe Biden e Bernie Sanders»

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«dietro c’è il profondo dilemma che sta tormentando la ricostruzione dei democratici: puntare sulla svolta a sinistra, sul modello di Corbyn in Gran Bretagna, sperando che la polarizzazione della società americana cavalcata da Trump premi loro al prossimo giro; oppure sul centrismo dei Clinton, sposato anche da Obama, per tornare a vincere già dalle elezioni Midterm dell’anno prossimo»

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«Hillary ha parlato delle sue ambizioni con protagonisti autorevoli della scena politica di New York, spiegandole col diritto di vendicare la sconfitta del 2016»

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«Nel frattempo ha creato un Pac, cioè i comitati che consentono di raccogliere fondi e organizzare campagne, chiamato «Onward Together», avanti insieme, sulla scia dello slogan elettorale «Stronger Together»»

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«Servono volti nuovi»

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Mrs Hillary Clinton è nata il 26 ottobre 1947: ad oggi ha settanta anni. È stata sconfitta per la candidatura da Mr Obama, sconfitta alle presidenziali da Mr Trump. Ha una volontà granitica di voler ritentare la sorte, convinta di aver perso a causa della malvagità altrui nei suoi confronti, non certo per sua incapacità.

I liberals democratici sono in profonda crisi.

L’ideologia che professano ha dimostrato, e sta dimostrando, tutti i suoi limiti: non riesce a spiegarsi la realtà attuale e di conseguenza non riesce a prevederla. I liberals democratici contano quanto sono i seggi al Congresso ed al Senato che hanno saputo farsi votare. Si rivolgono ai ricconi dell’America, non al popolo che lavora, ma che alla fine vota.

L’America non è composta da quella che si autodefinisce élite. Élite sulla quale iniziano a gravare severi dubbi. Tutta inneggiante la ricchezza degli Stati Uniti, ossia della propria ricchezza, sembrerebbe non essersi accorta che le cosa sono totalmente differenti. Ha ancora molto potere, ma Mr Trump le sta sottraendo i fondi pubblici, uno dopo l’altro.

Trump ha vinto perché metà America è in miseria. – I dati della Fed.

«Nel 2014, le spesa quotidiana annua degli americani si è attestata su 38.600 dollari. Ricordiamo che, oggi, il 51% dei lavoratori americani guadagna meno di 30mila dollari l’anno, mentre il 28% guadagna addirittura meno di 20mila dollari. Dieci anni prima, gli americani che riuscivano a far fronte a tutte le spese potevano mediamente contare su un residuo attivo di 1500 dollari l’anno. Dieci anni dopo, quegli stessi americani si trovano un passivo di 2300 dollari.» [Fonte: CNBC].

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«La ricchezza della classe media americana è crollata del 20% in dieci anni, tendenza che ha fatto crollare gli USA al 19° posto nella classifica mondiale per ricchezza media. La ricchezza media famigliare era di 137.955 dollari nel 2007, ma oggi si è quasi dimezzata raggiungendo quota 82.725 dollari.» [Fonte]

Basterebbe leggersi i dati statistici forniti dalla Fed.

Board of Governors of the Federal Reserve System. Consumer Credit – G 19.

«il 51% dei lavoratori americani guadagna meno di 30mila dollari l’anno»

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«mentre il 28% guadagna addirittura meno di 20mila dollari»

America. Migrazioni con esodi dalle città. Questione di tasse. – Bloomberg

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Quando usati in modo improprio, gli indicatori statistici traggono in inganno.

«il pil pro capite, valutato con statistica parametrica, che valeva 55,836.79 Usd nel 2015, è un valore del tutto non rappresentativo del dato che il 51% degli americani guadagni meno di 30,000 Usd l’anno, mentre il 28% guadagna addirittura meno di 20mila dollari.»

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Ma la realtà dei fatti insegna che non si può vivere di sola finanza, e che questa è relegata al’interno delle classi alte: ricche, ricchissime, ma numericamente ben poco numerose.

Per una donna in carriera, ce ne sono decine di migliaia che si arrabattano a lavorare dove possono e dove trovano: se devono essere solidali, non lo sono certo con le donne ricche.

Quando la metà dei cittadini americani guadagna meno di 30,000 Usd l’anno suona come presa in giro lo strombazzare teoria dei “diritti umani“, altrui e non propri, e considerazioni etiche e morali: quelli vogliono soltanto un lavoro decente e sicuro.

Il primo diritto umano da esaudire è quello di avere un lavoro dignitoso.

E votano di conseguenza.

«Clearly, the Democratic Party has got to change.» [Bernie Sanders]

Cambiare e presentare volti nuovi.

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Ecco la lista dei principali sostenitori (ufficiali) di Mrs, Hillay Clinton.

The Top 20 Donors To Hillary Clinton’s Super PAC

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Stephen M. Silberstein, 800,000$

«Stephen M. Silberstein, a member of George Soros’s far-left Democracy Alliance, sheds light on the extent of Soros’s socialist agenda for America.  Silberstein’s foundation backs a panoply of leftist groups that fight for higher taxes on the rich, wealth redistribution schemes, single-payer socialized medicine, burdensome regulation of energy markets, judicial activism designed to advance a radically egalitarian agenda, and the replacement of the linchpin of federalism, the Electoral College, with a national popular vote.»

