Pubblicato in: Geopolitica Mondiale, Giustizia

Occidente. Una contraddizione che sta arrivando al pettine.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-29.

Abelardo - Sic et Non

L’Occidente è inquieto.

Da una parte avverte, sia pure in modo oramai indistinto, il proprio retaggio religioso, storico, culturale e sociale, da altra parte invece la sua élite ha abbracciato in toto il relativismo etico e giuridico, con tutte le sue conseguenze.

Il discrimine, da un punto di vista di ragionamento teorico, è l’uso o meno, la validità o meno del principio di non-contraddizione.

Il principio di non-contraddizione afferma la falsità di ogni proposizione implicante che una certa proposizione A e la sua negazione, cioè la proposizione non-A, siano entrambe vere allo stesso tempo e nello stesso modo. Secondo le parole di Aristotele:

«È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo» [Aristotele]

Questo principio è legge logica universale: su di esso si basa tutto il fantastico progresso scientifico, massimamente quello matematico. Senza principio di non-contraddizione sarebbero impossibili le dimostrazioni dei teoremi.

Ma, ci si pensi su. Dal momento in cui il mondo reale è descrivibile in termini matematici, ne consegue che anche il mondo reale soggiace a tale principio: anche la natura è per sua natura non contraddittoria.

Abbandonare il principio di non-contraddizione porta inevitabilmente alla incapacità decisionale: non esiste il metodo di riferimento. Sarebbe impossibile stabilire cosa sia o non sia vero, cosa sia o non sia falso. Nulla sarebbe conoscibile.

Questo è il motivo per cui Hegel, e quindi i suoi succedanei, rinnegarono il principio di non-contraddizione, almeno nei ragionamenti filosofici. Questo è il motivo per cui i liberals americani ed i socialisti ideologici europei negano il principio di non-contraddizione. Le conseguenze sono infatti quelle che stiamo vivendo.

*

Le conseguenze sono totalizzanti.

Se si fosse impossibilitati si stabilire cosa sia vero e cosa sia falso, alla fine prevarrebbe esclusivamente la forza del potere: è vero ciò che il potere afferma essere vero.

Posizione questa di estremo vantaggio, sotto la condizione di essere al potere, ovviamente: e l’élite che ora continua a dominare l’Occidente ben si sente radicata nel potere, quello che i sassoni denominano “the power that be“.

Cambiata l’élite dominante, cambiate le verità. Le corti di giustizia non applicheranno certo la legge, ma la interpreteranno secondo il volere del potente di turno. I governi legifereranno in materia etica e morale, imponendo per legge e norma positiva ciò che avrebbe dovuto essere materia di logica sequenziale.

Un governo può ben legiferare che due più due renda sette. Ma in un domani un altro governo potrebbe rendere illegale ciò che oggi è considerato santo ed ottimo.

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Ma il giocattolo si è rotto.

Provatevi a progettare e costruire un ponte usando una matematica in cui due più due possa indifferentemente rendere tre oppure cinque: poi non passateci sopra. Il crollo è assicurato.

Se negli anni sessanta l’Occidente rendeva conto di oltre il 90% del pil mondiale, ora come ora supera a stento il 45%, ed è in fase di declino. E tutti lo sanno tranne che gli occidentali.

Chi governa l’Occidente governa sul 45% del sistema economico mondiale, ed in tempi brevi la sua capacità sarà ulteriormente ridotta. Inoltre la popolazione occidentale autoctona rende conto di solo un sesto di quella mondiale, ed è in continua contrazione demografica.

L’Occidente si deve confrontare sia con i rigurgiti logici al propri interno, non tutti gli occidentali si sono rassegnati a scomparire dalla faccia della terra, ma anche con tutti gli altri paesi del mondo. È un confronto non più a lungo procrastinabile.

E gli altri paesi del mondo o rifiutano il relativismo etico occidentale ovvero gli oppongono il proprio: sistemi antitetici.

E se le élite occidentali sembrerebbero essere stupite che qualcuno la possa pensare in modo differente da loro, nel contempo non hanno nessun mezzo coercitivo per imporre la loro visione di vita, la loro Weltanschauung.

La contraddizione diventa allora evidente.

L’etica e la morale propugnata dall’élite occidentale trova albergo presso meno di un sesto della popolazione mondiale.

L’esempio specifico riportato negli allegati è un esempio paramount, di quanto i non-occidentali differiscano dagli Occidentali. Ciò che in Occidente dischiude tutte le porte politiche ed economiche altrove conduce al carcere, se non anche alla pena di morte.

E qui emerge una nuova e ben più severa contraddizione.

Un aspetto dapprima tedioso e quindi patetico è la certezza ideologica che tutti debbano convertirsi al credo oggi vigente in Occidente, alla sua Weltanschauung. Gli immigrati islamici dovrebbero integrarsi con l’Occidente, ossia trasformarsi a pensare e credere come se fossero occidentali.

Ma la verità che sta emergendo è del tutto opposta: alla fine saranno i residui delle popolazioni occidentali ad doversi integrare in altri sistemi culturali.

Diamo dieci anni di tempo.

Ciò che ora è osannato e santificato in Occidente, entro tale termine sarà ritornato ad essere ciò che era ed è: un fatto penalmente rilevante. Si faccia attenzione: qui non si tratta di un problema religioso, peraltro esistente, bensì di un mero aspetto giuridico.

Se in Occidente, almeno al momento, essere gay è un passaporto verso denaro e potere, in quasi tutti i paesi non – occidentali esso è reato penalmente rilevante. Prevalendo essi, prevarrà anche il loro modo di concepire il corpo giuridico.

Così come sono messe le cose, il destino degli lgbt è condizionato solo dal potere in essere che li difende, tutela ed incoraggia, e non è affatto detto che questo potere attuale in Occidente sia eterno.

Poi, ma chi si credono di essere gli Lgbt?

«Tra i fermati molti stranieri. Dieci di loro accusati di aver violato le leggi anti-pornografia per cui sono previsti fino a 10 anni di reclusione».

Questo è il tratto irritante di quella genia: la ferrea volontà di prevaricazione. Se ne stiano a casa loro, fino a tanto che lì siano tollerati.


Deutsche Welle. 2017-05-17. Court in Indonesia sentences gay men to 85 cane strokes

An Islamic court in the conservative Indonesian province of Aceh has sentenced two gay men to a public caning. The ruling, a first for the province, was delivered on International Day Against Homophobia and Transphobia.

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Two Indonesian men were sentenced by an Islamic Shariah court on Wednesday to receive 85 strokes each in a public caning for having sex with each other.

The lead judge, Khairil Jamal, said the 20 and 23-year old men were “legally and convincingly proven to have committed gay sex.”

Wednesday’s verdict was the first time the punishment had been handed down since Aceh province since a local law banning gay sex came into force in 2015. Anyone caught engaging in consensual gay sex could receive up to 100 lashes, 100 months in jail or a fine of 1,000 grams of gold.

The three-judge panel said it decided against imposing the maximum sentence of 100 lashes because the men had cooperated with authorities and had no prior convictions.

Still, the court’s ruling was still more severe than the 80 lashes requested by the prosecutor. The men, who represented themselves in court and said they would not appeal the ruling, are expected to be caned next week.

Gay sex is only banned in Aceh province and is not illegal anywhere else in Indonesia, which has the world’s largest Muslim population.

Rights groups decry sentence

International rights groups decried the sentence, which was also handed down on International Day Against Homophobia and Transphobia.

“This is barbaric – this is another low point for Aceh, and also for Indonesia,” said Andreas Harsono, Indonesia researcher for Human Rights Watch.

Human Rights Watch had previously called on Indonesia to release the men and described their treatment as abusive and humiliating. The group also said that a public caning would constitute torture under international law.

The two men were arrested in late March after vigilantes burst into the boarding house where the couple were staying in the provincial capital Banda Aceh.

Cell phone footage of the arrest that circulated online showed the vigilantes slapping, kicking and insulting the men, with one of them slumped naked on the ground.

Aceh is the only province in Muslim-majority Indonesia that is allowed to practice Shariah law as part of a concession made by the government in 2006 to end a war with separatists.

Indonesia’s moderate reputation has been damaged in the past year due a surge in persecution of members in the LGBT community and attacks on religious minorities.

Earlier this month, the outgoing governor of Jakarta, a minority Christian, was sentenced to two years in prison for making comments during his re-election campaign that were deemed as blaspheming the Quran.


Deutsche Welle. 2017-04-08. Two men may get 100 lashes after gay sex in Indonesia

Two men may be in line for up to 100 lashes of the cane after being caught having sex in Indonesia’s Shariah-ruled province of Aceh. The province is the only one allowed to impose Shariah after a change in the law.

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If found guilty, two men from the Indonesian province of Aceh who were discovered having sex together will be the first to be caned for gay sex under a new code implemented two years ago, Marzuki, the Shariah police’s chief investigator, said on Saturday.

“Based on our investigation, testimony of witnesses and evidence, we can prove that they violated Islamic Shariah law and we can take them to court,” said Marzuki, who goes by a single name.

The new code allows up to 100 lashes for morality offenses including gay sex, adultery, gambling, drinking alcohol, the wearing of tight clothes by women and skipping Friday prayers in the case of men.

Homosexuality is not illegal in Indonesia, but a judicial review being considered by the Constitutional Court is seeking to criminalize sex outside marriage and sex between people of the same gender.

Civilian vigilantism

Residents caught the men having sex on March 28 in a rented room in the provincial capital Banda Aceh, an official at the provincial public order department told the German press agency DPA. 

The men – aged 23 and 20 – were reported to the police on March 29, Marzuki said. He added that the men had “confessed” to “being a gay couple.” This was supported, he said, by video footage taken by a resident showing one of the men naked and distressed as he calls for help on his cellphone. The second man is repeatedly pushed by another man who is preventing the couple from leaving the room.

Under the code, sex out of wedlock is punishable by up to 100 strokes of the cane. An earlier version of the code did not regulate punishment for gay sex. 

Jakarta signed a peace agreement with Aceh separatist rebels in 2005, ending decades of conflict that killed more than 15,000 people.


Deutsche Welle. 2016-08-11. A call to ban gay sex in Indonesia echoes official hostility to LGBT rights: HRW

The petition by Islamic activists comes after months of government-dealt setbacks for members of Indonesia’s LGBT community. “They are scared, but they are not retreating,” HRW researcher Kyle Knight tells DW.

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Indonesia’s Constitutional Court is considering a petition brought forward by a group of Islamic activists seeking to amend the country’s criminal code to make gay sex a crime punishable with a prison sentence.

