Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Ecb. Draghi sta per avviare il tapering. La festa sta per finire.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-19.

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Tutte le cose umane hanno un inizio e quindi hanno una fine: l’errore più comune è illudersi che possano durare in eterno.

Negli ultimi anni la Ecb è riuscita a garantire un periodo di tassi quasi nulli e, spesso, negativi.

Come ogni azione umana vi sono dei pro e dei contro: si è comprato del tempo, ed a carissimo prezzo. Tempo che avrebbe dovuto essere utilizzato per fare le riforme strutturali.

La Germania è stata scaltra nel ridurre ulteriormente il proprio debito sovrano, anche a costo di contenere i consumi interni: ma sembrerebbe essere stata quasi l’unico paese del’Unione Europea a fare ciò. Tutti gli altri hanno proseguito godendosi il presente come se avesse dovuto durare immutato per sempre.

L’Italia è stata travagliata dalla crisi del partito democratico, incapace di pensionare in via definitiva i cascami storici obsoleti che nulla hanno più a dire alla gente, e l’insorgenza di formazioni politiche più contenitori di rabbia mal repressa che di idee politiche e sociali adeguate ai tempi. Palude politica che ci è costata ben cara.

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«La Bce sta studiando un modo per staccare la spina alle misure monetarie ultra espansive senza provocare troppi scossoni sui mercati finanziari»

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«Mario Draghi e soci si sono convinti che sia giunto il momento di avviare un processo di tapering, ovvero di riduzione di mole e gittata del Quantitative Easing»

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«La decisione rischia però di diventare un grosso problema per l’Italia, che tanto fa affidamento sugli aiuti di Mario Draghi per potersi finanziare sui mercati a basso costo e per poter collocare titoli del debito che altrimenti non molti in Europa vorrebbero»

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Ritorna così in primo piano la questione del debito pubblico fuori controllo.

Ma il cuore del problema non è tecnico, bensì strutturale e, quindi politico.

I paesi europei sono stati improntati nel loro sviluppo storico da una concezione statalista sempre più marcata: lo stato è risultato presente non solo operando direttamente nel sistema economico, ma anche e soprattutto coercendolo in un turbinio di leggi, norme e regolamenti che alla fine lo hanno deprivato del suo elemento fondamentale: la libertà di pensare ed agire.

Stati che hanno classi dirigenti focalizzate alla propria sopravvivenza di tornata elettorale in tornata elettorale, ben consci che il suffragio universale impone di comprarsi la maggioranza tramite elargizioni, possibili però solo al prezzo di ricorrere al debito.

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Poi, la situazione economica è rose e fiori.

TG Com 24. 2017-05-18. Bce, Draghi: “Per lʼEurozona la crisi economica è alle spalle”

“La crisi è ora alle nostre spalle”. Lo ha detto Mario Draghi, sottolineando che “la ripresa dell’Eurozona è solida e sempre più ampia fra i Paesi e settori economici”. Il presidente della Bce ha quindi parlato del futuro spiegando che “solo mettendo insieme sovranità” l’Europa può vincere le grandi sfide: economia, sicurezza, migrazioni, difesa.

“Ora la maggioranza silenziosa ha ritrovato la sua voce, il suo orgoglio e la fiducia in se stessa”, ha aggiunto Draghi in un implicito riferimento agli esiti delle elezioni politiche in Europa: a dispetto del favore della maggioranza dei cittadini per l’Europa, in passato “spesso si sentiva solo un’opposizione rumorosa”.

“Oggi ci sono cinque milioni di occupati in più che nel 2013 e la disoccupazione, sebbene resti troppo alta, è ai minimi da otto ann”, ha proseguito il capo della Bce tornando a parlare della ripresa economica europea. “A livello globale, il sistema finanziario è più resiliente. Le prospettive economiche mondiali stanno a loro volta migliorando e i rischi di indebolimento stanno diminuendo”.

“Tuttavia – ha concluso – quel che ci serve in Europa, per assicurare che la crescita economica e la maggiore prosperità siano sostenute nel corso del tempo, sono le riforme strutturali e un rinnovato senso di scopo dell’Unione europea”.

Il momento della resa dei conti si sta dunque avvicinando.

Sembrerebbe un paradosso: siccome le cose stanno andando bene, allora faccaimo i conti.

Volenti o nolenti le popolazioni non potranno più a lungo godere dei benefici statali prima usufruiti. Passi indietro che, se fatti coscientemente e volontariamente avrebbero potuto essere graduali e scaglionati nel tempo, ma che fatti sotto l’incombenza di necessità esterne potrebbero essere anche severamente dolorosi. Grecia docet.


WSI. 2017-05-12. Game changer: a luglio Bce stacca la spina

La Bce sta studiando un modo per staccare la spina alle misure monetarie ultra espansive senza provocare troppi scossoni sui mercati finanziari. Dopo la vittoria di Emmanuel Macron alle presidenziali francesi e le nuove dimostrazioni di forza dell’economia in Eurozona – vedi Pil in Germania, Mario Draghi e soci si sono convinti che sia giunto il momento di avviare un processo di tapering, ovvero di riduzione di mole e gittata del Quantitative Easing.

Alla fine insomma Draghi finirà per cedere alle pressioni dei falchi del board che temono un rinfocolarsi dell’inflazione. La decisione rischia però di diventare un grosso problema per l’Italia, che tanto fa affidamento sugli aiuti di Mario Draghi per potersi finanziare sui mercati a basso costo e per poter collocare titoli del debito che altrimenti non molti in Europa vorrebbero.

È il Der Spiegel a dare il resoconto dei piani della Bce: secondo il giornale tedesco da luglio in avanti i funzionari della Bce comunicheranno ai mercati che i rischi al ribasso sono diminuiti e che l’inflazione si sta avvicinando agli obiettivi prefissati del 2%.

A partire da questo autunno, in concomitanza con le elezioni federali tedesche quindi, la Bce svelerà poi come intende fare per uscire dal programma mastodontico di stimolo monetario che prevede al momento l’acquisto di 60 miliardi di euro al mese sino alla fine di dicembre.

Secondo lo Spiegel il tapering avverrà con la riduzione prima di 10-20 miliardi di euro di titoli acquistabili su base mensile e in un secondo momento con la chiusura definitiva del programma. L’idea è quella di alzare i tassi di interesse alla fine dell’anno prossimo.

Il tasso di interesse guida della Bce è fermo allo zero in area euro da ormai più di un anno (marzo 2016). È l’interesse al quale le banche dell’Eurozona possono chiedere denaro in prestito alla banca centrale. L’intento di una simile politica accomodante è quello di ravvivare i prestiti a imprese e famiglie e quindi anche rilanciare spese e investimenti.

La politica diverge da quella degli Stati Uniti, dove invece la Federal Reserve ha già avviato un ciclo di rialzo del costo del denaro. A marzo la banca centrale americana ha alzato i tassi per la terza volta in meno di un anno e mezzo e a giugno dovrebbe varare un’altra stretta monetaria (i mercati dei future sui Fed Funds danno tale possibilità al 79%).

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