Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Germania. Summit in Cancelleria per l’allarme demografico.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-21.

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Il problema demografico dovrebbe essere ampiamente noto, ma sembrerebbero essere emersi nuovi elementi, prima non presi in sufficiene considerazione.

Adesso acquista importanza ancor più rilevante, visto che a questo tema è stato dedicato un intero consiglio dei ministri.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

Germania. Realtà geografica, non più umana, politica ed economica.

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In Germania nel 2016 nella fascia di età 0 -14 anni si riscontravano 10,357,847 individui (5,317,183 maschi e 5,040,664 femmine) e nella fascia di età sopra i 65 anni vi erano 17,564,983 (7,709,799 maschi e 9,855,184 femmine). Una differenza di 7,564,983 persone. Tra quindici anni la maggior parte delle persone in classe di età atuale over 65 sarà passata a miglior vita, e dovrebbe essere rimpiazzata.

È semplicemente impossibile che 10,357,847 individui possano a suo tempo rimpiazzare i 17,564,983 che saranno deceduti. In quindici anni mancheranno all’appello 7,564,983 persone. Ma il problema è ancora più grave.

L’età mediana della popolazione tedesca è 46.8 anni, ossia metà della popolazione totale è di età superiore a quella soglia: è vecchia.

Germania. Incidenza economica del calo demografico. – Bloomberg.

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Destatis rende noto che in Germania a tutto il 31-12-2016 vivevano 82.2 milioni di persone: di queste 8.7 milioni sono stranieri e 17.1 milioni sono di ascendenza straniera. Ma questi 25.8 milioni di persone hanno in gran parte un’età al di sotto della soglia dei 60 anni: sono circa la metà dei 49.2 milioni di persone hanno età compresa tra i 20 ed  60 anni. In questa fascia i tedeschi autoctoni sono quindi circa la metà.

Nel 2016 vi sono stati 925,200 decessi e 737,575 nascite: un saldo negativo quindi di 187,625 unità. Nel 2015 il tasso totale, di fertilità, ossia il numero di figli per ogni singola femmina, era 1.50. Poiché però le donne straniere sono più fertili di quelle autoctone, il tasso di fertilità delle femmine tedesche scende drammaticamente vicino alla unità. Per mantenere lo stesso numero di persone sarebbe necessario un tasso di fertilità di 2.2, tenedo conto della mortalità prematura.

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Questi dati indicano due fenomeni che prendono luogo sul lungo termine, fenomeni condizionati dal fatto che i tempi biologici sono noti: dal concepimento al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro intercorrono da 20 a 30 anni, a seconda del livello di occupazione considerato.

Il primo fenomeno è l’estinzione della popolazione tedesca autoctona. È un fenomeno che autoalimenta: meno femmine nascono, meno sono le femmine che dopo due decenni possono procreare. In altre parole la Germania si avvia ad essere una mera espressione geografica, popolata da tuto fuorché da tedeschi.

Il secondo fenomeno è più subdolo da essere identificato con chiarezza: tuttavia esso emerge chiaramente dalla semplice osservazione della figura prodotta da Destatis. Un buon terzo dei tedeschi autoctoni al lavoro è in una fascia di età compresa tra i 50 ed i 65 anni: sono quattordici milioni di persone che entro quindici anni usciranno dalla fascia di età lavorativa. Ma nella fascia di età compresa tra i 35 ed i 50 anni non vi sono nemmeno cinque milioni di tedeschi autoctoni. Gli autoctoni potranno sostituire solo un terzo di coloro che andranno in pensione. E qui vengono ulteriori problemi.

Orbene.

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Di questi quattordici milioni solo una milionata lavora alle catene di montaggio o in fabbriche, e sarebbe quindi abbastanza facilmente sostituibile con degli immigrati. Ma i restanti tredici milioni svolgono ruoli dirigenziali come magistrati, professori universitari e ricercatori, dirigenza nel comparto produttivo e nei servizi, non da ultimo nel settore socio-sanitario e nella burocrazia.