To get a closer look at the case, DW spoke with Kyle Knight, an LGBT researcher with Human Rights Watch (HRW) and author of an 88-page report released today, “These Political Games Ruin Our Lives: Indonesia’s LGBT Community Under Threat.”

Knight told DW that, while the effort is being spearheaded by just a few “bigoted” experts with a “twisted worldview,” they aren’t alone in their anti-LGBT declarations. Indonesia’s Child Protection Commission has recently denounced LGBT awareness efforts as “propaganda,” while the Indonesian Psychiatric Association has labeled homosexuality a “social deviation.” President Joko Widodo has meanwhile remained silent.

It’s a desperate situation for LGBT activists, whose “decades-long fight for fundamental rights” has “unraveled in a matter of months,” Knight said.

DW: Why is Indonesia’s Constitutional Court considering making gay sex a crime?

Kyle Knight: A dozen professors claiming expertise in sexuality issues have petitioned the court to amend Indonesia’s criminal code, which currently allows for a five-year prison sentence for sex between an adult and a minor of the same sex. The petitioners are asking for the words “adults” and “minors” to be replaced with “people,” while keeping the punishment the same.

One plaintiff told the court that she was not interested in putting LGBT people in prison, just in enforcing social norms to counter “propaganda” put out by LGBT human rights activists. These are subjective, bigoted moral views that reflect more the twisted worldview of a few self-proclaimed “experts” than what Indonesian law should be saying about its citizens’ sexual lives.

How does the Indonesian government view this effort?

Historically, LGBT people in Indonesia have lived amid a tense calm. General social pluralism meant that many individuals could live their lives without experiencing outright violence or discrimination. For many, discretion purchased this safety – keeping your sexual orientation or gender identity private meant you were generally left alone. But at the same time, activist gatherings of LGBT people would come under attack by militant Islamist groups.

Disturbingly, the government has time and again demonstrated that it was unwilling to stand up for LGBT people when they were attacked. Security forces and local officials operated in a way that suggested their tacit approval for the harassment, intimidation, and attack of LGBT activists. National officials remained silent. In early 2016, all that has changed. As we document in our report released today, government officials took an active role in slurring LGBT people and proposing legislative changes that would criminalize not only same-sex sexual behavior but also LGBT human rights activism.

Is it likely that the attempt to criminalize gay sex will succeed?

I have no idea, as it’s a court process. The court should uphold Indonesia’s international human rights obligations.

How do you assess the current situation of the LGBT community in Indonesia?

From January to April, Indonesian officials launched an unprecedented cacophony of anti-LGBT vitriol. Over time, the government campaign grew beyond hateful rhetoric to discriminatory edicts, and the use of force to repress peaceful assembly. Officials’ biased and untrue statements about LGBT people provided social sanction for harassment and violence against sexual and gender minority Indonesians, and even death threats by militant Islamists. State institutions, including the National Broadcasting Commission and the National Child Protection Commission, betrayed their mandates to uphold equal rights when they issued censorship directives about LGBT topics.

When the moral panic subsided over the summer, activists picked up the pieces of their decades-long fight for fundamental rights that had unraveled in a matter of months. One thing remained consistent from the crisis period to the calm: President Jokowi’s troubling silence.

The resurgence of the issue in the Constitutional Court case shows that still waters run deep. The court has already heard from psychiatrists who said homosexuality is a form of “social deviation” that can be “cured” by psychiatric treatment, echoing the Indonesian Psychiatric Association’s vitriolic stance taken in February, which was widely condemned by international psychiatric bodies. Asrorun Ni’am Sholeh, whose Child Protection Commission office dangerously construed information about LGBT lives as “propaganda” in February, is slated to testify at a hearing later this month.

Between January and April, I interviewed dozens of LGBT Indonesians about how the onslaught of anti-LGBT rhetoric was deteriorating their security and ruining their lives. They are scared, but they are not retreating. The government shouldn’t either. The time for leadership for an inclusive Indonesia is now.

How would the criminalization of gay sex affect Indonesians?

Criminalizing same-sex sexual behavior, as some 76 countries still do, has widespread negative impacts on LGBT people as well as everyone else. When governments want to pry into the private lives of their citizens – all the way into the bedroom – it’s bad news for everyone. Indonesia has never criminalized homosexuality at a national level, and this is something the government should be proud of and see as the starting point for protecting all of its citizens equally before the law.

Introducing criminal sanctions on same-sex behavior will also have dramatic effects on Indonesia’s international reputation, in both the eyes of other governments around the world and investors who want to be able to do business in the country, moving employees there while promoting their companies’ values openly.

What measures should be taken to win back LGBT rights in the country?

The first steps the government should take would be to pick up the pieces from the meltdown that occurred earlier this year. Government officials and politicians drove the campaign of anti-LGBT hate, so the government needs to take a leadership role in restoring it. First, all of the official anti-LGBT decrees should be immediately revoked. Then the government should make it clear that its ongoing drive to revoke so-called problematic local by-laws include the dozens that discriminate against LGBT people. These two steps will signal to LGBT people that the government sees them as equal citizens of Indonesia. Our report offers detailed recommendations for further improvements.


Rai News. 2017-05-22. Indonesia, raid della polizia a festa gay: arrestate 141 persone.

Tra i fermati molti stranieri. Dieci di loro accusati di aver violato le leggi anti-pornografia per cui sono previsti fino a 10 anni di reclusione. Preoccupa l’avanzata di un Islam più conservatore.

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Nonostante in Indonesia le relazioni omosessuali non costituiscano reato, 141 uomini, tra cui molti stranieri, sono stati arrestati ieri in una sauna a Giacarta. Stando a quanto riferito dal portavoce della polizia locale, Argo Yuwono, gli arrestati stavano prendendo parte ad una festa a sfondo sessuale chiamata The wild one (Il selvaggio). Per gli inquirenti, l’evento rientrava in un giro di prostituzione organizzato dalla sauna con palestra. Per dieci dei 141 fermati (il titolare del centro, spogliarellisti, membri dello staff e due clienti sorpresi durante un rapporto orale), l’accusa sarà di aver violato le leggi anti-pornografia, per cui è prevista la reclusione fino a 10 anni. I precedenti La crescente intolleranza delle autorità indonesiane nei confronti degli omosessuali è confermata non solo da questo episodio, ma anche da alcuni precedenti. Ad aprile, a Surabaya, seconda città del Paese, erano state arrestate 14 persone a seguito di un raid in un altro presunto festino sessuale. La settimana scorsa, invece, nella provincia di Aceh (l’unica in cui vige la shari’a), due giovani gay sono stati condannati a 85 fustigate dopo che alcuni vigilantes di quartiere li avevano colti in intimità nel loro appartamento. L’omofobia nel mondo Questo ennesimo episodio ci restituisce una fotografia sconcertante della situazione dei diritti LGBT in Indonesia e invita a riflettere anche sulla situazione dell’omofobia nel mondo. Da alcune mappe realizzate dall’ILGA (International Lesbian Gay Bisexual Trans and Intersex Association), oggi si rischia la pena di morte in 8 Stati e il carcere in 72 Paesi (in 14 di questi addirittura l’ergastolo). L’omosessualità maschile è meno tollerata: in 45 Paesi sono vietate le relazioni tra donne, rispetto ai 72 per i rapporti tra uomini. La strada è ancora lunga ed è un errore pensare che non ci sia più bisogno di combattere l’omofobia.

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Pubblicato in: Religioni

Un Concistoro che continua a contarla lunga sul destino del mondo.

Giuseppe Sandro Mela

2017-05-29.

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Un concistoro, dal latino consistorium, è una riunione formale del collegio consultivo di un sovrano. Il termine deriva dal verbo latino consisto, “stare in piedi“, e indica la deferenza dei partecipanti nei confronti dell’imperatore, assiso in trono.

«Il Collegio cardinalizio, definito anche Sacro collegio cardinalizio, o più semplicemente Sacro collegio, è l’insieme dei cardinali della Chiesa cattolica.

Assolve a tre compiti principali:

– Provvede all’elezione del Papa. In conclave però non entrano tutti i membri del Collegio ma solo quei cardinali che non hanno ancora compiuto l’ottantesimo anno di età il giorno precedente l’inizio della Sede vacante.

– Si riunisce collegialmente quando il Papa lo convoca per valutare aspetti generali o specifici del governo della Chiesa universale.

– Ogni cardinale assiste personalmente il Papa nel suo impegno pastorale attraverso gli uffici e gli incarichi a cui è deputato.

Il collegio cardinalizio ha al suo interno un decano, eletto dai sei cardinali vescovi e confermato dal papa.» [Fonte]

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Lo studio del classico Fliche-Martin, Storia della Chiesa, evidenzia un particolare di non indifferente rilevanza, ossia come la composizione del Sacro Collegio non solo si adegui alle esigenze dei tempi, ma quasi invariabilmente li precorra, talora anche di decenni o ben più lunghi periodi. È una tradizione di scelte oculate e meditate che dura da duemila anni.

Se infatti è vero che la Santa Chiesa è istituzione spirituale volta al Regno Celeste, è altrettanto vero che nella sua sua componente terrena deve confrontarsi con il mondano. In questo campo, duemila anni di tradizione si fanno sentire.

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SS Papa Franciscus ha tenuto quattro concistori ordinari per la nomina di nuovi cardinali. Al momento, ne ha nominato 56 presi da 39 nazioni differenti, undici delle quali non erano mai state sedi cardinalizie. Quarantaquattro sono cardinali elettori, dodici non elettori.

Scorrere le la lista delle nomine sembrerebbe essere maieutico.

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Concistoro del 22 febbraio 2014.

