Pubblicato in: Geopolitica Mondiale, Giustizia

Occidente. Una contraddizione che sta arrivando al pettine.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-29.

Abelardo - Sic et Non

L’Occidente è inquieto.

Da una parte avverte, sia pure in modo oramai indistinto, il proprio retaggio religioso, storico, culturale e sociale, da altra parte invece la sua élite ha abbracciato in toto il relativismo etico e giuridico, con tutte le sue conseguenze.

Il discrimine, da un punto di vista di ragionamento teorico, è l’uso o meno, la validità o meno del principio di non-contraddizione.

Il principio di non-contraddizione afferma la falsità di ogni proposizione implicante che una certa proposizione A e la sua negazione, cioè la proposizione non-A, siano entrambe vere allo stesso tempo e nello stesso modo. Secondo le parole di Aristotele:

«È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo» [Aristotele]

Questo principio è legge logica universale: su di esso si basa tutto il fantastico progresso scientifico, massimamente quello matematico. Senza principio di non-contraddizione sarebbero impossibili le dimostrazioni dei teoremi.

Ma, ci si pensi su. Dal momento in cui il mondo reale è descrivibile in termini matematici, ne consegue che anche il mondo reale soggiace a tale principio: anche la natura è per sua natura non contraddittoria.

Abbandonare il principio di non-contraddizione porta inevitabilmente alla incapacità decisionale: non esiste il metodo di riferimento. Sarebbe impossibile stabilire cosa sia o non sia vero, cosa sia o non sia falso. Nulla sarebbe conoscibile.

Questo è il motivo per cui Hegel, e quindi i suoi succedanei, rinnegarono il principio di non-contraddizione, almeno nei ragionamenti filosofici. Questo è il motivo per cui i liberals americani ed i socialisti ideologici europei negano il principio di non-contraddizione. Le conseguenze sono infatti quelle che stiamo vivendo.

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Le conseguenze sono totalizzanti.

Se si fosse impossibilitati si stabilire cosa sia vero e cosa sia falso, alla fine prevarrebbe esclusivamente la forza del potere: è vero ciò che il potere afferma essere vero.

Posizione questa di estremo vantaggio, sotto la condizione di essere al potere, ovviamente: e l’élite che ora continua a dominare l’Occidente ben si sente radicata nel potere, quello che i sassoni denominano “the power that be“.

Cambiata l’élite dominante, cambiate le verità. Le corti di giustizia non applicheranno certo la legge, ma la interpreteranno secondo il volere del potente di turno. I governi legifereranno in materia etica e morale, imponendo per legge e norma positiva ciò che avrebbe dovuto essere materia di logica sequenziale.

Un governo può ben legiferare che due più due renda sette. Ma in un domani un altro governo potrebbe rendere illegale ciò che oggi è considerato santo ed ottimo.

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Ma il giocattolo si è rotto.

Provatevi a progettare e costruire un ponte usando una matematica in cui due più due possa indifferentemente rendere tre oppure cinque: poi non passateci sopra. Il crollo è assicurato.

Se negli anni sessanta l’Occidente rendeva conto di oltre il 90% del pil mondiale, ora come ora supera a stento il 45%, ed è in fase di declino. E tutti lo sanno tranne che gli occidentali.

Chi governa l’Occidente governa sul 45% del sistema economico mondiale, ed in tempi brevi la sua capacità sarà ulteriormente ridotta. Inoltre la popolazione occidentale autoctona rende conto di solo un sesto di quella mondiale, ed è in continua contrazione demografica.

L’Occidente si deve confrontare sia con i rigurgiti logici al propri interno, non tutti gli occidentali si sono rassegnati a scomparire dalla faccia della terra, ma anche con tutti gli altri paesi del mondo. È un confronto non più a lungo procrastinabile.

E gli altri paesi del mondo o rifiutano il relativismo etico occidentale ovvero gli oppongono il proprio: sistemi antitetici.

E se le élite occidentali sembrerebbero essere stupite che qualcuno la possa pensare in modo differente da loro, nel contempo non hanno nessun mezzo coercitivo per imporre la loro visione di vita, la loro Weltanschauung.

La contraddizione diventa allora evidente.

L’etica e la morale propugnata dall’élite occidentale trova albergo presso meno di un sesto della popolazione mondiale.

L’esempio specifico riportato negli allegati è un esempio paramount, di quanto i non-occidentali differiscano dagli Occidentali. Ciò che in Occidente dischiude tutte le porte politiche ed economiche altrove conduce al carcere, se non anche alla pena di morte.

E qui emerge una nuova e ben più severa contraddizione.

