Pubblicato in: Amministrazione, Sistemi Politici

Regno Unito. Mrs May applica le Henry VIII Clauses del 1539.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-04-04.

Westminster Abbey

Spesso, troppo spesso, ci si dimentica come il Regno Unito sia una realtà con oltre ottocento anni di storia, se lo si datasse da quel 15 giugno 1215 quando Re Giovanni d’Inghilterra emanò la Magna Charta Libertatum. Molto di più, dal 1066, se lo si considerasse nato con la vittoria di Hastings di William the Conqueror.

Vivere in uno stato che abbia lunga e comprovata tradizione conferisce al legislatore un senso di sicurezza operativa non indifferente, specie nei momenti di emergenza.

«Firmata la carta dell’addio ora comincia la difficile convivenza da separati in casa»

*

«Il processo che porterà al recesso britannico dall’Unione europea somiglia sempre di più alla dinamica famigliare di coniugi impegnati in un divorzio»

*

«l’esecutivo di Theresa May avoca a sé poteri eccezionali introdotti da Enrico VIII e quasi mai utilizzati»

*

«In altre parole il governo farà sue migliaia di leggi europee, utilizzando quando possibile la legislazione secondaria per garantire certezza del diritto»

*

«Comincia così la più grande operazione di riequilibrio legislativo mai avvenuta nel Regno Unito e probabilmente nel mondo»

* * * * * * *

Il sito del Parlamento del Regno Unito spiega con sintesi sassone cosa debba intendersi per “Henry VIII Clauses”.

«The Government sometimes adds this provision to a Bill to enable the Government to repeal or amend it after it has become an Act of Parliament. The provision enables primary legislation to be amended or repealed by subordinate legislation with or without further parliamentary scrutiny.

Such provisions are known as Henry VIII clauses, so named from the Statute of Proclamations 1539 which gave King Henry VIII power to legislate by proclamation.»

*

Detto in modo più esplicito:

«Some statutory instruments are made under provisions of Acts which allow the instrument to change the parent Act itself, or to change other primary legislation. These provisions, allowing primary legislation to be amended by secondary legislation, are known as Henry VIII clauses, because an early example of such a power was conferred on King Henry VIII by the Statute of Proclamations 1539. The Delegated Powers and Regulatory Reform Select Committee of the House of Lords issued a report concerning the use and drafting of such clauses»

* * * * * * *

Vi sono molti criteri per giudicare le Carte Costituzionali e le prassi giuridiche di una nazione: ciascuno mette in evidenza alcuni particolari elementi sulla base di certi quali criteri.

Forse però il più valido perché più generale è la verifica di come questo corpo legislativo possa reggere di fronte a situazioni eccezionali.

Una delle grandezze della Roma repubblicana su un corpo giuridico costituzionale che prevedeva la possibilità di nomina di un dittatore pro tempore, usualmente sei mesi, rinnovabili. Il Senato era l’organo giuridico tipico dei tempi normali e le elezioni erano il modo ordinario di rinnovo della classe dirigente. La dittatura era lo strumento di governo delle emergenze acute, quali la sconfitta di Canne.

Non ci risulterebbe che altre nazioni abbiano nel loro corpo giuridico un qualcosa di equivalente alle Henry VIII Clauses, che conferiscono poteri straordinari, ma molto ben delimitati, al governo in carica.

A nostro personale avviso, questo strumento è meravigliosamente pragmatico: permette di funzionare in modo snello anche di fronte a situazioni caotiche, senza peraltro concedere alcunché all’arbitrio oppure alterare in modo drammatico la catena decisionale.

E, come tutti gli strumenti, dovrà essere usato con grande giudizio.

«You can be sure that when these Henry VIII clauses are introduced they will always be said to be necessary. William Pitt warned us how to treat such a plea with disdain. “Necessity is the justification for every infringement of human liberty: it is the argument of tyrants, the creed of slaves» [Lord Chief Justice of England and Wales]


Sole 24 Ore. 2017-03-30. Brexit, il colossale lavoro per sostituire 44 anni di norme Ue

LONDRA. Firmata la carta dell’addio ora comincia la difficile convivenza da separati in casa. Il processo che porterà al recesso britannico dall’Unione europea somiglia sempre di più alla dinamica famigliare di coniugi impegnati in un divorzio. Il primo passo si consuma oggi con il Great Repeal Bill, lo strumento normativo che il governo userà per liquidare lo European Act, la legge che portò Londra nell’Ue. E lo farà mantenendo valido l’impianto delle norme europee.
Deve agire con urgenza per evitare che il Paese precipiti in un vuoto normativo che lo paralizzerebbe e per questo l’esecutivo di Theresa May avoca a sé poteri eccezionali introdotti da Enrico VIII e quasi mai utilizzati. In altre parole il governo farà sue migliaia di leggi europee, utilizzando quando possibile la legislazione secondaria per garantire certezza del diritto.

Alcune leggi saranno marginalmente emendate, altre dovranno essere riscritte da cima a fondo per istituire, ad esempio, le authority europee non più in grado di agire su un Paese extra Ue. Un processo che scatena le ire dei Lords, guardiani della correttezza dell’iter legislativo, che resistono all’idea di un Parlamento aggirato una volta di più. D’altra parte l’atto formale di trasferimento dell’ acquis comunitario nella legge del Regno impone procedure formali e se il governo di Theresa May seguisse la via tradizionale ci vorrebbero decenni.

La Brexit obbliga a tappe forzate e la fretta piega le regole della democrazia per evitare le conseguenze del vuoto legislativo. Per questo la Gran Bretagna da oggi e per molti anni a venire potrà fare una cosa sola: occuparsi del divorzio. Decine di migliaia di persone dovranno essere assunte per gestire un processo che in realtà è in larga parte sconosciuto perché 44 anni di vita a Bruxelles hanno allungato radici in ogni settore della vita sociale ed economica. Un esempio spesso citato è quello dell’industria chimica che è regolato massicciamente da Bruxelles. Londra dovrà adeguarsi, creare gli organismi di regolamentazione per poter solo sperare di tornare a commerciare con l’Ue come faceva nell’era pre Brexit. Il trasporto aereo è in allarme rosso, preferendo, come è ovvio, rimanere sotto un regolatore europeo.

Comincia così la più grande operazione di riequilibrio legislativo mai avvenuta nel Regno Unito e probabilmente nel mondo. Una missione da declinare, in parallelo, con negoziati commerciali di straordinaria complessità. La Brexit è questa e inizia solo ora.

Annunci