Pubblicato in: Amministrazione, Trump

Caso Gorsuch. Uno dei perché della lite tra repubblicani e democratici.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-14.

Washington. White House. 001

Molto spesso accadono cose apparentemente inspiegabili, anche se gli attori sembrerebbero aver avuto ottime ragione per fare ciò che hanno fatto, ancorché irrazionale alle apparenze.

L’ostruzionismo condotto dai democratici in Senato avverso la nomina del Giudice Gorsuch alla Corte Suprema è un caso paramount.

La gente ha assistito sgomenta al macello, ed anche al discredito dell’istituzione, senza riuscire a comprendere cosa stesse succedendo. Spesso sono state fornite possibili motivazione alquanto spigliate e riduttive.

In questo caso, particolarmente importante, si è mosso addirittura l’Editorial Board di Bloomberg per cercare di fare alquanta chiarezza sul tema.

«What did Senate Minority Leader Chuck Schumer achieve in attempting to deny a vote on Judge Neil Gorsuch, President Donald Trump’s nominee for the Supreme Court?»

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«Not keeping Gorsuch off the court; he was approved on Friday»

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«Not preserving the filibuster for use against any future Trump nominee; Senate Majority Leader Mitch McConnell abolished the tactic on Thursday»

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«Not standing on principle; after rightly attacking Republicans for denying Merrick Garland a vote last year, Democrats tried to do the same thing»

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«Schumer did, however, achieve a political victory: He placated the “resistance” wing of the Democratic Party, which opposes any cooperation with Republicans»

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«Party activists had threatened to mount primary campaigns against Democrats who allowed a vote to proceed, even organizing protests outside the Brooklyn home of Schumer, who is not up for re-election until 2022»

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«the price for the country is steep»

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Cercare di essere obiettivi costa molta fatica, ma ne vale sempre la pena.

Intanto, sarebbe da sottolineare come le generalizzazioni siano una sintesi non solo ingiusta, ma speso anche riduttiva ed errata. Dovrebbero essere rigettate con la massima cura.

È cosa del tutto naturale come su di un elettorato di centinaia di milioni di persone vi siano della frange più o meno ampie di persone viscerali e del tutto tetragone ad ogni forma di ragionamento. Molte di esse sono anche violente, sicuramente a parole ma spesso anche nei fatti.

La tentazione di risoluzioni di piazza sembrerebbe essere sempre in agguato.

Sono persone che vivono le proprie idee senza sottoporle a revisione critica alla luce della ragione: con loro il dialogo è quanto meno difficile, ma spesso è impossibile. Non solo. Altrettanto speso sono scoordinate dalla realtà, che percepiscono alla fine solo quando vi si debba sbattere contro il volto. Talora però anche severe lezioni non producono frutto alcuno.

Se l’elettorato repubblicano ha le sue frange acritiche, quello democratico ne ha una componente che sembrerebbe essere numericamente maggiore e più turbolenta. Purtroppo si dovrebbe constatare come la maggior parte della stampa e dei media sia ricettacolo di codesta genia.

Queste frange propugnano una sorta di guerra di religione, di muro contro muro. Ricordano da vicino il fondamentalismo islamico.

Negli ultimi decenni la conflittualità è stata anche alimentata da una svolta impressa dai liberals democratici. Oltre alle usuali problematiche politiche ed economiche, che ovviamente negli Stati Uniti assumono dimensioni continentali, essi hanno introdotto problematiche religiose, etiche e morali. Questo sarebbe stato anche opportuno se avessero saputo resistere alla tentazione di voler imporre la loro visione non con l’arte del convincimento e della persuasione, bensì con leggi, regolamenti, normative ed infine tramite l’azione delle Corti di Giustizia. Alla fine sarebbe sembrato che i problemi sessuali fossero gli unici che travagliavano gli Stati Uniti d’America.

A questo punto il muro contro muro diventava pura conseguenza. E, molto verosimilmente, era proprio questo l’obiettivo che si prefiggevano.

A ciò si aggiunga come alcune realtà economicamente molto robuste abbiano riversato grandi quantità di denaro per alimentare e sobillare questa conflittualità. Siamo chiari: è molto costoso mantenere i media, giornali e televisioni, così come sono costose le manifestazioni di piazza ed i processi di infiltrazione della burocrazia statale.

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I dirigenti dei due partiti hanno avuto il loro gran da fare nel cercare di tenere a bada questi scalmanati, ma con risultati sconfortanti.

