Pubblicato in: Cina, Trump

Vittoria di Trump valutata dal punto di vista cinese.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-23.

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Pur conoscendoli e stimandoli da tempo, ogni qualvolta si legge un lavoro di Mr Wu e Mr Wel, Shangdao Institute for Social Research, si resta stupiti di quanto profondamente ed acutamente conoscano l’Occidente e la sua cultura, per aver letto gli scritti dei grandi in lingua originale, e non per averne un’infarinatura superficiale attraverso gli enchiridi.

È un articolo complesso, che presupporrebbe un buon tasso culturale: ma anche in questo caso, rileggerlo sarebbe davvero utile. In ogni caso comprensibile.

La lettura e l’interpretazione dei fatti ammetterebbe anche altre angolature, ma questa sembrerebbe essere particolarmente acuta.

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Mr Wu e Mr Wel partono da una serie di constatazioni di dati di fato.

«Traditional political and intellectual elites, who have governed Western countries for centuries, were swept aside by Trump’s capital elites»

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«elites with diverse political stances from the financial, intellectual, media and political worlds rallied around Hillary Clinton and formed an anti-Donald Trump alliance»

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«Trump defeated Clinton’s elite alliance with the power of the public»

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«This split between the elite and the people is unprecedented.»

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Il punto cardine da comprendere è racchiuso nell’ultima frase.

La discrasia tra élite e popolazione ha raggiunto il punto di totale scollamento.

Per meglio comprendere, ricordiamoci la sintetica frase di San Tommaso d’Aquino:

«adaequatio rei et intellectus».

L’intelletto, la mente, il pensato ed il pensabile devono mandatoriamente aderire alla realtà fattuale: questa è la condizione perché un substrato mentale corrisponda a verità. Se il pensiero contraddicesse i fatti, il reale, sarebbe errato. Il falso insito nel pensato genera immediatamente contraddizioni, ed alla fine il tutto crolla sotto il loro peso. Alla fin fine, è un problema di resilienza.

Anticipiamo ora per rimarcare la differente mentalità il noto assioma hegeliano, derivato dall’illuminismo di Rousseau e Voltaire e trasmesso all’idealismo dialettico prima, storico e materialista dopo, per finire al socialismo ideologico:

«se la realtà contrasta la teoria, tanto peggio per la realtà».

In altri termini: le élite hanno retto e fatto grande l’Occidente in termini storici, culturale, politici ed economici fino a tanto che i loro pensieri e le loro azioni erano coerenti al reale. Poi, si sono illusi, sono diventati utopici, e di qui son nate le incrinature.

«But this is too simplistic»

Verissimo: quando sopra detto altro non è che il prolegomeno logico dei fatti. Se assunto a sé stante sarebbe invero semplicistico. Incompleto.

Gli autori proseguono riprendendo il concetto di meritocrazia.

Essa è stata la caratteristica del mondo classico greco-romano ed è stata esaltata dal cristianesimo cattolico. La salvezza infatti è individuale e la si ottiene grazie alle opere compiute: dall’aver scelto un bene sia pur difficile, rigettando un male conveniente e facile.

«Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene ed il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà»

Il Siracide è lapidario.

Ma il concetto meritocratico viene a cessare quando Luther afferma che l’essere umano è predestinato. Le sue azioni sarebbero state indifferenti ai fini salvifici: con Luther inizia l’involuzione dell’Occidente. Se taluni sono predestinati alla salvezza eterna, perchè mai altri non dovrebbero essere predestinati al dominio politico? E questi sono e saranno gli “illuminati“. L’illuminismo è il trionfo dell’apoteosi della tirannide.

Dopo quindici secoli ove l’aristotelismo aveva improntato gli intelletti, il platonismo ritorna con forza sempre maggiore, nel corso dei secoli.

Nel cogliere questo passaggio Mr Wu e Mr Wel dimostrano un notevole acume penetrante.

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«In ancient Greece, Socrates once proposed that since shoes are made by shoemakers, countries should also be governed by leaders with wisdom»

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«Plato elaborated in his masterpiece “The Republic,” arguing that in an ideal state, either a philosopher becomes the king or the king becomes a philosopher»

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«Enlightenment intellectuals overthrew the clergy’s authority and blazed a trail for the development of a market economy and secular society»

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«Those intellectuals, particularly humanities intellectuals, inherited and developed the clergy’s tradition of spiritual leadership»

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«Intellectual authorities, such as economists and historians, criticize the negative consequences of the market economy and promote human rights and environmental protection.»

