Pubblicato in: Geopolitica Militare

Kaliningrad. Zeppo di missili atomici adesso anche black hole.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-05-15.

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Kaliningrad: fino al termine della seconda guerra mondiale la città si chiamava Königsberg ed apparteneva alla Prussia orientale, regione persa dalla Germania: in questa città nacque, visse e adesso riposa il filosofo Immanuel Kant.

Con i metodi spicci che li connotano, nell’inverno 1945 i russi fecero marciare così come erano tutti i tedeschi rimasti nell’allora Prussia verso la linea Oder – Neisse. Svuotata completamente dai tedeschi, ripopolarono la zona con popolazione russa. Fecero però un grande errore: la zona di Kaliningrad non era stata concepita con un corridoio che la collegasse direttamente alla Russia: adesso è un’enclave posta nel bel mezzo di paesi oramai transitati in zona Nato. Quindi, paesi potenzialmente ostili.

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Se Kaliningrad è una severa preoccupazione per i russi, è sicuramente una spina nel fianco della Nato. Le due parti non sono ancora riuscite a trovare ragionevoli accordi che tutelino Kaliningrad da una parte, i paesi confinanti dall’altra.

Negli ultimi tempi la Nato ha messo in atto tutta una serie di ostentazioni muscolari nel Baltico, e la Russia ha risposto puntualmente dotando Kaliningrad di sistemi anti missile e di missili a corto raggio, tutti di ultima generazione.

Sia ben chiaro: non che la Nato non abbia armi a sufficienza, tutt’altro! Solo che sentirsi sotto tiro non è certo una situazione piacevole.

Una cosa è certa. Se in passato gli occidentali trovarono una buona ragione per andare a morire per Danzica, oggi i russi ne hanno altrettanta per andare a morire per Kaliningrad.

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Mar Baltico. Ancora tensioni tra Russia, Nato ed Unione Europea.

Russia. Schierati gli Iskander a Kalinigrad. Hanno svegliato l’orso che dormiva.

La Russia vuole essere rispettata. Un articolo della Bbc che fa pensare

Russia. Sistemi S-400 al confine finlandese, altri S-300 in Siria

Russia Aims Missiles At Europe? Moscow Bolsters Air Defense System In Baltic Region Near Poland

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La Russia ha recentemente schierato a Kaliningrad sia i sistemi S-400 sia i sistemi Iskander.

«The anti-aircraft systems, which have a range of 400 km, will then be deployed to secure the air space along Russia’s north-western border»

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Lanciabile da una piattaforma mobile, l’Iskander viaggia a mach 6.2 – è ipersonico -: in tre o quattro minuti primi arriva da Kaliningrad a Berlino. Quasi nemmeno il tempo di poter dare l’allarme.

(Questi dati si riferiscono all’ultima versione annunciata dai Russi: quelle precedenti erano accreditate per mach 2).

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Ha a bordo l’intero arsenale di contromisure elettroniche prodotte dai russi. Nella fase finale del volo può anche eseguire manovre di disimpegno. Ha una precisione di qualche metro. Può portare testate convenzionali ma anche una bomba termonucleare da 50 kTon.

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«During flight it can maneuver at different altitudes and trajectories and can turn at up to 20 to 30 G to evade anti-ballistic missiles»

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Siamo d’accordo che la Nato abbia sistemi equivalenti, nonché missili anti-missile allo stato dell’arte: però ripetiamo, S-400 ed Iskander sono ospiti estremamente scomodi perché molto difficilmente intercettabili.

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Cosa è successo di novità?

Kaliningrad: From boomtown to battle-station

«In 2017 Moscow has appeared determined to upgrade military capabilities in the oblast, which it sees as a key strategic territory. Kaliningrad oblast has hosted a number of military exercises, using its most advanced weaponry, including the S-400 Triumf surface-to-air missile system, the P-800 Oniks anti-ship cruise missile, and the formidable Iskander-M ballistic missile system that can destroy targets within a 500 kilometre range. The deployment of these systems has drastically increased the strategic military importance of Kaliningrad, for both Russia and Europe.»

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«Mosca potrebbe bloccare l’accesso al Baltico in qualsiasi momento: le forze europee e alleate attualmente presenti sono limitate e troppo deboli per offrire una difesa efficace. Se dovesse succedere qualcosa si dovrebbe fare affidamento solo sulle forze aeree che dovrebbero innanzitutto neutralizzare il sistema missilistico di Kaliningrad. Ma un attacco all’“oblast” significherebbe una dichiarazione di guerra alla Russia, con tutte le conseguenze del caso, e significherebbe anche lasciare a Mosca mano libera sul Baltico»

