Pubblicato in: Criminalità Organizzata

Rivolta contro Soros. Tribunale. Greenpeace è organizzazione criminale a fini estorsivi.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-25.

Rainbow Warrior III Construction

Greenpeace.

«Greenpeace è un’organizzazione globale indipendente che sviluppa campagne e agisce per cambiare opinioni e comportamenti, per proteggere e preservare l’ambiente e per promuovere la pace. Come?

Favorendo una rivoluzione energetica che aiuti ad affrontare il principale pericolo per il nostro pianeta: i cambiamenti climatici;

Difendendo i nostri oceani, sfidando la pesca eccessiva e distruttiva e creando una rete globale di riserve marine;

Proteggendo le ultime foreste primarie del mondo e gli animali, le piante, le popolazioni che da esse dipendono;  

Lavorando per il disarmo e la pace, affrontando le cause dei conflitti e chiedendo l’eliminazione di tutte le armi nucleari;

Creando un futuro libero da sostanze tossiche grazie ad alternative più sicure dei composti chimici oggi presenti nei prodotti;

Promuovendo l’agricoltura sostenibile, rifiutando gli organismi geneticamente modificati, proteggendo la biodiversità, incoraggiando pratiche agricole responsabili.»

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«In Canada Greenpeace è imputata in tribunale per diffamazione»

Ha deliberatamente ed artatamente diffuso a scopo di lucro notizie false e calunniose sul conto della società Resolute Forest Products, spacciandole per “verità scientifiche“.

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È interessante sapere cosa abbia detto Greepeace in giudizio, davanti alla Corte Giudicante.

«Meanwhile, a decision is pending on the fate of a related $300-million lawsuit Resolute filed in the United States against Greenpeace based on laws aimed at combating organized crime. The suit alleges the eco-group has indulged in a “criminal scheme” against Resolute»

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«Greenpeace admits its attacks on forest products giant were ‘non-verifiable statements of subjective opinion’»

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«Greenpeace, after repeated attacks against Canada’s biggest forest products company for “destroying,” Canada’s boreal forests, now says that it was merely stating an opinion about the logging activity, not a fact»

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«But now Greenpeace says it never intended people to take its words about Resolute’s logging practices as literal truth.»

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«The “Forest Destroyer” statement cannot be proven true or false, it is merely an opinion.»

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«Greenpeace adds that its attacks on Resolute “are without question non-verifiable statements of subjective opinion and at most non-actionable rhetorical hyperbole.”»

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«È triste che tutte le accuse di Greenpeace siano contro persone che non possono difendersi contro le organizzazioni che ricattano i clienti per raccogliere fondi»

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Greenpeace admits its attacks on forest products giant were ‘non-verifiable statements of subjective opinion’

Kevin Libin: Environmentalists admit you shouldn’t believe what they say — but they want your money anyway

Russia’s War Against Greenpeace: When Local Resistance Turns Violent

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Ricapitoliamo.

Una volta davanti a dei Giudici, Greenpeace ammette IN tRIBUNALE:

– che quanto asserisce sono opinioni, “non-verifiable statements“: in parole povere, nulla di scientificamente dimostrato, scientificamente inconsistenti, bufale, per parlare come si mangia.

– “it was merely stating an opinion about the logging activity, not a fact”: una opinione non suffragata da nessun fatto oggettivo. E loro si  sciacquavano la bocca di essere i depositari della verità scientifica”

– “non-verifiable statements of subjective opinion and at most non-actionable rhetorical hyperbole.”. Ossia esagerazioni iperboliche partorite da menti patologicamente oniriche. Non solo bugie e menzogne, ma anche del tutto inverosimili, credibili solo da parte di corrotti od imbecilli.

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Benissimo.

Ora sappiamo cosa è Greenpeace e quali bubbole siano le sue idee.

Ma non basta.

«organizzazioni che ricattano i clienti per raccogliere fondi»

Chi paga il pizzo non è importunato, chi non paga la tangente è massacrato, coperto di fanghiglia.

Greenpeace è un’organizzazione criminale a delinquere.

E, tanto per parlare politicamente corretto, chiunque la sostenga se ne fa complice.

Domandiamoci:

“Sei una persona onesta oppure sostieni Greenpeace e le sue opinioni?”

Nota.

Indovinate chi patrocina Greenpeace.


Il Foglio. 2017-05-17. Greenpeace imputata per diffamazione. E oltre alla multa rischia la beffa

In Canada Greenpeace è imputata in tribunale per diffamazione. A citarla in giudizio è la multinazionale Resolute Forest Products: se vincesse otterrebbe la chiusura della storica associazione ambientalista, a cui ha chiesto 220 milioni di dollari di risarcimento.

La questione riguarda le attività dell’azienda nella foresta boreale nel nord del Canada, dove Resolute, che è la più importante cartiera canadese, taglia gli alberi per produrre carta. L’azienda di Montreal, secondo Greenpeace, violerebbe però i diritti delle popolazioni indigene della foresta boreale e minaccerebbe le specie animali incidendo con la deforestazione sul loro habitat. Anni di campagne e di denuncia sono valsi all’associazione ambientalista la causa che oggi si trova a fronteggiare, con l’accusa di aver diffuso informazioni false che penalizzano l’immagine di Resolute sulla base di una legge originariamente pensata per combattere il crimine organizzato, la Racketeer Influenced and Corrupt Organization Act (Rico). Nella denuncia depositata presso la Corte distrettuale della Georgia del Sud si legge – tra le altre cose – che Greenpeace “è una frode globale”, che il suo primo obiettivo “è raccogliere fondi e non salvare l’ambiente” e che le donazioni sono richieste con modi “allarmisti” ed “emozionali”.

