Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Unione Europea. Anche la Finlandia si appresterebbe a far fagotto.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-29.

Helsinki. Cattedrale della Dormizione (Ortodossa)

«According to a survey last year, 68 per cent of Finnish citizens support EU membership»

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«arriva dall’Europa del Nord la notizia di un’altra nazione intenzionata a lasciare il club dei 27: la Finlandia»

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«Tutto nasce, come sempre più spesso accade, dai postumi di una crisi mondiale che ha cambiato gli equilibri geopolitici e soprattutto quelli delle economie nazionali, arrivando ad intaccare anche il mito del benessere dei paesi scandinavi»

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«Anche per questo la destra radicale ha deciso di rilanciare l’opzione referendum per riuscire a sganciarsi da quella che a Helsinki sempre più persone considerano una zavorra in piena regola»

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«L’economia al primo posto. Il motivo? L’euro diminuisce la competitività internazionale dell’economia finlandese a sua volta vittima di una crisi che ha costretto i vertici del governo a dare vita a una serie di tagli e di riforme in nome di un’austerity che poco combacia non solo con gli ideali di benessere che storicamente contraddistinguono quest’area, ma anche con le regole base per permettere una ripresa della produzione».

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Il Perussuomalaiset, PS, Finns Party prima denominato True Finns, aveva conseguito nelle elezioni del 19 aprile 2015 37 deputati su 200, avendo ottenuto il 17.7% dei voti. Attualmente è proiettato all’8.5%.

È il Perussuomalaiset che patrocinerebbe il referendum sulla permanenza nell’Unione Europea della Finlandia.

Il partito ha dimensioni numeriche piccole, ma si stimerebbe attorno al 30% il numero di potenziali elettori di un exit.


Trend Online. 2017-04-25. E ora anche la Finlandia vuole uscire dall’Ue

Nel (Londra: 0E4Q.Lnotizie) giorno in cui sembra essere scongiurato (almeno per ora) il pericolo Frexit, sebbene Marine Le Pen (Other OTC: PENCnotizie) possa consolarsi con un aumento vertiginoso delle preferenze riscosse, arriva dall’Europa del Nord la notizia di un’altra nazione intenzionata a lasciare il club dei 27: la Finlandia.

I motivi del gran rifiuto

Tutto nasce, come sempre più spesso accade, dai postumi di una crisi mondiale che ha cambiato gli equilibri geopolitici e soprattutto quelli delle economie nazionali, arrivando ad intaccare anche il mito del benessere dei paesi scandinavi. Anche per questo la destra radicale ha deciso di rilanciare l’opzione referendum per riuscire a sganciarsi da quella che a Helsinki sempre più persone considerano una zavorra in piena regola. Ad appoggiare in toto il progetto è Sampo Terho, rappresentante della destra radicale ed euroscettica di Peerussuomalaiset (i veri finlandesi) nonchè alleato all’interno del governo di centrodestra guidato dal premier Juha Sipila. Quello che preoccupa gli osservatori, però, è il fatto che anche un altro rappresentante del partito, Jussi Halla-Aho, sfidante di Terho per la leadership del movimento, è d’accordo con l’avversario, il che rafforza ulteriormente il fronte degli “indipendentisti”. Tutto questo arriva pochi giorni dopo la decisione da parte della nazione di sganciare il cambio della propria moneta, la corona, dalla parità fissa con l’euro.

L’economia al primo posto

Il motivo? L’euro diminuisce la competitività internazionale dell’economia finlandese a sua volta vittima di una crisi che ha costretto i vertici del governo a dare vita a una serie di tagli e di riforme in nome di un’austerity che poco combacia non solo con gli ideali di benessere che storicamente contraddistinguono quest’area, ma anche con le regole base per permettere una ripresa della produzione. Come la Grecia da tempo ha insegnato. Il progetto di Tehro punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla coincidenza che vede la nazione essere l’unico membro tra i paesi scandinavi dell’Europa e, contemporaneamente, anche quella con i maggiori problemi sul fronte occupazionale e di aumento del Pil nonostante i provvedimenti presi. L’intenzione sarebbe quella di evitare traumi e di riprendere la propria strada con una strategia sul lungo termine, strategia che potrebbe comprendere anche un raggio ultradecennale. Anche perchè le prossime elezioni parlamentari non si avranno prima del 2019. I problemi della Finlandia, secondo i detrattori del progetto del leader dell’estrema destra, in realtà non dipenderebbero dalla presenza all’interno dell’Ue, bensì dalla conformazione stessa dell’economia nazionale: fissa e immobile su due pilastri portanti ormai entrati in crisi (cartiere e tecnologia), non ha sviluppato nel tempo un forte apparato industriale e nemmeno può sfruttare le risorse naturali di cui altri hanno goduto (vedi Norvegia) investendone i profitti in un fondo nazionale a tutto vantaggio della popolazione.


Express. 2017-04-25. Fixit ‘likely’: EU set for ANOTHER political earthquake as Finland exit ‘on the cards’

The likelihood of Finland leaving the eurozone is both “possible, even likely”, according to the frontrunner in the race to lead the country’s co-ruling party.

