Pubblicato in: Geopolitica Militare

Kaliningrad. Adesso il buco nero inizia a preoccupare la Nato.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-16.

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Sul problema della difesa del continente europeo abbiamo già parlato molteplici volte. Da ambedue le parti, Russia da una parte e Nato dall’altra, è in atto una escalation alla quale non sembrerebbe possibile vedere una fine.

Mar Baltico. Ancora tensioni tra Russia, Nato ed Unione Europea.

Russia. Schierati gli Iskander a Kalinigrad. Hanno svegliato l’orso che dormiva.

La Russia vuole essere rispettata. Un articolo della Bbc che fa pensare

Russia. Sistemi S-400 al confine finlandese, altri S-300 in Siria

Russia Aims Missiles At Europe? Moscow Bolsters Air Defense System In Baltic Region Near Poland

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Negli ultimi tempi i russi hanno preso anche altri provvedimenti.

Kaliningrad. Zeppo di missili atomici adesso anche black hole.

Il termine black hole, letteralmente buco nero, è usato in astrofisica per denominare delle realtà con una forza di gravità così elevata da impedirne la fuoriuscita di luce ed altre tipologie di radiazioni. In campo militare si applica a quelle zone ove siano state messe in atto tutte le contromisure elettroniche che impediscono a terzi di rilevarne le trasmissioni radio ed i segnali radar, inattivando o disturbando fortemente anche la ricognizione ottica satellitare.

Dovrebbe essere un’operazione strettamente legata a coprire operazioni militari attive: il suo uso in tempi non bellici era stato in passato limitato soltanto ad esercitazioni militari di breve durata.

Un suo uso prolungato lascia anche un forte sospetto.

Più una parte mantiene su di una zona il black hole, più si espone alla concreta possibilità che chiunque abbia le tecnologie adeguate possa carpirne i segreti, e quindi avere il tempo necessario per studiare contromisure. Questa considerazione renderebbe lecito pensare che il black hole messo in atto dai russi si avvalga di tecnologie da loro ritenute essere obsolete, riservandosi quelle più recenti per eventuali utilizzi bellici.

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Tra i numerosi problemi, alcuni sembrerebbero essere più pressanti di altri.

– Il trattato Inf eliminava i missili balistici a breve-media gittata, escludendo così la possibilità di annientamento nucleare senza preavviso. Orbene, i missili Iskander non rientrano nelle categorie allora elencate: il trattato Inf è così aggirato nella forma ma violato nella sostanza.

– I missili Iskander possono portare testate nucleari, raggiungendo Berlino e sfiorando Copenaghen e Stoccolma. Date le caratteristiche non balistiche le capacità d’intercettazione e difesa sono praticamente inesistenti.  

– La difesa anti-missile protegge da «piccoli» aggressori come Iran o Corea del Nord; non potrebbe fermare l’enorme arsenale russo.

– Tutte le realtà politiche e militari che ora gridano scandalizzate sembrerebbero essersi dimenticate che erano proprio loro a sostenere uno schieramento di missili Nato a breve-medio raggio in Ukraina. È impossibile imbastire una ragionevole trattativa partendo dal concetto dei due pesi e delle due misure.

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Per la prima volta da decenni adesso Berlino si sente minacciata direttamente: gli Iskander potrebbero raggiungere la capitale tedesca in meno di dieci minuti primi, polverizzandola prima ancora che abbiano potuto accorgersi di cosa sia accaduto.

Che gli americani fremano dal desiderio di imbastire una guerra atomica globale pur di difendere il paese di Frau Merkel sarebbe affermazione discutibile e tutta da verificare. Nessuno però si stupirebbe se gli Stati Uniti non movessero un mignolo per difendere questa Europa che è in disaccordo plateale quanto totale con l’attuale Amministrazione.

Il problema sembrerebbe quindi essere più europeo che americano oppure russo.

In questa ottica appare puerile la seguente affermazione:

«we Europeans must really take our fate into our own hands» [Bundeskanzlerin Frau Merkel – NYT]

Nota.

Ci si aspettano, inter alias, i soliti commenti che coprono di insulti i russi. Li leggeremo pazienti, sperando che non passino i limiti del buon senso.

Poi, dopo che ci si è sfogati, si dovrà ben prendere atto che i russi non se ne sono curati per nulla, che restano saldamente a Kaliningrad e che dispongono di missili Iskander.

Allora si potrà iniziare a costruire un discorso serio, di Realpolitik, sia con i russi, sia anche con gli americani.


La Stampa. 2017-06-11. Minaccia nel cuore dell’Europa, Putin punta i missili su Berlino

Il presidente schiera nell’enclave di Kaliningrad i vettori Iskander. L’ex generale Usa Rutherford: «Violazione gratuita dei trattati del 1987».