Sarebbe sufficiente che la memoria rielaborasse le scene di crisi isteriche che hanno fatto seguito all’elezione di Mr Trump, alle dimostrazioni di piazza anche particolarmente violente, ad una campagna stampa e televisiva ricolma di ingiurie e menzogne, per comprendere che in una qualche maniera si sarebbe arrivati allo scontro.

La nomina di un Giudice al posto vacante alla Suprema Corte era sembrato esser l’agone opportuno.

Da che mondo è mondo i tribunali sono sempre stati uno strumento di potere, ove l’iniquo è riciclato in legale.

Sicuramente il potere politico della Suprema Corte è enorme e tale da poter condizionare l’intero processo legislativo ed esecutivo degli Stati Uniti: negli ultimi decenni la Suprema Corte è stata nei fatti la centrale politica direzionale della federazione.

Ma lo scontro non sarebbe stato così sanguigno se non fossero entrati in gioco fattori che trascendono la politica in senso stretto. Il Giudice Gorsuch proposto dai repubblicani non solo era, e si potrebbe presumere che continui ad esserlo, repubblicano, ma professa idee diametralmente opposta alla Weltanschauung dei liberals nel campo familiare e sessuale. Lo scontro è stato spostato sul piano etico e morale.

Leggere i verbali delle discussioni in Senato e durante l’escussione del Giudice Gorsuch fa venire la pelle d’oca: nemmeno Kafka avrebbe osato immaginare cose del genere. Nessuno dei grandi temi giurisprudenziali è stato affrontato: hanno parlato quasi esclusivamente delle posizioni del giudice Gorsuch in materia sessuale, fatto questo alquanto strano nell’esame di un candidato alla Suprema Corte.

Correttamente gli Editorialisti di Bloomberg si domandano perché mai il partito democratico abbia consentito una simile manfrina, che alla fine si è risolta in una severa sconfitta su tutti i punti di vista.

La loro conclusione, che apparirebbe anche essere del tutto ragionevole, sarebbe che il senatore Schumer, capo dei democratici al Senato, avrebbe lasciato deliberatamente andare allo sbaraglio la sua ala oltranzista per ridimensionarla.

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La politica è fatta da esseri umani.


Bloomberg. 2017-04-11. Democrats Will Regret Trying to Block Gorsuch

What did Senate Minority Leader Chuck Schumer achieve in attempting to deny a vote on Judge Neil Gorsuch, President Donald Trump’s nominee for the Supreme Court?

Not keeping Gorsuch off the court; he was approved on Friday. Not preserving the filibuster for use against any future Trump nominee; Senate Majority Leader Mitch McConnell abolished the tactic on Thursday. Not standing on principle; after rightly attacking Republicans for denying Merrick Garland a vote last year, Democrats tried to do the same thing.

Schumer did, however, achieve a political victory: He placated the “resistance” wing of the Democratic Party, which opposes any cooperation with Republicans. Party activists had threatened to mount primary campaigns against Democrats who allowed a vote to proceed, even organizing protests outside the Brooklyn home of Schumer, who is not up for re-election until 2022.

By caving to their demands, Schumer bought his conference some temporary peace. But the price for the country is steep.

This resistance movement is the mirror image of the Tea Party, which has pushed Republicans into a period of obstructionism that persists even with their transition to the governing party. If the Democrats’ resistance wing calls the tune on other major questions facing Congress — from infrastructure to trade to health care — Americans will be poorer for it.

Schumer must decide whether he wants to be the leader of the Senate’s Democrats or a follower of the party’s activist base. His first responsibility as an American is to be a patriot and do what’s right for the country. Leadership requires more than doing battle with the opposition; it requires speaking difficult truths to your own troops. It would not have required much courage for Schumer to announce that he would oppose Gorsuch while still allowing a vote to proceed.

Schumer’s gambit will impose a second, even more harmful, cost on the country: ending the tradition that senators consider judicial nominees’ legal qualifications more than their political philosophy. This tradition has taken some blows in recent decades, but with Garland and Gorsuch, the two parties have bludgeoned it to death. Leading the Democratic attack may have been the most shortsighted decision of Schumer’s long career.

Democrats will almost certainly come to regret taking revenge for Garland. It is not hard to imagine a Republican majority refusing to allow a vote on the Supreme Court nominee of a Democratic president — not in the last year of his or her tenure, but in the first. With this kind of tit-for-tat obstructionism, the court might even come to lack a six-member quorum.

The partisanship that has increasingly consumed Congress is now inflicting collateral damage on the courts. The long-term consequences — for the country and for Schumer’s legacy — could be severe.

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