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«La Russia ha una percezione molto soggettiva della sicurezza: cercano di difendersi da presunte minacce in arrivo dall’Ucraina e dalla Bielorussia, per esempio, cercano di controbilanciare quello che succede in Occidente. Un esempio: i russi pensano che le proteste anticorruzione ribattezzate “il Maidan di Mosca” siano state organizzate dai Paesi scandinavi e quindi puntano i missili su di loro. Mosca vede la libertà all’occidentale come un fantasma e un pericolo e cerca di combatterla, sono sinceramente convinti che dall’estero cerchino di organizzare azioni contro di loro e la loro cultura»

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«Mosca si sente davvero minacciata dalla Nato, per questo sente la necessità di continuare ad avere un corridoio di sicurezza in Europa con accesso al Baltico»

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«I russi sono più forti, più veloci, e più armati. E qui non si parla solo della dislocazione dei missili Iskander. Se si guardano le immagini satellitari – o si ascoltano le trasmissioni radio – sopra Kaliningrad c’è una sorta di buco nero: nessuno sa cosa stia succedendo, per questo i Paesi confinanti sono molto preoccupati»

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Kaliningrad è stata equiparata a terreno operativo: le immagini satellitari e le trasmissioni radio cono contrastate da contromisure elettroniche russe. E se queste preoccupano, ancor più lascia perplessi il fatto che molto verosimilmente queste sono di una o due generazioni passate: quelle da usarsi in caso bellico dovrebbero essere molto più performanti.

Mai come di questi tempi sarebbe a nostro sommesso avviso un ritorno al sano buon senso della Realpolitik.


La Stampa. 2017-04-26. Missili nucleari e truppe della Russia, il “buco nero” di Kaliningrad preoccupa l’Occidente

Dieci anni fa, si riteneva che Kaliningrad potesse rappresentare la risposta russa al modello Hong Kong: una piccola regione con un’importante influenza economica e una finestra russa sull’Europa. Una anno fa, lo status speciale economico di cui gode la regione, che aveva lo scopo di fare di Kaliningrad una città economicamente prospera, è terminato. Da allora, con l’annessione della Crimea e la crisi in Ucraina, l’enclave è diventata poco più di un avamposto militare strategico. Nell’ottobre 2016, la Russia ha realizzato il suo obiettivo di lunga data: posizionare missili nucleari Iskander sul territorio, proseguendo così la militarizzazione di Kaliningrad. Le principali città europee, sarebbero dunque ora potenzialmente esposte. Abbiamo intervistato Gustav C. Gressel*, analista dello European Center on Foreign Relations.  

Oltre a essere un «campo di battaglia ideologico», avamposto di Mosca nel cuore dell’Europa, cosa rappresenta Kaliningrad da un punto di vista strategico e militare?  

«Mosca potrebbe bloccare l’accesso al Baltico in qualsiasi momento: le forze europee e alleate attualmente presenti sono limitate e troppo deboli per offrire una difesa efficace. Se dovesse succedere qualcosa si dovrebbe fare affidamento solo sulle forze aeree che dovrebbero innanzitutto neutralizzare il sistema missilistico di Kaliningrad. Ma un attacco all’“oblast” significherebbe una dichiarazione di guerra alla Russia, con tutte le conseguenze del caso, e significherebbe anche lasciare a Mosca mano libera sul Baltico». 

Negli ultimi tre anni il numero di violazioni di Mosca dello spazio aereo europeo è aumentato, così come le esercitazioni militari al confine con l’Europa. È cambiato qualcosa dopo l’annessione della Crimea anche a Kaliningrad?  

«I russi sono più forti, più veloci, e più armati. E qui non si parla solo della dislocazione dei missili Iskander. Se si guardano le immagini satellitari – o si ascoltano le trasmissioni radio – sopra Kaliningrad c’è una sorta di buco nero: nessuno sa cosa stia succedendo, per questo i Paesi confinanti sono molto preoccupati». 

Qual è la strategia di Putin, sta cercando di alzare la tensione per qualche motivo?  

«La Russia ha una percezione molto soggettiva della sicurezza: cercano di difendersi da presunte minacce in arrivo dall’Ucraina e dalla Bielorussia, per esempio, cercano di controbilanciare quello che succede in Occidente. Un esempio: i russi pensano che le proteste anticorruzione ribattezzate “il Maidan di Mosca” siano state organizzate dai Paesi scandinavi e quindi puntano i missili su di loro. Mosca vede la libertà all’occidentale come un fantasma e un pericolo e cerca di combatterla, sono sinceramente convinti che dall’estero cerchino di organizzare azioni contro di loro e la loro cultura». 

Perché Mosca sta aumentando esponenzialmente gli armamenti dislocati a Kaliningrad?  

«È in parte una mossa politica, ma Mosca si sente davvero minacciata dalla Nato, per questo sente la necessità di continuare ad avere un corridoio di sicurezza in Europa con accesso al Baltico». 

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