Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Nuovo volto dell’Europa dopo la vittoria di Mr Macron. Devoluzione in atto.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-19.

2017-06-19__Francia__001

 

Cosa vedi davanti a te?

Una parete grigia.

Fai dieci passi indietro e dimmi di nuovo cosa vedi“.

Ma è un elefante!

* * * * * * *

La vittoria di Mr Macron può essere letta sotto molteplici ottiche, ciascuna delle quali coglie un aspetto di verità: tutte benvenute, ovviamente, ma nessuna da assolutizzarsi.

Primo tipo di considerazioni.

Diamo atto al Presidente Macron, ed agli ambienti che lo hanno espresso, di aver compiuto un exploit degno di nota, equivalente a quello ottenuto da Mr Berlusconi nel 1994. Nel breve volgere di qualche mese è riuscito a metter su un partito politico in grado di far vincere le elezioni presidenziali e quelle legislative a larga maggioranza. Questo consentirà una piena governabilità della Francia, per cui Mr Macron si assumerà sia il futuro plauso sia il futuro biasimo: sarà per cinque anni il totale responsabile del destino della Francia. Senza nessuna possibilità di scuse in caso di fallimento, senza dover condividere con alcuno gli allori dei trionfi, che auspichiamo di cuore.

Secondo tipo di considerazioni.

Nelle scorse elezioni Mr Hollande vinse la presidenza ed una ampia maggiorana in seno all’Assemblea Nazionale. A fine mandato il partito socialista che lo aveva espresso si è ridotto ad un misero 8%: conquista circa 30 seggi, contro i 284 che aveva nella pregressa legislatura. Una débâcle storica, cui fattivamente ha contribuito il presidente Hollande, cui tanto sono riconoscenti gli avversari dei socialisti. Attenzione, quindi. Mr Macron ha vinto esattamente come fece Mr Hollande cinque anni fa: vinta la battaglia dovrà vincere la guerra. Cosa sulla quale si potrebbero avanzare seri dubbi, e con grande rammarico, vista la estrema urgenza di stabilità politica in Europa.

Terzo tipo di considerazione.

Servirebbe non fare l’errore che stanno facendo i liberals americani, ma il problema esiste ed è concreto. Ecco i risultati. Sono andati alle urne il 42.64% dei francesi, con un astensionismo quindi del 57.36. Mr Macron ha ottenuto circa (al momento di scrivere non sono ancora disponibili i dati ufficiali) il 28.21% dei voti al primo turno ed il 43% dei voti al secondo turno, ossia 6,391,269 voti al primo turno e 7,826,432 al secondo. Ma gli elettori registrati assommavano a 47,292,967 persone. Al primo turno la percentuale dei francesi che ha votato per Mr Macron è stata (100 * 6,391,269 / 47,292,967) = 13.51%, al secondo turno (100 * 7,826,432 / 47,292,967) = 16.54%.

I liberals americani griderebbe “not my president“, “not my administration“, ma non lo fanno in questo caso perché così torna loro comodo. Noi possiamo solo considerare due elementi:

– il sistema elettorale francese è stato fatto per garantire una governabilità del sistema anche in situazioni come questa, cosa cui noi siamo molto favorevoli;

– Mr Macron può, e deve, sicuramente contare sulla legalità elettiva del governo, ma dovrebbe essere ben conscio di non essere stato votato da larga parte dei francesi e che la piazza ha spesso piegato governi ben più consistenti e storicamente comprovati. In un certo quale senso, è in libertà vigilata.

Quarto tipo di considerazione.

Il partito socialista francese si è disgregato e le sue vestigia hanno conseguito 1,032,985 voti, meno dei 1,590,858 del Front National. Questa devoluzione del socialismo ideologico è fenomeno da tempo in atto in Europa, e dovrebbe essere suggellato dai risultati delle elezioni tedesche di settembre. La cultura socialista ha fallito clamorosamente in Europa così come fallì nell’Unione Sovietica.

