Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Saarland. Elezioni. Forse un laboratorio politico.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-26.

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Il problema politico tedesco a livello federale è riassumibile in alcuni semplici enunciati:

– non impensierisce tanto la ripresa dei socialdemocratici, quanto piuttosto il calo della Cdu.

– i dati attuali preannuncerebbero una dicotomia est – ovest: ad ovest sale l’Spd ed Afd riesce a tento ad ottenere il 10%, mentre nei Länder orientali l’Spd sarebbe in calo ed AfD si assesterebbe al 20% – 25%.

– la Große Koalition potrebbe ancora tenere, ma con un rapporto di forze alterato rispetto a quello passato.

– Verosimilmente, nelle elezioni di settembre, Spd, Linke e Grüne potrebbero avere i numeri per formare una coalizione di sinistra.

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Il nodo è Frau Merkel e le sue posizioni, che Lei definisce essere “valoriali“.

La Bundeskanzlerin ha appiattito la Cdu sulle posizioni socialiste sposandone quasi in toto la Weltanschauung.

Come risultato la Germania non ha un partito “conservatore“: l’elettorato si riversa in parte su Fdp ed AfD, in parte, paradossalmente, sulla Spd. Infatti, se la Cdu scimmiotta l’Spd tanto vale votare i socialdemocratici.

Né si trascuri l’isolamento politico internazionale dove Frau Merkel ha fatto incagliare la Germania. Nessuno ne vuole parlare apertamente, ma tutti ci tanno rimugginando sopra.

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Sembrerebbe emergere in fine una cesura di nuova tipologia.

I tedeschi sembrerebbero essere frastornati. Verosimilmente voteranno in una maniera, esprimeranno intenzioni di voto nelle proiezioni in un’altra, ed in larga maggioranza sparleranno della Bundeskanzlerin nel segreto del privato.

Ottima miscela per esplosioni politiche.

Domani mattina dovrebbero esserci i risultati. Tutti si dichiareranno vincitori. Ma intanto gli equilibri sono cambiati.


Aska. 2017-03-26. Saar al voto, la sfida di un governo tutto rosso fa tremare Merkel

Si vota oggi nella Saar, il Land tedesco con appena un milione di abitanti, dove non è da escludere, a meno di sei mesi dalle politiche federali in Germania, lo scenario di una piccola, grande rivoluzione: quello del primo governo regionale con una maggioranza rosso-rossa, vale a dire tra i socialdemocratici (Spd) e La Linke, la sinistra radicale. A sostituire l’attuale grande coalizione, fotocopia di quella a Berlino, tra la Cdu e la Spd.

Il merito va non solo al grande slancio dato ai socialdemocratici dall’arrivo sulla scena politica di Martin Schulz, ma anche e soprattutto al grande successo della Linke in questo piccolo Land, guidata in prima persona dal carismatico Oskar Lafontaine, proprio colui che voltò le spalle alla Spd di Gerhard Schroeder e fondò il nuovo partito.

Gli ultimi sondaggi davano la Cdu guidata da Annegret Kramp-Karrenbauer, soprannominata la Merkel della Saar o anche la “mini-Merkel”, ancora in testa con il 37% dei voti. Ma la Spd guidata da Anke Rehlinger ha segnato una inarrestabile rimonta, arrivando al 32%. La Linke, da sempre forte in questo Land, si attesta in terza posizione con il 12,5%. Sia i Verdi che la Fdp (liberaldemocratici) non arriverebbero alla soglia del 5%. Mentre Alternative fuer Deutschland, il partito della destra anti-islam ed anti-europea, con il 6% potrebbe entrare nel decimo (su 16) parlamento regionale.

Evidentemente il test della Saar, dove la Cdu guida il governo da 18 anni, viene seguito con grande attenzione a livello federale: con questi sondaggi l’unica coalizione possibile sarebbe il rinnovo della Grosse Koalition (Cdu/Csu e Spd) ma la possibilità di un’alleanza Spd-Linke potrebbe inviare un forte segnale di “riconciliazione delle sinistre” tedesche, divise dal 1999, nell’era del cancellierato Schroeder.

Il voto nella Saar sarà seguito da quello di maggio nella Renania Westfalia e nello Schleswig Holstein e poi, il 24 settembre, dalle legislative federali.

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