Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

D’accordo che sono ‘diversi’ ma inchiappettarsi di brutto Herr Schulz!

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-13.

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Herr Martin Scuhlz è un etilista cronico, come riporta anche Wikipedia: «Ha vissuto un periodo di alcoolismo».

Vissuto o sta vivendo?

Dopo aver fatto il bello ed il cattivo tempo nel parlamento europeo assieme al suo sodale Jean-Cluade Juncker, fiutato il nuovo venticello che spira, ha dato le dimissioni dal posto di Presidente dell’Europarlamento e se ne è tornato in patria.

Lì arrivato ha fatto fuori (politicamente ed umanamente) il sodale Herr Gabriel, e si è impadronito della candidatura a Cancelliere. I pirati della Malesia erano fior di galantuomini a confronto. Ah, no! Lui è un socialista, altro che pirati della Malesia.

Ma non ha baciato l’anello di Gatto Nero.

Errore grande, troppo grande per passarla liscia.

La lezione è arrivata puntuale, e siamo solo agli inizi. Poi, a quanto si dice, dovrebbero venire le cose consistenti. Ma la campagna elettorale è ancora in fase iniziale.

Ecco la notizia data dal Tagesschau.

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Ma chi mai gliela avrà passata questa notizia?

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Ed a lei chi mai la avrà data?

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Come? Questa tenera donzella? Ma no! Non ci si potrebbe credere. Il suo suggeritore, quello sì che avrebbe potuto. Chillo è una fetenzia!

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Trend Online. 2017-02-13. Martin Schulz nei guai: troppe spese “strane” a Bruxelles

Paese che vai (usanza) politica che trovi. A quanto pare la visione italiana della gestione della Res Publica, ha fatto scuola e sembra essersi diffusa, in maniera molto uniforme a quanto pare, in tutta l’Europa.

Dalla Francia alla Germania

Dopo lo scandalo che ha coinvolto il candidato della destra francese Francois Fillon, accusato di aver fatto assumere moglie e figli per mansioni politiche con stipendi altissimi (si parla di un totale che sfiora il milione di euro per la moglie Penelope e di incarichi da oltre 85mila euro per i figli che all’epoca dei fatti erano ancora studenti e vennero assunti in qualità di avvocati) arriva dalla Germania, un altro caso di cattivo uso dei soldi pubblici. Per la somma gioia delle correnti euroscettiche.

Anche questa volta al centro di tutto è un candidato alle prossime elezioni: Martin Schulz, l’ex presidente del parlamento Europeo, socialdemocratico che contenderà all’attuale Cancelliere Angela Merkel il potere, nella speranza di sradicarla dopo 12 anni. Ed è proprio il suo incarico di presidente del Parlamento Europeo ad essere finito sotto la lente d’ingrandimento della stampa internazionale (ed ancora di più quella tedesca) che ha evidenziato alcune “anomalie” verificatesi durante la campagna elettorale del 2014 per arrivare a capo della Commissione Nello specifico si tratterebbe non solo dell’uso di aerei pubblici per impegni inerenti la sua immagine ma anche indennità di trasferta e stipendi per incarichi conferiti ai suoi collaboratori senza che questi si siano mai effettivamente trasferiti da nessuna parte. Numeri alla mano si parla di circa 7mila euro  in questo secondo caso e di 20mila euro l’ora per l’uso dell’aereo della Commissione. Il tutto, ovviamente, a spese dell’Unione. 

La questione aperta con gli Usa

Uno scandalo che arriva proprio mentre l’avversario della Merkel stava mietendo consensi, secondo i sondaggi, che lo avrebbero portato dritto alla vittoria. Intanto Berlino si trova al centro di quella che in molti hanno definito la nuova Guerra Fredda tra gli usa di Trump che accusano la Germania di aver approfittato di un euro che ha giocato tutto a suo favore e una  Merkel che invece ha difficoltà a dimostrare il contrario soprattutto dopo le continue conferme in arrivo dai dati macro, in particolare quelli riguardanti il surplus da record storico, l’ultimo dei quali ha visto una cifra poco sotto i 253 miliardi di euro per il 2016. Ma la tensione tra Washington e Berlino era già palpabile alla fine della presidenza Obama con le multe a Volkswagen (IOB: 0P6N.ILnotizie) e Deutsche Bank (IOB: 0H7D.ILnotizie) , provvedimenti che, per quanto effettivamente motivati, ai più erano apparsi, se non altro nella tempistica, almeno sospetti.

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