Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Le Pen. Oramai sembrano le scommesse alle corse dei cani.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-12.

corse dei cani 001

Il possibile può sempre accadere anche se fortemente improbabile.

Una cosa sembrerebbe però emergere chiaramente: così come sono fatti adesso, i sondaggi presentano una scarsa attendibilità.

È inverosimile che le persone rispondano sinceramente ad un operatore telefonico che si presenta come operatore di una nota ditta di sondaggi, ma che potrebbe essere chiunque, anche il portiere del principale che cerca un pretesto per licenziarlo. Oppure il controspinaggio alla ricerca di terroristi.

E, poi, siamo seri: rispondendo per telefono si rende pubblico il proprio pensiero. La privacy non esiste: gli attuali governi possono sapere tutto ciò che vogliono e la mannaia può cadere sulla testa in modo anche feroce.

Una parola di troppo e la Magistraura ti massacra. “Di troppo” significa che non approva l’operato del regime.

Infine, se certamente le elezioni presidenziali sono importanti, ancor di più lo saranno quelle politiche per l’assemblea Nazionale.

L’unica cosa che sembrerebbe essere realmente certa è la rabbia che cova in corpo ai francesi della provincia: la popolarità di Mr Hollande sotto il quattro per cento è dovuta in gran parte a loro.

La povera gente non si riconosce più nei partiti tradizionali e cerca disperatamente qualcuno che dia loro un minimo di speranza. Questo Video è oltremodo chiaro.

«Lo scenario che viene presentato come scontato vede una forte affermazione del Front National al primo turno»

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«molti osservatori danno per scontato un “fronte repubblicano” che si mobiliterebbe contro la candidata euroscettica al secondo turno»

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«Tutto ruota intorno a chi avrà voglia di andare effettivamente a votare al secondo turno e dalla distanza fra Le Pen e il suo avversario al primo turno»

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«in queste settimane, i sondaggi registrano sistematicamente una percentuale del 30 per cento di astenuti»

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«ha dalla sua un elettorato assai più compatto e motivato dei suoi oppositori»

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«chi dice che voterà Fn andrà quasi certamente alle urne»

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«chi dice che voterà Macron o Fillon non è detto che lo faccia davvero»

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«Le Pen può ugualmente vincere se il suo elettorato dichiarato si presenta per il 90 per cento alle urne, mentre l’avversario riesce a mobilitare solo il 70 per cento dei suoi potenziali elettori»

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«Quanto a Macron, gli elettori di destra potrebbero non perdonargli di essere stato un ministro di Hollande e quelli di sinistra il tradimento verso il partito socialista»

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Mr Macron è un Fregoli della politica, ma è e resta l’uomo di Banca Rothschild, senza partito alle spalle. Fa gli ineressi della banca, mica dei poveracci.

Il ventitre aprile è vicino e finalmente ci saranno i numeri usciti dalle urne.

Ma soprattutto vi saranno elementi certi per cercare di capire con quale metodo si debba procedere nel fare i sondaggi elettorali. In fondo, è anche curiosità scientifica.


Repubblica. 2017-04-08. L’effetto-affluenza gioca per Le Pen: ecco perché Marine può riuscire dove il padre ha fallito.

In vista delle elezioni francesi, molti osservatori danno per scontato un “fronte repubblicano” che si mobiliterebbe contro la candidata euroscettica al secondo turno. Ma se il distacco al ballottaggio sarà contenuto, non è detto che si ripeta quanto visto nel 2002 con Chirac.

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Meno di un anno fa, alla domanda “qual è l’elemento chiave del 2018?” in molti avremmo risposto: le elezioni tedesche d’autunno. Oggi, la prosecuzione o meno dell’egemonia di Angela Merkel resta uno snodo cruciale della politica europea. Tuttavia, in fondo, anche vincesse il suo avversario, Martin Schulz, sarebbe uno scossone, ma non un terremoto. Dopo le sorprese Brexit e Trump, invece, l’evento “fine di mondo”, come direbbe il dottor Stranamore, sarebbe una vittoria di Marine Le Pen alle elezioni francesi delle prossime settimane. Probabile? No. Possibile? A fare i conti, sì.

Lo scenario che viene presentato come scontato vede una forte affermazione del Front National al primo turno, ma, al secondo, la vittoria di Emmanuel Macron o di François Fillon, in virtù dell’effetto “fronte repubblicano”, lo stesso che, nel 2002, vide gli elettori di destra e sinistra compattarsi dietro Jacques Chirac, contro Jean-Marie Le Pen, il padre di Marine. Ma non è affatto sicuro che questo avvenga. Sia perché i tempi sono cambiati e l’elettorato è diventato più rancoroso, sia perché Marine è più abile del padre (e meno evidentemente fascista), sia perché il fronte repubblicano resta un’ipotesi evanescente. Tutto ruota intorno a chi avrà voglia di andare effettivamente a votare al secondo turno e dalla distanza fra Le Pen e il suo avversario al primo turno.

Normalmente, l’affluenza alle urne in Francia (al primo turno) è intorno all’80 per cento. Ma in queste settimane, i sondaggi registrano sistematicamente una percentuale del 30 per cento di astenuti. Chi sono? Quasi certamente, non chi pende per il Front National, ma chi guarda a Macron, a Fillon o ai candidati di sinistra. La battaglia decisiva è qui. Se, nei sondaggi in vista del secondo turno, Marine Le Pen risultasse distanziata dal suo avversario di 30 punti, una rimonta sarebbe impossibile, ma, da 20 punti in giù, bisogna tener conto di una potenziale mobilitazione straordinaria, che smentisca i sondaggi. Perché ha dalla sua un elettorato assai più compatto e motivato dei suoi oppositori. In altre parole, chi dice che voterà Fn andrà quasi certamente alle urne, mentre chi dice che voterà Macron o Fillon non è detto che lo faccia davvero. I sondaggi, come abbiamo visto in America e in Inghilterra, possono ingannare.

I conti di questo “effetto protesta” li ha fatti uno studioso francese, Serge Galam che, incidentalmente, aveva previsto, la scorsa estate, la vittoria di Trump. Ammettiamo che i sondaggi dicano che Marine Le Pen perderà il secondo turno 41 a 59 per cento. Entra in gioco l’astensione: Le Pen può ugualmente vincere se il suo elettorato dichiarato si presenta per il 90 per cento alle urne, mentre l’avversario riesce a mobilitare solo il 70 per cento dei suoi potenziali elettori (ovvero quelli che hanno detto nel sondaggio che voteranno per lui), per un’affluenza totale credibile: 79 per cento. Nel caso di una corsa anche più serrata nei sondaggi – 45 a 55 per cento – alla Le Pen basterebbe far votare l’85 per cento dei suoi simpatizzanti, contro il 70 per cento dell’avversario, per rovesciare il responso statistico dei sondaggisti.

E’ giustificato questo scetticismo sulla mobilitazione del fronte repubblicano? I dubbi sono fondati. Fillon è stato severamente colpito dagli scandali e appare un candidato azzoppato. Inoltre, è portatore di un programma di impronta thatcheriana che gli elettori di sinistra digerirebbero con assai più difficoltà di quanto abbiano fatto, 15 anni fa, con un centrista vecchio stampo come Chirac. Quanto a Macron, gli elettori di destra potrebbero non perdonargli di essere stato un ministro di Hollande e quelli di sinistra il tradimento verso il partito socialista. Ci sarà da mangiarsi le unghie.

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