Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

Unicredit. Npl ad 80 mld, ma sarebbero 210 (duecentodieci).

Giuseppe Sandro Mela.

2017-03-03.

suicidio__005__

Non è un gioco di parole.

*

Domanda. “Puoi rendermi i due miliardi che ti ho prestato?:Y/N”

Risposta. “NO”.

Conclusione. Altri due miliardi si aggiungono agli npl, titolo nobiliare dei crediti inesigibili, espresso in termini politicamente corretti.

*

Domanda. “Puoi rendermi i due miliardi che ti ho prestato?:Y/N”

Risposta. “Vorrei. Abbi pazienza. Te li renderò quando, e se mai, li avrò.In ogni caso, quando la Chiesa dichiarerà santo Mr satana”.

Conclusione. Altri due miliardi che Unicredit contabilizza come crediti esigibili. Sani come pesci.

*

In un’epoca di relativismo imperante, di terminologia politicamente corretta in costante evoluzione, non ci si stupisca più di tanto se anche il termine “npl“, ovvero “crediti in sofferenza” sia riportato da ciascuno a suo modo, e con diversi significati a seconda della collocazione nel discorso.

*

«E’ certo che i 13 miliardi di euro sono semplicemente un palliativo per il bilancio di Unicredit, perchè se la situazione economica dovesse permanere la stessa nel prossimo futuro, la banca dovrà ricorrere ancora al mercato forse per altri 5/ 6 miliardi di euro. Unicredit siede su un cratere di NPL da vertigine, sono 80 miliardi i crediti deteriorati, che potrebbero non tornare mai indietro. Crediti da infilare ovunque (cartolarizzazione) basta vedere che i CDS in copertura dell’istituto aumentano tutti i giorni»

*

«Il futuro è impietoso per il sistema bancario europeo, soprattutto perché il fantasma di Marine Le Pen potrebbe dare il colpo di grazia all’intero sistema del credito. La domanda è dunque sempre la stessa: basteranno ad Unicredit 13 miliardi per salvarsi o tra 8 mesi ne vedremo ancora delle belle?» [Wall Street Italia]

* * * * * * *

Leggere per favore con la massima cura ed attenzione.

3Q16 Fixed Income Presentation

2Q16 Fixed Income Presentation

1Q16 Fixed Income Presentation

Relazioni e Bilancio Consolidato 2015

UniCredit SpA Relazioni e Bilancio 2015  

Bilancio Integrato 2015

* * * * * * *

Parlando come si mangia, mandando al diavolo il “politicamente corretto” a costo di sembrare xenofobi, codini, bacchettoni, razzisti e persino omofobi, Unicredit ha prestato ottanta miliardi di euro che non rivedrà né oggi, né domani, né mai.

I tredici miliardi di aumento del capitale è un briciolotto messo nella bocca di un elefante: quello avrà ancora fame.

*

Ma se poi si volesse raggiunge la vetta del politicamente scorretto, i crediti che Unicredit non rivedrà mai più, mai più, sono almeno duecentodieci miliardi.

Chiamateli un po’ come caspita vi pare, contabilizzali dove volete, ma tanto non li rivedrete mai più. Kaputt.

«basteranno ad Unicredit 13 miliardi per salvarsi o tra 8 mesi ne vedremo ancora delle belle?»


Trend Online. 2017-03-03. Unicredit: é ancora rally. Via libera agli acquisti dai broker

Il titolo sale per la quinta seduta consecutiva dopo che ieri la società ha annunciato l’integrale sottoscrizione dell’aumento di capitale da 13 mld di euro. Le banche d’affari invitano a puntare su Unicredit.

*

A Piazza Affari si continua a guardare con un certo interesse ad Unicredit che catalizza ancora gli acquisti, tanto da mettere a segno oggi la quinta seduta consecutiva al rialzo. Il titolo, dopo aver archiviato la giornata di ieri con un vantaggio di quasi due punti e mezzo percentuali, quest’oggi ha perso inizialmente terreno, salvo poi risalire la china e invertire la rotta con decisione.

Mentre scriviamo Unicredit, che mette a segno la seconda migliore performance nel paniere del Ftse Mib, viene fotografato a 13,95 euro, con un rally del 3,33% e oltre 17 milioni di azioni scambiate, contro la media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 25 milioni di pezzi.

Integralmente sottoscritto l’aumento di capitale

Ieri in serata Unicredit ha fatto sapere che l’aumento di capitale è stato integralmente sottoscritto per un controvalore complessivo di 12,999 miliardi di euro. Durante il periodo di opzione sono stati esercitati 616.559.900 diritti di opzione per la sottoscrizione di 1.603.055.740 nuove azioni, pari a 99,8% del totale delle nuove azioni offerte e per un controvalore di circa 12,97 miliardi di euro.

Equita SIM alza il peso del titolo in portafoglio

Intanto a favorire gli acquisti sono anche i giudizi positivi che arrivano dalle banche d’affari, a partire da Equita SIM che oggi ha deciso di alzare di 50 punti base il peso di Unicredit in portafoglio, reiterando la raccomandazione “buy”, con un prezzo obiettivo a 16,4 euro.

Gli analisti fanno sapere che una recente visita alla società ha confermato il rinnovato focus del top management sul derisking di gruppo. Quanto alla cessione dei crediti non performanti, l’operazione FINO prevede la cessione del 51% di tutte le tranche dei due veicoli di cartolarizzazione. Le attività di marketing per cedere il restante 49% sono in corso e il piano prevede il completamento nel 2019, ma gli analisti non escludono che la vendita possa concludersi entro fine anno.


