Pubblicato in: Giustizia

Anche i giudici paghino. Condannati due pm.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-13.

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«Lasciarono a un marito violento la possibilità di uccidere la moglie, nonostante quest’ultima l’avesse denunciato per ben dodici volte. Per questo motivo ha corte d’Appello di Messina ha condannato i magistrati che lasciarono libero di agire Saverio Nolfo, marito di Marianna Manduca. L’uomo uccise la moglie nel 2007 a Palagonia, in provincia di Catania. ed è attualmente in carcere dove sta scontando la condanna a 20 anni per l’omicidio.

La Corte ha stabilito che ci fu dolo e colpa grave nell’inerzia dei pm che, dopo i primi segnali di violenza da parte del marito, non trovarono il modo di fermarlo, nonostante le molteplici denunce della donna. Una sentenza, quella dei giudici peloritani, che è destinata a fare giurisprudenza e che arriva dopo il ricorso di un cugino della Manduca, che ha accolto i figli della donna rimasti orfani.» [Fonte]

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«La condanna si rifà alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati» [Fonte]

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«Messina – Si è concluso con un verdetto destinato a fare giurisprudenza la causa, celebrata davanti al Tribunale di Messina, intentata contro i magistrati che non fermarono l’uomo che uccise Marianna Manduca, 10 anni fa, a Palagonia, lasciando orfani 3 bambini. Il processo, intentato dal padre adottivo dei ragazzi, chiedeva al Tribunale di Messina di stabilire se ci fossero responsabilità dei magistrati che si occuparono della vicenda, dopo le prime denunce della vittima contro il marito, Saverio Nolfo. E secondo i giudici peloritani questa inerzia ci fu, fu colpevole e le vittime vanno risarcite. E’ una sentenza rivoluzionaria, spiega l’avvocato Licia D’Amico, legale del padre adottivo insieme all’avvocato Alfredo Galasso: “Sono estremamente rare le condanne dei magistrati al risarcimento del danno prodotto da loro inerzie o errori”. La Corte ha stabilito che ci fu dolo e colpa grave nell’inerzia dei giudici che, dopo i primi segnali di violenza da parte del marito, non hanno trovato il modo di fermarlo. Se i primi segnali della escalation di violenza potevano essere incolpevolmente sottovalutati, così non poteva essere dopo le prime denunce formali, le testimonianze, il racconto della vittima, minacciata chiaramente di morte dal marito che le ha mostrato il coltello, lo stesso con la quale poi ha messo fine alla sua vita.

I legali catanesi sono contenti a metà. La sentenza riconosce la responsabilità civile del magistrato per i soli danni materiali, non per quelli morali patiti dai tre figli piccoli della coppia. “Al Tribunale di Messina avevamo chiesto una interpretazione evolutiva e costituzionalmente orientata della norma pur recentemente riformata, nel 2015, – spiegano gli avvocati D’Amico e Galasso – che formalmente riconosce il danno non patrimoniale soltanto per la privazione della libertà personale , che per il momento non abbiamo ottenuto. Vedremo cosa ne penseranno ora il giudice nazionale e la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo”. Sullo sfondo resta l’assurda morte di Marianna, uccisa a 32 anni dal marito dopo 12 denunce. Una morte annunciata, quella di Palagonia, un caso di femminicidio classico e drammatico, dove la violenza di un uomo non ha trovato alcun argine nella giustizia.» [Fonte]

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«un verdetto destinato a fare giurisprudenza»

Le condanne di giudici per responsabilità sono rare: si contano sulle dita di una mano monca.

Per il momento riconosce soltanto il risarcimento dei danni materiali, ma l’appello frapposto alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo potrebbe anche fare includere  i danni morali.

Non siamo per nulla giustizialisti, ma il solo commento che potremmo fare è: “era l’ora!”.

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