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«They suggest applying necessary legislative policies that reduce divisions and promote social justice»

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«It is intellectual élites, not capital elites, who have traditionally governed in this way»

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Molto elegante il passaggio.

Nella concezione illuminista, sono i filosofi, gli “illuminati” gli unici che possano e debbano guidare un popolo che altrimenti sarebbe incapace di governarsi da solo. E proprio perché “debbono“, che il governo spetta loro di “diritto“. Non a caso Rousseau asseriva come l’uomo nascesse buono e fosse quindi corrotto dalla società: quindi, compito precipuo degli “illuminati” sarebbe proprio quello di forgiare, di imporre una società bonofaciente.

Se però tutti gli uomini nascessero “buoni” non si riuscirebbe a capire come la società, ossia l’insieme degli uomini, possano corromperli fin da giovani. Il buon Rousseau non si perita certo di piegare questo passaggio logico, che da per contato.

È, nei fatti, la teorizzazione della dittatura dell’élite sul popolo, motivo per cui Karl Popper aveva definito “Platone, il tiranno“. Da questo punto di vista, gli illuministi hanno totalmente assimilato i concetti platonici, portandoli alle estreme conseguenze. E questa è una delle ragioni per cui avversavano così fieramente il retaggio medievale.

Il resto consegue in modo sequenziale. Se nel comunismo il partito deve preparare l’élite scelta per cooptazione, nella filosofia liberal americana e nel socialismo ideologico europeo questa funzione sarà svolta dalle università, dai campus, ove gli illuminati attingono il nuovo materiale umano.. Ma sempre sotto la guida degli “illuminati” e delle consorterie che di conserva li accompagnano.

Dovrebbe a questo punto emergere chiara l’apparente contraddizione di termini insita nel fatto che siano proprio gli illuministi ed i loro succedanei a propugnare il suffragio universale. Esso è retto dalla ferma convinzione che essendo l’élite al comando per diritto il popolo non potrà mai fare altro che supportarla con il proprio voto.

Si forma così quello scelerum foedere inter se così ben descritto da Dostoevskij nei Fratelli Karamazov. L’élite al potere deve concedere quanto possa compiacere la maggioranza, ma in cambio esercita il potere. Concede tutto, anche ciò che sia contro natura. Arriva anche a santificare la depravazione, purché il volgo sia sottomesso ed obbediente. Fromm ne ha dato una arguta spiegazione in termini di rapporti sado-masochisti nel suo libro Fuga dalla Libertà.

A questo punto si verifica il melting point: il sistema si contraddice e, quindi, diventa instabile. Più il sistema diventa instabile più si avvicina il collasso: la risonanza precede la rottura.

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Questi processi mentali esitano in alcune risultanze.

La prima è la forma cooptativa della gestione del potere. La meritocrazia è del tutto scomparsa. Questa è la giustificazione teorica delle così dette “quote“, siano esse rosa o di qualsivoglia altro colore.

La seconda è la percezione che la élite abbia del potere: un suo imprescindibile diritto. E questo spiega perfettamente la reazione isterica alla sua perdita. L’élite si sente incompresa dal popolo da lei tanto beneficiato. Tornano alla mente le ultime parole pronunciate da Adolf Hitler prima di suicidarsi: «La Germania non mi ha meritato».

La terza è che lentamente ma inesorabilmente si forma una nuova élite meritocratica, che alla fine reclama il proprio spazio ed i propri diritti. Essendo occupata l’università come fucina di pensiero, occupata la politica come agone di arricchimento indebito grazie al saccheggio dello stato, occupati i media con pronubi servi belanti, resta soltanto il campo economico.

Se un tempo era la norma ed oggi solo casi sporadici, ci si arricchisce soltanto se l’intelligenza è viva e la voglia di emergere è tanta. Certo, il caso giocherà la sua parte, ma senza queste doti sarebbero solo occasioni sprecate. Fare carriera in una grande società, in una multinazionale, fino alla carica di amministratore delegato è tutt’altro che facile. Anzi.

La quarta è che si risveglia la maggioranza silenziosa, quella che una volta avrebbe potuto essere definita la micro e piccola borghesia. Nella loro dimensione sono maestri del sapersi arrangiare, del saper sopravvivere a tutti i costi, nel saper evadere ed eludere il moloch incombente. A parte le dimensioni del tutto differenti, la mentalità è la stessa: quella imprenditoriale. La mentalità di chi voglia e cerchi di essere libero nell’agire economico. L’economia non è una scienza deterministica: è una scienza umanistica. La persona umana è al centro di tutto.