Economico. 2017-03-03. Unicredit 80mld di sofferenze. Lo spettro di un altro aumento di capitale. Futuro impietoso

Unicredit si dovrà preparare ad un altro aumento di capitale, vista la situazione impietosa di 80 miliardi di sofferenze, che pesano sul groppone della banca. Il 2017 sarà l’anno delle ricapitalizzazioni bancarie, per l’alto numero di sofferenze ed incagli. Dunque, è certo che i 13 miliardi di euro di ricapitalizzazione appena coperti dal mercato (500 mln andranno per i servizi delle varie banche del consorzio), sono semplicemente un palliativo per il bilancio di Unicredit, perché se la situazione economica dovesse permanere la stessa nel prossimo futuro, la banca dovrà ricorrere ancora al mercato forse per altri 5/ 6 miliardi di euro. Unicredit siede su un cratere di NPL da vertigine,  80 miliardi i crediti deteriorati, che potrebbero non tornare mai indietro. Crediti da infilare ovunque (cartolarizzazione) basta vedere che i CDS in copertura dell’istituto aumentano tutti i giorni. Il problema principale, dunque, la banca guidata da Jean Pierre Mustier è seduta su un cratere di sofferenze. Il futuro è impietoso anche  per il sistema bancario europeo, soprattutto perché il fantasma di Marine Le Pen potrebbe dare il colpo di grazia all’intero sistema del credito. La domanda è dunque sempre la stessa: basteranno ad Unicredit 13 miliardi per salvarsi o tra 8 mesi ne vedremo ancora delle belle? In calo rispetto allo scorso anno ma sono sempre una montagna di soldi. C’è da segnalare che anche per il resto del sistema bancario italiano le cose non è che vadano molto meglio. Infatti I crediti deteriorati lordi – ovvero il denaro erogato sotto forma di mutui, finanziamenti e prestiti che i debitori non riescono a restituire – degli undici gruppi bancari italiani quotati ammontano al 30 settembre scorso a 252 miliardi di euro. Unicredit è in testa con 80 mld , mentre Intesa S. Paolo è a 33 mld, e Mps a circa 34 . A questi dati, poi, occorre aggiungere anche gli incagli, che per Unicredit ammontano a oltre i 17 mld, mentre per Intesa San Paolo toccano quota 14,9 mld. Una primaria società di consulenza ha analizzato i bilanci di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Banco Popolare, Ubi Banca, Bper, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Carige, Credem, Credito Valtellinese e in un report riservato evidenzia come rispetto a fine dicembre 2015 i crediti deteriorati si siano ridotti in media del 3 per cento. Per gran parte dei gruppi la flessione varia tra -1% e -5% con Intesa Sanpaolo guidato dall’ad, Carlo Messina (nella foto), che si dimostra l’istituto “più virtuoso” grazie alle azioni di recupero messe in atto sia internamente sia attraverso servicer esterni. “Altri operatori – si legge nel documento – hanno ceduto crediti deteriorati”: tra questi Unicredit che ha venduto un pacchetto di sofferenze lorde anche nel terzo trimestre, mentre un’altra operazione è stata conclusa a ottobre, e Bper che nel terzo trimestre ha ceduto sofferenze “perlopiù garantite” per un ammontare lordo di 450 milioni di euro. Nonostante il calo dei crediti deteriorati l’Npl ratio lordo, ovvero il tasso di crediti in sofferenza, è aumentato tra dicembre 2015 e settembre 2016 per sette gruppi su undici: “La riduzione dei crediti complessivi (lordi) ha in molti casi attenuato i benefici derivanti dalla riduzione dello stock di crediti dubbi, ge-nerando una stabilità o un lieve peggioramento dell’Npl ratio (lordo)”. In particolare, Carige si distingue per il peggioramento “più significativo” (+374 punti base rispetto al dato di dicembre 2015) mentre Montepaschi, “seppure con un incremento dell’indicatore più moderato e pari a 74 punti base, si distingue per il livello di ratio più elevato, 35,5 per cento (di cui 22 per cento di sofferenze lorde)”. Oltre a Mps – che a dicembre dello scorso anno già vantava un valore percentuale di 34,8 – nelle parti alte della classifica c’è spazio per Carige (31,6 per cento), Credito Valtellinese (27,7 per cento), Banco Popolare (23,9 per cento) e Bper (23,1 per cento). Da notare che in coda, insieme a Credem (6,8 per cento), ci sono Unicredit – che vanta un Npl ratio in calo a 14,7 per cento – e Intesa Sanpaolo che fa segnare un coefficiente a 15,1 per cento dal precedente 16,5 per cento. Come ha evidenziato lo studio “The Italian NPL market – Positive Vibes” di Pwc, diffuso il 15 dicembre, il 2017 sarà un anno in cui le cessioni di non performing loans accelereranno fino alla quota di 50 miliardi di euro. Di conseguenza, saranno necessari aumenti di capitale in molte banche italiane. Il loro ammontare dipenderà tutto dal prezzo di cessione delle sofferenze e dalla copertura che sarà decisa nei bilanci. Ma le linee guida diramate dalla Bce a settembre non lasciano dubbi sulla necessità di adeguare il livello di copertura da parte degli istituti.

Annunci