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Sampo Terho, who is seen as being on the moderate wing of the Finns party, appears to now have fully embraced the idea of the Nordic country leaving the ailing currency having slowly been changing his views over the previous few months as the leadership race has been hotting up.

With his comments, Mr Terho moved closer to his nearest rival, the hard-liner Jussi Halla-aho.

Mr Terho launched his official campaign to be the Finnisg leader today, telling a press conference that t was hard for Finland to keep its exports competitive because of its euro membership.

He said: “The only way to sustain our competitiveness is internal devaluation, which we carried out.” 

He was referring to a hard-fought labour reform that sparked anti-government demonstrations and strikes in 2015.

Mr Terho added: “The other option, if looking forward to the 2020s, 2030s and 2040s, is to return to our own currency … When we take this long look, that option seems possible, even likely.”

Mr Terho is considered the most popular candidate for the party leadership, trailed by Mr Halla-aho. 

A poll for Finnish broadcaster MTV released this Wednesday showed support for Terho among party activists at 60 per cent, compared with 22 per cent for Halla-aho.

Mr Terho is seen as more moderate candidate to his rival, a member of European Parliament who has said bluntly he would take Finland out of the euro zone and the European Union.

The Finns party, previously known as True Finns, has recently softened its anti-European Union rhetoric, a move – in part – that helped the party to share power in 2015.

Mr Terho also said he would be ready to campaign for a referendum on EU membership in the 2019 parliament elections, if the majority of the party backs the idea.

He said: ”We will strengthen our position as Finland’s only eurosceptic party.”

According to a survey last year, 68 per cent of Finnish citizens support EU membership.

Analysts have said a move back to a more hard-line platform in the party could spell trouble for the government, which is committed to the euro but is now having a hard time pushing through a major health care reform.

The Finns will elect a new chairman in a party congress in June. The winner will replace Timo Soini, the Foreign Minister, who is stepping down from the leadership after 20 years.

Mr Terho has also previously criticised Finland’s immigration policy, saying last month: The party is entering a new phase … but values behind our policy will remain similar.

“I am a critic of immigration too. But I consider myself moderate. I have a broad agenda on political issues.

“I think it is a central tenet of immigration policy for Finland to remove all the factors that attract asylum seekers to Finland.”


Breitbart. 2017-04-25. Is ‘Fixit’ Next? Eurosceptics in Finland Call for Referendum on European Union and Euro

An up-and-coming leader of Finland’s only Eurosceptic party has proposed a national referendum on leaving the European Union as well as on abandoning the euro in favor of a national currency.

Sampo Terho, a former member of the European Parliament and one of the top figures of the new populist and Eurosceptic party called Peerussuomalaiset (the True Finns, or just the Finns), is pushing for Finland’s exit from the Eurozone, an outcome he considers inevitable.

Terho is the current frontrunner in his bid for Finn party chairmanship in the upcoming party convention to be held in June. The Finn party is presently the junior partner in the center-right government led by Prime Minister Juha Sipila, with Finn’s current leader, Timo Soini, in the role of foreign minister.

Within the ranks of Perussuomalaiset, calls for a “Fixit” (coined to mimic “Brexit”) as well as a disentanglement from the single euro currency are growing louder. Terho’s chief competitor for leadership in the party comes from Jussi Halla-Aho, a member of the European Parliament (MEP), a Eurosceptic who believes that Europe is heading towards a disaster because of unchecked immigration.

Terho has argued that from an economic point of view, Finland’s detachment from the euro is imperative. “The only way to support our competitiveness is an internal devaluation, and we have already done that,” Terho said recently, suggesting that Finland cannot be economically competitive while anchored to the euro.

Finland is the only country in the Nordic Community (also comprising Sweden, Norway, Denmark, and Iceland) to be a member of the Eurozone. Notably, it is also the only Nordic country facing severe economic and social problems, including weak growth after years of recession, unemployment well higher than in surrounding countries, and social tensions.

“The alternative option, looking to 2020, 2030 or 2040, is a return to the national currency,” Terho said. “When we take this long view, that option seems possible, even likely.”

The euro is suffering similar rethinking in various sectors throughout Europe. One need think only of the Czech Republic’s recent announcement to break away from the fixed parity between the euro and Czech koruna, as well as Sunday’s first round of French elections, which have sent Eurosceptic Marine Le Pen to the final runoff in June against progressive Emmanuel Macron.

Terho has called for a national referendum for or against the stay in the European Union itself, which he suggested should be discussed during the campaign for the upcoming parliamentary elections, scheduled for 2019.

Currently, polls indicate that some 68 percent of Finnish voters favor remaining in the EU.

The youth organization of the Finns party launched a “Fixit” petition last June following Britain’s referendum vote to leave the EU, but at the time the proposal was unable to garner the 50,000 supporters required to justify the referendum.

Sebastian Tynkkynen, head of the Finns Party Youth, said at the time that the group’s next goal was to make a Fixit referendum the main campaign demand for the party in Finland’s next general election in 2019.

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