Un aspetto dapprima tedioso e quindi patetico è la certezza ideologica che tutti debbano convertirsi al credo oggi vigente in Occidente, alla sua Weltanschauung. Gli immigrati islamici dovrebbero integrarsi con l’Occidente, ossia trasformarsi a pensare e credere come se fossero occidentali.

Ma la verità che sta emergendo è del tutto opposta: alla fine saranno i residui delle popolazioni occidentali ad doversi integrare in altri sistemi culturali.

Diamo dieci anni di tempo.

Ciò che ora è osannato e santificato in Occidente, entro tale termine sarà ritornato ad essere ciò che era ed è: un fatto penalmente rilevante. Si faccia attenzione: qui non si tratta di un problema religioso, peraltro esistente, bensì di un mero aspetto giuridico.

Se in Occidente, almeno al momento, essere gay è un passaporto verso denaro e potere, in quasi tutti i paesi non – occidentali esso è reato penalmente rilevante. Prevalendo essi, prevarrà anche il loro modo di concepire il corpo giuridico.

Così come sono messe le cose, il destino degli lgbt è condizionato solo dal potere in essere che li difende, tutela ed incoraggia, e non è affatto detto che questo potere attuale in Occidente sia eterno.

Poi, ma chi si credono di essere gli Lgbt?

«Tra i fermati molti stranieri. Dieci di loro accusati di aver violato le leggi anti-pornografia per cui sono previsti fino a 10 anni di reclusione».

Questo è il tratto irritante di quella genia: la ferrea volontà di prevaricazione. Se ne stiano a casa loro, fino a tanto che lì siano tollerati.


Deutsche Welle. 2017-05-17. Court in Indonesia sentences gay men to 85 cane strokes

An Islamic court in the conservative Indonesian province of Aceh has sentenced two gay men to a public caning. The ruling, a first for the province, was delivered on International Day Against Homophobia and Transphobia.

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Two Indonesian men were sentenced by an Islamic Shariah court on Wednesday to receive 85 strokes each in a public caning for having sex with each other.

The lead judge, Khairil Jamal, said the 20 and 23-year old men were “legally and convincingly proven to have committed gay sex.”

Wednesday’s verdict was the first time the punishment had been handed down since Aceh province since a local law banning gay sex came into force in 2015. Anyone caught engaging in consensual gay sex could receive up to 100 lashes, 100 months in jail or a fine of 1,000 grams of gold.

The three-judge panel said it decided against imposing the maximum sentence of 100 lashes because the men had cooperated with authorities and had no prior convictions.

Still, the court’s ruling was still more severe than the 80 lashes requested by the prosecutor. The men, who represented themselves in court and said they would not appeal the ruling, are expected to be caned next week.

Gay sex is only banned in Aceh province and is not illegal anywhere else in Indonesia, which has the world’s largest Muslim population.

Rights groups decry sentence

International rights groups decried the sentence, which was also handed down on International Day Against Homophobia and Transphobia.

“This is barbaric – this is another low point for Aceh, and also for Indonesia,” said Andreas Harsono, Indonesia researcher for Human Rights Watch.

Human Rights Watch had previously called on Indonesia to release the men and described their treatment as abusive and humiliating. The group also said that a public caning would constitute torture under international law.

The two men were arrested in late March after vigilantes burst into the boarding house where the couple were staying in the provincial capital Banda Aceh.

Cell phone footage of the arrest that circulated online showed the vigilantes slapping, kicking and insulting the men, with one of them slumped naked on the ground.

Aceh is the only province in Muslim-majority Indonesia that is allowed to practice Shariah law as part of a concession made by the government in 2006 to end a war with separatists.

Indonesia’s moderate reputation has been damaged in the past year due a surge in persecution of members in the LGBT community and attacks on religious minorities.

Earlier this month, the outgoing governor of Jakarta, a minority Christian, was sentenced to two years in prison for making comments during his re-election campaign that were deemed as blaspheming the Quran.


Deutsche Welle. 2017-04-08. Two men may get 100 lashes after gay sex in Indonesia

Two men may be in line for up to 100 lashes of the cane after being caught having sex in Indonesia’s Shariah-ruled province of Aceh. The province is the only one allowed to impose Shariah after a change in the law.

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If found guilty, two men from the Indonesian province of Aceh who were discovered having sex together will be the first to be caned for gay sex under a new code implemented two years ago, Marzuki, the Shariah police’s chief investigator, said on Saturday.

“Based on our investigation, testimony of witnesses and evidence, we can prove that they violated Islamic Shariah law and we can take them to court,” said Marzuki, who goes by a single name.