L’idea di sostituire un professore di filologia romanza oppure di meccanica quantistica con un immigrato magrebino che non sa parlare tedesco ed ha solo una istruzione elementare è semplicemente demenziale. Ma lo stesso ragionamento vale per tutti i ruoli direttivi. Chi mai si farebbe operare da un immigrato senza nemmeno il diploma di laurea?

Eppure questo problema è sistematicamente misconosciuto. L’immigrazione può apportare persone, ma queste persone non sono qualificate.

Il terzo fenomeno consiste nel fatto che in Europa il 40% della popolazione assume cronicamente psicofarmaci maggiori, e World Health Organization attesta che un terzo della popolazione soffre di ansietà patologica e quasi il dieci per cento di severe sindromi depressive, solo per citare alcune patologie. Patologie che colpiscono con molto maggiore frequenza le femmine rispetto ai maschi.

I rimpiazzi non saranno quindi sani mentalmente, in termini medi. Chi mai si farebbe operare da un chirurgo pazzo? Fareste guidare un autobus ad uno squilibrato?

Il quarto fenomeno è talmente scabroso che nessuno ne vuole parlare. Come in altri paesi, in Germania le pensioni sono pagate con i contributi versati da coloro che lavorano. Già adesso, con quasi il 40% della forza lavoro sotto contratto da mini-Arbeit, il flusso dei contributi si è affievolito, e deve pesantemente essere integrato dallo stato. Ora nella fascia di età compresa tra i 50 ed i 65 anni vi sono quattordici milioni ed hanno quasi tutti lavori regolari e versano fior di contributi. Ma quando questi avranno raggiunto l’età della pensione, saranno sostituiti da un po’ meno di cinque milioni di individui. E da cinque milioni di poveracci che, guadagnando ben poco versano poco a niente di contributi. Mancheranno all’appello circa nove milioni di persone che versino i contributi con i quali pagare le pensioni. Si pone quindi il problema di chi potrà mai pagare tutte quelle pensioni. Anche l’economia tedesca non ce la potrà fare.

Ecco perchè si inizia a parlare di eutanasia economica. Chi è vecchio, in pensione, ed è quindi economicamente improduttivo, bene, lo si ammazzi. Volente o nolente. Una pensione di meno. E se poi il morituro/a non avesse discendenza, grasso che cola! Il suo patrimonio lo incamera lo stato.

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«Chancellor Angela Merkel and four of her ministers are discussing the government’s demography strategy at a summit in Berlin»

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«But not just German angst. People in Italy, Poland or Russia are concerned about population collapse as well»

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«The population has started to decline in many countries.»

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«Another problem is combining employment with having a family»

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«In [the former] West Germany, mothers are typically expected to stay home with small children.»

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«That is damaging for their career and their income»

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«Germany is certainly below average in the attitude that women with children should not work»

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«That is just very detrimental to fertility»

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Il discorso fatto è semplice e limpido. Nei prossimi quindici anni lo stato tedesco muterà in modo consistente: dovrà ridurre tutti gli organici dirigenziali causa carenza di personale umano. Un solo esempio. Per rimpiazzare i 600,000 profesori delle scuole inferiori e superiori che andranno in pensione saranno disponibili, a parità di concentrazione percentuale, meno di 300,000 nuovi insegnanti. Le classi da venti alunni torneranno ad averne quaranta. Ma i due milioni di burocrati come potranno essere rimpiazzati?

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È un problema di Weltanschauung, e quella attuale ha condotto al disastro, al suicidio.

Le femmine che essendo ora in età fertile non vogliono danneggiare le loro carriere quando avranno l’età della pensione ne riceveranno, che vada di lusso, una da fame: da fame nera. Ed in quel momento di particolare bisogno saranno sole: non avranno prole che le mantenga ed accudisca. Saranno sole con il loro egoismo, che però non è commestibile e genera rimorsi.

Ci si pensi bene:

«mothers are typically expected to stay home with small children.»

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«women with children should not work»

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La maternità e l’allevamento della prole è il fine che natura ha disposto per le femmine, e per le femmine all’interno di una Collettività.