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Scacciato dal Trattato sulle forze nucleari intermedie (Inf) del 1987, lo spettro dei missili torna nel cuore dell’Europa. La Russia schiera S 400, Iskander e Topom M a Kaliningrad, l’enclave russa incuneata fra Lituania e Polonia. Possono portare testate nucleari. Gli Iskander possono raggiungere Berlino e sfiorare Copenaghen e Stoccolma. Date le caratteristiche non balistiche le capacità d’intercettazione e difesa sono praticamente inesistenti.  

Sullo spiegamento Washington e la Nato hanno pochi dubbi. Le capitali europee non ne parlano ma lo sanno bene. Mosca del resto non lo nega. Al contrario ne fa parte integrante della propria strategia militare in Europa.  

Il generale John Rutherford Allen non ha peli sulla lingua: «La Nato e i suoi membri hanno motivo di preoccuparsi di questa violazione gratuita del Trattato Inf. La Nato dovrà prendere in considerazione misure per difendersi da questa nuova minaccia russa». Ex capo della coalizione internazionale anti-Isis, ora dirige uno studio sull’adattamento dell’Alleanza Atlantica agli scenari contemporanei di sicurezza, cui partecipa anche l’ex ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola. Le sfide sono molte, dalla guerra informatica ai flussi migratori. Il rapporto finale uscirà a fine anno, ma l’analisi di questo strappo russo è chiara: la Russia ha identificato un tallone d’Achille della Nato nell’incapacità di saldare l’indivisibilità della sicurezza alla deterrenza nucleare.

I missili di Kaliningrad non possono essere considerati una risposta alle misure della Nato. È la versione russa; sul piano militare è risibile. Missili e testate atomiche, da una parte, e quattro battaglioni dall’altra, sono incommensurabili. Intanto Mosca aveva messo in cantiere lo spiegamento da prima. Ma soprattutto per numeri, mezzi e minime infrastrutture, la «Enhanced Forward Presence» serve soprattutto a scoraggiare; non potrebbe difendere contro la massiccia superiorità convenzionale russa.  

Si può sostenere che i missili di Kaliningrad siano un deterrente che garantisce a Mosca il corridoio di sicurezza verso il Baltico. Nessuno lo minaccia: non esistono piani o esercitazioni offensive Nato contro Kaliningrad. Tuttavia si trova nel mezzo della Nato e dell’Ue e nella percezione russa di sicurezza, insofferente della contiguità territoriale, Kaliningrad è a rischio per definizione. 

Ma questo non basterebbe a mettere in discussione un architrave di sicurezza in Europa. Firmato da Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan in epilogo di Guerra Fredda, il Trattato Inf fu il primo grande passo verso la riduzione degli armamenti nucleari e convenzionali. Eliminare i missili a breve-media gittata (furono fisicamente distrutti) significava escludere la possibilità di annientamento nucleare senza preavviso. Lo spiegamento di Kaliningrad è un passo indietro di quarant’anni. Costringerebbe anche la Nato a rivedere la propria dottrina di deterrenza nucleare. 

Da Kim Jong-un ci aspettiamo l’irresponsabilità. Non da Vladimir Putin. Il presidente russo ha l’abilità di far perdere l’equilibrio agli avversari con mosse a sorpresa, spesso alzando la posta in gioco. Crimea e Siria sono esempi da manuale. A Kaliningrad gioca però d’azzardo con giocattoli pericolosi. Sta inoltre conducendo la Russia sul sentiero dell’inaffidabilità, delle favole di hacker russi «patriottici», della violazione dei patti e delle carte truccate, dalla geopolitica allo sport. Non stupisce la mezza comprensione per la decisione di Trump di ritirarsi dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici: solidarietà fra chi non si sente legato dal rispetto dei patti. 

Lo strappo all’Inf rende la deterrenza ancor più indispensabile. Secondo Victoria Nuland, ambasciatrice alla Nato di George W. Bush, Assistant Secretary per l’Europa di Obama, «lo spiegamento di missili russi a Kaliningrad rende più imperativo per la Nato riaffermare l’impegno alla difesa collettiva e all’articolo 5 del Trattato di Washington». 

Si rafforza anche la necessità di confrontare Mosca in un dialogo serrato. Recentemente, un ex-ufficiale dell’Fsb (già Kgb) mi diceva: «alla Russia, non basta un accordo sull’Ucraina; occorre un’intesa più ampia, che comprenda la difesa anti-missile», da sempre – è del 1983 il discorso di Reagan sulle «guerre stellari» – spina nel fianco di Mosca.  

Nell’ottica russa, i missili di Kaliningrad aggirano le difese anti-missilistiche della Nato e salvaguardano così la parità nucleare strategica con gli Usa. Per Washington e per l’Alleanza, la difesa anti-missile protegge da «piccoli» aggressori come Iran o Corea del Nord; non potrebbe fermare l’enorme arsenale russo. Mosca resta però tenacemente abbarbicata al mito della parità; non vuole trovarsi con una capacità in meno. È ora che le due parti parlino seriamente, prima di avvitarsi in una nuova, pericolosa, imprevedibile escalation. 

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