Al momento attuale termine quali “socialista“, “conservatore“, “sinistra” e “destra” hanno perso il senso originario, non significano più alcunché, ed il loro continuo uso è solo fuorviante. Residuano solo due opposte visione: una che patrocina una forte presenza dello stato nei sistemi giuridici ed economici, ed una che vorrebbe uno stato minimo, ridotto al minimo indispensabile. E l’orologio della storia indica una mutazione verso lo stato minimo: lentamente, gradualmente, ma inesorabilmente. Quanti non vi si adeguassero, soccomberebbero.

Quinto tipo di considerazione.

L’Elettorato non ha solo dimostrato una consistente disaffezione dalla politica, da questa politica. Ha soprattutto evidenziato una mobilità prima impossibile, essendo attanagliato nelle spire delle ideologie. Queste elezioni francesi dimostrano come un Elettorato che cinque anni fa aveva sostenuto il partito socialista si sia in gran parte riversato a sostenere La République En Marche!, ossia un movimento politico che si propone ampie deburocratizzazioni del sistema politico, amministrativo ed economico del paese. Saper cambiare idea è un segno di intelligenza, di presenza di potere di revisione critica. L’epoca degli elettorati arroccati sulle proprie idee sembrerebbe essere finita.

Ma questa mobilità elettorale è anche un’arma a doppio taglio. Il partito socialista francese la ha pagata a carissimo prezzo, ed in domani anche Mr Macron potrebbe finire su questa graticola.

Sesto tipo di considerazione.

27,125,535 francesi non sono andati a votare. Ma appena entrasse in scena un vero demagogo, un Lenin per intenderci, lo voterebbero tutti uniti e compatti. Non ci si dimentichi che il nazionalsocialismo è arrivato al potere avendo vinto libere elezioni. Tre pasti saltati fanno una rivolta, cinque una rivoluzione. Il chaos politico è da sempre l’anticamera delle dittature. E non ci si illuda guardando i risultati elettorali, che sono emersi da un sistema elettorale che in buona sostanza è artificiale. Ciò che importa è certo l’opposizione parlamentare, ma soprattutto quella del popolo, quella che può scendere in piazza e far giustizia sommaria. E questo è un problema sia francese sia di tutti gli altri stati dell’Unione Europea.

Settimo tipo di considerazione.

Eurostat dice che il pil pro capite francese è 36,248.18 Usd. Questa è però una cifra media, il cui valore reale è drogato da una lunga coda destra. Sempre Eurostat asserisce che il Francia il 12.1% della popolazione è in miseria, percentuale che sale al 31.1% tra i disoccupati ed al 28.2% tra gli inattivi. Ma il relative median income ratio è di pochissimo superiore alla unità. Questo problema è esperito in quasi tutti gli stati dell’Unione Europea. Ma il reddito mediano non tocca i 26,000 euro l’anno. Ossia, metà della popolazione deve vivere, cercare di vivere, con poco più di duemila euro al mese. Sono valori drammaticamente vicini a quelli della soglia della povertà. Ma i poveri, alla fine, scendono in piazza e fanno dei putiferi, ce lo si ricordi bene. Se Macron e gli eurocrati cadranno, cadranno per gli insuccessi economici.

Conclusioni.

La Francia e l’Unione Europea hanno situazioni politiche metastabili: un soffio e tutto potrebbe mutare in un amen.

I Governi nazionali e quello della Commissione Europea sono chiamati, e con urgenza, a sanare il sistema economico. Il problema non è togliere quel poco che resta ai ricchi per darlo ai poveri. Consiste invece nell’innalzare i redditi bassi: ridurre la disoccupazione, specie quella giovanile, lasciare più denari nelle tasche degli Elettori Contribuenti.

Bloomberg. 2017-06-19. Macron Under Pressure to Deliver as French Turnout Plummets

– Most French voters stayed home for parliamentary election

– President set for biggest legislative majority in 15 years

*

There was no public celebration from President Emmanuel Macron’s government on Sunday night as his party claimed a historic majority in the French legislature.

Macron’s Republic on the Move and its allies won 350 seats in the 577-strong National Assembly, giving them the biggest majority in 15 years. But the number of voters turned off by the political process highlighted the urgency of the job facing the country’s 39-year-old leader.