The new code allows up to 100 lashes for morality offenses including gay sex, adultery, gambling, drinking alcohol, the wearing of tight clothes by women and skipping Friday prayers in the case of men.

Homosexuality is not illegal in Indonesia, but a judicial review being considered by the Constitutional Court is seeking to criminalize sex outside marriage and sex between people of the same gender.

Civilian vigilantism

Residents caught the men having sex on March 28 in a rented room in the provincial capital Banda Aceh, an official at the provincial public order department told the German press agency DPA. 

The men – aged 23 and 20 – were reported to the police on March 29, Marzuki said. He added that the men had “confessed” to “being a gay couple.” This was supported, he said, by video footage taken by a resident showing one of the men naked and distressed as he calls for help on his cellphone. The second man is repeatedly pushed by another man who is preventing the couple from leaving the room.

Under the code, sex out of wedlock is punishable by up to 100 strokes of the cane. An earlier version of the code did not regulate punishment for gay sex. 

Jakarta signed a peace agreement with Aceh separatist rebels in 2005, ending decades of conflict that killed more than 15,000 people.


Deutsche Welle. 2016-08-11. A call to ban gay sex in Indonesia echoes official hostility to LGBT rights: HRW

The petition by Islamic activists comes after months of government-dealt setbacks for members of Indonesia’s LGBT community. “They are scared, but they are not retreating,” HRW researcher Kyle Knight tells DW.

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Indonesia’s Constitutional Court is considering a petition brought forward by a group of Islamic activists seeking to amend the country’s criminal code to make gay sex a crime punishable with a prison sentence.

To get a closer look at the case, DW spoke with Kyle Knight, an LGBT researcher with Human Rights Watch (HRW) and author of an 88-page report released today, “These Political Games Ruin Our Lives: Indonesia’s LGBT Community Under Threat.”

Knight told DW that, while the effort is being spearheaded by just a few “bigoted” experts with a “twisted worldview,” they aren’t alone in their anti-LGBT declarations. Indonesia’s Child Protection Commission has recently denounced LGBT awareness efforts as “propaganda,” while the Indonesian Psychiatric Association has labeled homosexuality a “social deviation.” President Joko Widodo has meanwhile remained silent.

It’s a desperate situation for LGBT activists, whose “decades-long fight for fundamental rights” has “unraveled in a matter of months,” Knight said.

DW: Why is Indonesia’s Constitutional Court considering making gay sex a crime?

Kyle Knight: A dozen professors claiming expertise in sexuality issues have petitioned the court to amend Indonesia’s criminal code, which currently allows for a five-year prison sentence for sex between an adult and a minor of the same sex. The petitioners are asking for the words “adults” and “minors” to be replaced with “people,” while keeping the punishment the same.

One plaintiff told the court that she was not interested in putting LGBT people in prison, just in enforcing social norms to counter “propaganda” put out by LGBT human rights activists. These are subjective, bigoted moral views that reflect more the twisted worldview of a few self-proclaimed “experts” than what Indonesian law should be saying about its citizens’ sexual lives.

How does the Indonesian government view this effort?

Historically, LGBT people in Indonesia have lived amid a tense calm. General social pluralism meant that many individuals could live their lives without experiencing outright violence or discrimination. For many, discretion purchased this safety – keeping your sexual orientation or gender identity private meant you were generally left alone. But at the same time, activist gatherings of LGBT people would come under attack by militant Islamist groups.

Disturbingly, the government has time and again demonstrated that it was unwilling to stand up for LGBT people when they were attacked. Security forces and local officials operated in a way that suggested their tacit approval for the harassment, intimidation, and attack of LGBT activists. National officials remained silent. In early 2016, all that has changed. As we document in our report released today, government officials took an active role in slurring LGBT people and proposing legislative changes that would criminalize not only same-sex sexual behavior but also LGBT human rights activism.

Is it likely that the attempt to criminalize gay sex will succeed?

I have no idea, as it’s a court process. The court should uphold Indonesia’s international human rights obligations.

How do you assess the current situation of the LGBT community in Indonesia?

From January to April, Indonesian officials launched an unprecedented cacophony of anti-LGBT vitriol. Over time, the government campaign grew beyond hateful rhetoric to discriminatory edicts, and the use of force to repress peaceful assembly. Officials’ biased and untrue statements about LGBT people provided social sanction for harassment and violence against sexual and gender minority Indonesians, and even death threats by militant Islamists. State institutions, including the National Broadcasting Commission and the National Child Protection Commission, betrayed their mandates to uphold equal rights when they issued censorship directives about LGBT topics.