Si vuole ripudiare un dettame di natura? Perfetto. Quella Collettività si estingue, scompare. E da due metri sotto terra non può più nuocere a sé ed agli altri. Mai morte fu tanto benedetta! Ma mica che sarà un morte semplice, indolore.

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Ripetiamo: è un problema di mentalità, e quella attuale osteggia in ogni modo il fatto che una femmina faccia figli e stia a casa ad accudirli. Inneggia all’amore libero, alla contraccezione, all’aborto con cui assassinare il feto che fosse sfuggito ai contraccettivi. Postula che la femmina si realizzi esclusivamente nel lavoro e nella carriera. Odia la religione e la famiglia.

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È assurdo demonizzare la gravidanza e la prole, picconare l’istituto familiare, favorirne la disgregazione, e poi offrire denaro alle femmine che prolificano. È una contraddizione schizofrenica.

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Nessun problema.

La Germania si estinguerà, e questo sarebbe il meno. Quando l’attuale classe di femminine in età fertile entrerà in quella della menopausa ne pagherà tutte le conseguenze: già, proprio quelle conseguenze che ora non vogliono saperne di considerare.

È giusto che vadano al massacro della miseria: raccoglieranno quello che il femminismo ha seminato.

Ma questo quadro non terrà luogo tra decenni indefiniti: lo si è iniziato a vedere adesso e si aggraverà progressivamente nei prossimi anni. Sarà un processo lungo e doloroso. Tante persone superbe ed egoiste dovranno mangiare, almeno fino a tanto che glielo daranno, un pane condito con lacrime.


Deutsche Welle. 2017-03-16. ‘Germany is below average in tackling population decline’

Chancellor Angela Merkel and four of her ministers are discussing the government’s demography strategy at a summit in Berlin. Their record so far? Below average, says expert James Vaupel.

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DW: A few years ago, Germany was fearing a population collapse. Was that just typical German angst?

James Vaupel: Yes, it was mostly German angst. But not just German angst. People in Italy, Poland or Russia are concerned about population collapse as well. The population has started to decline in many countries. And if you extrapolate this into the distant future you can imagine the situation with a much smaller population. But it takes a long time. And over a period of many decades, public policies might change, people’s attitudes might change.

Has that happened recently in Germany? We have seen a sort of mini baby boom lately.

If people had the number of children they want to have, then the typical German family would have more than two children. But the number is still much lower. Why? One problem is daycare. Another problem is combining employment with having a family. In [the former] West Germany, mothers are typically expected to stay home with small children. That is damaging for their career and their income.

The government has been trying to tackle these issues. More daycare centers, longer parental leave – has that not had any impact?

It has had a modest impact. But it is too little. When a young couple has a child, an enormous burden is put on the couple. And the government could do a lot of things to make that burden less. Denmark and Sweden, for example, do a much better job in helping young people have children than Germany does. In Denmark, there is long paternity and maternity leave. There is flextime so that people can work a flexible number of hours per week. There are a lot of part-time work opportunities. And there is lots of daycare at a very low cost.

How would you rate German policies – are we just OECD average, then?

I think Germany is below average in terms of the help provided to young people. And Germany is certainly below average in the attitude that women with children should not work. In most countries it was like that 50 years ago but not today. That is just very detrimental to fertility.

Is it up to refugees from Syria and other places then to fill the gap?

Of course, a 20-year-old migrant can replace a baby that was not born 20 years ago. The difficulty with migrants is that it is very difficult to assimilate them. This is a major problem in many European countries.

If you could change policies in Germany, what would you change first?

The pension system. The age of retirement. One of the reasons why Germany doesn’t have enough money to spend on helping families is that so much money is being spent on older people who do not work. If people worked longer, that would save a lot of money and would contribute to the economy. Germany could then spend more money on education, on health, on assimilating migrants, on defense, on research, if older people worked to a higher age.

And how would you convince people to keep working?

A very important thing would be to have more flexible working hours. If you want to encourage older people to stay in the workforce you need more part-time jobs, more flextime jobs, where you can pick the hours you want to work. There is still too much inflexibility in the German system.

Dr. James W. Vaupel is the founding Director of the Max Planck Institute for Demographic Research in Rostock, Germany.

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