Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Putin, Trump

Russia. Il trionfo della Tradizione. Putin e la religione.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-04.

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Il Presidente Putin onora le Reliquie di San Nicola nella ricostruita Cattedrale.


«Modern Russia, under Vladimir Putin – the former KGB officer – has made religion, nationalism, patriotism and conservatism cornerstones of the Russian state»

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La scuola di pensiero politico e sociale, filosofico in senso lato, che affonda le sue radici nell’illuminismo prima e quindi nell’idealismo dialetti e storico, ha improntato la mentalità, la Weltanschauung occidentale, per oltre due secoli ed ora sta evidenziando tutte le conseguenze delle proprie contraddizioni: è un edificio in rovina, prossimo al crollo definitivo.

Molti i suoi errori pacchiani, che proprio per la loro grossolanità sono rimasti incomprensibili alla grande maggioranza delle persone.

L’errore sovrano è stato il rigetto della logica formale, l’abiura al principio di non contraddizione.

«Quando i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti».

Questa frase di Hegel sintetizza in modo mirabile il concetto.

Il modo di pensare e vivere si è disancorato dal reale, liberando ideologie avulse dai fatti, ma proprio per questo illuse di poterli piegare e governare. Gli errori che conseguono alle posizioni di Hegel sono numerosi e tutti letali. Ne riportiamo solo alcuni pertinenti il tema in oggetto.

Ci si è illusi di poter costruire un paradiso sulla terra, ove la persona umana scompare assorbita nell’astratto concetto di ‘società‘ concepita come mero strumento economico: materialismo totale ove il processo burocratico automatizza ogni procedimento decisionale. La società è la sua burocrazia, ed alla fine diventa irrilevante se a governarla siano persone incardinate nello stato ovvero in potentati più o meno privati.

Questo relativismo slegato dal logico non solo ha in uggia un concetto di giustizia ma lo surroga nei fatti con la semplice legge del più forte: quella che i sassoni denominano the power that be.

La tradizione, e con essa la religione che ne è parte integrante e portate, diventa un peso insopportabile, da rigettarsi in toto. Le sofferenze dell’attuale sono giustificabili soltanto pensando a quanto orribile sia stato il passato ed al pericolo che possa ritornare.

Ecco perché quanto è usualmente etichettato in modo fortemente dispregiativo come “populismo” è antitetico alla corrente Weltanschauung: sarebbe il ritorno dei valori della Tradizione che annientano quel poco che resta del sole dell’avvenire. Sarebbe la consacrazione della morte degli idealismi.

Ma non si può pensare che la gente corra in eterno dietro uno straccio: il materiale è importante, ma non l’unica cosa di interesse, e nemmeno la principale. Ed il contro natura si difinisce da sé stesso.

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«One hundred years ago, the Russian revolutionary Vladimir Lenin dismissed religion as an “abomination”»

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«”Any religious idea, any flirtation with a god,” he wrote, “is the most inexpressible foulness, the most shameful infection.”»

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«Ironically, after Lenin’s death, his successors turned him into a god-like figure, with Lenin portraits and statues, and his embalmed body enthroned in a temple-like mausoleum on Red Square»

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«Dal 1937 al ’41 vennero fucilati 110.700 membri del clero ortodosso, tra cui il locum tenens patriarcale Petr (Poljanskij), recluso da dodici anni in prigione. Nel 1939, sul territorio dell’Unione Sovietica rimanevano aperte non più di cento chiese parrocchiali delle 55.000 funzionanti nel 1917, in cui celebravano circa 500 sacerdoti, contro i 115.000 del 1917» [Fonte]

Per farla in breve, la quasi totalità dei sacerdoti fu semplicemente assassinata. I comunisti pensavano di aver estirpato dalla faccia della terra russa la religione.

Tre generazioni russe furono allevate nel più puro e severo ateismo.

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«Once again Russians have been queuing for hours. But this time, not to get into the mausoleum. They’ve been lining up outside Christ the Saviour, the cathedral that the Communists once destroyed, but which was rebuilt from scratch after the collapse of the USSR. The queues have stretched for more than a mile»

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«And so, it seems, does Russia’s president. For Vladimir Putin, too, has visited Christ the Saviour this week to venerate the relics of St Nicholas»

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«The Kremlin leader placed his forehead on to the glass, then, rising, crossed himself three times.

It is remarkable to think that back in Soviet times President Putin worked for an organisation – the KGB – which tried to suppress religion and which persecuted the religious. And yet, today, the Kremlin leader very openly embraces Russian Orthodoxy.»

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«What’s more, under Vladimir Putin’s rule, the Orthodox Church in Russia has grown in power and influence. That’s partly because the loyal Church has helped to strengthen the Russian state and those in power»

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«And, partly, because the Kremlin knows that people need something in which to believe»

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«So, today, the authorities here are constructing a new ideology for Russia – it’s a mixture of nationalism and patriotism, conservatism and loyalty to the state – and all of it underpinned by religious belief»

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Queste modeste considerazioni sarebbero utili per focalizzare un punto centrale della storia di tutti i tempi.

Il retaggio religioso, storico, culturale, linguistico, umano di un popolo, di una nazione, si stratifica nei secoli attorno a dei nuclei che rappresentino delle verità oggettive, vive e vivificanti, che coinvolgono mente e cuore di tutte le persone. Ciò che sia falso, artefatto, tutto sommato contro natura umana, è destinato ad essere caduco: può reggere se imposto con la forza bruta, come fu per il comunismo, ma appena questa forza perde consistenza è destinato a finire nei cascami della storia.

