Pubblicato in: Criminalità Organizzata, Unione Europea

Inps. Prestazioni a 447.396 mld. Ossia, l’89.13% delle entrate tributarie totali.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-16.

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Se lo dice l’on. Poletti, allora possiamo starcene tranquilli e beati: la situazione non solo sarebbe sotto controllo ma starebbe anche andando benissimo. Meglio di così non si potrebbe nemmeno sognare od immaginare.

Il suo ragionamento è di una sublime acutezza. Roba da Premio Nobel per l’economia.

Se nel 2014 il capitale dell’Inps era 12.54 miliardi, nel 2015 era 5.87 miliardi: è notorio che il capitale sociale non serva proprio a nulla. Per l’Inps poi.

Tanto, visto che lo stato si è fatto garante, i problemi sono dello stato, mica dell’Inps.

È una visione simpaticamente rassicurante.

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«Nessun allarme, pensioni garantite da Stato»

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«il disavanzo dell’Istituto deriva unicamente da ritardi nei trasferimenti dello Stato che vengono anticipati dall’Inps e poi ripianati»

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«le prestazioni sono garantite dallo Stato. Di conseguenza, ciò che conta non è il bilancio dell’Inps, ma dello Stato»

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«A differenza di quanto spesso si afferma che in Italia si spende molto meno per il welfare rispetto agli altri Paesi europei …. la spesa per prestazioni sociali nel 2015 ammonta a 447,396 miliardi di euro e incide per il 54,13% sull’intera spesa statale, comprensiva degli interessi sul debito pubblico, e del 27,34% rispetto al Pil, cioè uno dei livelli più elevati in Europa»

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«un onere difficilmente sostenibile in futuro»

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«le giovani generazioni già gravate da un abnorme debito pubblico»

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Ragioniamo.

Giusto pochi giorni or sono Bankitalia ha reso noto anche altri dati sul sistema economico nazionale. Si potrebbero anche crociare i dati.

Bankitalia. Totale delle entrate tributarie 502.6 mld. Debito 2,217 mld.

Se è vero che la spesa per prestazioni sociali nel 2015 è ammontata a 447.396 miliardi di euro, è altrettanto vero che essarappresenta il 54.13% dell’intera spesa statale, ma è ancor più vero che rappresenta l’89.13% del totale delle entrate tributarie dello stato: infatti [(100 * 447.96 / 502.6) = 89.13%].

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Sempre quei famosi 447.36 miliardi rappresentano il 27.34% del pil nazionale.

Orbene:

«Nessun allarme, pensioni garantite da Stato»

sembrerebbe suonare come una immane presa per i fondi.

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In poche parole, l’Italia è una repubblica fondata sui pensionati.

Facciamo nostre le conclusione tratte:

«un onere difficilmente sostenibile in futuro»

Ci si rende conto che in epoca del politicamente corretto si debbano usare termini eufemistici, ma a nostro sommesso parere più che «difficilmente sostenibile» si sarebbe dovuto dire “impossibile“.

Che poi si pianga sulle

«giovani generazioni già gravate da un abnorme debito pubblico»

sembrerebbe essere il florilegio dell’ipocrisia.

I nostri giovani stanno pagando caro, ad usura, il fatto di essere stati generai da una generazione perversa. Questa generazione tutto stato e welfare odia la sua stessa prole, che al momento attuale è disoccupata al 40%. Senza considerare però che chi sia disoccupato non versa all’Inps i contributi con i quali l’ente paga almeno parte delle pensioni.

Loro, i giovani, la pagheranno per tutti, sempre che un bel giorno non rinsaviscano e sterminino tutti i pensionati che trovano.

Non ci si stupisca se alla fine rivedremo i fasti della rivoluzione francese, con tante teste attualmente pontificanti tutte nella stessa cesta. Sarebbe soltanto un atto di giustizia.