    Italia Pietro Parolin, arcivescovo titolare di Acquapendente, Segretario di Stato; creato cardinale presbitero dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela – è il più giovane cardinale italiano vivente;

    Italia Lorenzo Baldisseri, arcivescovo titolare di Diocleziana, segretario generale del Sinodo dei vescovi; creato cardinale diacono di Sant’Anselmo all’Aventino;

    Germania Gerhard Ludwig Müller, arcivescovo-vescovo emerito di Ratisbona, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; creato cardinale diacono di Sant’Agnese in Agone;

    Italia Beniamino Stella, arcivescovo titolare di Midila, prefetto della Congregazione per il clero; creato cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano;

    Regno Unito Vincent Gerard Nichols, arcivescovo di Westminster (Inghilterra), creato cardinale presbitero del Santissimo Redentore e Sant’Alfonso in via Merulana;

    Nicaragua Leopoldo José Brenes Solórzano, arcivescovo di Managua (Nicaragua), creato cardinale presbitero di San Gioacchino ai Prati di Castello;

    Canada Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X., arcivescovo di Québec (Canada), creato cardinale presbitero di San Giuseppe all’Aurelio;

    Costa d’Avorio Jean-Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio), creato cardinale presbitero di Santa Emerenziana a Tor Fiorenza;

    Brasile Orani João Tempesta, O.Cist., arcivescovo di Rio de Janeiro (Brasile), creato cardinale presbitero di Santa Maria Madre della Provvidenza a Monte Verde;

    Italia Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia), creato cardinale presbitero di Santa Cecilia;

    Argentina Mario Aurelio Poli, arcivescovo di Buenos Aires (Argentina), creato cardinale presbitero di San Roberto Bellarmino;

    Corea del Sud Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seul (Corea del Sud), creato cardinale presbitero di San Crisogono;

    Cile Ricardo Ezzati Andrello, S.D.B., arcivescovo di Santiago del Cile (Cile), creato cardinale presbitero del Santissimo Redentore a Val Melaina;

    Burkina Faso Philippe Nakellentuba Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso), creato cardinale presbitero di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino;

    Filippine Orlando Beltran Quevedo, O.M.I., arcivescovo di Cotabato (Filippine), creato cardinale presbitero di Santa Maria “Regina Mundi” a Torre Spaccata;

    Haiti Chibly Langlois, vescovo di Les Cayes (Haiti), creato cardinale presbitero di San Giacomo in Augusta – è il primo cardinale di Haiti.

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Oltre ai sedici cardinali elettori sono stati creati altri tre cardinali ultraottantenni “che si sono distinti per il loro servizio alla Santa Sede e alla Chiesa”:

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    Italia Loris Francesco Capovilla, arcivescovo titolare di Mesembria, prelato territoriale emerito di Loreto (Italia); creato cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere; deceduto il 26 maggio 2016;

    Spagna Fernando Sebastián Aguilar, C.M.F., arcivescovo emerito di Pamplona e Tudela (Spagna), creato cardinale presbitero di Sant’Angela Merici;

    Dominica Kelvin Edward Felix, arcivescovo emerito di Castries (Saint Lucia), creato cardinale presbitero di Santa Maria della Salute a Primavalle – è il primo cardinale della Dominica.

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Si tratta del primo concistoro dal 30 giugno 1979 in cui non sono creati nuovi cardinali di Stati Uniti.

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Concistoro del 4 gennaio 2015.

    Francia Dominique Mamberti, arcivescovo titolare di Sagona, prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica; creato cardinale diacono di Santo Spirito in Sassia;

    Portogallo Manuel José Macário do Nascimento Clemente, patriarca di Lisbona (Portogallo); creato cardinale presbitero di Sant’Antonio in Campo Marzio;

    Etiopia Berhaneyesus Demerew Souraphiel, C.M., arcieparca di Addis Abeba degli Etiopi (Etiopia); creato cardinale presbitero di San Romano martire;

    Nuova Zelanda John Atcherley Dew, arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda); creato cardinale presbitero di Sant’Ippolito;

    Italia Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo (Italia); creato cardinale presbitero del Sacri Cuori di Gesù e Maria a Tor Fiorenza;

    Vietnam Pierre Nguyên Văn Nhon, arcivescovo di Hanoi (Vietnam); creato cardinale presbitero dei San Tommaso Apostolo;

    Messico Alberto Suárez Inda, arcivescovo di Morelia (Messico); creato cardinale presbitero di San Policarpo;

    Birmania Charles Maung Bo, S.D.B., arcivescovo di Yangon (Birmania); creato cardinale presbitero di Sant’Ireneo a Centocelle – è il primo cardinale della Birmania;

    Thailandia Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok (Thailandia); creato cardinale presbitero di Santa Maria Addolorata;

    Italia Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento (Italia); creato cardinale presbitero dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio;

    Uruguay Daniel Fernando Sturla Berhouet, S.D.B., arcivescovo di Montevideo (Uruguay); creato cardinale presbitero di Santa Galla;

    Spagna Ricardo Blázquez Pérez, arcivescovo di Valladolid (Spagna); creato cardinale presbitero di Santa Maria in Vallicella;

    Panama José Luis Lacunza Maestrojuán, O.A.R., vescovo di David (Panamá); creato cardinale presbitero di San Giuseppe da Copertino – è il primo cardinale di Panama;

    Capo Verde Arlindo Gomes Furtado, vescovo di Santiago di Capo Verde (Capo Verde); creato cardinale presbitero di San Timoteo – è il primo cardinale di Capo Verde;

    Tonga Soane Patita Paini Mafi, vescovo di Tonga (Tonga); creato cardinale presbitero di Santa Paola Romana; all’epoca era il più giovane cardinale vivente – è il primo cardinale di Tonga.

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Oltre ai quindici cardinali elettori sono stati creati altri cinque cardinali ultraottantenni “che si sono distinti per la loro carità pastorale nel servizio alla Santa Sede e alla Chiesa”:

    Colombia José de Jesús Pimiento Rodríguez, arcivescovo emerito di Manizales (Colombia); creato cardinale presbitero di San Giovanni Crisostomo a Monte Sacro Alto;

    Italia Luigi De Magistris, arcivescovo titolare di Nova, pro-penitenziere maggiore emerito; creato cardinale diacono dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria in Via Lata;

    Germania Karl-Joseph Rauber, arcivescovo titolare di Giubalziana, nunzio apostolico emerito in Belgio e Lussemburgo; creato cardinale diacono di Sant’Antonio da Padova a Circonvallazione Appia;

    Argentina Luis Héctor Villalba, arcivescovo emerito di Tucumán (Argentina); creato cardinale presbitero di San Girolamo a Corviale;

    Mozambico Júlio Duarte Langa, vescovo emerito di Xai-Xai (Mozambico); creato cardinale presbitero di San Gabriele dell’Addolorata.

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SE Dominique Mamberti viene ascritto alla Francia. Tuttavia è nato a Marrakesh ed ha sempre svolto servizio nella Diplomazia Vaticana. È un profondo conoscitore dei problemi africani.

SE Karl-Joseph Rauber è ascritto alla Germania. Tuttavia anche egli ha passato la sua vita apostolica nella Diplomazia Vaticana, riprendo quasi tutto l’iter ecclesiale il ruolo di Nunzio Apostolico in paesi europei.

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Concistoro del 9 ottobre 2016.

    Italia Mario Zenari, arcivescovo titolare di Zuglio, nunzio apostolico in Siria; creato cardinale diacono di Santa Maria alle Grazie delle Fornaci fuori porta Cavalleggeri;

    Rep. Centrafricana Dieudonné Nzapalainga, C.S.Sp., arcivescovo di Bangui (Repubblica Centrafricana); creato cardinale presbitero di Sant’Andrea della Valle; è il più giovane cardinale vivente e il primo originario dalla Repubblica Centrafricana;

    Spagna Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid (Spagna); creato cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere;

    Brasile Sérgio da Rocha, arcivescovo di Brasilia (Brasile); creato cardinale presbitero della Santa Croce in Via Flaminia;

    Stati Uniti Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago (Stati Uniti); creato cardinale presbitero di San Bartolomeo all’Isola;

    Bangladesh Patrick D’Rozario, C.S.C., arcivescovo di Dacca (Bangladesh); creato cardinale presbitero di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e santi martiri canadesi – è il primo cardinale del Bangladesh;

    Venezuela Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida (Venezuela); creato cardinale presbitero dei Santi Giovanni Evangelista e Petronio;

    Belgio Jozef De Kesel, arcivescovo di Malines-Bruxelles (Belgio); creato cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo;

    Mauritius Maurice Piat, C.S.Sp., vescovo di Port-Louis (Mauritius); creato cardinale presbitero di Santa Teresa al Corso d’Italia;

    Stati Uniti Kevin Joseph Farrell, vescovo emerito di Dallas, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita; creato cardinale diacono di San Giuliano Martire;

    Messico Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla (Messico); creato cardinale presbitero dei Santi Fabiano e Venanzio a Villa Fiorelli;

    Papua Nuova Guinea John Ribat, M.S.C., arcivescovo di Port Moresby (Papua Nuova Guinea); creato cardinale presbitero di San Giovanni Battista de’ Rossi – è il primo cardinale della Papua Nuova Guinea;

    Stati Uniti Joseph William Tobin, C.SS.R., arcivescovo di Newark (Stati Uniti); creato cardinale presbitero di Santa Maria delle Grazie a Via Trionfale.

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Quattro i cardinali non elettori.

    Malesia Anthony Soter Fernandez, arcivescovo emerito di Kuala Lumpur (Malaysia); creato cardinale presbitero di Sant’Alberto Magno – è il primo cardinale della Malaysia;

    Italia Renato Corti, vescovo emerito di Novara (Italia); creato cardinale presbitero di San Giovanni a Porta Latina;

    Lesotho Sebastian Koto Khoarai, O.M.I., vescovo emerito di Mohale’s Hoek (Lesotho); creato cardinale presbitero di San Leonardo da Porto Maurizio ad Acilia – è il primo cardinale del Lesotho.

    Albania Ernest Simoni, presbitero dell’arcidiocesi di Scutari-Pult (Albania); creato cardinale diacono di Santa Maria della Scala.

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SE Blase Joseph Cupich, oltre ad una intensa attività pastorale diocesana, ha servito nella Nunziatura Apostolica di Washington.

SE Kevin Joseph Farrell, ha studiato presso l’Università di Salamanca e, quindi, la Pontificia Università Gregoriana. Entrato nella Congregazione dei Legionari di Cristo nel 1966, è ordinato sacerdote il 24 dicembre 1978.

SE Joseph William Tobin, è incardinato nella Congregazione del Santissimo Redentore: ha frequentato il St. Joseph’s Preparatory College di Edgerton, Wisconsin, il seminario minore della congregazione. Dopo il diploma, nel 1970, è stato ricevuto nel noviziato della Congregazione per iniziare la sua formazione come membro. Ha fatto la professione temporanea dei voti religiosi il 5 agosto 1972 e la professione perpetua il 21 agosto 1976.

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Concistoro del 28 giugno 2017.

Cinque nuovi cardinali.

    Mali Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako (Mali) – è il primo cardinale del Mali;

    Spagna Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona (Spagna);

    Svezia Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma (Svezia) – è il primo cardinale della Svezia e anche dalla Scandinavia;

    Laos Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vescovo titolare di Acque Nuove di Proconsolare, vicario apostolico di Paksé (Laos) – è il primo cardinale del Laos;

    El Salvador Gregorio Rosa Chávez, vescovo titolare di Mulli, vescovo ausiliare di San Salvador (El Salvador) – è il primo cardinale di El Salvador.

* * * * * * *

Ad oggi il Sacro Collegio è composto da 222 Cardinali, 116 elettori e 106 non elettori.

I Cardinali europei sono scesi a 51 elettori e 57 non elettori.