When the moral panic subsided over the summer, activists picked up the pieces of their decades-long fight for fundamental rights that had unraveled in a matter of months. One thing remained consistent from the crisis period to the calm: President Jokowi’s troubling silence.

The resurgence of the issue in the Constitutional Court case shows that still waters run deep. The court has already heard from psychiatrists who said homosexuality is a form of “social deviation” that can be “cured” by psychiatric treatment, echoing the Indonesian Psychiatric Association’s vitriolic stance taken in February, which was widely condemned by international psychiatric bodies. Asrorun Ni’am Sholeh, whose Child Protection Commission office dangerously construed information about LGBT lives as “propaganda” in February, is slated to testify at a hearing later this month.

Between January and April, I interviewed dozens of LGBT Indonesians about how the onslaught of anti-LGBT rhetoric was deteriorating their security and ruining their lives. They are scared, but they are not retreating. The government shouldn’t either. The time for leadership for an inclusive Indonesia is now.

How would the criminalization of gay sex affect Indonesians?

Criminalizing same-sex sexual behavior, as some 76 countries still do, has widespread negative impacts on LGBT people as well as everyone else. When governments want to pry into the private lives of their citizens – all the way into the bedroom – it’s bad news for everyone. Indonesia has never criminalized homosexuality at a national level, and this is something the government should be proud of and see as the starting point for protecting all of its citizens equally before the law.

Introducing criminal sanctions on same-sex behavior will also have dramatic effects on Indonesia’s international reputation, in both the eyes of other governments around the world and investors who want to be able to do business in the country, moving employees there while promoting their companies’ values openly.

What measures should be taken to win back LGBT rights in the country?

The first steps the government should take would be to pick up the pieces from the meltdown that occurred earlier this year. Government officials and politicians drove the campaign of anti-LGBT hate, so the government needs to take a leadership role in restoring it. First, all of the official anti-LGBT decrees should be immediately revoked. Then the government should make it clear that its ongoing drive to revoke so-called problematic local by-laws include the dozens that discriminate against LGBT people. These two steps will signal to LGBT people that the government sees them as equal citizens of Indonesia. Our report offers detailed recommendations for further improvements.


Rai News. 2017-05-22. Indonesia, raid della polizia a festa gay: arrestate 141 persone.

Tra i fermati molti stranieri. Dieci di loro accusati di aver violato le leggi anti-pornografia per cui sono previsti fino a 10 anni di reclusione. Preoccupa l’avanzata di un Islam più conservatore.

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Nonostante in Indonesia le relazioni omosessuali non costituiscano reato, 141 uomini, tra cui molti stranieri, sono stati arrestati ieri in una sauna a Giacarta. Stando a quanto riferito dal portavoce della polizia locale, Argo Yuwono, gli arrestati stavano prendendo parte ad una festa a sfondo sessuale chiamata The wild one (Il selvaggio). Per gli inquirenti, l’evento rientrava in un giro di prostituzione organizzato dalla sauna con palestra. Per dieci dei 141 fermati (il titolare del centro, spogliarellisti, membri dello staff e due clienti sorpresi durante un rapporto orale), l’accusa sarà di aver violato le leggi anti-pornografia, per cui è prevista la reclusione fino a 10 anni. I precedenti La crescente intolleranza delle autorità indonesiane nei confronti degli omosessuali è confermata non solo da questo episodio, ma anche da alcuni precedenti. Ad aprile, a Surabaya, seconda città del Paese, erano state arrestate 14 persone a seguito di un raid in un altro presunto festino sessuale. La settimana scorsa, invece, nella provincia di Aceh (l’unica in cui vige la shari’a), due giovani gay sono stati condannati a 85 fustigate dopo che alcuni vigilantes di quartiere li avevano colti in intimità nel loro appartamento. L’omofobia nel mondo Questo ennesimo episodio ci restituisce una fotografia sconcertante della situazione dei diritti LGBT in Indonesia e invita a riflettere anche sulla situazione dell’omofobia nel mondo. Da alcune mappe realizzate dall’ILGA (International Lesbian Gay Bisexual Trans and Intersex Association), oggi si rischia la pena di morte in 8 Stati e il carcere in 72 Paesi (in 14 di questi addirittura l’ergastolo). L’omosessualità maschile è meno tollerata: in 45 Paesi sono vietate le relazioni tra donne, rispetto ai 72 per i rapporti tra uomini. La strada è ancora lunga ed è un errore pensare che non ci sia più bisogno di combattere l’omofobia.

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