Ansa. 2017-02-16. Allarme della Corte dei Conti, nel 2016 primo patrimonio ‘in rosso’ dell’Inps

Nel 2016 il patrimonio netto dell’istituto, per la prima volta dalla nascita, va in negativo per 1,7 miliardi. Lo scrive la Corte dei Conti, Sezione del controllo sugli enti, nella relazione sulla gestione finanziaria dell’Istituto nazionale di previdenza sociale per l’esercizio 2015, sulla base delle previsioni assestate 2016, ricordando quanto già annunciato dall’Inps.

Nel 2015 il patrimonio netto è risultato pari “a 5,87 miliardi, con un decremento sul 2014 di 12,54 miliardi”. Nel 2016 è previsto che “per effetto di un peggioramento dei risultati previsionali assestati (con un risultato economico negativo che si attesta su 7,65 miliardi) il patrimonio netto passi, per la prima volta dall’istituzione dell’ente, in territorio negativo per 1,73 miliardi”.

La magistratura contabile ritiene “non procrastinabile una riforma della governance” dell’Inps “negli assetti che qualificano il sistema duale voluto dal legislatore e, quindi, dei compiti di indirizzo e vigilanza intestati al Civ e di quelli di rappresentanza legale dell’ente e di indirizzo politico-amministrativo propri del presidente dell’Istituto”, dice la Corte ricordando si è chiuso con un risultato economico di esercizio negativo per 16,3 miliardi.

Nella stessa direzione, prosegue, “occorre un ripensamento di funzioni e compiti del direttore generale, che ne definisca i confini, alla luce anche del principio di separazione tra attività di indirizzo politico e gestione amministrativa. D’altro canto, l’accentramento nella figura del presidente dei compiti prima spettanti al Cda non sembra, alla prova dei fatti, aver risolto i profili di problematicità del sistema di governo, anche nei rapporti tra gli organi dell’Istituto”.


Sole 24 Ore. 2017-02-16. Corte dei conti: «Non rinviabile riforma governance Inps». Poletti: sistema previdenziale sostenibile

Operativa dal 1° febbraio, la controversa riorganizzazione interna Inps targata Tito Boeri – basata sulla riduzione delle direzioni generali da 48 a 36 – non ha risolto i problemi di gestione e indirizzo dell’Istituto, per superare i quali è ormai «necessaria» e «non procrastinabile» una riforma complessiva della governance. L’appello al legislatore arriva dalla Corte dei conti, che prende spunto dal controllo appena eseguito sulla gestione finanziaria 2015 dell’Istituto per evidenziare la necessità di un «adeguato ripensamento» della sua governance. Ripensamento «tanto più necessario ove si consideri che proprio al sistema di governo e ai rapporti tra gli organi che lo compongono sono da riferire alcune tra le disposizioni del nuovo Regolamento di organizzazione» voluto dal presidente Boeri «rispetto alle quali residuano margini di perplessità».

Accentramento poteri presidente «non ha risolto problemicità»

L’invito della Sezione di controllo sugli enti della magistratura contabile è dunque quello di rivedere il cosiddetto sistema duale di governance Inps, che oggi prevede la presenza di due organi di governo: il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ, di durata quadriennale) con funzioni di indirizzo generale (o strategico) dell’ente, e il presidente, con compiti di indirizzo politico-amministrativo dell’Istituto. In particolare, l’accentramento nella figura del presidente dei compiti prima spettanti al consiglio di amministrazione (Dl 78/2010) «non sembra, alla prova dei fatti, aver risolto i profili di problematicità del sistema di governo, anche nei rapporti tra gli organi dell’Istituto».

Criticità e dissensi per adozione Regolamento Boeri

Il riferimento è proprio alla controversa adozione del nuovo Regolamento di riorganizzazione, principale atto di riordino voluto da Boeri, caratterizzato da «delicati profili interpretativi oggetto di ripetuti rilievi da parte del Collegio dei sindaci e di osservazioni dei Ministeri vigilanti, alcune delle quali non recepite, ancorché di spessore e di rilievo per il buon andamento e la trasparenza del percorso di riforma e della stessa azione amministrativa». Nel mirino è soprattutto il percorso procedimentale «alquanto tormentato» del nuovo Regolamento, «cui non sono rimasti estranei aspetti di criticità nei rapporti tra organo deliberante (presidente) e organo titolare di un potere di proposta espressamente previsto dalla legge (direttore generale), che si sono sostanziati in un dissenso su procedura e contenuto delle relative determinazioni presidenziali, cui non è rimasto estraneo lo stesso Civ».