Ma ciò che più induce a pensare è la composizione.

Sono italiani 24 elettori e 21 non elettori, 45 cardinali sui 108. I francesi hanno solo cinque cardinali elettori ed i tedeschi sono ridotti a tre.

Il fatto nuovo che si confermerebbe anche con questo concistoro sarebbe la scomparsa delle sedi diocesane cardinalizie. Con tale termine si indicano, si indicavano, delle sedi episcopali di tale importanza storica ed attuale da comportare l’elevazione al rango di cardinale del vescovo di tale sede. In pratica, l’automatismo delle diocesi cardinalizie (una regola non scritta) non sarebbe più rispettato. In parole poverissime: mai più carriere pianificate dalla ordinazione sacerdotale alla berretta cardinalizia, passando per studiati incarichi in dicasteri o diocesi, purché approdassero alla porpora.

In Italia sono esempi lampanti la sede vescovile di Torino e quella patriarcale di Venezia. Ma, anche se non coinvolgente il problema cardinalizio, il rinnovo della dirigenza Cei in Italia non scherza affatto.

Restano fuori dal collegio i capi delle grandi diocesi residenziali, quelle che tradizionalmente andavano di pari passo al cappello cardinalizio. Nessun cardinale a Bruxelles, Lisbona, Dublino, e Berlino, tanto per fare qualche esempio europeo.

*

Francia e Germania hanno perso ogni peso nel condizionare i concistori ed anche la ordinaria vita ecclesiale, ove il rango cardinalizio è mandatorio per svolgere funzioni si somma dirigenza.

La cosa non stupisce per nulla.

La generazione ecclesiale ideologicamente post conciliare sta avviandosi al pensionamento senza lasciare discendenza alcuna: non hanno saputo portare alla Chiesa vocazione alcuna. Un solo caso per tutti: nella Baviera condotta dal card. Marx questo anno è entrato in un seminario soltanto un seminarista.

* * * * * * *

In estrema sintesi.

La Santa Chiesa cattolica sta preparandosi a vivere tempi lunghi durante i quali l’Europa, specie quella del Nord, sarà ininfluente sulla storia.

Nota tecnica.

Il mondo ecclesiale percepisce i cardinali italiani come cosmopoliti e, nel loro complesso, equilibrati. Non li associa alla realtà geografica da cui provengono.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Trump, Unione Europea

G7. I cinesi mica che siano di accordo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-28.

2017-05-28__GDP_PPa__001

Gli Occidentali, specialmente quelli dell’Europa occidentale, assomigliano sempre di più a nobili decaduti che tra loro parlucchiano dei passati splendori che non hanno saputo mantenere, senza rendersi conto che hanno scarpe rotte e toppe sul di dietro. Credono di essere coloro che rappresentano il mondo, mentre il mondo ride e si beffa di loro. Diciamo che non hanno il senso del ridicolo e delle dimensioni.

Ragionando sul pil nominale, i paesi afferenti il G7 rendono conto di 35,446,752 su 75,278,049 milioni di pil, ossia il 47.078% di quello mondiale. È una grande cifra, ovviamente, ma il G7 vale un po’ meno della metà del mondo. L’Unione Europea, con un pil di 16,408,364 milioni Usd rappresenta il 21.797% del pil mondiale.

Il quadro dei rapporti e dei pesi internazionali risulterebbe ancora più chiaro considerando il pil ppa, per potere di acquisto. Mentre la Cina rende conto del 18.31% del pil ppa mondiale, l’Unione Europea vale il 16.46% e gli Stati Uniti il 15.33%. I paesi del G7 pesano in accordo a questo parametro il 30.6% del pil ppa mondiale. Sarebbe tanto se non fosse ritenuto essere la totalità.

Ma il quadro apparirebbe in un’ottica completamente differente se si considerassero i budget militari.

Se a livello mondiale la spessa totale è 1,686 mld Usd, gli Stati Uniti ne spendono 611.2 e la Cina 215.7. Francia, Regno Unito e Giappone seguono con 55.7, 48.3, 46.1, rispettivamente. L’Italia ne spende 27.9 mld Usd.

Anche se i budget militari non corrispondono in modo univoco all’efficienza degli eserciti, questi dati sembrerebbero essere inequivocabili.

Da un punto di vista militare contano gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. Tutti gli altri paesi contano poco o nulla.

*

Senza forze armate nessun paese può illudersi di poter svolgere un ruolo internazionale degno di tal nome.

Questi dati sembrerebbero essere inequivocabili.

I paesi europei possono illudersi quanto vogliono, fare quattro chiacchiere esaltanti al bar e farle poi pubblicare con enfasi sui propri mezzi di stampa, ma al sodo contano meno di nulla, né dal punto di vista economico né da quello militare.

Ecco perché Frau Merkel e Mr Macron se ne sono andati via da quel G1 denominato G7 a testa bassa, senza fare commenti, rossi di vergogna. Certo, hanno fatto le loro spacconate, hanno parlato dei loro “valori” come se fossero universalmente accettati a livello mondiale, ma sono e restano infantili mocciosi piangiolenti e capricciosi. Due ceffoni di Mr Trump li hanno rimessi in riga.

Possono certamente fare tutti i proclami che vogliono

«maintaining a rules-based order in the maritime domain based on the principles of international law»

ma in ogni caso non sono più loro a dettare le regole del gioco.

Questa Unione Europea ha bisogno di ancora un certo numero di cocenti facciate per comprendere quanto sia decaduta.

Anche solo per non cadere del ridicolo patetico. Qualcuno lo dica a Frau Merkel ed a Mr Macron.


China Org. 2017-05-28.  China denounces G7 interference in its sea issues

China strongly denounced the communique released after a G7 summit, saying it interfered in the East China Sea and South China Sea issues in the guise of international law, Foreign Ministry spokesperson Lu Kang said early Sunday.

The 2017 G7 summit concluded with a joint communique Saturday, saying the G7 members are committed to “maintaining a rules-based order in the maritime domain based on the principles of international law”, and expressing concerns about the situation in the East China Sea and South China Sea.

China’s position on the East China Sea and South China Sea issues is clear and consistent, said Lu.

China has been committed to properly handling disputes, cementing cooperation, and safeguarding peace and stability of the East China Sea and South China Sea through talks and consultations directly with related parties, he said.

Lu urged G7 and countries outside to understand the situation, stick to the pledge to take no position on relevant disputes, fully respect the efforts made by countries in the region to handle disputes, and stop making irresponsible remarks.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Planned Parenthood. Deobamizzazione e desorosizzazione in corso.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-28.

Planned Parenthood 001

Ci si è già interessati a Planned Parenthood.

Trump. Deobamizzato il Planned Parenthood.

*

Il nome è suadente: “Planned Parenthood”, ossia “Genitorialtà pianificata”.

«Planned Parenthood Federation of America, Inc. (PPFA), or Planned Parenthood, is a nonprofit organization that provides reproductive health services both in the United States and globally. It is a tax-exempt corporation under Internal Revenue Code section 501(c)(3), and a member association of the International Planned Parenthood Federation (IPPF). PPFA has its roots in Brooklyn, New York, where Margaret Sanger opened the first birth control clinic in the U.S. in 1916. Sanger founded the American Birth Control League in 1921, which changed its name to Planned Parenthood in 1942.

Planned Parenthood consists of 159 medical and non-medical affiliates, which operate over 650 health clinics in the U.S. It partners with organizations in 12 countries globally. The organization directly provides a variety of reproductive health services and sexual education, contributes to research in reproductive technology, and advocates for the protection and expansion of reproductive rights.» [Fonte]

*

Nella realtà dei fatti le azioni differiscono dalle parole.

«Planned Parenthood si batte negli Stati Uniti in favore della legislazione abortista, dell’educazione sessuale, dell’accesso a certi servizi medici anche contrastando la libertà all’obiezione di coscienza.» [Fonte]

Si noti “anche contrastando la libertà all’obiezione di coscienza“. Sono gente che vuole imporre il proprio volere, ad ogni costo.

Nel 2014, ultimi dati disponibili, ha patrocinato, se non imposto, 324,000 aborti.

*

Mica che siano dei poveracci.

«Its combined annual revenue is US$1.3 billion, including approximately US$530 million in government funding such as Medicaid reimbursements» [Fonte].

Poi ci sono le donazioni.

Ma alla fine dell’anno fiscale restano in cassa 229.9 milioni Usd di utili, da ripartirsi tra i soci. [Fonte]

Soci tutti rigorosamente liberals democratici, ovviamente.

Ma questo mica è tutto. Ammazzavano i feti e cavavano gli organi per rivenderseli. I nazionalsocialisti cavavano i denti d’oro, ma i feti mica che ce li hanno.

«A shocking new undercover video exposes a Planned Parenthood medical director admitting that babies born alive after abortion are sometimes killed.

The top Planned Parenthood official is caught on video essentially admitting that it “depends on who is in the room” as to whether or not a baby who is born alive after a failed abortion is taken to the hospital or left to die.

The new undercover video shows DeShawn Taylor, previous Medical Director of Planned Parenthood of Arizona and longtime abortion practitioner at Planned Parenthood Los Angeles, graphically describing how to deliver intact fetuses in late-term abortions to harvest high-quality body parts, and indicating possible cover-up of infanticide.

The footage is never-before-released material obtained by The Center for Medical Progress, whose undercover videos recorded top-level Planned Parenthood leaders negotiating the harvesting and sale of the hearts, lungs, livers, and brains of aborted fetuses for financial benefit» [Fonte]

* * * * * * *

Planned Parenthood è una ong che fa capo alla rete intessuta da Mr Soros.

Soros George. Uno stato negli stati. Ecco i suoi principali voivodati.

Chiunque sostenga anche una sola di queste ong, sostiene i piani di Mr Soros.

Quanto a morti ammazzati tramite l’aborto, la sola Planned Parenthood ha quasi raggiunto la “produttività” di Treblinka.

*

Mr Trump ha usato il sistema che taglia le gambe a queste organizzazioni.

The Washington Times. 2017-03-12. Why Planned Parenthood must be defunded.

*

Adesso si pone il problema del fatto che Planned Parenthood continua a percepire 550 milioni di dollari all’anno di denaro del Contribuente.

«Pro-lifers say declining patient numbers, the promotion of abortion at the expense of health care services and the shuttering of several facilities show that Planned Parenthood’s business model is failing and its taxpayer funding could be better spent elsewhere.»