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Concludiamo.

Come sempre succede durante i periodi di turbolente mutazioni, il nuovo ed il vecchio continuano a convivere e lottare per un buon lasso di tempo. Ben poche cose sono istantanee: forse solo talune guerre perse, che obbligano al rinnovo violento della classe dirigente, oppure rivoluzioni quali quella francese.

Il fenomeno Trump è soltanto uno dei tanti segni del turmoil in atto. Non è detto che sopravviva a lungo, ma questo è indifferente dal punto di vista storico. La morte di Fabio Filzi non ha fermato il fenomeno del risorgimento.

The World Post. 2017-02-14. Trump’s Victory Is The Triumph Of Business Elites Over Intellectual Elites

Traditional political and intellectual elites, who have governed Western countries for centuries, were swept aside by Trump’s capital elites.

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NANJING, China. During the 2016 U.S. election, elites with diverse political stances from the financial, intellectual, media and political worlds rallied around Hillary Clinton and formed an anti-Donald Trump alliance. But Trump defeated Clinton’s elite alliance with the power of the public. This split between the elite and the people is unprecedented.

Mainstream opinions in both the U.S. and China have shared the viewpoint that Trump’s election is a populist shock to American elite politics. But this is too simplistic. Instead, we are witnessing a split within American elite groups ? the traditional political and intellectual elites were defeated by capital and business elites. The tradition of meritocracy in the West, which has held over a period of centuries, has been subverted.

In the history of the West, there is a long-standing tradition of intellect and meritocracy in politics. In ancient Greece, Socrates once proposed that since shoes are made by shoemakers, countries should also be governed by leaders with wisdom. Plato elaborated in his masterpiece “The Republic,” arguing that in an ideal state, either a philosopher becomes the king or the king becomes a philosopher.

The idea of meritocracy in ancient Greece has been passed down to the modern era. In the Middle Ages, the clerical authority who was in charge of classical knowledge not only controlled the authority of the spiritual domain but also enjoyed a higher political rank over the feudal aristocracy. Enlightenment intellectuals overthrew the clergy’s authority and blazed a trail for the development of a market economy and secular society. Those intellectuals, particularly humanities intellectuals, inherited and developed the clergy’s tradition of spiritual leadership. Especially during the Industrial Revolution, intellectuals reestablished their status of spiritual leadership and profoundly shaped modern Western politics by criticizing various social problems.

Intellectual authorities, such as economists and historians, criticize the negative consequences of the market economy and promote human rights and environmental protection. They suggest applying necessary legislative policies that reduce divisions and promote social justice. It is intellectual elites, not capital elites, who have traditionally governed in this way.

In a broad sense, intellectual elites and capital elites have been collaborating with one another. But divisions remain. Capital elites in Western countries can exert great influence on politics but intellectual elites never stop criticizing them. To some extent, intellectual elites act based on Socrates’s belief that rampant desire is harmful and that only intellectuals ? the representatives of “knowledge” ? can achieve justice. Intellectual elites think they are obliged to play the role of the night watchmen of society.

A kind of balance has been maintained between intellectual and capital elites in contemporary American society. Although capital elites have great political influence, they traditionally could not control government in a direct manner, so they entrusted intellectual elites to govern. After entering government, intellectual elites needed to cooperate with capital elites to facilitate the implementation of policies.

However, Trump’s election breaks this balance between the intellectual elites and the capital elites. Taking advantage of ordinary citizens’ dissatisfaction, Trump defeated the establishment in the Democratic and the Republican parties. Since the election, Trump has been selecting capital elites for his cabinet and has begun pushing out intellectual elites who had close relations with the established parties. This has further divided capital elites from intellectual elites, including those in the media.

Thus, Trump’s election represents a double division: between the public and elites, and between intellectual elites and capital elites. Intellectual elites’ influence will sink in the years to come, and they may withdraw to university campuses and criticize capital’s monopoly on social resources from there.

This significant change is not only a reaction against the U.S. political trend since the 20th century but also a negation of the concept of meritocracy in the West over the past few centuries. Can Trump’s capital group effectively govern a great global power like the U.S.? This question will be the world’s concern for the next few years.

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