Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario

Veneto Banca e Pop Vicenza. Bail-in in arrivo.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-29.

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Due giorni or sono abbiamo pubblicato un articolo:

114 banche italiane a rischio sofferenze.

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Di oggi la notizia relativa a veneto Banca ed alla Popolare di Vicenza: il bail-in sembrerebbe avvicinarsi a grandi passi.

«Il rosso è di 1,9 miliardi (erano 1,4 alla fine del 2015) e tutti gli indicatori presentano un quadro in peggioramento rispetto al primo semestre dell’anno passato»

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«Il bilancio approvato dalla Banca Popolare di Vicenza dà conto di uno scenario preoccupante, più negativo del previsto, che, se da un lato è segno di una pulizia profonda dei conti, dall’altro genera un fabbisogno di capitale tale da rendere impraticabile l’intervento privato»

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Impraticabile l’intervento privato” significa che dovrebbe intervenire lo stato, che di denari in tasca ne ha ben pochi. E, diciamolo pure francamente, ha ancor meno voglia di metter mano al portafoglio.

«Diverso il caso dei bond senior, che invece interessa da vicino i piccoli risparmiatori, soprattutto dopo che nelle scorse settimane un analista di JpMorgan ha messo in guardia dal rischio di un coinvolgimento in caso di bail-in. In questo caso, a partire dai dati della banca dati Bloomberg, si evince che Popolare Vicenza può contare su un ammontare pari a 7 miliardi circa di senior, Montebelluna su 6,2 miliardi. In totale, l’ammontare dei senior si aggirerebbe dunque sui 13,2 miliardi.»

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Parlando in modo piano e senza inglesismi, il fallimento è alle porte.

Ci si domanda: ma Consob e Banca di Italia che ce stanno a fare?

Aboliamole, allora.  Almeno si potrebbe risparmiare qualcosa.


Sole 24 Ore. 2017-03-28. Pop. Vicenza chiude il 2016 con una maxi-perdita di 1,9 mld. Adesioni all’offerta al 71,9%

Il rosso è di 1,9 miliardi (erano 1,4 alla fine del 2015) e tutti gli indicatori presentano un quadro in peggioramento rispetto al primo semestre dell’anno passato. Il bilancio approvato dalla Banca Popolare di Vicenza dà conto di uno scenario preoccupante, più negativo del previsto, che, se da un lato è segno di una pulizia profonda dei conti, dall’altro genera un fabbisogno di capitale tale da rendere impraticabile l’intervento privato. Dalle parole usate nella nota della BpVi, infatti, sembrerebbe possibile solo quello pubblico: l’intervento di ricapitalizzazione precauzionale «viene considerato come la più realistica opzione di ricapitalizzazione in quanto operazioni di mercato sembrano difficilmente percorribili».

Incertezza su via libera Ue ad aiuti di Stato

Non solo: nella nota divulgata dall’istituto vicentino si dice anche che il ricorso agli aiuti di Stato «è un processo articolato e complesso, che richiede la preventiva decisione della direzione generale della Concorrenza (DG Comp) della Commissione Europea sulla compatibilità dell’intervento con la normativa in materia di aiuti di Stato, i cui esiti sono, allo stato, incerti», sottolineando che «il rafforzamento patrimoniale rappresenta un presupposto per la continuità aziendale e per il positivo completamento dell’operazione di fusione».

I numeri

Il deterioramento dell’andamento della gestione ha portato al -24,6% il margine di interesse rispetto al 31 dicembre del 2015; le commissioni nette sono in diminuzione del 28,6%; la raccolta diretta, soprattutto a causa della crisi reputazionale che ha colpito la banca, è in calo del 14,4%. I ratios patrimoniali sono in forte peggioramento: il Cet1 è al 8,21%, mentre il Total capital ratio è al 9,61%, al di sotto i livelli SREP e i livelli del 30 giugno scorso. Per quanto riguarda la liquidità, a fine anno il requisito regolamentare Lcr è ben al di sotto del limite regolamentare: 37,9 % rispetto al 113,3 % del 30 giugno.

Adesioni a offerta al 68,7%

L’Offerta transattiva si è conclusa con l’adesione di 66.712 azionisti (pari al 71,9% del totale), portatori del 68,7% delle azioni comprese nel perimetro dell’Offerta stessa. Al netto delle posizioni irrintracciabili e di quelle già oggetto di specifica analisi, la percentuale degli azionisti aderenti è pari al 72,9%, corrispondenti al 70,3% delle azioni BPVi rientranti nel perimetro dell’offerta. La banca procederà ora ad effettuare i controlli necessari per disporre di un dato certo e definitivo circa il risultato, in modo da poter decidere di accettare la soglia raggiunta (che non è arrivata all’80% obiettivo iniziale) e consentire il versamento del riconoscimento economico di 9 euro per azione spettante agli azionisti che abbiano aderito all’Offerta.