*

«The nation’s largest abortion provider announced last week that it would close four clinics in Iowa, three in New Mexico, two in Colorado and its last remaining facility in Wyoming, despite continuing to receive more than $500 million in annual taxpayer funding»

*

«Their abortion-centered business model isn’t just morally wrong, it’s a failure»

*

«After the Casper clinic closes July 21, Wyoming will join North Dakota as the only states without any Planned Parenthood clinics»

*

«President Trump and Republican congressional leaders have promised to cut off the abortion provider’s taxpayer funding in a health care bill to repeal the Affordable Care Act and to redirect those dollars to clinics that do not perform abortions.»

*

«Planned Parenthood officials blamed the Iowa closures on similar legislation at the local level.»

*

«Abortion numbers, however, remain relatively steady. Planned Parenthood performed 323,999 abortions in fiscal 2014, down 1 percent from 327,653 the previous year.»

Già.

Lo ripetiamo per chiarezza.

Quanto a morti ammazzati tramite l’aborto, la sola Planned Parenthood ha quasi raggiunto la “produttività” di Treblinka.

Assassinare con la camera a gas, con un colpo alla nuca oppure con l’aspiratore si differenziano soltanto per la modalità di esecuzione, ma assassinii sono e restano. Anche se siano patrocinati da ong facenti capo a Mr Soros.

*

Ma la telenovela non si ferma certo qui…..


The Washington Times. 2017-05-25. Planned Parenthood closes clinics but continues to collect $500 million a year in taxpayer funding.

Pro-lifers say declining patient numbers, the promotion of abortion at the expense of health care services and the shuttering of several facilities show that Planned Parenthood’s business model is failing and its taxpayer funding could be better spent elsewhere.

The nation’s largest abortion provider announced last week that it would close four clinics in Iowa, three in New Mexico, two in Colorado and its last remaining facility in Wyoming, despite continuing to receive more than $500 million in annual taxpayer funding.

Marjorie Dannenfelser, president of the pro-life Susan B. Anthony List, said Planned Parenthood’s “enterprise is crumbling, even while they are still raking in over half a billion dollars a year from taxpayers.”

“Their abortion-centered business model isn’t just morally wrong, it’s a failure,” Ms. Dannenfelser said in a statement. “In a market where there are so many better options, women don’t need to get their health care from Planned Parenthood.”

After the Casper clinic closes July 21, Wyoming will join North Dakota as the only states without any Planned Parenthood clinics.

The timing of the closures could not be worse for Planned Parenthood, after Republicans maintained majorities in Congress and won the White House in November.

President Trump and Republican congressional leaders have promised to cut off the abortion provider’s taxpayer funding in a health care bill to repeal the Affordable Care Act and to redirect those dollars to clinics that do not perform abortions.

Planned Parenthood officials blamed the Iowa closures on similar legislation at the local level.

“This is a case of extreme Iowa politicians deciding they know what’s better for a woman’s health than the women actually seeking care, with devastating consequences,” Suzanna de Baca, president & CEO of Planned Parenthood of the Heartland, said in a statement.

But Planned Parenthood, which still will have eight facilities in the state, has been hemorrhaging clinics in Iowa for years. According to Iowa Right to Life, Planned Parenthood had 29 locations in the state as recently as 2010.

The closures in other states indicate that Planned Parenthood’s problems are not merely political.

Whitney Phillips, a spokeswoman for Planned Parenthood of the Rocky Mountains, cast the closures in Colorado, New Mexico and Wyoming in purely economic terms.

“This strategic decision will allow us to maintain a fiscally solvent operation that will keep our doors open to patients in the region for the long term,” Ms. Phillips said in a statement.

The financial picture also has been far from rosy in Planned Parenthood’s annual reports.

The number of patients dropped from nearly 3 million in fiscal 2012 to 2.5 million in fiscal 2014, its lowest since 1998.

Planned Parenthood also reported a one-year decline in the performance of health care services, such as testing for sexually transmitted infections, contraception services and cancer screenings, of nearly 11 percent, despite a year-to-year increase in federal funding of more than $25 million.

Abortion numbers, however, remain relatively steady. Planned Parenthood performed 323,999 abortions in fiscal 2014, down 1 percent from 327,653 the previous year.

Planned Parenthood has not released its latest annual report, which is more than five months overdue.

Part of the problem, Ms. Phillips said, is the disruption to the health care market caused by the Affordable Care Act, also known as Obamacare.

“We supported [the ACA] because we love the idea of more people having health insurance and increasing access to the critical services that they need, but a lot of our patients were self-pay,” Ms. Phillips told The Denver Post.

“They would come in and get a Pap smear and pay out of pocket,” she said. “Under the ACA, a lot of patients were given the opportunity to be on Medicaid. Again, that’s wonderful, but it meant that rather than bill them directly, we had to bill Medicaid. And Medicaid reimburses at a very low rate.”

Ms. de Baca, CEO of Planned Parenthood of the Heartland, said defunding Planned Parenthood will “set a health care crisis in motion.”

“Anti-choice politicians — who are driven by their personal beliefs, not facts — are hurting women by preventing us from being able to provide critical family planning services and lifesaving cancer screenings,” she said.

But pro-lifers point out that Planned Parenthood represents less than 1 percent of the market for breast cancer screenings and other health care services but performs more than one-third of all abortions in the U.S.

Furthermore, federally qualified health care clinics outnumber Planned Parenthoods by at least 20-to-1, according to the pro-life Charlotte Lozier Institute.

Iowans for Life Director Maggie DeWitte said there are “many quality community health centers in Iowa that provide comprehensive health care to women and families across the state” without “taking the life of precious human beings.”

“This is a victory for our state, and IFL is committed to continue working to see all abortion clinics closed in Iowa,” Ms. DeWitte said in a statement.

Even Adrienne Mansanares, an official with Planned Parenthood of the Rocky Mountains, said the decision to shut down the organization’s last facility in Wyoming was motivated by the availability of other clinics in the area.

“Our No. 1 priority and concern is to ensure that we have coordination of care for our patients,” Ms. Mansanares told the Casper Star Tribune. “We’ll be working really closely with our patients to make sure we get them connected to another provider.”

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

America. Mr Trump inaugura l’era del G1.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-28.

 ITALY-G7-SUMMIT

«There is a new fault line within the G7.

An informal G6 (Canada, Japan, the UK, France, Germany, Italy) faces an informal G1: the US.»

*

Cerchiamo di ragionare, nel limiti del possibile.

«Group of Seven (G7) most industrialized nations»

Ragionando sul pil nominale, i paesi afferenti il G7 rendono conto di 35,446,752 su 75,278,049 milioni di pil, ossia il 47.078% di quello mondiale. È una grande cifra, ovviamente, ma il G7 vale un po’ meno della metà del mondo.

L’Unione Europea, con 16,408,364 milioni rappresenta il 21.797% del pil mondiale.

Cina ed India dovrebbero far parte del G7, scalzando Italia e Canada.

Sarebbe davvero impensabile che si possano prendere decisioni di portata globale senza che Cina ed India, almeno, siano presenti al tavolo delle negoziazioni. Ma altrettanto impensabile sarebbe vedere gli Stati Uniti al traino dell’Europa.

*

La riunione del G7 era stata preceduta da quella del Summit Nato.

Il suo inizio è tutto un programma, molto ben descritto da un articolo su Time.

Donald Trump’s Awkward Moments at the NATO Summit, Analyzed by a Body Language Expert

Mr Macron ha cercato di snobbare platealmente la stretta di mano di Mr Trump.

«Footage showed the newly elected French President walking up a red carpet towards a group of NATO leaders then swerving at the last second to greet Merkel instead of Trump, leaving the U.S. president looking awkward with his hands hovering over his pockets.»

*

«Right after Macron’s swerve, Trump and the French leader shared a painful-looking handshake that just went on… and on.»

*

«“What Trump is doing here is showing Macron who’s boss. It’s another aggressive move by Trump; he’s pulling Macron towards his own face and he’s basically saying ‘you will come to me, whether you like it or not.’ You can see Macron trying to get away from the situation – he puts his arms on Trump to stop him pulling him inwards. This handshake makes sense when you see the previous video. Trump’s done this because of what Macron’s just done. It’s as though he’s saying ‘Do you know who I am? You will not be doing that again.'”»

*

Ma al Summit con Merkel, May e Macron Mr Trump li ha brasati ancor prima che potessero fiatare.

«Nato members must finally contribute their fair share and meet their financial obligations …. Twenty-three of the 28 member nations are still not paying what they should be paying and what they are supposed to be paying for their defence. This is not fair to the people and taxpayers of the United States …. The Nato of the future must include a great focus on terrorism and immigration»

Ma le parole che contano sono quelle non riportate dalla stampa.

Più o meno sarebbero queste, magari dette in tono più brusco:

«L’America garantisce la difesa atomica degli stati occidentali, ma solo di quelli che pagano regolarmente ed obbediscono».

Se Mrs May è uscita tutta pimpante e sorridente, Frau Merkel e Mr Macron sembravano essere andati ad assistere al proprio funerale. Parevano due gatti lavati in lavatrice.

Senza una copertura atomica di fatto, i russi potrebbero tranquillamente arrivare a Lisbona in poche settimane, più per problemi logistici che per difficoltà militari.

In sintesi, per la Francia e per la Germania è suonato un gran brutto campanaccio. Basti solo rileggerre con serena calma quanto hanno sottoscritto.

«I leader del G7 “riaffermano il diritto sovrano degli Stati, individualmente e collettivamente, a controllare i loro confini e a stabilire politiche nel loro interesse nazionale e per la sicurezza nazionale”.».

Adesso si vuol vedere Frau Merkel cosa possa dire ad Ungheria, Polonia, Repubblica Ceka ed Austria.

* * *

A Taormina Mr Macron aveva la cresta abbassata e Frau Merkel se ne è stata zitta e buona, senza nemmeno tenere la consueta conferenza stampa.

In modo plateale Mr Trump non ha messo le cuffie quando ci sono stati interventi tenuti in lingue differenti dall’inglese. In realtà degli interventi altrui non gliene importava più di tanto. Proprio nulla ed anche meno di nulla.

Il risultato di questo G7 è magistralmente riassunto dal titolo di Bloomberg:

Trump Goes His Own Way as G-7 Cobbles Together an Awkward Truce

Mr Trump ha stravinto: ha fondato il G1.

«U.S. President Donald Trump showed his determination to break the global mold as he refused to follow the Group of Seven line on climate change and forced a more skeptical approach to free trade»

*

«A summit of G-7 leaders in Sicily wrapped up on Saturday with a fragile truce on the two most contentious topics on the table. The U.S. pushed back on worldwide efforts to curb global warming that Trump’s predecessor had signed up to and won a reference in the final statement on the need for trade to be “free, fair and mutually beneficial.”»

*

«There is a new fault line within the G7. An informal G6 (Canada, Japan, the UK, France, Germany, Italy) faces an informal G1 – the US.»

