Pubblicato in: Sistemi Economici, Sistemi Politici

Pil 2016 e proiezioni 2020. Sorprese in arrivo. Ripercussioni mondiali.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-27.

Viale del tramonto. Lelio Menozzi. Il Viale del Tramonto.

Lelio Menozzi. Il Viale del Tramonto.


Statistics Times ha pubblicato i pil (gdp, gross domestic product) relativi al 2016 e le relative proiezioni al 2020, ossia tra tre anni.

Si evidenziano alcune sorprese, in gran parte annunciate ovvero prevedibili.

  • 1. Pil 2016.

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Il pil mondiale sarebbe 75,213 miliardi di Usd.

Gli Usa sono saldamente al primo posto, rappresentando il 24.7% dell’economia mondiale, ovviamente valutando questa in termini di pil. La Cina sarebbe al secondo posto, rappresentando il 15.1% del pil mondiale.

Le prime otto nazioni, quelle che teoricamente dovrebbero formare il G8, sarebbero, in ordine decrescente, Usa, Cina, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, India ed Italia.

  • 2. Pil 2020.

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Il pil mondiale sarebbe 93,599 miliardi di Usd.

Gli Usa sarebbero ancora saldamente al primo posto, ma rappresenterebbero il 23.42% dell’economia mondiale. La Cina sarebbe al secondo posto, ma rappresenterebbe 17.58% del pil mondiale.

Le prime otto nazioni, quelle che teoricamente dovrebbero formare il G8, sarebbero, in ordine decrescente, Usa, Cina, Giappone, Germania, India, Regno Unito, Francia, e Brasile.

  • 3. Pil 2016, ppa.

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Il pil mondiale ppa sarebbe 119,097 miliardi di Usd.

Usando questo indicatore, gli Usa sarebbero al secondo posto, condividendo il 15.6% del pil mondiale, mentre al primo posto si troverebbe la Cina con il 17.9%.

Le prime otto nazioni, riportate sempre in ordine decrescente, sarebbero Cina, Usa, India, Giappone, Germania, Russia e Brasile. Regno Unito, Francia ed Italia non sarebbero più nel novero delle prime otto nazioni.

  • 4. Pil 2020, ppa.

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Il pil mondiale ppa sarebbe stimato a 149,612 miliardi di dollari.

Con 29,348 miliardi, la Cina renderebbe conto del 19.61% del pil mondiale, mentre gli Stati Uniti con 21,927 miliardi esprimerebbero il 14.66%.

Le prime otto nazioni sarebbero Cina, Stati Uniti, India, Giappone, Germania, Russia, Indonesia e Brasile.

  • 5. Pil ppa dell’Occidente.

Considerando nel termine “Occidente” la somma del pil statunitense e quello dei ventotto paesi afferenti l’Unione Europea, emergerebbero le seguenti cifre.

Se nel 2016 l’Occidente presenta un pil ppa di 39,996 mld Usd, ossia il 32.99% di quello mondiale, nel 2020 questo valore sarebbe 46,182, ma costituirebbe solo il 30.87% di quello mondiale.

In particolare, nel 2020, ossia tra tre anni, gli Stati Uniti rappresenterebbero il 16.21% e l’Europa il 14.66% del pil ppa mondiale.

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Il pil ppa è un indicatore sempre più usato, rispetto al pil espresso in valori assoluti, perché meglio aderente alla realtà dei fatti.

Questi dati, da leggersi con tutto il buon senso di questo mondo, dovrebbero dare da pensare a fondo sul ruolo attuale e soprattutto su quello futuro dell’Occidente, degli Stati Uniti e dell’Europa.

– I dati di base sono riassumibili in tre numeri. Nel 2020 l’Occidente conterà il 30.87% del pil ppa mondiale, gli Stati Uniti il 16.21% e l’Europa il 14.66%. Valori alti se presi a sé stanti, troppo piccoli per essere compatibili con la pretesa di governare il mondo imponendo la propria volontà.

– Gli organi di governo e coordinamento mondiali, quali le United Nation, la World Bank e l’International Monetary Found dovranno presto o tardi adeguare le proprie dirigenze alle nuove realtà. Non potranno più a lungo essere feudi degli Stati Uniti e del’Europa.

– I vari Gruppo degli Otto, dei Quattordici, dei Venti, dovrebbero essere ripensati. In essi l’Occidente non è più egemone.

– Ma ciò che più appare delicato, almeno al momento attuale, è il modo con cui sono nominati i giudici delle varie Corti di Giustizia Internazionali. Tutti grandi trattati internazionali attuali, massimamente quelli ‘economici’, prevedono la istituzione di corti di giustizia per dirimere le controversie: essi sono però formati per la quasi totalità da giudici occidentali o sicuramente filo-occidentali, che con deprimente regolarità interferiscono anche in problematiche etiche e morali. Questa è forse la situazione più esplosiva.

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E se le previsioni a tre anni sono queste, quelle di più lungo termine sono decisamente più severe, anche perché lo spopolamento dei ceppi autoctoni occidentali farà crollare le strutture economiche.

Ci si prepari quindi a vivere quello che Oswald Spengler aveva delineato un secolo fa come Il Tramonto dell’Occidente.

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