Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Corte dei Conti. Tasse sulle imprese 25 punti sopra la media europea.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-05.

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«Il total tax rate stimato per un’impresa di medie dimensioni – spiega la relazione Cdc – «testimonia di un carico fiscale complessivo (societario, contributivo, per tasse e imposte dirette) che penalizza l’operatore italiano in misura (64,8%) eccedente quasi 25 punti l’onere per l’omologo imprenditore dell’area Ue/Efta»

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«cuneo fiscale, che da noi è «di ben 10 punti» superiore a quello che si registra mediamente nel resto d’Europa»

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Le parole sono inutili di fronte a queste cifre, fornite per di più da una autorità quale è la Corte dei Conti.

Le imprese italiane hanno un carico fiscale complessivo del 64.8%.

È semplicemente impossibile restare produttivi, restare vivi, in un mercato internazionale ancora ragionevolmente libero.

Quanto esso sia smisurato lo attesta il fatto che è 25 punti più alto della media EU.

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La causa di tutto ciò è politica ed è la politica che dovrebbe porvi rimedio.

Si è perfettamente consci che abbassare il carico fiscale implica necessariamente ridurre le spese in molti altri settori, quali il welfare e le pensioni. Deburocratizzare e ridimensionare l’apparato statale e parastatale.

Esattamente come si è perfettamente consci di quante lacrime e sangue costerebbero simili manovre politiche ed economiche.

Ma questa iper tassazione è come una gangrena ad un alluce.

Si deve amputare il piede.

Se si aspettasse, la gangrena salirebbe a tutto il piede, ed allora si dovrebbe amputare alla radice della coscia.

Ma se salisse ulteriormente, ebbene, il paziente morirebbe.


Sole 24 Ore. 2017-04-05. Corte conti: tasse sulle imprese italiane 25 punti sopra la media Ue

«Nonostante le incertezze iniziali, l’andamento dell’economia sembrerebbe avere segnato un’inversione di marcia verso un’espansione meno fragile e piu’ qualitativa». Era da tempo che l’ottimismo non trapelava dalle relazioni della magistratura contabile. Ma leggendo il Rapporto 2017 della Corte dei conti sul coordinamento della finanza pubblica, presentato oggi a Roma, è evidente un bilancio per una volta non negativo sull’andamento dei conti pubblici e sulle prospettive dell’economia italiana dopo la grande crisi. «Finalmente – segnala la Corte – si usciti da una fase di recessione protrattasi per otto anni». Quanto al processo di risanamento finanziario, per l’Italia è «più faticoso» rispetto agli altri Paesi europei, anche se necessario «considerato il maggior livello del debito».

Pressione fiscale: per imprese 25 punti piu’ alta di area Ue/Efta

I problemi sono quelli noti, anche se i dati aggiornati ne ribadiscono la gravità. Come nel caso della pressione fiscale, notoriamente una delle piu’ alte in Europa, che tocca il picco tra le imprese. Il total tax rate stimato per un’impresa di medie dimensioni – spiega la relazione Cdc – «testimonia di un carico fiscale complessivo (societario, contributivo, per tasse e imposte dirette) che penalizza l’operatore italiano in misura (64,8%) eccedente quasi 25 punti l’onere per l’omologo imprenditore dell’area Ue/Efta».

Cuneo fiscale, in Italia 10 punti più alto rispetto all’Europa

Entrando nel merito, la lente della Corte dei conti ripercorre molti dei fattori storici che da sempre freenano l’economia italiana, a partire dal cuneo fiscale, che da noi è «di ben 10 punti» superiore a quello che si registra mediamente nel resto d’Europa: il 49% viene infatti prelevato «a titolo di contributi e di imposte». Quindi il cuneo «colloca al livello piu’ alto la differenza fra costo del lavoro a carico dell’imprenditore e reddito netto del lavoratore». E poi il nostro sistema fiscale, che nonostante i progressi è ancora caratterizzato da «limiti e dispersioni». I magistrati contabili evidenziano poi l’esigenza di ridurre la pressione fiscale (altro freno allo sviluppo) sottolineando che «un’esposizione tributaria tanto marcata non aiuta il contrasto all’economia sommersa e la lotta all’evasione»

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