Non si sarebbe potuto pretendere che Frau Merkel, Mr Macron e Mr Abe si suicidassero, anche se sarebbe stato un vantaggio per tutto il mondo.

«Here we have the situation that six members, or even seven if you want to add the EU, stand against one»

Già: ma quell’uno è quello che conta: ‘clima‘ ed accordi globali sul commercio sono defunti. Che poi Mr Trump ne salvi qualche parte, secondo convenienza, è un altro paio di maniche. Mr Macron e Frau Merkel se ne balocchino pure, ma se ne guardino bene dall’inteferire con gli interessi americani. Ora gli Stati Uniti hanno un presidente che trasuda testosterone da ogni poro.

*

Patetico ma anche parzialmente veritiero il titolo della Bbc:

G7 talks: Trump isolated over Paris climate change deal

«German Chancellor Angela Merkel said the discussion on climate change had been “very unsatisfactory”, adding “we have a situation of six against one”»

*

«There is a new fault line within the G7. An informal G6 (Canada, Japan, the UK, France, Germany, Italy) faces an informal G1 – the US»

* * *

Handelsblatt, il giornale ufficioso degli industriali tedeschi, prende atto della nuova situazione: è solo Realpolitik.

Concludiamo.

– Senza forza armate in essere ed efficienti è impossibile fare politica estera: non si conta nulla.

– Mr Macron e Frau Merkel hanno fatto per molto tempi i galletti ed il cadetto francese di Amiens ha fatto le sue spacconate. Ma se ne sono tornati a casa a testa bassa, con le pive nel sacco. Mr Macron ha pagato ben caro lo sgarro che ha fatto.

– L’epoca dei bulli di periferia assunti al governo è terminata, così come è terminata l’era in cui ci si era illusi di poter vivere di rendita, magari sui debiti.


Handelsblatt. 2017-05-27. Trump-Vexed European Leaders Meet Trump, Again

Hopes fade that France, Germany, Italy and the UK can use the G7 leaders‘ meeting to forge a joint position in support of free trade and climate protection.

*

The leaders of France, Germany, Italy and the UK arrived in Sicily on Friday for a summit of the Group of Seven (G7) most industrialized nations following jarring encounters with US President Donald Trump in Brussels. After Mr. Trump on Thursday lectured European members of NATO about his view that they do not contribute “their fair share” to the defense alliance, signs were that Europeans’ low expectations for the G7 Summit would be met.

“The important thing is we’re talking to each other,” was the dictum of one of Chancellor Angela Merkel’s advisers in the run up to the G7 leaders meeting in the pretty seaside town of Taormina. Particularly dear to Ms. Merkel are the issues free trade and climate protection. But whether either would make it into the much-eyed final communiqué on Saturday remained an open question. “We have to see what we can resolve and get done this year.”

A similar level of unanimity on free trade and climate protection would, it seems, be very surprising.

After their experience on Thursday, European leaders now in Sicily would be forgiven if they were even more reserved than that. In Brussels, signs abounded of a US president brusquely throwing his weight around – even a long, white-knuckled handshake between Mr. Trump and French President Emmanuel Macron was seen by some as a test of strength between the still newish US president and the incoming leader of a country the US once dubbed “old Europe.”

Mr. Trump’s concern about the US trade deficit and his much-stated wish to levy a “border tax” on imports seemed alive and kicking in Brussels. According to news site Spiegel Online, the US President on Thursday complained to EU Commission President Jean-Claude Juncker and EU Council President Donald Tusk about Germany’s hefty trade surplus and the “millions of cars” German automakers sell each year in the United States.

The atmosphere between European G7 members and the US was burdened further by apparent US leaks about the British police investigation following Tuesday’s suicide bombing in Manchester. With UK security experts up in arms about US media getting hold of information collected by UK police, UK Prime Minister Theresa May reportedly raised British concerns with Mr. Trump, reminding him of the need for safe information exchange.

The Manchester bombing is expected to render a G7 statement about terrorism – a “strong signal,” officials said, sent by the free societies of the Western World that they are united against the terrorists behind the self-styled Islamic State in Syria (ISIS). But a similar level of unanimity on free trade and climate protection would, it seems, be very surprising. Mr. Trump railed against both in his election campaign and his administration has yet to agree a final line.

As a result, German officials expected a less than full-throated communiqué reference to trade – akin to the common line agreed by G7 finance ministers earlier this month, pledging “to strengthen the contribution of trade in our economies.” Officials declined to make any predictions about even the most slender of joint positions on climate protection. “The climate issue will very much depend on how talks [in Taormina] develop,” one said.

For Ms. Merkel, the summit carries additional significance as the next big bash of world leaders will take place on her own turf. In six weeks, leaders of the broader Group of 20 (G20) bloc of leading economies will come together in the northern German city of in Hamburg. The key topics – climate change and trade – will be the same then as they are now. Better to start making some progress this weekend, then.

Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Regno Unito. Elezioni politiche 8 giugno. Prospezioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-27.

2017-05-27__Regno_Unito__001

L’otto giugno il Regno Unito si recherà alle urne per le elezioni politiche anticipate.

Regno Unito. Elezioni anticipate. Conservatori favoriti.

Al 27 marzo i conservatori erano accreditati per il 43.5% (381) seggi ed i laburisti per il 25.7% (182 seggi)

*

Secondo le ultime proiezioni al 25 maggio, i conservatori sono accreditati per il 47.0% (387) seggi ed i laburisti per il 32.5% (189 seggi).

*

Ricordiamo come nel Regno Unito si voti per collegi elettorali.

Le percentuali nazionali dei votanti sono sicuramente un dato interessante, ma ciò che conta è il numero di collegi ove un partito sia in grado di raggiungere la maggioranza, conquistando così un deputato.

Resta quindi facilmente comprensibile come lo Scottish National Party (SNP) sia proiettato ad conseguire 49 seggi pur disponendo in sede nazionale solo del 4.2% dei voti.

Pubblicato in: Persona Umana, Psichiatria

Facebook. Un mostro dai mille tentacoli nutrito dal gregge belante.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-27.

FaceBook 001

Quando Lenin espresse la sua ferma volontà di impiccare tutti i borghesi il suo entourage si domandò donde mai avrebbe potuto procurarsi quantità così smisurate di corda.

«Ce le venderanno i borghesi».

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Di Lenin si può dire di tutto tranne che fosse uno sciocco. Conosceva a fondo la mente e la psicologia umana, e ben sapeva quanto fosse inutile sprecare energie a combattere persone che si sarebbero rovinate da sole, con le loro mani, con le loro parole. Ben difficilmente l’Nkvd svolgeva indagini attive: le era sufficiente avere una congrua rete di informatori. Non le servivano nemmeno troppi falsi testimoni.

Tranne le rare eccezioni di persone silenziose e riservate, quelle pochissime che sanno ascoltare, il restante dell’umanità prova una forza compulsiva a parlare in perenni soliloqui nei quali racconta anche quanto di più intimo e riservato accade nella propria vita.

Facebook colma la lacuna di un immane confessionale.

La persona, sola nella sua casa e non infrequentemente nel proprio ufficio, vi posta di tutto. Intavola colloqui che sono di norma discorsi tra sordi: non le interessa tanto cercare di capire ciò che l’altro voglia dire, quanto piuttosto esternare ciò che si pensa, o si crede di pensare.

Facebook è diventato in breve la succursale gratuita del lettino dello psichiatra o, meglio, di quello che la gente si crede sia il lettino dello psichiatra.

Spesso vi si urla la propria rabbia impotente, la propria delusione cocente, i propri rimpianti, il terrore di un futuro sconosciuto nell’evoluzione ma di aspetto sinistro.

*

Così la gente si da sa sola, volontariamente, come il Cristo ai farisei.

Si illude di essere protetta dall’anonimato. Si è persino arrivati al punto che dei rapinatori postassero i selfi fatti durante la rapina, come se i poliziotti fossero fessi.

Lungi da noi l’idea di fare nomi commerciali, ma sono molteplici gli ottimi software di riconoscimento facciale così come quelli di analisi lessicale e sintattica degli scritti. E se questi sono commercialmente disponibili per piccoli personale, si potrebbe facilmente immaginare cosa possa essere al lavoro sui mainframe e nelle centrali di spionaggio. Dall’analisi delle fotografie si può risalire facilmente al giro di conoscenze ed amici.

*

Così Facebook è diventato un grande auricolare del mondo.

«All of us, when we are uploading something, when we are tagging people, when we are commenting, we are basically working for Facebook»

*

«We tried to map all the inputs, the fields in which we interact with Facebook, and the outcome»

*

«We mapped likes, shares, search, update status, adding photos, friends, names, everything our devices are saying about us, all the permissions we are giving to Facebook via apps, such as phone status, wifi connection and the ability to record audio»

* * * * * * * *

Nota.

In ufficio è proibito portarsi il proprio cellulare o strumenti analoghi, esiste solo un telefono fisso e c’è un telefono a gettone per gli ospiti. I calcolatori non sono in rete. E vi si lavora benissimo.


Bbc. 2017-05-26. How Facebook’s tentacles reach further than you think.

Facebook’s collection of data makes it one of the most influential organisations in the world. Share Lab wanted to look “under the bonnet” at the tech giant’s algorithms and connections to better understand the social structure and power relations within the company.

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A couple of years ago, Vladan Joler and his brainy friends in Belgrade began investigating the inner workings of one of the world’s most powerful corporations.

The team, which includes experts in cyber-forensic analysis and data visualisation, had already looked into what he calls “different forms of invisible infrastructures” behind Serbia’s internet service providers.

But Mr Joler and his friends, now working under a project called Share Lab, had their sights set on a bigger target.

“If Facebook were a country, it would be bigger than China,” says Mr Joler, whose day job is as a professor at Serbia’s Novi Sad University.

He reels off the familiar, but still staggering, numbers: the barely teenage Silicon Valley firm stores some 300 petabytes of data, boasts almost two billion users, and raked in almost $28bn (£22bn) in revenues in 2016 alone.

And yet, Mr Joler argues, we know next to nothing about what goes on under the bonnet – despite the fact that we, as users, are providing most of the fuel – for free.

“All of us, when we are uploading something, when we are tagging people, when we are commenting, we are basically working for Facebook,” he says.

Image copyright Share Lab

The data our interactions provide feeds the complex algorithms that power the social media site, where, as Mr Joler puts it, our behaviour is transformed into a product.

Trying to untangle that largely hidden process proved to be a mammoth task.

“We tried to map all the inputs, the fields in which we interact with Facebook, and the outcome,” he says.

“We mapped likes, shares, search, update status, adding photos, friends, names, everything our devices are saying about us, all the permissions we are giving to Facebook via apps, such as phone status, wifi connection and the ability to record audio.”

