Pubblicato in: Amministrazione, Politica Mondiale

Elezioni comunali. Vince l’astensionismo (40%)

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-12.

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Premettiamo immediatamente che i dati disponibili sono ancora parziali, che le elezioni comunali hanno una connotazione personale che molto spesso non coincide con l’espressione di una preferenza politica, ed infine che il clima politico generale, continentale, condiziona sicuramente anche le prese di posizione locali.

Ci si riserva un’analisi a quando saranno disponibili i risultati definitivi di queste elezioni, ossia a ballottaggi conclusi.

Per il momento però alcuni fatti sembrerebbero essere evidenti.

In primo luogo, avrebbe votato solo il 60.07% degli aventi diritto. Il partito dell’astensione è quindi quello di maggioranza relativa e potrebbe in breve diventare anche quello di maggioranza assoluta. Se è facile dire che il Cittadino è disaffezionato dalla politica, sarebbe altrettanto facile conclusione affermare che se in Italia emergesse un qualche personaggio credibile, giovane e che sapesse esprimente un programma coerente, potrebbe replicare la grande vittoria ottenuta da Mr Macron in Francia oppure, a suo tempo, da Berlusconi in Italia.

In secondo luogo, ancora una volta dobbiamo constatare come i partiti presentino spesso personaggi sfumati per non dire inconsistenti, emersi da un contesto litigioso quale quello dei Montecchi e Capuleti. Più che per vincere le elezioni, le candidature sembrerebbero essere state poste per odio interno al partito di provenienza.

I partiti dovrebbero iniziare a fare una seria pulizia interna, anche tenendo conto che a breve termine si terranno le elezioni politiche.

In terzo luogo, sempre che i dati parziali si confermino, sembrerebbe emergere come i partiti specializzati nelle critiche non corredate da proposte concrete e realizzabili non hanno audience. Sicuramente dopo crescite tumultuose è necessaria una pausa di riflessione, ma le percentuali ottenute da M5S dovrebbe dare da pensare.


Ansa. 2017-06-12. Elezioni Comunali, M5S fuori dalle grandi città. Orlando al primo turno

Comunali amare per M5S. Secondo exit poll e proiezioni, il Movimento Cinque Stelle sarebbe fuori dai ballottaggi in tutte le grandi città, a partire da Genova, patria di Beppe Grillo diventata terreno di una faida interna. Il voto in 1.004 Comuni, con oltre nove milioni di italiani, riconsegna un quadro politico soprattutto bipolare con i candidati di centrosinistra e quelli di centrodestra che si sfideranno ai ballottaggi tra due settimane. 

E’ stata del 60,07% l’affluenza alle urne rilevata alle 23: nelle precedenti omologhe la percentuale dei votanti si era attestata al 66,85%.

L’unico che ottiene un’immediata riconferma al primo turno è il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. M5S, dopo l’exploit lo scorso anno a Roma e a Torino, sarebbe fuori dai quattro capoluoghi di Regione: a Genova, dove al secondo turno vanno il candidato di centrosinistra Gianni Crivello, e del centrodestra, Marco Bucci. A L’Aquila, governata fino ad oggi dal dem Massimo Cialente, è in vantaggio il candidato sindaco Americo Di Benedetto (centrosinistra) mentre a Catanzaro Sergio Abramo (centrodestra) se la vedrà al ballottaggio con Nicola Fiorita (Civica).

Il Pd nel capoluogo calabrese sarebbe fuori dai ballottaggi segnalando, secondo Roberto Speranza di Mdp, un dato politico: “In tre su quattro capoluoghi di Regione, dove c’è un’alleanza classica di centrosinistra – sostiene l’ex esponente Pd – il candidato del centrosinistra va avanti. Nell’unico comune, Catanzaro, in cui si è fatta scelta diversa e noi sosteniamo un candidato civico diverso da quello del Pd, il Pd secondo gli exit poll sarebbe fuori dal ballottaggio”.

Il flop M5S è reso ancora più amaro dal risultato, abbastanza scontato, di Parma, dove il sindaco uscente Federico Pizzarotti, espulso dal Movimento di Grillo, è in vantaggio con il suo ‘Effetto Parma’ e se la vedrà al secondo turno con Paolo Scarpa del centrosinistra. A Verona l’eredita di Flavio Tosi non sembra avvantaggiare la sua compagna Patrizia Bisinella che sarebbe fuori dal secondo turno dove si sfideranno Orietta Salemi (centrosinistra) e Federico Sboarina (centrodestra).

Tutta da decidere anche l’affollatissima partita a Taranto dove sono in quattro in corsa per raggiungere il ballottaggio. Anche se big e partiti si sono tenuti fuori dalla campagna per le amministrative, evitando di dare un valore nazionale, un minuto dopo la chiusura delle urne è partita l’esultanza per il risultato M5S. Secondo Matteo Renzi, che segue i risultati dalla sede nazionale del Pd, la sconfitta grillina è un dato politico “perché vorrebbe dire – spiega il responsabile Enti Locali Matteo Ricci – che a un anno dalla vittoria di Roma e Torino, messi alla prova del governo locale, c’è un giudizio negativo”.

Chi tira il fiato è il centrodestra, che guardava alle comunali come un test per un’alleanza tra Fi e Lega. “Noi abbiamo fatto – sostiene Maurizio Gasparri – l’alleanza classica ed a Genova abbiamo una condizione buona dove il sindaco uscente di centrosinistra nemmeno si è ricandidato autocertificando un fallimento. Il centrodestra ci può essere, vedremo lo scenario nazionale”. Ma per fare un’analisi più approfondita sulle alleanza a livello nazionale bisognerà aspettare l’esito dei ballottaggi: il Pd dovrà contare in quante città resterà alla guida per verificare se ha ancora senso un’alleanza classica di centrosinistra. Ma contro l’autosufficienza del Pd fa sentire la sua voce l’area che va da Pisapia a Si: “Laddove la sinistra è dentro il centrosinistra va, dove il Pd sceglie l’autosufficienza esce fuori”, è la tesi.

VAI ai risultati delle singole città:

-Genova

-Palermo

-L’Aquila

-Catanzaro

-Parma

Verona

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