Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

La Korona Ceka si sgancia dall’euro, che accusa il colpo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-09.

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Il Governo della repubblica Ceka ha lasciato la Korona fluttuare liberamente rispetto all’euro, cui prima era vincolata.

Dapprima l’euro è scivolato malamente, poi è intervenuta l’Ecb a tamponare gli eventi.

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È prematuro azzardare commenti, specie poi a mercati chiusi.

Appare tuttavia evidente come l’euro ben difficilmente possa resistere come valuta unica all’interno dell’Unione Europea. Sempre poi che possa resistere del tutto.

Certamente le dimensioni economiche e finanziarie della Repubblica Ceka sono minime rispetto a quelle di tutta la Eurozona, ma questo dovrebbe essere un severo campanello di allarme per tutto l’Eurogruppo.


Sole 24 Ore. 2017-04-09. La Repubblica Ceca sgancia la corona dall’euro. E la moneta unica scivola

Da poche ore la corona della Repubblica ceca (koruna) è tornata a fluttuare liberamente sull’euro. Negli ultimi tre anni non è stato così. La Banca centrale di Praga ha forzato artificialmente il cambio, per evitare un rafforzamento nei confronti della divisa europea e per evitare di cadere nella morsa della deflazione .

Il cambio euro/corona ha infatti mantenuto per lungo tempo un andamento piatto intorno a quota 27 (27 korune per un euro). Da poche ore invece la banca centrale ha messo fine al peg (aggancio artificiale) lasciando decidere al mercato. Gli effetti sono stati immediati. Dopo un iniziale e breve rafforzamento dell’euro, è stata la koruna a spuntarla balzando di quasi il 2% in pochi scambi.

Il cambio si è riposizionato violentemente intorno a 26,6 e secondo un sondaggio condotto da Bloomberg l’operazione di rafforzamento non è ancora completata. Entro fine anno il cambio potrebbe attestarsi intorno a 26,1, che equivarrebbe a un apprezzamento della moneta ceca annuo superiore al 3 per cento.

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Quanto è costato difendere il cambio

Tre anni fa la Banca centrale ceca decise di introdurre un peg con l’euro per evitare che un eccessivo rialzo della propria moneta inasprisse la deflazione. La Bce, come qualche anno prima la Fed, ha azionato nel 2015 il quantitative easing per tenere basso l’euro. La Banca di Praga ha risposto (muovendosi anche in anticipo) creando un àncora artificiale.

«Mantenere un cap su un cambio però comporta dei costi – spiega Vincenzo Longo, strategist di Ig -. Anche per questa ragione la Banca di Praga ha deciso di lasciare fluttuare liberamente la koruna dopo tre anni di interventi».

In quattro anni l’istituto centrale ha acquistato 47,8 miliardi di euro. Tanto è costato mantenere il cambio euro/koruna a 27.

Praga come Zurigo

La mossa ceca ha un recente precedente nella storia della finanza. A inizio 2015 la Banca centrale della Svizzera (Bns) decise di porre fine la politica di difesa del tasso di cambio di 1,20 franchi per euro che manteneva da tre anni. Anche in quel caso la reazione dei mercati fu netta (e persino più violenta) con forti acquisti nei confronti della divisa svizzera.

Il ritorno alla normalità

Ora la Banca di Praga si è detta anche pronta a rialzare i tassi di interesse, lasciati fermi nella riunione del 30 marzo al minimo storico dello 0,05%. Allo stato attuale la deflazione non è più una minaccia per la Repubblica Ceca. A febbraio l’inflazione si è attestata (su base annua) al 2,5%, in netto miglioramento rispetto alla scorsa estate quando l’indice dei prezzi era finito nella spirale deflativa.

La disoccupazione viaggia al 5,1%, un dato decisamente migliore rispetto alla media dei 19 Paesi dell’area euro (9%) e dei 27 (considerando già la Gran Bretagna fuori) dell’Unione europea (8,5%).

Il prodotto interno lordo è cresciuto del 2,3% nel 2016, in calo rispetto al +3,5% del 2016, ma un po’ più in alto del +1,7% esibito dall’area euro. Dal 2008 il confronto tra le due aree è ancora più ampio. Il Pil dell’area euro è riuscito a riportarsi in positivo (dopo il crollo del 2009) e oggi vale il 4,6% in più. Mentre nello stesso arco temporale la Repubblica ceca ha archiviato una crescita del 9,2%.

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