Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale

Terre rare. Novità rilevanti per il disprosio.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-06-02.

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La disponibilità di terre rare è fondamentale nei processi produttivi dei componenti elettronici e della meccanica.

Senza di esse non sarebbe possibile produrre, per esempio, telefoni cellulari, motori ibridi oppure anche i motori dei caccia.

Cerchiamo di familiarizzarci con il problema.

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«Secondo la definizione della IUPAC, le terre rare (in inglese “rare earth elements” o “rare earth metals”) sono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamente scandio, ittrio e i lantanoidi. Scandio e ittrio sono considerati “terre rare” poiché generalmente si trovano negli stessi depositi minerari dei lantanoidi e possiedono proprietà chimiche simili.

Il termine “terra rara” deriva dai minerali dai quali vennero isolati per la prima volta, che erano ossidi non comuni trovati nella gadolinite estratta da una miniera nel villaggio di Ytterby, in Svezia. In realtà, con l’eccezione del promezio che è molto instabile, gli elementi delle terre rare si trovano in concentrazioni relativamente elevate nella crosta terrestre.

Vengono abbreviate in RE (Rare Earths), REE (Rare Earth Elements) o REM (Rare Earth Metals); generalmente vengono suddivise in terre rare leggere (LREE, dal lantanio al promezio), medie (MREE, dal samario all’olmio) e pesanti (HREE, dall’erbio al lutezio)» [Fonte]

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Dal punto di vista estrattivo, dopo il 1985 circa si impose sempre maggiormente la Cina, che produce oggi oltre il 95% della fornitura mondiale di terre rare.

Molteplici le motivazioni. Se innanzitutto si deve considerare la sempre crescente richiesta dell’industria cinese, un peso non da poco ha avuto la difficoltà estrattiva. La difficoltà è legata alla tossicità dei minerali estratti, quasi invariabilmente mischiati con elementi radioattivi. La legislazione cinese in materia di protezione sul lavoro delle terre rare è oltremodo lasca: la gran quota della manodopera è costituita da deportati, della salute dei quali le autorità cinesi non si struggono certo.

«Il predominio estrattivo americano è finito a metà degli anni Ottanta. La Cina, che per decenni aveva sviluppato la tecnologia per separare le terre rare (processo non facile perché si tratta di elementi molto simili sotto il profilo chimico), è entrata prepotentemente nel mercato. Grazie ai finanziamenti statali, alla manodopera a basso costo e a normative ambientali permissive, se non inesistenti, le industrie cinesi hanno sbaragliato la concorrenza.»

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L’argomento è spinoso. Infatti, come prima ricordato,

«Spesso le miniere di terre rare contengono elementi radioattivi come l’uranio e il torio. Gli abitanti dei villaggi vicini a Baotou sarebbero stati trasferiti altrove perché gli scarichi delle miniere avrebbero contaminato acqua e raccolti. I giacimenti nei pressi di Baotou producono ogni anno circa 10 milioni di tonnellate di acque di scolo, in gran parte acide o radioattive e quasi del tutto non trattate.»

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Ovviamente, se la Cina si è accollata l’onere di estrarre le terre rare nonostante le rilevanti difficoltà minerarie, radioattività e tossicità elevata, d’altra parte ne gode adesso del monopolio. i paesi occidentali hanno imposto norme talmente rigide da impedire di fatto uno sfruttamento economicamente redditizio dei giacimenti.

Monopolio che la Cina non ha esitato a far pesare nel corso di diatribe internazionali.

«Nell’autunno del 2010 la Cina, che soddisfa il 97 per cento del fabbisogno mondiale di terre rare, ha scosso i mercati internazionali interrompendo per un mese le spedizioni in Giappone in seguito a un incidente diplomatico. Si prevede che nel prossimo decennio la Cina ridurrà costantemente le esportazioni per proteggere le forniture delle proprie industrie in rapida espansione, che già oggi consumano circa il 60 per cento della produzione di terre rare del paese.»