Adesioni al 67,6% per Veneto Banca

Sul fronte di Veneto Banca, che ha rimandato l’approvazione del bilancio alla prossima settimana – per l’istituto di Montebelluna è previsto un rosso di circa un miliardo – i risultati dell’Offerta transattiva parlano di una adesione di 54.359 azionisti (il 73% circa del totale), portatori del 67,6% delle azioni comprese nel perimetro dell’Offerta stessa. Al netto delle posizioni irrintracciabili, la percentuale degli azionisti aderenti è pari al 75% circa del totale, corrispondenti al 68,2% delle azioni Veneto Banca.

Nel consiglio di amministrazione di ieri, oltre ai risultati dell’Opt, Montebelluna ha anche deliberato di individuare i propri advisor finanziari e legali al fine di determinare le modalità attraverso cui consentire a BIM di proseguire il proprio percorso di sviluppo in modo autonomo dal Gruppo Veneto Banca, realizzando una operazione di valorizzazione della partecipazione, nell’ottica del deconsolidamento, finalizzata a salvaguardare in parallelo tanto il patrimonio della Banca quanto quello di tutti gli altri azionisti.


Sole 24 Ore. 2017-03-29. Veneto Banca e Pop Vicenza, attenzione alta dei 170mila soci sui 13 miliardi di bond senior

Si capirà nelle prossime settimane quale sarà il destino di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. E soprattutto degli oltre 13 miliardi di bond senior oggi in mano a molti piccoli risparmiatori, che da tempo temono per un possibile coinvolgimento nel riassetto dei due istituti. Come noto, le due ex popolari venete, entrambe controllate dal fondo salva-banche Atlante (che detiene il 99,3% di PopVi e il 97,6% di Veneto Banca), hanno chiesto a Mef, Banca d’Italia e Bce di accedere al sostegno finanziario straordinario e temporaneo da parte dello Stato italiano, la cosiddetta «ricapitalizzazione precauzionale».

Un processo, questo, che, come ricordato ieri dal Cda di Popolare Vicenza, appare «articolato e complesso» e i cui esiti sono «allo stato incerti». Per accedervi, i due istituti devono infatti ottenere la preventiva autorizzazione da parte della Direzione Generale della Concorrenza (DG Comp) della Commissione Europea, che deve verificare la compatibilità dell’intervento con la normativa in materia di aiuti di Stato. E nulla è scontato, a Bruxelles come a Francoforte.

La materia interessa da vicino una platea ampia di risparmiatori, azionisti come obbligazionisti. Circa 94mila i soci di Vicenza, scesi dal picco di circa 110mila dello scorso anno, e circa 81mila quelli di Montebelluna, che ancora deve però comunicare i dati di fine 2016. Si tratta di circa 170mila piccoli soci che negli ultimi anni si sono visti sostanzialmente azzerare il valore delle loro azioni. Di questi, circa il 70% ieri, al termine dell’offerta di transazione, ha accettato la proposta di un pagamento cash (pari a circa il 15% dell’investimento) a fronte della rinuncia ad azioni legali contro le banche.

Qualora la ricapitalizzazione precauzionale venisse accordata, la normativa prevede che l’aumento di capitale – ad oggi stimato attorno a 5 miliardi – coinvolga anche i detentori di bond subordinati. Quanti sono? A quanto si evince da un report JpMorgan, Veneto aveva sul mercato circa 750 milioni di bond subordinati, di cui 550 Tier 2 e circa 200 Tier 1. Vicenza, da parte sua, ha in circolazione circa 547 milioni di Tier2. In totale, dunque, 1,2 miliardi di obbligazioni che rischiano la conversione in azioni, anche se va detto che i titoli sarebbero in questo caso prevalentemente in mano agli investitori istituzionali.

Diverso il caso dei bond senior, che invece interessa da vicino i piccoli risparmiatori, soprattutto dopo che nelle scorse settimane un analista di JpMorgan ha messo in guardia dal rischio di un coinvolgimento in caso di bail-in. In questo caso, a partire dai dati della banca dati Bloomberg, si evince che Popolare Vicenza può contare su un ammontare pari a 7 miliardi circa di senior, Montebelluna su 6,2 miliardi. In totale, l’ammontare dei senior si aggirerebbe dunque sui 13,2 miliardi.

Per capire meglio gli sviluppi occorrerà attendere le decisioni di Bruxelles. Nonostante gli allarmi, l’intenzione delle due banche, del Mef come di Banca d’Italia, è di rimanere nel quadro della ricapitalizzazione precauzionale ed evitare a tutti i costi il bail-in, con una possibile decurtazione dei bond senior.

Molto però dipenderà dall’approccio che adotterà la Vigilanza europea. Il numero uno dell’Ssm, Danièle Nouy, ha ricordato nei giorni scorsi che «in casi particolari» si può anche prendere in considerazione «lo scioglimento delle banche, se non diventano sostenibili». Nello stesso tempo, tuttavia, Nouy ha aperto la porta anche a un trattamento di favore per quelle famiglie che detengano strumenti finanziari che possono essere oggetto di bail, soprattutto se «c’è stato misselling, cioè vendita di strumenti finanziari non adeguata».

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