Nel 2015 patrimonio netto in rosso per 1,7 mld

La determinazione della sezione controllo elenca anche i numeri chiave della gestione finanziaria 2015 dell’Inps, tra cui un risultato economico di esercizio negativo per 16,3 miliardi di euro nonostante l’incremento delle entrate contributive (pari a 214,79 mld, +3,32 mld sul precedente esercizio). Sempre nel 2015 il patrimonio netto è risultato pari «a 5,87 miliardi, con un decremento sul 2014 di 12,54 miliardi». Nel 2016 è previsto che «per effetto di un peggioramento dei risultati previsionali assestati (con un risultato economico negativo che si attesta su 7,65 miliardi) il patrimonio netto passi, per la prima volta dall’istituzione dell’ente, in territorio negativo per 1,73 miliardi». Nell’anno preso in considerazione la spesa per prestazioni istituzionali è stata pari a 307,83 mld, «con un incremento rispetto all’anno precedente di 4,43 mld ascrivibile principalmente all’aumento della spesa per pensioni (+4,26 md), pari a 273,07 mld». Nel 2015, infine, le pensioni in essere risultavano oltre 21 milioni, di cui circa l’82 per cento previdenziali.

Poletti: sistema previdenziale sostenibile, no interventi

Il sistema previdenziale è «assolutamente sostenibile» e il Governo non pensa a nuovi interventi. Lo ha ribadito il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti a margine della Ricerca presentata da Itinerari previdenziali sul welfare in Italia commentando la relazione della Corte dei Conti sul bilancio Inps. «Il bilancio dello Stato – ha detto a proposito del patrimonio negativo dell’Ente a causa del disavanzo economico registrato negli ultimi anni – garantisce la copertura di queste situazioni. Non sono previsti nuovi interventi».

Inps, Boeri: nessun allarme, pensioni garantite da Stato

Sulla stessa lunghezza d’onde anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri, per il quale non c’è nessun allarme sui conti, dal momento che il disavanzo dell’Istituto deriva «unicamente da ritardi nei trasferimenti dello Stato che vengono anticipati dall’Inps e poi ripianati». Lo ha detto spiegando che «le prestazioni sono garantite dallo Stato. Di conseguenza, ciò che conta non è il bilancio dell’Inps, ma dello Stato».

Itinerari previdenziali: in 2015 spese welfare al top media Ue

Il quarto Rapporto sul bilancio del sistema previdenziale italiano, con gli andamenti finanziari e demografici relativi al 2015, redatto da “Itinerari previdenziali”, evidenzia che l’incidenza sul Pil della spesa per la protezione sociale in Italia è pari o addirittura superiore alla media europea. Lo studio illustrato alla Camera evidenzia, peraltro, che al netto dell’assistenza il bilancio previdenziale rivela un saldo attivo pari a 3,713 miliardi. «A differenza di quanto spesso si afferma che in Italia si spende molto meno per il welfare rispetto agli altri Paesi europei – ha sottolineato il presidente del centro studi, Alberto Brambilla – la spesa per prestazioni sociali nel 2015 ammonta a 447,396 miliardi di euro e incide per il 54,13% sull’intera spesa statale, comprensiva degli interessi sul debito pubblico, e del 27,34% rispetto al Pil, cioè uno dei livelli più elevati in Europa». Si tratta, secondo Brambilla, «di un onere difficilmente sostenibile in futuro, che già ora limita gli investimenti pubblici in tecnologia, ricerca e sviluppo, unica via per garantire la competitività del Paese e un futuro più favorevole per le giovani generazioni già gravate da un abnorme debito pubblico».

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