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Adesso qualcosa sembrerebbe essere cambiato.

«La Cina è il maggior produttore di disprosio, ma un nuovo impianto in fase di costruzione in Australia potrebbe essere una importante alternativa per le forniture di questa importante terra rara»

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«Il disprosio è usato per fabbricare magneti al neodimio, che possono essere utilizzati nei motori, nei generatori e nelle turbine eoliche. È perciò un metallo cruciale per i motori dei veicoli elettrici e la domanda per questo elemento, come per altre terre rare, è destinata a crescere con la sviluppo delle tecnologie ad energia pulita»

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«Ma l’Australia diventerà presto un concorrente agguerrito, grazie ad una società che sta progettando di estrarre disprosio entro la metà del 2018. La Nord Minerals sta portando avanti l’impianto pilota di terre rare di Browns Range e ha assegnato un contratto minerario di 6 milioni di dollari all’azienda MACA, che estrarrà 180.000 tonnellate di minerale e rifiuti»

Qualcosa alla fine inizia a smuoversi anche in questo povero Occidente.


MR. 217-05-11. La prima e unica miniera di disprosio al di fuori della Cina

La Cina è il maggior produttore di disprosio, ma un nuovo impianto in fase di costruzione in Australia potrebbe essere una importante alternativa per le forniture di questa importante terra rara.

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È noto che la stragrande maggioranza del disprosio, uno degli elementi più ricercati tra le terre rare, venga estratto in Cina.

Il disprosio è usato per fabbricare magneti al neodimio, che possono essere utilizzati nei motori, nei generatori e nelle turbine eoliche. È perciò un metallo cruciale per i motori dei veicoli elettrici e la domanda per questo elemento, come per altre terre rare, è destinata a crescere con la sviluppo delle tecnologie ad energia pulita.

Attualmente il prezzo del disprosio è di  350 dollari per chilogrammo, mentre quello dell’ossido di disprosio è di 230 dollari.

La Cina detiene l’89% della produzione mondiale di terre rare e il suo consumo interno raggiunge il 67% della produzione mondiale. Ecco perché molti consumatori di terre rare sono preoccupati per il dominio cinese nel mercato che, in passato, ha portato ad una mancanza di forniture e a prezzi elevati.

Ma l’Australia diventerà presto un concorrente agguerrito, grazie ad una società che sta progettando di estrarre disprosio entro la metà del 2018. La Nord Minerals sta portando avanti l’impianto pilota di terre rare di Browns Range e ha assegnato un contratto minerario di 6 milioni di dollari all’azienda MACA, che estrarrà 180.000 tonnellate di minerale e rifiuti. Ad oggi, l’Australia è il secondo più grande produttore di terre rare, ma rappresenta solo il 9% della produzione globale, pur con significative riserve.

Per la realizzazione del nuovo progetto verranno costruite tutte le infrastrutture necessarie, tra cui le strade per accedere al sito e un impianto di stoccaggio. I primi tre anni di attività serviranno per capire se estendere il progetto su larga scala. I lavori di costruzione saranno terminati tra poco meno di un anno.

L’impianto, nel corso di tre anni, dovrebbe produrre 148.200 chilogrammi di disprosio e 1.719.000 chilogrammi di ossidi di terre rare.

Anche se l’impianto non esiste ancora, il 100% della sua produzione futura è già stato venduto all’azienda cinese Guangdong Rare Earths Group, una controllata al 51% della Lianyugang Zeyu New Materials Sales. L’accordo prevede un pagamento anticipato di 10 milioni di dollari per il 15% della produzione attesa. Dopo di che, la società cinese pagherà il corrispettivo per l’altro 85% della produzione sulla base dei volumi erogati.

Un simile accordo rende bene l’idea di quanto sia importante il disprosio sul mercato internazionale delle terre rare.

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