Sunday’s turnout of 42.6 percent was the lowest ever for a French legislative election, and more than 10 percentage points below the previous record, a reminder that almost half of the vote in April’s first round of the presidential election went to candidates opposed to the open borders and free markets of the European Union that Macron favors.

“Abstentionism is never good for democracy,” Prime Minister Edouard Philippe said in a televised statement. “The government will consider it has an obligation to succeed. Now comes the time for action.”

Macron’s majority gives him a free hand to drive through his program of liberalizing France’s labor market and push for closer European integration. He has five years to persuade those disenchanted voters that they’ll benefit from his recipe rather than more radical alternatives. His anti-euro antagonists Marine Le Pen of the National Front and far-left Jean-Luc Melenchon both claimed seats for the first time, giving them a platform to keep promoting their more populist approaches.

The second largest group in parliament will be the center-right Republicans with 113 seats. The Socialist majority from the previous parliament was decimated, the party retaining only 29 seats.

“What’s at stake is much more than whether Macron can be re-elected,” said Jean Garrigues, a professor of history at the University of Orleans. “The entire political establishment of France will live or die by this. If Macron doesn’t succeed, then the next political response to people’s anger will come from one of the extremes.”

As is the custom after a parliamentary election, the French cabinet will resign today. Macron is expected to re-appoint basically the same cabinet later this week — all the ministers standing in Sunday’s election won their seats, so there will be no reshuffle forced on the president.

“There may be some technical changes but on the whole it should be a confirmation,” government spokesman Christophe Castaner said on RTL Radio Monday morning. “But that’s up to the president and the prime minister.”

German Chancellor Angel Merkel and European Commission President Jean-Claude Juncker saluted Macron’s parliamentary win late Sunday.

The new parliament meets for the first time June 27, with labor-market reform at the top of the agenda, a task that has eluded French presidents for generations. Philippe has said he’ll present his plans to cabinet ministers on June 28 and in July ask parliament for permission to legislate by decree. Macron aims to have the new rules in force by September, when Germany’s national election should establish the foundation for broader European reforms.

“We now have the means to put in place our policies, and it’s up to us to do it,” Castaner said. “But there will be some strong voices in the opposition.”

The government is being watched both domestically and internationally because France’s 3,000-page labor code is blamed for discouraging hiring and keeping French growth below the euro-area average. Unemployment in France is roughly double that of Germany and the U.K., helping Le Pen to attract her party’s biggest ever vote in May’s presidential runoff.

Luckily for Macron, he’s inheriting an economy showing signs of a cyclical improvement for the first time in years, with consumer confidence at its highest in a decade.

“Firming economic growth and rising employment in France and across most of Europe provide a favorable backdrop,” Holger Schmieding, an economist at Berenberg bank in London, said in an emailed note. “Making dismissal rules more flexible in times of an economic upswing is less difficult politically than in times of crisis.”

‘Total Resistance’

Yet the government also has to contend with a budget that risks overshooting its 3 percent target in 2018, according to the National Auditor, even before enacting the tax cuts and spending increases Macron promised during the presidential campaign.

“It won’t be easy,” Economy Minister Bruno Le Maire said after winning re-election in his Normandy constituency Sunday evening. “The French voters’ decision leaves a massive responsibility on our shoulders — to deliver results.”

Melenchon, who took 19 percent in the first round of the presidential election, will have 17 seats in parliament, and his sometime allies the Communists another 10. He promised “total resistance” to Macron’s economic policies and said his majority had no legitimacy because of the low turnout.

The government is also promising other contentious legislation. This Wednesday the cabinet will propose making emergency counter-terrorism powers permanent, a move opposed by many human-rights groups.

On the economic front at least, Schmieding said Macron has a mandate for his reforms because he’s been straight with voters about his plans from the start, unlike his Socialist predecessor Francois Hollande, who tried to tack to the center in mid-term.

The president “has campaigned for reforms and he won the presidential and the subsequent legislative elections with convincing majorities,” Schmieding said. “Macron has proven to be a skillful and focused political operator.”

Annunci