Thomas Tull, Ceo of Legendary Pictures, 1,000,000$

Steve Spielberg, 1,000,000$

Bernard Schartz, Ceo of BLS Investiments, 1,000,000$

John Steven Mostyn, President of Trial Lawyers Association, 1,000,000$

Jeffrey Katzenberg, Ceo of DreamWorks, 1,000,000$

Barbara Lee, Women’s Advocate, 1,407,904$

Pat Stryker, Chairman of Bohemian Foundation, 1,500,000$

John Stryker, Social and Environmental Causes, 1,500,000$

Henry and Marsha Laufer, Renaissance Technologies, 2,000,000$

Fred Eychaner, 2,000,000$

David E Shaw, Hedge Fund executive, 2,250,000$

Herbert Sandler, Savig and Loan, 2,500,000$

Daniel Abraham, Slim-Fast, 3,000,000$

Laure L Woods, Bay Area, 3,310,000$

Donald Sussman, Hedge Fund Executive ,8,500,000$

JB and Mary Kathryv Pritzker, Pritzker Group, 6,500,000$

James Simons, Renaissance Technologies, 7,000,000$

George Soros, 7,000,000$

Haim and Cherley Saban, 10,000,000$.

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Questo elenco dovrebbe poter spiegare molte cose.


Stampa. 2017-06-20. L’ultima tentazione di Hillary: la rivincita con Trump nel 2020

La Clinton ne ha parlato con gli amici e raccoglie soldi per la sua organizzazione. Democratici spaccati: seguire il modello Corbyn o scegliere un’agenda centrista.

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Hillary Clinton pensa ancora di potersi prendere la rivincita presidenziale nel 2020, come peraltro Joe Biden e Bernie Sanders, che non hanno escluso di candidarsi alla Casa Bianca. Al di là del realismo di questi sogni, dietro c’è il profondo dilemma che sta tormentando la ricostruzione dei democratici: puntare sulla svolta a sinistra, sul modello di Corbyn in Gran Bretagna, sperando che la polarizzazione della società americana cavalcata da Trump premi loro al prossimo giro; oppure sul centrismo dei Clinton, sposato anche da Obama, per tornare a vincere già dalle elezioni Midterm dell’anno prossimo. 

Hillary ha parlato delle sue ambizioni con protagonisti autorevoli della scena politica di New York, spiegandole col diritto di vendicare la sconfitta del 2016. È convinta che l’inchiesta sulle collusioni tra la campagna di Trump e la Russia dimostrerà come ha perso per fattori esterni alla democrazia americana, e avendo ottenuto la maggioranza dei voti a livello nazionale rivendicherà il diritto di riprovarci. Nel frattempo ha creato un Pac, cioè i comitati che consentono di raccogliere fondi e organizzare campagne, chiamato «Onward Together», avanti insieme, sulla scia dello slogan elettorale «Stronger Together». Un operativo del partito a lei vicino tutta la vita dice che non ha chance: «Si è candidata due volte, il suo tempo è passato. Anche se lo facesse, nessuno le darebbe i soldi per finanziare la campagna, che ora vanno tutti a Obama e ai suoi amici. Servono volti nuovi».  

Anche Sanders e Biden non escludono di candidarsi nel 2020, ma l’attenzione del partito ora è tutta puntata sulle elezioni Midterm del prossimo anno. In teoria l’obiettivo più facile era il Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza di soli due voti, ma due terzi dei seggi in palio nel 2018 sono democratici e quindi sono loro a rischiare di perdere terreno. Alla Camera il Gop ha 24 voti di vantaggio, ma questa aula è diventata adesso la preda più ambita, perché è il luogo dove cominciano le procedure di impeachment. I democratici pensano di poterla conquistare, cavalcando il risentimento contro Trump.  

Un primo test importante lo avranno domani, quando nel sesto distretto della Georgia, alla periferia di Atlanta, si terrà l’elezione speciale per il seggio vacato da Tom Price quando è diventato ministro della Sanità. Il giovane Jon Ossoff ha basato la sua campagna sullo slogan «Make Trump Furious», e secondo i sondaggi potrebbe battere Karen Handel, candidata dei repubblicani che occupano questo seggio dal 1979. Il problema è che Ossoff ha corso una campagna centrista, promettendo di non alzare le tasse, perché questa è la strategia che i moderati come Obama e Clinton considerano vincente: puntare sui distretti e gli elettori «purple», cioè incerti, convincendoli con idee equilibrate. Se funzionerà nel 2018, andrà ripetuta a livello nazionale nel 2020, con un candidato capace di riunificare il partito. 

L’ala sanderista, però, sostiene l’esatto contrario. Pensa che Hillary ha perso perché non ha cavalcato i temi di sinistra tipo l’istruzione universitaria gratuita, e ritiene che la strada da seguire sia quella con cui Corbyn ha sorpreso May. 

Il partito ora lo guida l’obamiano Tom Perez e le elezioni Midterm forse risolveranno questa disputa, ma intanto dietro le quinte si muovono gli aspiranti candidati alle presidenziali. Oltre a Hillary, Biden e Sanders, a sinistra c’è la senatrice Warren, mentre tra i moderati si agitano il governatore di New York Cuomo, della Virginia McAuliffe, il senatore del New Jersey Booker, l’astro nascente della California Kamala Harris, e almeno un’altra dozzina di pretendenti. È presto per dire chi sia favorito, ma prima bisognerà superare il dilemma tra le due anime del partito. 

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