Tutte queste considerazioni avrebbero potuto essere argomentate in via teorica, usando solo logica e forza del pensiero e della mente: ma se non si volesse o potesse far ciò, almeno di creda ai proprio occhi ed alle proprie orecchie.

Hegel aveva torto: alla fine i fatti smentiscono e sberleffano le teorie inconsistenti.

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«the Kremlin knows that people need something in which to believe».

Non ci è dato di sapere se il Presidente Putin sia effettivamente religioso, anche se alla fine non ne resteremmo stupiti più di tanto. Di fatto però ha compreso a fondo la lezione della storia e la sta applicando in modo encomiabile.

Una gran bella lezione per l’Occidente: non qualcosa, però, ma religione vera, tradizione vera. Gli stessi valori che hanno costituito il presupposto dell’elezione del Presidente Trump. Le élite egemoni al momento in Europa stentano a comprendere un qualcosa che eppure è così semplice, e si stanno condannando da soli alla sconfitta. Certo, ci vorrà ancora del tempo, ma sono storicamente battuti.


Bbc. 2017-05-28. Why St Nicholas works wonders for Russians

The Soviet Union turned its back on religion but modern Russia, under Vladimir Putin – the former KGB officer – has made religion, nationalism, patriotism and conservatism cornerstones of the Russian state, reports BBC Moscow correspondent Steve Rosenberg.

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One hundred years ago, the Russian revolutionary Vladimir Lenin dismissed religion as an “abomination”.

“Any religious idea, any flirtation with a god,” he wrote, “is the most inexpressible foulness, the most shameful infection.”

Ironically, after Lenin’s death, his successors turned him into a god-like figure, with Lenin portraits and statues, and his embalmed body enthroned in a temple-like mausoleum on Red Square.

Encouraged by this dizzying personality cult, for decades Soviet citizens flocked to Moscow from across the USSR to pay homage to the late great Bolshevik. They would spend up to eight hours queuing outside the mausoleum, waiting for their chance to file past Lenin’s wax-like corpse.

I wonder what Mr Lenin would make of events this week in Moscow?

Once again Russians have been queuing for hours. But this time, not to get into the mausoleum. They’ve been lining up outside Christ the Saviour, the cathedral that the Communists once destroyed, but which was rebuilt from scratch after the collapse of the USSR. The queues have stretched for more than a mile.

It’s here that I meet pensioner Natalya. It’s taken her six hours to reach the front of the queue. Natalya clearly has the patience of a saint. Which is just as well, for it is a saint she has come here to see – and to venerate.

Saint Nicholas the Wonder Worker was a Greek bishop in Asia Minor in the 4th Century. He was famous for his kindness to children and would later inspire the legend of Santa Claus. He is the patron saint of children, sailors, and of prisoners who’ve been wrongly condemned. And he is the saint most cherished by Russian hearts. For according to the Church here, it is Nicholas who has saved Russia many times from catastrophe.

For more than 900 years, his bones have lain in a crypt in the Italian city of Bari. But now, after an historic agreement between the Catholic Pope and the Orthodox Patriarch, one of St Nicholas’ ribs is on loan to Russia.

“I am so excited,” Natalya tells me, “I have butterflies in my stomach. St Nicholas means so much to us.”

In the cathedral, I spot the golden ark, which was transported here from Italy amid great pomp and ceremony. The rib is inside, and I can see it through the glass cover. A long line of Orthodox believers is filing past. As the visitors approach, they make the sign of the cross and bend over the ark. Some place their foreheads on the casket’s transparent top, then kiss the glass and move on.

As they walk away, they’re handed free mini icons of St Nicholas, which have been blessed by the Russian Patriarch himself. Many of the visitors are here with babies and young children. I watch one woman lay her daughter down ever so carefully on her back on top of the ark – as if the mother is hoping that St Nicholas’ miraculous powers will seep into the child’s body from head to toe.

Svetlana is with her little son Vanya, who is rather poorly right now. His arm is hurting. “I’ve brought Vanya here from the hospital,” Svetlana tells me. “I want to give this a chance. Because I really believe in miracles.”

And so, it seems, does Russia’s president. For Vladimir Putin, too, has visited Christ the Saviour this week to venerate the relics of St Nicholas.

The Kremlin leader placed his forehead on to the glass, then, rising, crossed himself three times.

It is remarkable to think that back in Soviet times President Putin worked for an organisation – the KGB – which tried to suppress religion and which persecuted the religious. And yet, today, the Kremlin leader very openly embraces Russian Orthodoxy. He is said to have his own spiritual adviser, Father Tikhon.

What’s more, under Vladimir Putin’s rule, the Orthodox Church in Russia has grown in power and influence. That’s partly because the loyal Church has helped to strengthen the Russian state and those in power. And, partly, because the Kremlin knows that people need something in which to believe. For a time, that was communism and socialism, but those ideas proved shortlived.

So, today, the authorities here are constructing a new ideology for Russia – it’s a mixture of nationalism and patriotism, conservatism and loyalty to the state – and all of it underpinned by religious belief.

Which brings us back to St Nicholas and his rib. By displaying this bone in Moscow, Russia is not only honouring its most beloved saint. It is trying to excite and enthuse and unite the tens of millions of Orthodox Christians in Russia behind a common idea.

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