All of this research provided only a fraction of the full picture. So the team looked into Facebook’s acquisitions, and scoured its myriad patent filings.

The results were astonishing.

Visually arresting flow charts that take hours to absorb fully, but which show how the data we give Facebook is used to calculate our ethnic affinity (Facebook’s term), sexual orientation, political affiliation, social class, travel schedule and much more.

One map shows how everything – from the links we post on Facebook, to the pages we like, to our online behaviour in many other corners of cyber-space that are owned or interact with the company (Instagram, WhatsApp or sites that merely use your Facebook log-in) – could all be entering a giant algorithmic process.

And that process allows Facebook to target users with terrifying accuracy, with the ability to determine whether they like Korean food, the length of their commute to work, or their baby’s age.

Pubblicato in: Trump

Montana. Urente débâcle per Mr Soros ed i suoi liberals democratici.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-26.

Raffaello Sanzio. 1513 - 1514. Madonna Sistina. Gemäldegalerie. Dresden__600x600

Raffaello Sanzio. 1513 – 1514. Madonna Sistina. Gemäldegalerie. Dresden.


Se Mr Soros ed i liberals democratici fossero vissuti nel ‘500, le cronache ci avrebbero tramandato frasi infuocate di questo tipo.

«Appaltata la volta della Sistina a Messer Michelangiolo e la Stanza della Signatura a Messer Raffaello. Società civile e femministe protestano vivamente per questa ennesima scelta maschilista che spregia il gender femminile.

Discriminate le pittrici femmine, di gran lunga migliori di questo Michelangelo e di quel Raffaello, che saranno dimenticati dalla storia. Cappella Sistina in quota rosa! Stanza della Signatura ai gay!»

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«Orripilante delitto perpetrato da Messer Raffaello, esecrabile omofobo. Sexual harassment nei confronti della Fornarina, alla quale palpeggiava le terga con sua visibile soddisfazione, per poi dipingerla in abiti discinti. Il popolo di Roma insorge contro questo ultimo orripilante abuso. Domani corteo lgbt di protesta.»

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«Manifestazione di protesta contro Messer Michelangiolo, che persiste a voler affrescare esseri di gender maschile nudi, simboli della fallocrazia imperante.»

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«Al Teatrino della Dogana, detto anche di Baldracca dal nome del quartiere, spettacolo di arte avanzata di Flaminio Scala ed Isabella Andreini: ‘Le femmine conquisteranno l’universo.’. Seguirà dibattito politico moderato da Müezzinzade Alì, Mehmet Shoraq, Uluč Alì e Murad Dragut ‘a Lepanto i mussulmani hanno lasciato vincere i crociati per amor di pace‘.»

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Ma Mr Soros ed i liberals democratici non vissero nel cinquecento, per cui si può tranquillamente vivere ignorando chi mai fosse Artemisia Gentileschi, i cui dipinti non richiamano certo grandi folle.

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Tornando ai tempi odierni, si sono tenute in Montana le elezioni per il rinnovo di un seggio al Congresso.

Tutti i media di Mr Soros e dei liberals democratici si erano scatenati contro il candidato repubblicano: la macchina del fango aveva lavorato a pieno regime, scaricando ogni tipologia di sterco su Mr Greg Gianforte, reo di militare nel partito del liberticida Mr Trump, più di una inenarrabile serie di tutto ciò che i liberals democratici considerano reati irredimibili.

L’ultimo, quello di aver reagito alle pesanti provocazioni di un giornalista socialista.

«Il popolo del Montana unito e compatto è sdegnato per la candidatura di Mr Greg Gianforte».

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Ed invece il “popolo del Montana” di quanto pensano i liberals democratici se ne è fatto un baffo a torciglione, uno di qua e l’altro di là:

«With about 96% of areas reporting, he has secured 51% of the vote. His Democratic rival Rob Quist has 43%.»

Otto urenti punti percentuali di distacco. Ed hanno votato un pro-life.

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«Gianforte has been supportive of Trump’s travel ban and health care reform, and backed the president’s decision to fire former FBI Director James Comey»

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«Thursday’s election leaves Democrats without a win in special elections since November, with Republicans having won contests in Louisiana, Kansas and now Montana»

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I liberals democratici affermavano a gran voce di essere i veri rappresentanti del popolo, ma quando si è andati a votare in Louisiana, Kansas e Montana gli Elettori hanno dato loro il benservito. Già: la gente ha votato il partito di Mr Trump.

«Democrat Rob Quist had hoped to turn the broad unpopularity of President Donald Trump into a win for national Democrats at the ballot box.»

Bene quanto sia impopolare il Presidente Trump lo hanno detto le urne: la “broad unpopularity” sarebbe soltanto un aspetto del delirio psichiatrico dei liberals democratici.

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Il mese entrante si terranno elezioni suppletive in California, Georgia and South Carolina, tutte roccaforti democratiche. Nessuno si straccerà le vesti se in quegli stati usciranno candidati democratici,

Ma mica è detto che escano.

Si mormora infatti che il malefico Mr Putin sta facendo un porta a porta a favore dei candidati repubblicani.

Proponiamo un’idea.

In molte nazioni il nazionalsocialismo ed il comunismo sono banditi per legge. Sarebbe raccomandabile mettere fuori legge anche i liberals democratici.


Bbc. 2017-05-26. Gianforte wins Montana vote despite ‘body slam’ charge

US Republican Greg Gianforte has won a special congressional election in Montana, just hours after he was charged with assaulting a UK reporter.

With about 96% of areas reporting, he has secured 51% of the vote. His Democratic rival Rob Quist has 43%.

Mr Gianforte has apologised for the incident in which he is accused of “body slamming” Ben Jacobs who works for the UK’s Guardian newspaper.

In a victory speech he said he had “learned a lesson” and was “sorry”.

A Fox News journalist who saw Wednesday’s incident said Mr Gianforte had “grabbed Jacobs by the neck with both hands and slammed him into the ground” after the reporter persisted in trying to question him.

‘Not proud’

Mr Gianforte had previously said Mr Jacobs had grabbed his wrist, pulling them both to the ground.

“When you make a mistake you have to own up to it, that’s the Montana way,” he said, after initial laughter among his supporters as he began to speak about the incident.

“Last night I made a mistake, I took an action that I can’t take back.

“I am not proud of what happened, I should not have responded in the way that I did, and I’m sorry,” he said.

“I should not have treated that reporter that way, and for that I’m sorry Mr Ben Jacobs,” he added.

He has been charged with misdemeanour assault, for which the maximum penalty is a $500 (£385) fine and a six-month jail term.

‘Unsettling’

Mr Gianforte, a multimillionaire technology executive and Christian conservative, beat Mr Quist, a banjo-playing folk singer, to fill an empty seat in the House of Representatives.

Mr Quist said he was “sure that Montanans will hold Mr Gianforte accountable.”

The vacancy in Montana arose after President Donald Trump appointed the previous holder of the seat, Ryan Zinke, as interior secretary.

Three of the state’s largest newspapers withdrew their endorsements of Mr Gianforte after the violent incident on the eve of the vote.

The state’s Democratic governor, Steve Bullock, described it as “a wake-up call to all Montanans and Americans”.

“It is unsettling on many levels that Greg Gianforte physically assaulted a journalist and then lied, refusing to take responsibility for his actions,” he said in a statement.

More than a third of the votes were cast by mail before it took place, an electoral official told Reuters.

Republicans have held the state’s single seat in the House for two decades.

The party has, in general, been downplaying the case and casting it as an errant mistake, BBC North America reporter Anthony Zurcher says.

But critics are drawing the line between the rhetoric of President Trump – in which he has dubbed certain media outlets as “enemies of the American people” – and the incident, our correspondent adds.


Cnn. 2017-05-26. Republican Greg Gianforte wins Montana special election, CNN projects

Bozeman, Montana (CNN) Republican Greg Gianforte has won the special election for Montana’s open US House seat, CNN projects, defeating Democrat Rob Quist and capping off a whirlwind final 36 hours of the campaign that saw Gianforte being charged for allegedly assaulting a reporter.

In his acceptance speech, Gianforte apologized by name to Ben Jacobs, the Guardian reporter who accused the Republican of “body-slamming” him and breaking his glasses.

“When you make a mistake, you have to own up to it,” Gianforte told his supporters at his Election Night rally in Bozeman. “That’s the Montana way.”

Saying he was “not proud” of his behavior, he added, “I should not have responded the way I did, for that I’m sorry. I should not have treated that reporter that way, and for that I’m sorry, Mr. Ben Jacobs.”

Members of the supportive crowd shouted, “You’re forgiven.”

With 87% of precincts reporting, Gianforte had 181,255 votes — or 50.6% of the vote, compared to Quist who has 156,130 votes, 43.6% of the vote, according to Edison Research.


Abc. 2017-05-26. Greg Gianforte wins Montana special election a day after being charged with assault

Just 24 hours after being charged with assault for allegedly body-slamming a reporter in his Bozeman campaign office, Republican Greg Gianforte has won the special election for the U.S. House seat in Montana, The Associated Press has projected.

The race was thrust into the national spotlight in dramatic fashion on Wednesday night after Guardian reporter Ben Jacobs described being “body-slammed” by the GOP candidate, and a Fox News crew who witnessed the incident said the former technology and software executive “grabbed Jacobs by the neck with both hands and slammed him into the ground behind him.”

“I’m sick and tired of you guys,” Gianforte said in audio of the event released by The Guardian. Jacobs told “Good Morning America” Thursday morning, “I went from being vertical one moment to being horizontal the next.”

Nearly 70 percent of votes in Montana were cast early — before the alleged assault took place.

Speaking to supporters in Bozeman late Thursday night after his win had been called, Gianforte apologized for his actions.

“When you make a mistake you have to own up to it, that’s the Montana way,” Gianforte said. “Last night I made a mistake… That’s not the person I am and it’s not the way I’ll lead in this state.”

“Rest assured, our work is just beginning, but it does begin with me taking responsibility for my own actions,” he added. “You deserve a congressman who stays out of the limelight and just gets the job done.”

Gianforte’s apology contradicts the statement his campaign released Wednesday evening blaming the incident on “aggressive behavior from a liberal journalist.”

Republican National Committee Chairwoman Ronna McDaniel released a statement following Gianforte’s victory approving of his decision to apologize.

“Congressman-elect Greg Gianforte was right to apologize for his actions in Wednesday’s incident,” McDaniel said. “Tonight’s apology was a good first step toward redemption and I hope Gianforte continues to work toward righting his wrong.”

Democrat Rob Quist had hoped to turn the broad unpopularity of President Donald Trump into a win for national Democrats at the ballot box.

