Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Francia. I partiti tradizionali ridimensionati severamente.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-24.

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Nel primo turno per le elezioni presidenziali 2012 il partito socialista francese aveva ottenuto il 28.6% dei voti, l’equivalente degli attuali Les Répubblicains il 27.2% ed il Front National il 17.9%.

Ieri, al primo turno delle elezioni presidenziali 2017 il partito socialista francese ha ottenuto il 6.35% dei voti, i Les Répubblicains il 19.94% ed il Front National il 21.43%.

Mr Macron, con il suo nuovo partito En Marche! ha conseguito il 23.86%.

Mr Macron ha ottenuto infatti 8,528,248 voti, Mrs Le Pen 7,658,854, Mr Fillon 7,126,277 e Mr Mélenchon 7,011,590 voti.

Si prenda anche nota come in Francia le proiezioni elettorali si siano dimostrate essere attendibili.

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I risultati indicano come i partiti tradizionali, quelli che per oltre cinquanta anni hanno alternativamente governato la Francia, escano da queste elezioni fortemente ridimensionati. Non hanno saputo presentare all’elettorato volti nuovi e programmi credibili, né tanto meno dare una giustificazione della loro inerzia passata.

Già poche ore dopo la chiusura dei seggi quasi tutti hanno esortato i propri elettori a far confluire al secondo turno i loro voti su Mr Macron, che non dovrebbe così avere problemi a conquistarsi la presidenza della Francia.

Non sono ancora disponibili i risultati elettorali per distretto, ma da risultati ancora molto parziale si potrebbe inferire che alle elezioni per l’Assemblea Nazionale il Front National possa conquistare ben più degli attuali due seggi: non sarà sicuramente determinante, però ci sarà. Ci si ricordi come in Francia le elezioni politiche si imperniano sul voto nei collegi: se questo sistema assicura che partiti al di sotto del 15% nazionale non riescano ad eleggere che qualche deputato, formazioni politiche sovra il 20% possono nutrire ambizioni ben maggiori. Ed alla fine, il presidente francese deve sempre passare per l’Assemblea Nazionale.

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Alcune considerazioni.

– Mr Macron dovrà nominare un primo ministro che sappia coagulare una maggioranza: la così detta ‘coabitazione‘ avrà vita difficile. Al momento attuale, potrebbe sembrare che En Marche! abbia maggior feeling con i Les Républicains che con la formazione di Mr Mélenchon. In ogni caso tutto dovrà essere preventivamente concordato, limitando di fatto il potere del presidente.

– Il risvolto forse più importante inerisce il Consiglio Europeo. Mr Macron differisce in molto da Mr Hollande. È sicuramente persona che sostiene l’Unione Europea e l’Eurozona, ma con vigore ben diverso da quello del passato presidente francese. La sensazione sarebbe che il Consiglio sarà ancor più difficile da gestirsi, e proprio in un momento di sfide cruciali per l’Europa.

– Tra poco meno di due anni si dovrà rinnovare il Parlamento Europeo. Sulla base dei risultati elettorali a livello continentale si prospetterebbe un crollo del partito socialista europeo. Il movimento Europe of Nations and Freedom cui fa capo il Front National, sarebbe proiettato dagli attuali 40 seggi a probabili 140 – 160 seggi. Gli equilibri sarebbero profondamente alterati.

– Delicati saranno anche i rapporti dei questa nuova dirigenza francese con l’Amministrazione americana di Mr Trump. Almeno apparentemente, le divergenze in politica estera sembrerebbero essere consistenti.

– Le elezioni non risolvono i problemi della Francia, che restano immutati. L’euforia odierna delle borse tocca quasi in nulla il cittadino medio, alle prese con un potere di acquisto in diminuzione, instabilità del posto di lavoro, disoccupazione, e crescenti tensioni sociali.

– Mr Macron avrà infine un ultimo problema non da poco. Sarebbe verosimile pensare che possa ambire ad un rinnovo del mandato.  Ma dovrà essere davvero molto convincente. Ogni suo eventuale errore andrebbe a vantaggio del Front National.

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