Ma l’aspetto emblematico della storia non è tanto quello giudiziario, quanto quello della comunicazione. I due fronti infatti non si sfidano solo davanti ai giudici ma anche davanti all’opinione pubblica: entrambi hanno gli strumenti per condurre importanti campagne di marketing e sono due giganti nei loro rispettivi contesti. Da una parte Greenpeace, che ha pubblicato un rapporto interattivo sul suo sito con tutti i riferimenti storici e ambientali e ha lanciato un video in cui spiega la vicenda. Ma, dopo anni di campagne aggressive sembra però aver calmato i toni. Dall’altro la multinazionale, che rilanciando uno spigliato orgoglio industriale ha affidato a un blog una serie di interventi per ricostruire la storia dal suo punto di vista, usando invece il linguaggio aggressivo fin ora adottata dall’associazione.

Resolute ha spiegato che, con i suoi metodi aggressivi di marketing, Greenpeace diffama e calunnia le imprese, spesso incapaci di difendersi e costrette a subire le ingiurie. Per dimostrare di operare nel rispetto dell’ambiente, ha postato una serie di riferimenti alle leggi forestali del Canada e ai metodi ambientali usati per ripiantare gli alberi, rigenerare la foresta e tutelare l’habitat.

 “C’è differenza tra la libertà di parola e la diffamazione” sostiene la Resolute, secondo cui le frasi retoriche e le opinioni espresse da Greenpeace durante le sue campagne non sono giustificabili come semplici slogan pubblicitari. Perciò oggi l’associazione dovrà rispondere delle parole pronunciate, che hanno “impattato sulla vita delle persone, di chi ha perso il lavoro e vissuto le ripercussioni socio economiche” di quella “disinformazione”, ha detto Seth Kursman, capo della comunicazione e della sostenibilità di Resolute.


Financial Post. 2017-03-06. Greenpeace admits its attacks on forest products giant were ‘non-verifiable statements of subjective opinion’

Greenpeace, after repeated attacks against Canada’s biggest forest products company for “destroying,” Canada’s boreal forests, now says that it was merely stating an opinion about the logging activity, not a fact.

After years of weathering attacks on its forestry practices, Montreal-based Resolute Forest Products Inc. last year sued Greenpeace in United States District Court in Georgia under racketeering statutes, alleging that Greenpeace’s repeated attacks on Resolute, to raise money for Greenpeace, amount to criminal activity.

In its claim, Resolute noted that Greenpeace has lobbied big Resolute paper customers, such as the Rite-Aid pharmacy chain (which printed its flyers on Resolute newsprint), encouraging them to switch suppliers, because, said Greenpeace, Resolute is a “forest destroyer.”

But now Greenpeace says it never intended people to take its words about Resolute’s logging practices as literal truth.

“The publications’ use of the word “Forest Destroyer,” for example, is obvious rhetoric,” Greenpeace writes in its motion to dismiss the Resolute lawsuit. “Resolute did not literally destroy an entire forest. It is of course arguable that Resolute destroyed portions of the Canadian Boreal Forest without abiding by policies and practices established by the Canadian government and the Forest Stewardship Council, but that is the point: The “Forest Destroyer” statement cannot be proven true or false, it is merely an opinion.”

Greenpeace adds that its attacks on Resolute “are without question non-verifiable statements of subjective opinion and at most non-actionable rhetorical hyperbole.”

None of the allegations by Resolute or Greenpeace has been tested in this case, which remains before the courts.

Richard Garneau, the chief executive of Resolute, who himself hails from the company’s centre of logging operations in the Saguenay region north of Quebec City, seized on Greenpeace’s admissions in an op-ed published Thursday in the conservative U.S. magazine National Review.

“A funny thing happened when Greenpeace and allies were forced to account for their claims in court,” Garneau wrote. “They started changing their tune. Their condemnations of our forestry practices ‘do not hew to strict literalism or scientific precision,’ as they concede in their latest legal filings. These are sober admissions after years of irresponsible attacks.”  

Garneau, in Toronto Thursday, said Greenpeace’s attacks have hurt many across northern Quebec and Ontario.

“It is sad that we have to do all this to straighten out the record on misinformation,” he said. “It is sad that all Greenpeace’s allegations are against people who cannot defend themselves against organizations who blackmail customers to raise money.”

Resolute has faced criticism over its logging practices in the boreal forests of Ontario and Quebec from people other than Greenpeace. Forest product companies pay the German-based Forest Stewardship Council to review their logging operations and ensure they are sustainable. The FSC logo emblazons products across Canada as responsibly sourced — such as the envelopes used by Canada’s five biggest banks to send out customers’ account statements. FSC in 2014 revoked its seal of approval for logging operations that comprise about half of the forests where Resolute operates in Canada.

FSC said that Resolute wasn’t doing enough to protect caribou habitat, and failed to get permission from First Nations to log certain forests.

But Resolute has trained its legal firepower squarely on Greenpeace. In 2013 Resolute extracted an apology from Greenpeace for falsely alleging that Resolute had cut trees in an area it promised to spare. That same year, Resolute sued Greenpeace for libel in Thunder Bay, Ont., alleging that the global environmental group was spreading lies about the forest harvesting operations.

In a statement released to the Financial Post late Friday,  Shane Moffat, head of forest campaigns at Greenpeace Canada, wrote that, “Greenpeace Canada stands by our criticism of Resolute Forest Products’ practices that have been undermining the ecological integrity of the boreal forest in key regions where Resolute operates. Richard Garneau has taken legal arguments out of context to imply that Greenpeace is backing down on these claims. Greenpeace Canada is not involved in this lawsuit, but is being sued by Resolute in Ontario.”

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