Trump won the state by more than 20 percentage points in November’s election, though the state re-elected its incumbent Democratic Gov. Steve Bullock by a narrow margin on the same day.

The U.S. House seat became vacant after Trump tapped Republican Congressman Ryan Zinke to become Secretary of the Interior.

The day after the alleged assault, House Speaker Paul Ryan condemned Gianforte’s behavior and called for him to apologize, but didn’t say he should withdraw from the race.

“There is no time where a physical altercation should occur with the press or just between human beings,” he told reporters. “So, that is wrong and it should not have happened.”

Three Montana newspapers who had previously endorsed the candidate withdrew their endorsement on Wednesday night, but President Donald Trump, who had endorsed Gianforte via a robocall, did not have a comment Thursday on the alleged assault.

Gianforte has been supportive of Trump’s travel ban and health care reform, and backed the president’s decision to fire former FBI Director James Comey.

Before running for the congressional seat, Gianforte unsuccessfully ran for Governor of Montana in 2016. Before that, he was a technology and software company executive — his assets range between $96 and $328 million, according to the Associated Press.

Thursday’s election leaves Democrats without a win in special elections since November, with Republicans having won contests in Louisiana, Kansas and now Montana. But they’ll have more chances next month, as candidates battle for House seats in three special elections in California, Georgia and South Carolina.

Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Giustizia

Brasile. Il problema della corruzione, vera o presunta, è mondiale.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-26.

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Quanto sta accadendo in Brasile potrebbe essere maieutico a livello generale.

Il Brasile ha avuto un lungo periodo di crescita economica tumultuosa. Nel 1991 il pil raggiungeva i 500 miliardi Usd all’anno, e nel 2011 era arrivato a 2,616.2 miliardi: si era quintuplicato.

Se da un punto di vista tecnico una pausa di assestamento e riflessione era logica, essa è coincisa con una severa crisi politica. Era ovvio desiderio di tutti il poter godere della nuova ricchezza.

Il pil procapite era salito a 11,796.27 Usd l’anno: ma questo è un valor medio. Come solitamente avviene nei periodi di crescita tumultuosa, accanto a ricchezze di notevole entità continuavano a persistere sacche di altrettanto notevole povertà, per non dire francamente miseria.

Questa è la situazione tipica nella quale attecchiscono i partiti politici che proclamano l’intollerabilità di codesta situazione e promettono un riequilibrio forzoso della distribuzione della ricchezza prodotta.

Andarono al potere i socialisti di Lula e, quindi, della Rousseff.

In quel mentre, il mondo era scosso da una crisi globale di severa portata, fatto questo che ha concorso a destabilizzare il sistema economico brasiliano.

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Il problema della corruzione è vecchio quanto è vecchio il mondo.

Per essere chiari, è un problema non risolvibile.

Ci si dovrebbe accontentare di contenerla entro limiti accettabili e, soprattutto, di non utilizzarla come arma impropria.

Cerchiamo di chiarirci alcuni punti, opinabili, ma chiari.

In primo luogo, è destituito di sano buon senso che un governante che gestisca budget di centinaia, e spesso migliaia, di miliardi possa accontentarsi di stipendi ridicolmente bassi: qualche centinaia di migliaia di euro. Nella finanza e nell’industria persone che gestiscano cifre del genere percepiscono emolumenti di decine di milioni, oltre i benefit. È del tutto naturale che in tale situazione il governante rubi a man bassa: lui ed il suo entourage.

In secondo luogo, da un punto di vista globale è irrilevante il latrocinio e l’arricchimento indebito del governante e dei suoi sodali. In termini percentuali, per tanto che si appropri indebitamente, sarà pur sempre una quota trascurabile. È ben peggio, perché percepita da tutti come pericolo incombente, una corruzione quantitativamente molto inferiore e financo modesta, ma esercitata da tutti i punti di potere, anche gli infimi. L’uomo della strada si sente più vessato dal vigile urbano che gli commina multe ingiuste se non gli si allungano cinquanta euro di mancia, dall’agente di fisco che lo perseguita fino a tanto che non riceve la fatidica busta, dal burocrate che nega un permesso dovuto fino a tanto che non si senta gratificato a livello personale. Sono quasi invariabilmente la piccola corruzione periferica, così come la microcriminalità, a far definire “corrotto” un sistema”.

In terzo luogo, se è naturale che i giudici siano di per sé stessi corrotti servi del potere, la corruzione diventa percepibile quando la faziosità politica scende dai livelli massimi a quelli infimi. Dal giudizio emesso per una causa condominiale e, soprattutto, in quelle relative al piccolo contenzioso fiscale. Velocità e risultati dei procedimenti intentati contro la pubblica autorità sono sensibilissima cartina di tornasole di quanto diffusa sia la corruzione.

In quarto luogo, si diffidi, ed anche molto profondamente, quando un sistema giudiziario rimuove dai suoi ordinamenti il segreto istruttorio, ovvero non lo applica: quello stato è de facto sotto un regime dittatoriale.

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Nei momenti di instabilità politica, la accusa di corruzione è arma micidiale sotto la condizione di disporre di adeguate casse di risonanza, quali i media.

Inventata ed usata con magistrale maestria dai giacobini di infelice memoria, l’accusa di corruzione transita immediatamente da ipotesi di indagini a qualcosa di financo peggio di sentenza cassata.

Nodo cardine è la rimozione del segreto istruttorio. Se infatti in un sistema sociale e politico ragionevolmente sano è del tutto logico che i magistrati indaghino su chi abbia il potere, anche se quasi di norma indagano sui nemici politici ed economici  del potere stesso, è altrettanto vero che molto spesso tali indagini esitano in un nulla di fatto.

In carenza del segreto istruttorio, l’avviso di reato diventa un’arma più potente di una pistolettata nel cranio.

Francia. Dominique Strauss-Kahn e François Fillon. Vite parallele.

«La riabilitazione post mortem o brevemente riabilitazione (in russo: реабилитация?, traslitterato in inglese come reabilitatsiya o, accademicamente, reso come reabilitacija) è una dichiarazione ufficiale o un provvedimento dell’autorità giudiziaria con cui si riconosce l’innocenza di una persona deceduta, ingiustamente condannata, reintegrandone l’onorabilità.» [Fonte]

Un caso paramount fu quello di Michajl Tuchačevskij, maresciallo, capo di stato maggiore dell’Armata Rossa, fucilato nel 1937, e riabilitato trenta anni dopo. Meglio tardi che mai, sia chiaro, ma tanto Tuchačevskij era stato assassinato legalmente.

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Adesso in Brasile c’è un gran chaos politico.

Senza stabilità politica non è possibile un sia pur minimo progresso economico.

Si colgano pure le occasioni propizie: bruschi cali delle quotazioni indotte da istanze politiche possono essere utilmente impiegati e sfruttati. Ma si rimanga nei limiti del ragionevole.


Sole 24 Ore. 2017-05-19. Brasile, scandalo tangenti sul presidente: crollano Borsa e real

Scossone politico nella notte in Brasile, con conseguenze immediate sui mercati finanziari del Paese. Due imprenditori hanno consegnato alla giustizia delle registrazioni secondo le quali lo scorso marzo il presidente Michel Temer autorizzò il pagamento di mazzette all’ex presidente dei deputati, Eduardo Cunha. Lo afferma il quotidian O Globo, ricordando che l’obiettivo di Temer era quello di comprare il silenzio di Cunha, suo ex alleato politico in carcere, per evitare eventuali delazioni contro la presidenza nell’ambito dell’inchiesta “Lava Jato”. Cunha lo scorso marzo è stato condannato a 15 anni di carcere nell’ambito di un’inchiesta che vede al centro la compagnia di Stato perolifera Petrobras, accusata di aver incassato tangenti in cambio di appalti. È lui l’uomo che ha guidato il processo di impeachment che esattamente un anno fa ha portato alla destituzione dell’ex presidente Dilma Rousseff per presunte irregolarità contabili nel bilancio federale.

In serata il Supremo Tribunale Federale del Brasile ha aperto un’inchiesta per presunta ostruzione della giustizia contro il presidente. Lo ha annunciato la stessa alta corte.

Crollano Borsa e real

Gli effetti sui mercati, intanto, non si sono fatti attendere. La Borsa di San Paolo è precipitata. Le contrattazioni sono state sospese dopo che l’indice Bovespa dei principali titoli è crollato del 10%. Gli investitori, i quali temono una nuova paralisi politica del paese che freni la ripresa in corso dopo mesi di recessione, hanno punito tutti i titoli fra cui Petrobras (-20%) e Banco do Brasil (-23%). Male anche il real, la moneta nazionale, crollata del 5% sul dollaro e di oltre il 7% sull’euro.

Tramite il proprio ufficio, Temer ha smentito le accuse, precisando «di non aver mai sollecitato il silenzio dell’ex deputato Cunha». Il presidente, viene sottolineato, «non ha autorizzato alcuna iniziativa per evitare la delazione». Intanto però il Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano ha sospeso oggi dal suo incarico parlamentare il senatore ed ex candidato presidenziale Aecio Neves e la Procura Generale ha chiesto all’alta corte di ordinare il suo arresto, sempre nel quadro dell’inchiesta sul pagamento di tangenti. I due imprenditori che hanno chiamato in causa Temer sono Joesley e Wesley Batista, proprietari di uno dei gruppi coinvolti nello scandalo della carne avariata brasiliana di qualche mese fa. Entrambi, ricordano i media, hanno concordato con la procura un accordo, ancora non in vigore, per rivelare i tentativi di Temer di limitare le inchieste anti-corruzione.

Alessandro Moron, del partito di opposizione Rete per la sostenibilità guidato da Marina Silva, ha chiesto l’impeachment del capo dello Stato. Da parte loro, i senatori del partito dei lavoratori fondato dall’ ex presidente Lula si sono riuniti nella notte per pronunciarsi sul caso.

Michel Temer non ha intenzione di dimettersi: lo ha riferito lo stesso presidente . «Sto vivendo il peggior momento della mia vita» ha dichiarato Temer ai suoi collaboratori, riferisce la stampa brasiliana, precisando che il presidente ritiene di essere stato vittima di una “cospirazione” da parte dei proprietari del gruppo JBS, Joesley e Wesley Batista, i quali lo hanno registrato nel momento in cui autorizzava il pagamento al quale i due imprenditori si sono riferiti.

Temer ha in programma per oggi colloqui con una ventina di politici, secondo l’agenda resa nota dal suo ufficio stampa. E d’altra parte intende chiedere alla Corte Suprema il testo completo reso dai Batista nella loro «delazione premiata» (collaborazione con i magistrati in cambio di uno sconto di pena, ndr).